Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Ponte sullo Stretto. Contrordine: Unione Europea a passo di gambero

di la Redazione - 13/3/2004


Arriva alle 18:00 di sabato 13 marzo 2004 (e immediatamente la comunichiamo) la notizia che i governi europei, facendo marcia indietro rispetto a giovedì 11 marzo, hanno confermato che il Ponte sarà tra le opere prioritarie della Rete Transeuropea dei trasporti. Lo ha deciso il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti). Aveva quindi ragione Rocco Buttiglione che già subito dopo la bocciatura aveva dichiarato di avere avviato immediati contatti per risolvere la cosa, sicuro di farcela.
Vista la notizia fresca fresca, non esprimiamo opinioni e aspettiamo lunedì 15 marzo, quando la Ue comunicherà ufficialmente di avere gambereggiato.

(la Redazione - 13/3/2004)

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Commento 696 di Fausto Capitano del 17/03/2004


Cari Amici, di cosa parliamo? Parliamo di un'opera che non sarà mai iniziata (Berlusconi sa di non essere un faraone!). Parliamo di un'operazione che ha il solo fine della promozione politica. Parliamo di giochi di potere per non perdere seicentomilioni di euro gratis. Parliamo di giochi di potere per non perdere la faccia rischiando di non aggiudicarsi l'appoggio di un'Assemblea che è già storia passata, su un'opera che è solo una storia. Qui non si tratta di guardare all'esercito dei Cornuti di cui parla P.GL. Ferrara, ma si tratta di chiarire cosa ne potrebbero ricavare gli strasuperintellettualiprogettisti "silenziosi" da questa "intenzione mediatica" che si chiama Ponte sullo Stretto di Messina. Che c'entrano gli Architetti con questo ponte!? (e non cominciate a cacciar fuori dal cilindro delle VS dialettiche, questioni sull'ambiente, sull'urbanizzazione demolitrice, sulla violenza di un contesto territoriale secolare, sulla mafia dell'edilizia…) La questione non è questa. La questione è: cosa può portare di buono alle tasche degli Architetti "silenziosi" il "nostro" Ponte sullo Stretto? Fateci capire, Voi che sapete, e non dite!

NEWS ANSA - UE: PONTE STRETTO; GOVERNI LO HANNO RIMESSO NELLA LISTA - BRUXELLES - La decisione, secondo quanto apprende l'Ansa da fonti della presidenza di turno irlandese, e' stata presa - appena 24 ore dopo il voto degli eurodeputati - dal Coreper 1, il Comitato dei rappresentanti permanenti, che comprende i numero due delle ambasciate preso le istituzioni europee. Una consultazione a 25, quindi anche con la partecipazione dei dieci stati membri che entreranno a far parte dell'Ue dal primo maggio prossimo. I governi, con parere sostanzialmente unanime, hanno nell'occasione scelto di non accogliere grosse modifiche alla lista delle 29 opere proposta a suo tempo e, comunque, di non accettare tagli. La presidenza di turno irlandese e' stata formalmente incaricata di prendere contatto gia' lunedi' prossimo con il Parlamento europeo, che ha votato una relazione - redatta dal conservatore britannico Philip Charles Bradbourn - che apporta diverse variazioni al progetto preparato dalla Commissione e varato dai ministri dei trasporti. La cancellazione del Ponte sullo stretto di Messina dalle opere prioritarie non faceva parte della relazione ed e' stata inserita con l'approvazione di un emendamento proposto da Verdi, gruppo del Partito socialista europeo (Pse) e sinistra. Dublino, secondo quanto si apprende, comunichera' al relatore Bradbourn ed al presidente della commissione trasporti dell' Europarlamento che i governi sono pronti ad accogliere solo piccole integrazioni alla lista ed ha il mandato di tentare di definire un elenco concordato da presentare alla plenaria dell'Europarlamento del 22 aprile. I deputati europei che vogliono depennare il progetto del Ponte hanno sostanzialmente due possibilita' per ostacolare il suo reinserimento tra le opere prioritarie: fare in modo che l'argomento non sia intanto incluso nell'ordine del giorno o raccogliere una maggioranza qualificata quando il provvedimento tornera' in aula. La seduta di aprile e' l'ultima prima dello scioglimento dell'assemblea di Strasburgo. Il 13 giugno si terranno le elezioni - a quella data saranno gia' entrati i nuovi dieci paesi - ed i parlamentari europei passeranno dagli attuali 626 a 732. Commissione e Consiglio premono perche' il progetto sia varato prima, per timore che a 25 sia rimesso tutto in discussione. Ma il Parlamento europeo terra' ancora solo due sessioni prima di chiudere la legislatura, una tra due settimane e l'altra a fine aprile. Entrambe hanno gia' un'agenda molto affollata perche' deputati e gruppi ci tengono a concludere i progetti avviati che, altrimenti, possono andare perduti. Anche perche' molti parlamentari non si ripresenteranno o rischiano di non essere rieletti. Quindi i gruppi che contestano la lista dei governi possono fare ostruzione per impedire che sia messa in esame prima dello scioglimento. Nel caso che, invece, il provvedimento torni in aula - trattandosi della seconda lettura - ci vorra' la maggioranza qualificata, pari a 314 voti. Nella votazione di giovedi' l'emendamento contro il Ponte ha avuto 231 voti a favore, 198 contrari e 17 astenuti. Al blocco di coloro che contestano l'opera ne occorrono pertanto almeno altri 83. Giovedi' mancavano nell'aula 180 deputati, ma con la legislatura agli sgoccioli le defezioni tendono a aumentare. La procedura prevede che se passa l'elenco proposto da Commissione e Consiglio il progetto va avanti, se resta il veto del Parlamento al Ponte ed i ministri dei trasporti insistono per volerlo, si passa alla conciliazione, che puo' prendere da un minimo di sei ad un massimo di dodici settimane. Vale a dire che se ne dovra' riparlare nella prossima legislatura.(ANSA). VS - 15/03/2004 10:47 (http://www.ansa.it/infrastrutturetrasporti/notizie/rubriche/unioneeu/20040315104732875263.html)

