Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Italia Nostra: i perché del 'no' a Niemeyer

di Paolo Marzano - Italia Nostra - 11/2/2004


Lunedì 9 febbraio alle ore 20, sede dell’Acer a Roma. Incontro organizzato dall’IN/ARCH: "La costruzione del paesaggio L'auditorium di Niemeyer a Ravello".

- DOCUMENTO di ITALIA NOSTRA

Italia Nostra è contraria al previsto auditorium di Ravello per due ragioni:
- perché l’intervento è in contrasto con il piano urbanistico territoriale, approvato con apposita legge regionale (n. 35 del 1987), che ha valore anche di piano paesistico;
- perché il luogo nel quale dovrebbe inserirsi l’intervento è parte di un paesaggio perfetto, che non necessita di alcun’aggiunta o trasformazione.
Riguardo all’illegittimità del previsto auditorium, la legge regionale citata, in primo luogo, subordina la realizzazione di qualunque intervento edilizio all’approvazione del piano regolatore generale, strumento di cui il comune di Ravello è ancora, scandalosamente, sfornito. In secondo luogo, la legge consente al piano regolatore generale di prevedere, nella zona di cui ci occupiamo (“Zona territoriale 3. Tutela degli insediamenti antichi sparsi o per nucleo”), solo edifici per attrezzature pubbliche “a livello di quartiere” (che in sede Inarch si sa bene quali sono e che certamente niente hanno a che fare con il progettato auditorium), ed “eventuali limitatissimi interventi edilizi residenziali e terziari”, nel rispetto di rigorose procedure di valutazione. Ogni altra attrezzatura pubblica può essere realizzata solo se specificamente prevista dal medesimo piano urbanistico territoriale (e l’auditorium non è fra queste) oppure, ovviamente, procedendo a una variante del piano (cosa che non è stata fatta).
Convinta di quanto esposto, Italia nostra ha presentato ricorso al Tar che, com’è noto, si pronuncerà nell’aprile prossimo. Non si può tuttavia tacere la preoccupazione per la sottovalutazione, da parte di tanti nostri illustri interlocutori, degli aspetti relativi alla legittimità dell’intervento. Secondo noi, nessun’opera, per quanto la si consideri eccellente, può far smarrire il senso della legalità, tanto più se si tratta di iniziative pubbliche. Come si fa a pretendere altrimenti il rispetto delle regole da parte dei privati?
Quanto all’opportunità dell’intervento, è noto che Italia nostra, fin dalla sua fondazione, si è opposta all’inserimento di opere moderne in contesti di straordinaria importanza storica e paesaggistica, qual è il luogo dov’è previsto l’auditorium, che tra l’altro è protetto dall’Unesco come sito di importanza internazionale. E’ il caso di ricordare che il piano urbanistico territoriale dell’Area Sorrentino – Amalfitana deriva da iniziative e suggerimenti che impegnarono la nostra associazione fin dai primi anni Sessanta, proprio per la sua estrema importanza e delicatezza. Una prima ipotesi di assetto territoriale dell’area, proposta da Italia nostra, fu accolta e rielaborata dal ministero dei Lavori pubblici e trasferita, nel 1972, alla regione Campania insieme alle competenze in materia di urbanistica. Solo quindici anni dopo, a seguito della legge Galasso, la proposta di assetto fu finalmente approvata, con forza di legge. Non si comprende la necessità di un auditorium in un territorio ufficialmente definito “saturo” dal punto di vista dell’economia turistica, dove un intervento di questo genere costituirebbe un ulteriore attrattore di traffico in una situazione di mobilità già drammatica mentre l’intera regione Campania è priva di auditori.
Qui non è in discussione la bravura di Oscar Niemeyer (peraltro, come ha scritto lo stesso sindaco, il progetto non è firmato dall’insigne architetto brasiliano – che non è mai stato a Ravello – ma dall’arch. Rosa Zeccato, sicuramente altrettanto brava). Ci si chiede perché la magnifica architettura di un nuovo auditorium (per il quale la regione ha già stanziato 18,5 milioni di euro) non viene ubicata in qualche sito meritevole di riqualificazione dell’immensa e degradata periferia napoletana. Ravello non ha bisogno di aggiunte. Scampia, Ponticelli, oppure Scafati o Nocera ne hanno disperatamente bisogno.
La regola del buon padre di famiglia che deve saggiamente orientare i nostri amministratori dovrebbe far considerare che la spesa prevista potrebbe piuttosto consentire il restauro di almeno quattro chiese (a Ravello e in costiera) delle dimensioni altrettanto simili a quelle del progetto proposto (400 posti), consentendone il riuso certamente compatibile, a triplice vantaggio della cultura musicale, della storia dei luoghi e dell’intangibilità di un paesaggio che pure è patrimonio dell’umanità.
Nemmeno la presenza di edilizia abusiva nel contesto nel quale è prevista l’ubicazione dell’auditorium può giustificare che la riqualificazione del paesaggio debba avvenire con l’aggiunta di ulteriori manufatti i quali pure da quell’edilizia resterebbero certamente mortificati.
Se forte è la presenza di abusivismo in penisola è proprio per le sistematiche omissioni compiute da chi ha allora mal amministrato la cosa pubblica attraverso un pessimo controllo del territorio e, a legge per il condono approvata, per la sistematica omissione, da parte dei cattivi amministratori di oggi, a portare a compimento le migliaia di richieste di sanatoria che invadono gli uffici comunali, con gravi responsabilità sia nei riguardi dell’erario pubblico che del territorio.
Ci si accorgerà che a molte di quelle richieste è invece possibile dare la risposta prescritta dalla legge sul condono, sottraendo ogni alibi a quanti, in nome di un improbabile realismo, promuovono invece ulteriori edificazioni.
Si affronti una buona volta con responsabilità, coraggio e serietà il problema: si veda infatti che la stessa legge del condono non ammette alcuna sanatoria nelle aree di pregio dove strumenti urbanistici e leggi regionali vietano l’edificazione. Ci si accorgerà che il pretesto delle avvenute trasformazioni del territorio e la loro insostenibile permanenza rappresentano un comodo alibi per chi in buona o in malafede crede che quel rassegnato realismo possa consentire lo scardinamento delle regole di tutela e la realizzazione delle peggiori iniziative a danno del paesaggio attraverso le più fantasiose interpretazioni giuridiche o attraverso l’uso distorto degli strumenti della cosiddetta concertazione.
Tali sistemi hanno soddisfatto esigenze invece soltanto apparenti, parziali e contingenti. In nome dell’occupazione (45 posti di lavoro) sul cementificio nelle cave di Pozzano è in costruzione un albergo direttamente sul mare. In nome dello sviluppo in costiera si vogliono approvare porti turistici a Positano, Meta, Sant’Agnello, osteggiati spesso finanche dagli albergatori. In nome delle moderne esigenze del traffico automobilistico, si propongono parcheggi scavati in roccia per i bus turistici ad Amalfi. In nome del risanamento ambientale si propone il restauro della cava del Fuenti inserendovi un edificio in cemento armato di cinque piani il cui solaio di copertura, nel reggere uno strato di 70 centimetri di terra, si pretende che ripristini le condizioni idrogeologiche e quelle florofaunistiche dell’area, i terrazzamenti tipici e le colture tradizionali.
Proviamo invece a normalizzare le cose: riqualifichiamo concretamente il paesaggio naturale sottraendo gli elementi detrattori che lo mortificano e riqualifichiamo quello storico attraverso l’azione meritoria del restauratore, e qualifichiamo con la nuova architettura le aree periferiche e i siti dismessi che soltanto attraverso il miglior impegno del genio contemporaneo –compreso pure quello dell’architetto Zeccato- possono assumere idoneo valore aggiunto e lasciare alla storia il più giusto segno dei tempi.

