Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Chiudere l'appello a favore del museo ARA PACIS di Meier

di Giannino Cusano - 27/10/2004


Così doveva essere:

Così, invece, pare, verrà ridotto se tutto va per il verso giusto, per il men peggio: quella che segue è, infatti, l’attuale versione ufficiale sul sito del Comune di Roma, dopo la castrazione voluta dai neoaccademici nostrani. Della versione originale, ovviamente, sul sito non c’è traccia: e la cosa si commenta da sé..

E certo, come si può vedere, aveva ragione da vendere Meier a non voler troncare il muro. Insisto: se tutto va bene, perché non se ne sa molto. Infatti l’ultima e più aggiornata rassegna stampa sull’argomento che a me risulti non dice molto di più. Chi vuole, può sincerarsene al link: http://www.architettiroma.it/archweb/argomenti.asp?id=1

Altro non è davvero possibile sapere: il coro della Parrocchietta ha ottenuto l'ennesima vergogna italiana: la deturpazione del progetto Meier, monco del suo più forte raccordo all’intorno, e la salvaguardia preventiva dell’improbabile riesumazione del porto di Ripetta dello Specchi, le cui quasi uniche tracce sono una stampa del Piranesi e uno spezzone di muro rinvenuto durante i lavori: muro che non dice, ovviamente, nulla sul resto del Porto.
E’ dunque ora di inoltrare, entro il 30 Novembre, l’appello a Veltroni e alla stampa italiana: perché si proceda, si faccia chiarezza sullo stato attuale delle cose e non si ceda ulteriormente a tentazioni accademiche, perché l’opinione pubblica sappia che il conformismo italico non è unanime.
Può darsi che durante la raccolta degli appelli altre novità siano venute fuori; che i lavori siano definitivamente ripresi. Ma trovo giusto che si sappia, e resti agli atti delle cronache questo anchilosato e necrofilo Paese, che non meno di 61 persone hanno difeso il progetto Meier contro qualsiasi tentativo di annientamento e di annacquamento.
Spero che di qui al 30 Novembre gli appelli aumentino: ma 61 sono ben più dei 3 docenti universitari che rifiutarono di collaborare col Fascismo. E’ comunque un buon segno, in questo strisciante Regime passatista.
Un grazie di cuore ad Antithesi, per la generosità con cui ha accolto l'iniziativa, e a tutti i firmatari dell'appello: non tanto a titolo personale quanto ... *in the cause of architecture*



(Giannino Cusano - 27/10/2004)

Per condividere l'articolo:

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]

Altri articoli di
Giannino Cusano
Invia un commento
Torna alla PrimaPagina

Commenti
7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 964 di Pietro mangiacane del 26/09/2005


Io non sono architetto, sono solo un cittadino. Ma da quello che so, l'architettura deve essere anche al servizio della città. Altrimenti si rischia di avere strutture completamente avulse dalla realtà, dal contesto e dall'amore dei cittadini. A me la struttura di Meier non piace affatto. E ho tutto il diritto di dichiararlo ad alta voce, visto che qui ci abito da quando sono nato. Sarà che sono un "italianetto" di questa "italietta" scadente e tradizionalista, sorda alle risonanze dei grandi architetti statunitensi, che si chiude a riccio sulle proprie antichità, sui propri preziosi beni architettonici (anche se così non è stato, in realtà, per la struttura di Renzo Piano, il Parco della Musica). Ma francamente penso che si tratti solo di piacere estetico, perché generalizzare addirittura all'interno di una città di 4 milioni di abitanti è davvero ridicolo ed arrogante. A me, e a molti romani, non piace la struttura di Meier per un motivo molto più semplice: perché la troviamo brutta. E come sapevano i romani, gli antichi romani, de gustibus non dispuntandum est.
Saluti