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Commento 695 di Enrico Malatesta del 16/03/2004


Cara Antithesi,
la realtà supera non "la", ma "ogni "fantasia.
E quindi anch'io voglio abbandonarmi al delirio delle ipotesi.
Se i pazzi sanguinari vendicatori del nulla di Al Qaeda - o chi per loro - non avessero sterminato in un solo minuto duecento innocenti lavoratori, donne, uomini e bambini spagnoli , identici a quelli morti sotto i bombardamenti in Iraq e Afghanistan di Bush e Blair, se Aznar non fosse stato quindi sul punto di essere spazzato via dalla nemesi popolare, avrebbe la combriccola dei governi europei di destra (mascherati o meno da sinistra) disperatamente inserito tra i suoi ultimi colpi di coda anche l'oltraggio mafioso del Ponte sullo Stretto?
E' altamente probabile che Berlusconi e soci in Siclia siano stati eletti con una maggioranza di voti della Mafia: non ci sarebbe proprio quindi niente da stupirsi se qualche piccolissimo favore venisse restituito. (Fate voi i conti, con il "pizzo" vigente sui lavori pubblici, e non, di almeno il 10%.)
Gli alleati di qua e di là dall'Atlantico, chiudono un occhio, anzi due.
Sono la società civile e l'intellighenzia che dovrebbero smetterla di associarsi alla moscacieca.
Dovremo ringraziare Al Quaeda se questo succederà?
Enrico Malatesta
P.S.
E' stato rinvenuto ieri nel deserto dell'Arizona un meteorite, probabilmente proveniente da un lontanissimo passato, recante questa iscrizione.
Progetti: il ponte sullo Stretto di Messina
da Domus 850 luglio/agosto 2002
di Roberto Gamba

Il fascino per la realizzazione di un’opera monumentale si manifesta soprattutto nei bambini: l’impresa costruttiva sviluppa nelle loro menti, con l’idea del progresso tecnologico, uno spirito di positività, che sembra ad essi possibile solo con la concretezza del costruire. Molti hanno conservato dall’infanzia il desiderio di veder compiuta una delle più grandiose, possibili opere dell’uomo: il ponte, a campata unica, per il collegamento stabile tra la penisola italiana e l’isola di Sicilia.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri dell’attuale governo italiano ha annunciato con grande clamore, nelle passate settimane, che c’è, da parte sua, l’intenzione di por fine al trentennio di incertezze per quest’opera pubblica.

Lo scorso anno, Guido Gentili, editorialista del Corriere della Sera, ha già scritto un libro (L’incompiuta: dalle dighe mobili al ponte di Messina – storie di un paese ‘bloccato’), che sembra mettere sotto accusa l’indecisione della nostra classe dirigente: ma che anche rivela quanto sia irrazionale voler approvare a tutti i costi “leggi scorciatoia”, per compiere opere per le quali o i soldi non ci sono, oppure le analisi preventive non hanno sancito completamente la fattibilità. È del 1971 la legge che ha promosso l’attuazione del Ponte, da allora si sono susseguiti annunci, progetti, pareri positivi e negativi, ma la promessa dell’onorevole Berlusconi non può significare una completa garanzia per il completamento dell’opera: dal momento che la previsione di inizio lavori va al 2004 e la fine al 2010, come potrà essere solo suo il merito costruttivo? Come potrà il Governo da lui diretto durare così a lungo? Non c’è il rischio di andare a costituire un’ulteriore caso di incompiutezza, da rilanciare ai governi successivi?