Considerazioni di Paolo Marzano
Appena ricevuto questo documento ecco che lo trasmetto ad Antithesi per contribuire ad una onesta e, perché no, intellettuale documentazione ‘di rete’, alla quale noi, ormai comunità virtuale di discussione del caso, dobbiamo rivolgerci per evitare disguidi e fraintendimenti di qualunque genere. Questo è il documento reso pubblico da Italia Nostra. E’ una posizione ben precisa sulla quale adesso bisogna discutere. La mia posizione è ben chiara dai numerosi interventi sui diversi siti che hanno accettato i miei scritti in difesa del progetto del maestro. All’inizio del caso, premettevo l’utilità della discussione, come strumento di approccio ad altre questioni architettoniche che da oggi, spero vengano vagliate, come il caso Ravello per generare, sicure direttive di miglioramento urbanistico, sia a difesa del territorio sia a difesa dell’ ‘uomo – urbano - diffuso’ nell’ambiente, secondo una forma di territorializzazione nuova, alla quale dovremo in furturo prestare particolare attenzione, è scritto fra le righe di questa realtà ormai mutante. L’architettura che si proietta in una natura incontaminata non ‘occupa’ spazio (secondo alcuni), ma lo continua (secondo altri-io, fra questi); sono processi generativi tutti da indagare. La visione ‘virulenta’ di un’architettura senza controllo, è tutta da rivedere e ridiscutere, perché debilita le volonta e azzara le passioni, in questo momento attive. Certo le prove, purtroppo, di questa assurda e colpevole realtà nel nostro paese, non mancano, ma è una questione a questo punto, di premettere concetti complessi di urbanizzazione ‘particolareggiata’ che fonde i suoi termini anche con la percezione dello spazio vitale dell’uomo e vanno studiate e maturate. La discussione quindi si apre, partendo da questo documento che, se letto con attenzione, secondo me, evidenzia nei termini usati, i punti labili del ragionamento. Quasi dei ‘preconcetti’ acquisiti e dati per certo quando si parla dell’architettura ‘moderna’ o comunque 'contemporanea'. Concludendo questa premessa, ritengo ancora oggi che il progetto di Oscar Niemeyer , sia esso riferito ad un elmo medievale sia ad un ‘gesto’ architettonico, fonde la sua stessa natura con una continuità ambientale che non ha pari, costituendo e avviluppando nel luogo, segni di petica architettonica, di ricerca plastica solidamente maturata, da sperimentazioni progettuali e costruite di cui tutti siamo stati testimoni capaci di ‘partecipare’ ad uno spazio, di ricercata mediterraneità, unica architettura ‘europea’ riconosciuta che un tempo riuscì (da Quadrante 1936 pag 5, fino a Casabella 344 gennaio 1970 pag. 38-41) a toccare le ‘corde’ della sensibilità architettonica avvicinandola alla vita. Paolo Marzano

