Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Metamorfosi alla biennale

di Arianna Sdei - 10/6/2004


La Biennale di Venezia, ormai un'istituzione diventa quest'anno fondazione e, nella nona edizione avrā come direttore Kurt W. Forster.
La relazione che essa stabilirā con la mostra del cinema di Venezia grazie al concorso per la costruzione del nuovo palazzo del cinema, rappresenta un importante contributo.
Si chiamerā METAMORPH e si articolerā come nella precedente edizione i due luoghi. Nelle Corderie dell'arsenale e nei giardini della biennale. Il percorso all'interno delle Corderie sarā composto in cinque tempi:
Trasformazioni, d'edifici e luoghi esistenti come nel progetto di Michele Saee per il drugstore di Parigi e quello del DWA di Vienna di Tschapeller

Topografia, d'edifici che s'intrecciano col sito e si estendono dando una conformazione al territorio, progetti come il giardino botanico di Barcellona di Carlos Ferrater, il museo Paul Klee di Renzo Piano a Berna, Il mercato Santa Caterina di Miralles-Tagliabue a Barcellona e la Ciudad de Cultura in Santiago de Compostela di Peter Eisenman ( in alto a destra).
Superfici, continue, piegate o incurvate che eliminano la separazione tra suolo, pareti e pilastri, si tratta di curvature continue in tre dimensioni come il nastro Moebius. Tale fenomeno č ben descritto nei progetti di grandi dimensioni d'Alberto Campo Baeza per il Mercedes Benz Museum di Stoccarda, in Sagaponac House a New York di RUR Architecture e nel progetto di Wilkinson Eyre per un ponte tra due edifici della Royal Ballet School di Londra nel quale colpisce la doppia rotazione che genera la forma.
Atmosfera, che muta il carattere degli edifici che assumono una dimensione metabolica. Questi edifici giocano sull'infinita variabilitā delle loro apparenze anche grazie agli effetti speciali che ampliano la gamma delle possibilitā. Toyo Ito a Tokyo, TEN Arquitectos a cittā del Messico, UN studio ad Almere, Mansilla + Tuņķn a Leōn, pensano i loro edifici come organismi viventi.
Iper-Progetti alla scala della metropoli, nella quale vedono il loro luogo ideale, come il forum di Barcellona di Lapeņa-Torres. Si tratta d'edifici di complessitā quasi senza precedenti quali il Musée des Confluence a Lione di Coop Himmelb(l)au, o il museo di Preston Scott Cohen di Tel Aviv.
Nei Giardini della Biennale dove con istallazioni si sveleranno le recenti trasformazioni in campo architettonico, sarā esposta una serie di quaranta Sale concerti, concepite da sempre come sintesi tra la dimensione urbana all'esterno e quella di cavernoso paesaggio all'interno. Alcuni esempi di questo tipo d'edifici tutti discendenti dalla Philharmonie di Berlino di Hans Scharoun sono il Guangzhou Opera House di Hadid, la Cidade de Musica in Rio de Janeiro di Portzamparc ed il teatro di S. Pietroburgo di Perrault.
Quest'anno la Biennale avrā quattro interessanti sezioni che si articoleranno nei suoi spazi e la valorizzeranno.
" La sezione fotografica seguirā i temi della mostra d'architettura nelle varie sedi e le tre chiavi di lettura saranno: In Praise of Shadows (Atmosphere), The Nature of Artifice (Topography), The Harrowing of the City (Hyper-Project).
" La sezione cittā d'acqua, si articolerā nel nuovo padiglione flottante, sarā come camminare sull'acqua, questa sezione presenterā una serie di progetti di waterfront, ideati da grandi architetti, realizzazioni che negli ultimi anni hanno cambiato l'aspetto di queste cittā.
" La sezione notizie dall'interno presenterā nel padiglione Italia le architetture d'interni realizzate non come spazi domestici ma come spazi in continua mutazione all'interno degli edifici.
" L'ultima sezione sarā dedicata alle scuole d'architettura con esposizione e workshop.
Sarā Presente inoltre nei tre giorni del vernissage 10, 11 e 12 in diretta da Venezia con interviste, incontri ed eventi l'emissione "L'era urbana" di Radio3 che informerā tutto il paese sull'evento.
E' importante dire che l'allestimento č curato interamente dello studio newyorkese Asimptote. L'appuntamento si annuncia ben strutturato e ricco d'idee.

(Arianna Sdei - 10/6/2004)

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1 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 743 di Giancarlo Carnevale del 11/06/2004


Una perplessitā: ho assistito alla presentazione svoltasi il primo giugno a Castel sant'Angelo, Kurt Forster č stato e brillante nel suo italiano elegante, ha accattivato l'attenzione con una descrizione del programma anche non enfatica, ma, a un certo punto, ha meglio definito il "campo" entro cui aveva campionato le architetture da mostrare. E lo ha fatto utilizzando un neologismo appropriato quanto, ai miei occhi, presāgo di sventure: architetture "post-vitruviane".
Ho scritto qualcosa, anni fa, su Op.Cit. circa una lontana biennale, quando il padiglione americano esibiva le Disney Architecture... , amcora cinque anni fa un mio amico, Henry Ciriani, mi confidava una sua preoccupazione - si parlava di Bilbao - "...l'Architettura corre, ora, un pericolo mortale..."
A quel tempo io risposi che forse si trattava solo del nascere di una altra disciplina, rispetto alla quale non andavano adottati i vecchi paradigmi critici. I ritratti dei primi dagherrotipi indignarono la comunitā dei "pittori" che si sentirono insidiati... poi si capiė che era un'altra arte quella, che aveva codici diversi, statuti scientifici diversi e criteri di valutazione diversi, anche se si applicava allo stesso ambito di produzione estetica.
Credo che Kurt Forster ci abbia rassicurato: esistono architetture Vitruviane, che si riferiscono ancora alla coerenza della triade, e architetture Post-vitruviane, che si basano sulla comunicazione, sullo spettacolo, sull'immagine... forse arriveremo, tra breve, a renderci conto che potranno rivolgersi allo stesso pubblico - come accade per la pittura e la fotografia - ma che dovranno far capo a diversi statuti scientifici e critici.
Giancarlo Carnevale
Iuav-Dpa

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