L’entusiasmo attuale si basa soprattutto sugli aspetti finanziari: si coinvolgerebbero i privati nella costruzione e nella gestione dei pedaggi, ma in campo le cifre appaiono poco chiare (oltre che talmente elevate da risultare incontrollabili). Quanto costerà definitivamente l’opera e a che prezzo l’utente automobilista, o il trasportatore ne potranno godere? L’intervento necessario e probabile di capitali extra-continentali non parrebbe suscitare entusiasmo negli imprenditori nazionali; inoltre attirerebbe piccoli e grandi interessi dell’ambiente mafioso, soprattutto per subappalti e forniture.
“Il Ponte sullo Stretto è ancora un modello di non sviluppo, perché non sviluppa le forze locali, nega altre priorità sul terreno delle politiche sociali, dove urgono invece servizi diffusi e capillari; distrugge una risorsa dell’ambiente: la bellezza”, afferma Osvaldo Pieroni, docente di sociologia all’Università della Calabria nel suo saggio Tra Scilla e Cariddi - il ponte sullo Stretto di Messina: ambiente e società sostenibile nel Mezzogiorno (vedi Domus n. 833). Il ponte deve essere criticato proprio a partire da aspetti che, apparentemente, non riguardano la sua fattibilità. C’è in primo luogo da considerare cos’è diventato il vivere civile nelle regioni del Sud d’Italia, paurosamente segnate da cronica carenza d’acqua, inefficienza nei servizi sanitari, insicurezza, arretratezza in ogni tipo di struttura pubblica. In questi territori proprio l’ambiente e il paesaggio sono la principale risorsa, capace di far ‘migrare’, verso il Sud nei mesi di vacanza, intere popolazioni dal Nord, ove insieme incerto e irrefrenabile

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Commento 694 di Fausto Capitano del 16/03/2004


NEWS - Consiglio dei Ministri n. 149 del 12 marzo 2004 - Il Governo manda in pensione i provveditorati alle Opere pubbliche. Nella seduta di venerdì scorso 12 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo regolamento di organizzazione del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Il provvedimento, si legge in una nota del Governo, "in attuazione della legge n.152 del 2003, specifica alcune aree funzionali di competenza in materia di pianificazione delle reti della logistica e dei nodi infrastrutturali, nonché di edilizia e di aree e città metropolitane". Fra le maggiori novità figurano la riduzione delle direzioni generali da 19 a 16 e l'istituzione dei Siit, Servizi integrati infrastrutture e trasporti, organismi decentrati a livello sovraregionale destinati a prendere il posto dei provveditorati alle Opere pubbliche. (fonti www.governo.it www.projectmate.com)

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Commento 693 di Domenico Cogliandro del 16/03/2004


Caro Paolo, non è una novità. Il mio commento alla prima notizia, in qualche modo, preannunciava il fare "gamberesco" dell'UE. Quello che ci lascia attoniti, commentavamo con Paola Ruotolo via email, è il disarmante silenzio dei professionisti italiani, o solo di quelli che "normalmente" scrivono su Antithesi, ad articoli come il mio, sul progetto del ponte. E' un silenzio che non ci dà nessuna soddisfazione. Me li immagino, gongolanti dopo aver letto il pezzo, di avere anche loro da quel momento in poi un'idea sul da farsi ma, è questa la cosa grave' nel loro piccolo, e il tutto avvolto da un rumore di fondo che non spaventa nemmeno una mosca. Ora, non so quanti di quelli che leggono o scrivono Antithesi abbiano mai attraversato lo Stretto di Messina negli ultimi cinquant'anni, la questione ha a che fare con i coglioni, maschili e femminili, di chi comincia ad avere idea sul da farsi. Chi fa denunce ai TAR italiani, chi sostiene la battaglia presso le sedi istituzionali, chi si fa due palle quanto una casa a studiare questioni di una gravità inenarrabile per evitare che in futuro accadano drammi, sono sempre altri e, questo è il solito commento, è importante che ci sia qualcuno che se ne interessi. Punto, finisce qua di solito. Qualcuno ha il coraggio di inviare un tiepido commento che dice: andate avanti, e poi si vedrà. Sapete quali sono gli scenari? Se va bene, se siamo andati avanti bene, allora tutti diranno che erano, ed eravamo, dalla parte giusta sin dall'inizio; se va male, se accadono cose, come quest'ultima svolta dell'UE, che stravolgono l'idea nobile dell'opposizione ad una stronzata colossale, allora tutti si ritirano in buon ordine e attendono l'evoluzione dei fatti. Evidentemente viviamo in un'epoca in cui, di là dal nostro passato in cui alcuni "maestri" avevano il coraggio di dire cose "forti", predichiamo il passato dei maestri, oh yeah, ma ci ritiriamo non appena si inizia a sentire le prime folate della bora. Traduco: ci si sente coinvolti emotivamente nella questione che riguarda Niemeyer e Diener (ognuno di noi, in cuor suo, vorrebbe essere firmatario del listone degli intellettuali) perché, tanto, ad essere buoni non costa nulla; mentre quando qualcuno tenta di serrare le fila su una questione spinosa e pericolosa (politicamente, strategicamente e professionalmente) allora il segnale di ritirata è quello che, tra le folle acclamanti o protestanti, si sente in maniera cristallina. Che dire? Una sola cosa: non abbiamo più il coraggio di dire che non ci si sta, siamo stati lobotomizzati dall'informazione distorta, siamo sulla via del rincoglionimento totale. A che serve commentare gli articoli su Domus, e a criticare Domus, se poi su questioni centrali della politica "distorsiva" di certe amministrazioni locali e centrali non si hanno i coglioni per avere opinioni sferzanti, per dare contributi utili, per scendere in piazza (anche solo sul web) e dimostrare che alle stronzate non ci si vuol credere. Vi immaginate, col senno di poi, una rivoluzione studentesca a Tien An Men con sole dieci o dodici persone? Adesso la Cina predica la democrazia, noi cosa professeremo tra quindici anni?