(Paolo Marzano - Italia Nostra - 11/2/2004)

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Commento 5319 di anna plata del 17/05/2007


Con grande piacere ho letto il suo commento del 10.05.2007...le voglio far leggere un nuovo articolo scritto da me sempre sullo stesso blog riguardante sempre la costiera amalfitana e l'auditorium di Positano ... grazie per avermi lasciato un suo commento... con stima...anna http://ingeambiente.freewordpress.it/2007/05/16/ravello-positano-minori-news-dalla-costiera/

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Commento 5314 di andrea pacciani del 10/05/2007


Gentile Anna Plata,
ho letto la sua tesina su Ravello da lei decantato come esteticamente perfetto per la pace degli occhi e dei sensi (ci sono stato e vi assicuro che è così) un gioiellino.
Sono d'accordo che Ravello abbia bisogno di un auditorium e sono favorevole ad ogni adeguamento funzionale, tecnologico economico che il paese vuole fare ma:
E' così certa che Ravello abbia bisogno oggi di una "modernizzazione estetica"?
La necessità di modernizzazione estetiche è una "grande bugia" a cui credono solo gli architetti; ci sono luoghi in cui bisognarebbe avere il pudore di ammettere che non ce n'è affatto bisogno.
Se Ravello è come lei l'ha descritta è forse perche negli ultimi 60 anni nessuno ha dato principio a modernizzazioni estetiche limitando i danni a serrementi in alluminio anodizzato. E' certa che oggi lo stato dell'architettura contemporanea sia al momento storico idoneo a dare avvio ad una modernizzazione estetica migliore a quella che ha colpito nel recente passato molti dei paesi della costiera?
Mi indichi un solo precedente in Italia di "nuova via estetica moderna" che abbia avuto successo; e non dico sia migliore ma almeno pari alla "solare identità architettonica mediterranea" che non capisco perchè debba essere abbandonata nelle nuove costruzioni.