Tutti i commenti di Pietro mangiacane

26/9/2005 - Giannino Cusano risponde a Pietro mangiacane

Indubbiamente ha ragione Pietro Mangiacane quando afferma che se un edificio non piace (o piace) si ha tutto il diritto di dirlo ad alta voce: che si sia addetti o no ai lavori. Non ci piove proprio, a maggior ragione se si è 'comuni cittadini' e per giunta che abitano sul posto.
Vorrei osservare, parallelamente, che nessuno si mette a leggere Shakespeare o ad ascoltare Boulez o Beethoven di punto in bianco, senza un minimo di letture critiche sull'argomento. Invece con l'architettura accade eccome: specie in Italia.
Alla base dell'operazione Meier credo ci sia un difetto di informazione: non c'è stato un concorso né, di conseguenza, i cittadini sono stati coinvolti. E, a cose fatte, non c'è che qualche barlume di discussione sulla questione: discussione che serve a tutti a capire meglio e magari anche a motivare e rafforzare le stroncature.
Ci sono due riflessioni del tutto generali che mi paiono d'obbligo:
1. il linguaggio è sempre scivoloso, come magistralmente ha insegnato Lacan. Io credo che occorra seriamente interrogarsi sul senso di espressioni, divenute semiautomatiche, come 'inserimento nel contesto', 'rispeto del contesto' e simili. Intanto per una semplice ragione: se, per esempio, il contesto fosse stato quello della civiltà Villanoviana, ancora oggi vivremmo nelle palafitte. Tecnologicamente ed igienicamente riviste e corrette, magari, ma pur sempre palafitte. E poi: quando è il contesto, a non 'servire' più adeguatamente la città, che si fa?
2. in Italia abbiamo qualcosa come il 50% del patrimonio storico-archeologico-architettonico mondiale (escludo opere di pittura e scultura, altrimenti la percentuale aumenta notevolmente). E' mai pensabile, in termini economici, di mantenere tutto com'era? Nessuno, di fronte a una persona, direbbe -Ha 99 anni, ormai non muore più!- . Ma di fronte a un edificio, più o meno palesemente, il ragionamento è proprio questo :- Sta in piedi da 800 o da 2000anni, ormai non cade più- E non è affatto così, mi creda: gli edifici nascono, invecchiano e muoiono esattamente come le persone. La differenza è solo questione di tempo, ma lo stato di degrado che il tempo inevitabilmente comporta sommata alla necessità che ogni epoca ha di adeguare i vecchi edifici alle nuove esiganze spesso e volentieri accorcia la vita degli edifici (il caso Esquilino è esemplare: e parliamo di edifici che hanno appena un secolo). Della civiltà romana ci sono parvenute (quasi) integre non molte cose: il Pantheon, alcuni ponti ed acquedotti ecc. E Roma fu civiltà di grandi costruttori. Ovvio che bisogna lavorare per dare lunga vita a queste opere e che questo costa cifre. Ovvio che bisogna manutenere e restaurare il patrimonio di ogni epoca. Ma proprio per questo bisogna fare delle scelte chiare e programmaticamente chiare: non potremmo conservare tutto nemmeno se l'intero bilancio U.S.A. e dei Paesi Arabi venisse impiegato allo scopo. Invece si pretende o ci s'illude che il contrario sia possibile e si lascia, di fatto, al caso decidere cosa, come e quando falcidiare impietosamente. Credo che non vada affatto bene.
Caso Meier: una scelta si è fatta. Può piacere o no, ma questo è un merito indubbio: si è demolita una teca anonima e microclimatiocamente inadeguata con un edificio completamente nuovo. Può non piacere, certo, ma chi, un domani, ci impedirebbe di sosituire l'edificio di Meier con un intervento più brillante, critico, coraggioso? Nessuno, tranne una cosa: la logica del conservare indiscriminatamente e ad ogni costo.
Cordialmente,

 

7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 845 di Francesco Pietrella del 29/11/2004


il muro e' sempre una presenza che inquieta.
il muro su un tessuto storico e a roma inquieta.
un muro su un tessuto storico accademico su un tessuto di italietta di architetti inquieta.
un muro su un tessuto di commenti opinionismi inquieta.
un muro su un sovrastrutturamento linguistico di un lontanissimo architetto americano che disegna sulla citta' inquieta.
un muro su un tessuto sociale di persone comuni che passano in autobus inquieta.
un muro che separa il pittoresco centro citta'..che trasalisce da gerusalemme alle murate regioni palestinesi e nel petto del leader che muore e si seppellisce con 3 sudari fa' inquietare.
un muro se filtrasse bene se non impalli le chiese ...se e' attrezzato e la gente ci mette le mani per prendere cose e funzione non inquieta...un muro che sia pieno di vita e di speranze non inquieta, un muro che connetta e riattivi significati perduti e li renda utili attuali e' pieno di simbolismo di fascino di utilita'...e' pieno di fede nel futuro ..
un muro che non significhi murare ci rende felici... magari "un po'" piu' calibrato meno da americanata..non pensate?