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16/3/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Domenico Cogliandro

Caro Domenico, non saprei proprio dirti dove siano i professionisti di cui tu parli. Beninteso: non sto dicendo che non ce ne siano, ma che su antiTHeSi probabilmente non reputano sia oppurtono scriverci. E sai perchè? perchè su antiTHeSi o si è tosti e si prende il toro per le corna, rischiando di esserne infilzati, oppure si evita di scendere in arena.
Se tu e Paola siete attoniti, Sandro ed io lo siamo da quattro anni. Di argomenti su cui potere davvero innescare piccole rivoluzioni ne abbiamo toccati parecchi, facendo nomi e cognomi. Basterebbe rileggere articoli quali "Il silenzio degli innocenti", "Il triangolo no", "Gibellina: vergogniamoci tutti", "I due deputati" e tanti altri (e cito solo i miei) per rendersi conto di quanto abbiamo cercato di andare a fondo a problematiche vere e pericolose. Risultato? Pochissimi interventi a commento, e di lettori che i coglioni li avevano. Gli mancava il cognome altisonante...ma le loro opinioni erano altrettanto valide dei professionisti di cui tu parli proprio perchè avevano il coraggio d'intervenire e dichiarare le loro parti.
Comprendo che tu possa essere amareggiato da questa situazione, ma non esserne stupito, perchè tu stesso conosci molti di questi professionisti che vorresti intervenissero ma non lo fanno. Conoscendo la tua intelligenza posso affermare senza dubbio che conosci bene anche i perchè di questo silenzio.
Vedi Domenico, quando si vuole qualcosa si ha paura di perderlo e dunque è sempre bene starsene alla larga dai vortici da risucchio. Ne abbiamo parlato a voce e credo che oramai mi conosci molto bene, e conosci i miei modi di fare e vedere le cose: io sono nella condizione di essere tagliato fuori da qualsivoglia pseudo giro culturale ufficiale perchè nulla me ne frega di avere il mio nome stampigliato sui biglietti d'invito a conferenze e minchiate varie. Detto ciò, non mi piace che tu abbia citato gli articoli su Domus quale cosa praticamente superficiale rispetto ad altre problematiche: qui su antiTHeSi di problematiche ne abbiamo sollevate un'enormità ma pochissimi le hanno colte. Di più: su Ravello abbiamo scritto per primi ma nessuno si è sognato di invitarci ai dibattiti pubblici che si sono costruiti a contorno della vicenda. Per il dolore provato ho cercato di suicidarmi mangiando un chilo di pasta con le sarde, ma non mi ha fatto nulla...Ci ritenterò con 50 cannoli...chissà!
Tornando a Domus, ogni articolo che si scrive sulle modestissime pagine di antiTHeSi ha un suo "perchè", sia che tratti appunto di Domus che di Topolino. La problematica del silenzio degli intellettuali sulla questione Ponte l'ha già sollevata Luigi Prestinenza Puglisi nella sua PresS/Tletter n°11. Adesso siete in due e con Sandro e me siamo in quattro.
Sia chiaro, caro amico, che ho perfettamente capito l'obiettivo della tua critica: ho solo rincarato la dose prendendo a prestito la storia di antiTHeSi rintracciabile negli articoli pubblicati in quattro anni. Noi siamo qui, pronti a qualsiasi lotta vera e senza alcun timore di essere infilzati dal Toro. Il problema è solo uno: non ci si deve difendere da un solo toro. Di cornuti ce ne sono ovunque....



 

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