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Commento 5311 di Anna Plata del 09/05/2007


vi invito a leggere la mia tesina di economia sull'auditorium di ravello all'indirizzo
http://ingeambiente.freewordpress.it/2007/05/07/ravello-e-lauditorium/
aspetto un vostro commento

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Commento 655 di Irma Cipriano del 13/02/2004


In risposta ad Andrea Pacciani
Veramente non capisco perchè un architetto di novantaquattro anni non possa creare un'architettura di valore come quando ne aveva trenta o quaranta. Le potenzialità di un architetto non credo vadano di pari passo con l'andropausa. Dare a Niemeyer praticamente del rincoglionito svilisce la sua certa intelligenza, signor Pacciani. Alla faccia dell'arroganza. Oramai il fatto che Ravello sia un bellissimo posto è diventato un handicap invece di essere una nota di merito. E' un paesaggio tristemente perfetto, intoccabile. E' quindi MORTO ?
Sì. Perchè tutte le persone che continuano a ripetere che Ravello stà bene cosi come è lo vogliono sterile e insensibile agli eventi.
Se poi si pensa che cercare di capire come si deve costruire a dispetto delle metodologie per lasciare il posto a " Cosa ci mettiamo dentro, una bisca o un asilo? " lascia veramente un senso di incredulità. E le banalità " Tanto qualsiasi cosa ci si costruisca vive della luce riflessa del contesto in cui si trova che in questi posti è enorme; " dovrebbero farci veramente riflettere, perchè siamo arrivati al punto che l'architettura non è un valore in più, ma il rispecchiarsi amaro dell'impotenza di fronte al romanticismo della natura come perfezione.
La casa di Curzio Malaparte a Capri testimonia la malafede del suo pensiero, perchè E' ESATTAMENTE LA STESSA COSA che si vuole fare a Ravello: inserire il meglio della capacità e dell'inventiva umana - sotto forma, in questo caso,di un'opera architettonica - in un luogo di grande potenzialità naturale. Non si capisce perchè un bel posto non si meriti una bella architettura. Le invidie e le volontà castranti contro i dati anagrafici di una persona e i suoi "gioiellini celebrativi del fortunato eletto a bearsi di cotanta bellezza circostante. " mortificano qualsiasi pensiero, come il voler evirare l'architettura riducendola sempre ad un mero risanamento delle aree cadute in disgrazia. L'architettura , così come Lei la pensa, è veramente disgraziata.

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Commento 654 di Andrea Pacciani del 13/02/2004


Il dibattito sulla qualità del progetto del brasiliano non c'è non perchè questo sia ben fatto, anzi per me è puro modernariato, di nostalgia modernista ormai cara agli architetti, che fa il pari cent'anni dopo a quella storicistica di fine '800; il dibattito non c'è perchè di fatto è un progetto che fa tenerezza per l'età dell'autore che con coerenza di se stesso progetta come quarant'anni fa (alla faccia della modernità che deve lasciare il segno della contemporaneità) a cui non si può dire di no perchè non ha più l'arroganza e la forza dirompente dei grandi interventi del dopoguerra.
Il fatto è che il posto di cui si parla, mi auguro voi ci siate stati di persona, è di altissima qualità ambientale.
E come dibattere sulla piramide del Louvre: è più imprtante discutere se vale la pena costruirci dentro o meno, più che cosa costruirci.
Tanto qualsiasi cosa ci si costruisca vive della luce riflessa del contesto in cui si trova che in questi posti è enorme; perciò basta un qualsiasi gesto architettonico magari moderato negli accenti che questo apparirà di una bellezza e perfezione esaltante; perciò se l'auditorium di Ravello fosse anche di Titanio, di cristallo, o con le pareti storte anzichè di cemento curvo col buco tondo, questo apparirebbe come un gioiellino celebrativo del fortunato eletto a bearsi di cotanta bellezza circostante.
La casa a Capri di Libera, lì accanto, è un piccolo miracolo, ma nel 2004 non avrebbe nessun senso dare incarico di progettazione architettonica in un posto simile.
Io credo che il compito dell'architettura stia oggi più umilmente nel riqualificare quelle aree che ha degradato nel recente passato, più che cercare nuove verginità in cui farsi bella; purtroppo il narcisismo di architetti e politici è radicato nei secoli della storia e non vedo come oggi possa interrompersi di colpo.