Tutti i commenti di Francesco Pietrella

 

7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 838 di Giannino Cusano del 19/11/2004


Caro Fausto,
il mio amico di vecchia data, Cesare De Sessa, con l'espressione 'cadaveri eccellenti' si riferiva ai progetti non realizzati o monchi.
Che Meier abbia disconosciuto il nascituro, a mio parere, non deve significare che si può tormentarne e mutilarne a piacere il feto: si abbia, invece, il coraggio di farlo come andava fatto e di richiamare Meier al suo (ingrato) compito.
Possibile che, in Italia, per far male, energie e soldi si trovino sempre?
Ciao

Tutti i commenti di Giannino Cusano

 

7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 833 di Fausto Capitano del 17/11/2004


Buona Mattina a tutti! A rischio di sembrarVi un rompiscatole... Posso permettermi di ricordare a Giannino Cusano, a Isabel Archer , a Mara Dolce e a tutti i 66 sensibili professionisti che hanno firmato la petizione, che Meier (arrabbiato e rassegnato!) se n'è già lavato le mani da un pezzo (da prima dell'inizio!) di questo progetto? E posso permettermi di chiederVi qual'è la cosa più antimoderna, indemocratica, raccapricciante e vergognosa tra lo sdegno di un Maestro che "è costretto ad abbandonare" la sua creatura lungo un fiume dominato dai topi e dallo smog, e questo gettarsi forsennato sulla preda semimorta della solita italianità, carcassa di quella che era in origine un'architettura!? Rinnegata dal suo stesso creatore, anche terminata "completamente", questa fabbrica sarà comunque (riprendendo le parole di Cesare De Sessa) un cadavere urbano eccellente. Cordialmente, Fausto.

Tutti i commenti di Fausto Capitano

 

7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 832 di Giannino Cusano del 16/11/2004


Per Mara Dolce:
ho scritto:
"il coro della Parrocchietta ha ottenuto l'ennesima vergogna italiana: la deturpazione del progetto Meier, monco del suo più forte raccordo all’intorno"

Mi pare che, nella sintetica economia dell'articolo, ce ne sia abbastanza, per chi ha occhi per vedere: il muro dell'ala d'accesso era una quinta che filtrava, lasciandoli intravvedere, gli edifici retrostanti, ma al contempo distendeva il Museo LUNGO il Tevere, impedendogli di ridursi a un oggetto posato lì. Cos'altro c'è da argomentare?
Infine: se, per una volta, la televendita non confronta le brutture del prima con le meraviglie del dopo_la_cura, ma caso mai documenta il contrario. E dunque le mie probabilità di tele-vendere sono davvero esigue, non crede?
G.C.

Tutti i commenti di Giannino Cusano

 

7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 831 di Isabel Archer del 14/11/2004


L’architettura italiana sta davvero prendendo una piega raccapricciante. Io rimango attonita, anzi sgomenta anche davanti a queste affermazioni sul Colosseo di Carlo Aymonino (da “Al via i lavori per il Grande Campidoglio. Intervista a Carlo Aymonino”):
http://www.architettiroma.it/archweb/dettagli.asp?id=5161

“Giusto il Colosseo. Si dice che lei, architetto, abbia delle idee ardite in proposito. Quali sono?
«Metà dell’anfiteatro manca del perimetro esterno. Crollato per il tempo, i terremoti. Sistemata l’area dei Fori, il Colosseo non può restare così com’è. Va superato lo "scalino" del Valadier, bisognerebbe completare l’ellisse esterna in semplici mattoni. Per capire veramente come si presentava duemila anni fa».
Ma lei ne ha parlato con Adriano La Regina, il sovrintendente archeologico?
«Sì. Ne è rimasto piuttosto colpito. Ma non ha escluso che sui Fori si possa lavorare in maniera positiva».

Tra la riesumazione del porto di Ripetta e la ricostruzione del Colosseo “come si presentava duemila anni fa”, rischiamo di diventare il paese delle mummie.
Jean Nouvel aiutaci tu: http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=5593

Tutti i commenti di Isabel Archer

 

7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 830 di mara dolce del 14/11/2004


E no caro Cusano, non basta far vedere due foto di un progetto e liquidare la cosa con uno slogan:
(..) *E certo, come si può vedere, aveva ragione da vendere Meier a non voler troncare il muro.*
Le ragioni da vendere ce le deve spiegare, altrimenti la stessa operazione può essere fatta da quelli che lei chiama castratori con una modifica del commento:
*E certo, come si può vedere, avevamo ragione da vendere a voler troncare il muro.*

E’ la difesa argomentata dei valori che l’architetto crede di aver individuato in una architettura, che fa la differenza, e non mostrare un prima e un dopo come nelle diete miracolose delle televendite.

Sono convinta che se negli ultimi trent’anni si fosse applicato questo criterio con serietà e rigore, oggi non si registrerebbe la netta vittoria dello storico sull’architetto.
Nell’attesa che Cusano argomenti..
Mara Dolce

Tutti i commenti di mara dolce

 

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]



<