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13/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Andrea Pacciani

Grazie al narcisismo abbiamo opere quali quelle di Michelangelo. Evviva il narcisismo!
Scusi Pacciani, scusi la mia profonda ignoranza, ma che significa "modernariato" quando si parla di spazio quale materia costruttiva dell'architettura?

 

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Commento 653 di Mariopaolo Fadda del 13/02/2004


RAVELLO: DALLE PAROLE AI FATTI
La sezione californiana di Italia Nostra, nell’appoggiare senza riserve la sacrosanta battaglia intrapresa dalla casa madre in difesa del paesaggio perfetto italiano, chiede gentilmente alla direzione di antiTHeSi la pubblicazione della seguente proposta di legge, tesa a scongiurare il ripetersi, in futuro, di incresciosi episodi come quello di Ravello.

PROPOSTA DI LEGGE PER LA SALVAGUARDIA E LA PROTEZIONE DEL PAESAGGIO PERFETTO ITALIANO.
Art. 1. L’intero territorio italiano viene proclamato, ai sensi della presente legge, paesaggio perfetto.
Art. 2. Il paesaggio di cui all’art.1 dovrà essere salvaguardato e conservato nella sua integrità.
Un Piano Paesistico Nazionale, dalle Alpi alla Sicilia, dalla Sardegna alle Puglie, dovrà essere predisposto entro 40 anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Sino all’approvazione del PPN, e con effetto retroattivo, sono indistintamente e tassativamente proibite, in tutto il territorio nazionale, costruzioni moderne di ogni genere ed espressione.
Qualora, per imprescindibili situazioni locali, si rendesse necessario procedere con un intervento contemporaneo, il giudizio definitivo sul progetto verrà demandato ad una apposita commissione, composta da 999 membri di cui un terzo nominati da buoni padri di famiglia, un terzo da Italia Nostra ed un terzo dai sindacati del settore agricolo-pastorale. La commissione, presieduta dal Presidente di Italia Nostra, deciderà all’unanimità. In caso di disaccordo tra i membri il progetto si intenderà respinto.
Art. 3. Al fine di ripristinare le condizioni originarie del paesaggio perfetto, ed ai sensi dell’art. 2 della presente legge, sono consentite, sotto la diretta supervisione dei Soprintendenti ai Beni Ambientali, di concerto con il Presidente di Italia Nostra, demolizioni di edifici di qualsiasi genere (chiese, palazzi comunali, stazioni ferroviarie, ecc.) che siano sorti in danno al paesaggio di cui all’art. 1. Il ripristino del paesaggio dovrà essere attuato con la metodologia scientifica del “com’era, e dov’era”. In mancanza di documentazione inoppugnabile si procederà per analogia con paesaggi delle stesse caratteristiche.
Art. 4. Gli impianti tecnologici di origine post-industriale, linee e palificazioni elettriche e telefoniche, antenne telefoniche e televisive, ponti e linee ferroviarie, autrostrade dovranno essere rimossi entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Con apposito decreto verranno stabiliti gli opportuni incentivi finanziari. Non sono ammesse deroghe al presente articolo.
Art. 5. Ai Soprintendenti ai Beni Ambientali, vengono conferiti, con la presente legge, pieni poteri per l’intero territorio italiano e per tale ufficio saranno forniti delle più sofisticate attrezzature per combattere guerre “intelligenti”, nonchè dei più tradizionali mezzi di coercizione: carri armati, portaerei, mezzi anfibi da sbarco e corpi speciali d’assalto. Il Governo attiverà anche le procedure per l’attribuzione dello status di caschi blù ai soci di Italia Nostra.
Art. 6. È istituita una speciale Procura Distrettuale “Antimoderna” per perseguire i reati contro il nostro paesaggio perfetto. I magistrati potranno trattenere in custodia preventiva, per una durata tassativamente non superiore a vent’anni, qualunque sostenitore del modernismo sospettato di ideare inserimenti moderni nel paesaggio perfetto italiano. Trascorsi vent’anni senza che la PDA abbia contestato specifici reati, il sospettato dovrà essere rilasciato e potrà comunque essere inviato, a discrezione della PDA, al confino.
Art. 7. É autorizzata in via del tutto eccezionale la creazione di liste di prospcrizione dei sostenitori degli inserimenti moderni nel paesaggio perfetto. Per la tenuta della lista verrà creata, con separato provvedimento, un’autorità Garante. Al Garante spetterà il compito di tenere aggiornata la lista e trasmetterla periodicamente ai Soprintendenti ed al PDA per i provvedimenti di loro competenza.
Art. 8. Sempre in via del tutto eccezionale saranno confiscati e mandati al macero per il riciclaggio tutti quei testi illustranti opere dei modernisti inclusi nelle liste di proscrizione.
Una commissione, nominata con separato provvedimento, di tre saggi, scelti tra tradizionalisti di sicura fede e buoni padri di famiglia, vigilerà sulla corretta applicazione dei provvedimenti di cui al precedente comma.
Art. 9. I docenti universitari dei corsi di paesaggistica, urbanistica e architettura dovranno conformare i loro programmi didattici allo spirito della presente legge. In mancanza, il Ministro della Cultura, sentito il Presidente di Italia Nostra, i sindacati del settore, gli ambientalisti del sole che ride, dell’arcobaleno, del girasole, del WWF potrà disporre la chiusura dei corsi, la confisca dei beni ed il confino per i docenti.
Art. 10. Con la presente legge si

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Commento 650 di Paolo marzano del 12/02/2004


Continuando le notizie dall’incontro organizzato dall’IN/ARCH
"La costruzione del paesaggio L'auditorium di Niemeyer a Ravello",
ricevo delle informazioni, secondo me, importanti;
la sala era gremita all’inverosimile. Platea piena, corridoi laterali e spazi attigui anche.
La lettura del documento di Italia Nostra, ( assente al confronto ! ) ha aperto i lavori.
- Il rappresentante di Lega Ambiente si è dichiarato pienamente d’accordo con il progetto.
- Il rappresentante del WWF ha annunziato che, oltre alla richiesta di sospensiva, il WWF ritira anche quella di giudizio sul merito.
- Gravagnuolo e il Sovrintendente hanno tessuto le lodi del progetto.
Spero che in futuro gli ambientalisti ritrovino un loro punto comune, per affrontare una stagione piena di nuove possibili ‘collocazioni architettoniche’ (vedi concorsi vinti e interventi dei grandi nomi, nell’area campana, per esempio l'opera di David Chipperfield o Zaha Hadid oppure di Oriol Bohigas e Albert Puigdomenech, Tobia Scarpa a Salerno), di sfruittare così questo laboratorio sperimentale dove l’architettura incontra l’ambiente di cui ne è essenza e alloa stesso tempo continuità. L’ultima cosa da fare in questi casi è rinchiudersi in sospetti di presunta ‘invasione architettonica’.
Mentre è consigliabile, secondo me, osservare con attenzione gli errori del passato, perché si possano, da questi, riabilitarsi discussioni per un arricchimento della collettività su tematiche legislative e quindi d’intervento, secondo me, vitali. Occorrono organi di controllo dell’ambiente che mostrino una dinamica d’approccio al territorio, che guardino alla totalità degli aspetti e disciplinino caso per caso indagando capillarmente le opinioni e le scelte. Dimostrando, in questo modo, una de-strutturazione che si adegui ad ogni evento stabilendone scientifiche coordinate di trasformazione, sulla base di una visione organica di un luogo in trasformazione. Si rinnovino, praticamente i monolitici principi ‘ambientalisti’ che tutti riconosciamo ‘perfettibili’. Queste scelte, saranno sicuramente utili per la stessa essenza dell’architettura che, se studiata e analizzata, con la giusta ‘cultura’, conferma la sua attività nell’esaltare la relazione tra l’uomo e lo spazio (ambiente).

Tutti i commenti di Paolo marzano

 

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