Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Vittorio Giorgini

di la Redazione - 12/4/2005


AntiTHeSi appoggia la campagna di Luigi Prestinenza Puglisi a salvaguardia delle opere di Vittorio Giorgini.
Vittorio Giorgini fa parte di quella schiera di architetti che il forzato sistema dell’accademismo razionalista italiano ha oscurato. Ovviamente, il non essere entrato a fare parte degli architetti/maestri ha comportato l’averne trascurato quelle capacità plastico-spaziali capaci di generare architetture assolutamente innovative per il tempo in cui furono concepite. Più grave ancora è la trascuratezza di gran parte della critica, che non ha saputo cogliere nelle sue opere una ulteriore fase di studio per il superamento della codificazione funzionalista. Preservarne e valorizzarne l’opera si rende necessario soprattutto da un punto di vista etico.
Per le adesioni, scrivere a Luigi Prestinenza Puglisi, al sito www.prestinenza.it


(la Redazione - 12/4/2005)

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Commento 1230 di PETER ZAHARATOS del 08/06/2006


iI'm very pleased to see Vittorio Giorgini's work revealed. I had the honor of studying with Professor Giorgini in Pratt Institute between 1994 and 1997. His life's work and ideas are an inspiration to many architects and students of architecture alike. Here in New York, a large group of his past students still try to continue the valuable investigations and analysis of architectural systems that he began here in New York many years ago. I'm looking forward to more publications of his work, and if t here is any other information that can be shared about his current projects I would greatly appreciate any following.
thank you very much,
Peter Zaharatos
DMJM Harris
2avesubway

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Commento 898 di Enzo Bentivoglio del 11/05/2005


Oggi, 11 maggio 2005, l'incontro con Vittorio Giorgini nella Facoltà di Architettura di Reggio Calabria fa parte di quegli eventi -che per ragioni anagrafiche dei protagonisti saranno sempre più rari - ove esperienze di studio, ricerca e realizzazioni condensano quegli stati di eccitazione culturale quali quelli che si producono al riaffacciarsi a una normalità di vita ricolmi di speranze. Giorgini ha oggi fornito a Docenti e Discenti i percorsi di un insegnamento di francescana essenzialità nel modo come far maturare una inclinazione a fare architettura e come questa - pur negli slanci di poetiche "nuove " - non debba perdere il rapporto con l'uomo nella sua capacità di penetrare e interpretare la "natura" nella sua interna ragione geomertrica. LA VILLA SALTARINI A BARATTI del 1961 VA SALVATA.

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Commento 893 di Carlo Sarno del 21/04/2005


Ringrazio la Redazione di Antithesi per la sua pronta attenzione a favore del significativo tentativo di Luigi Prestinenza Puglisi di recuperare Vittorio Giorgini nell'ambito della cultura architettonica italiana.
Vittorio Giorgini è di classe 1927, si laurea a Firenze nel 1957, recepisce i principi dell'Architettura Organica, opera negli Stati Uniti dal 1970, questo allontanamento forse comporta la sua eclisse dalla critica architettonica italiana insieme ad una difficoltà di comprensione della sua profonda poetica spaziale.
Ma per comprendere il valore della concezione architettonica organica di Vittorio Giorgini - emblematica la sua Villa Saldarini, Baratti, 1961 - lascio che lui stesso parli con sue parole, e sarà facile per tutti comprendere la pregnanza del suo approccio ad una architettura per l'uomo libero e creativo, frutto di una originale teoria topologica-linguistica che lui chiama "spaziologia".
Scrive Vittorio Giorgini nel 1971 :
"...la natura con le sue geometrie di ordine superiore opera con dimensioni spaziali e strumentali adeguate a infinite funzioni di una economia varia e affascinante. Imaparare la lezione e reperire tecniche che consentono nuove realizzazioni significa creare strutture inattese, significa riscoprire il mondo interiore dell'uomo in qanto le "dimensioni interiori", (lo "spazio dell'anima" di Finsterline) sono locate nella struttura organica dell'uomo, nutrite dal suo funzionamento biologico e quindi contenute in spazi geometrici di ordine superiore. Pertanto lo spazio psichico dell'uomo trova equilibrio solo in uno spazio di egual natura. L'uomo sopporta lo spazio euclideo solo in quella percentuale contenuta in natura. Ne deriva che se fino a oggi l'uomo ha potuto vivere in un ambiente totalmente euclideo, ha potuto farlo grazie a una abitudine lentamente acquisita non accorgendosi di quanto ciò gli fosse nocivo. Infatti, le sue caratteristiche interiori, lo si potrebbe individuare statisticamente, sono andate degradando in maniera proporzionale alla crescita dell'ambiente artificiale che l'uomo è andato costruendosi nel tempo. Sarebbe auspicabile fossero compiuti studi comparativi in questo senso, fra caratteristiche di popolazioni con habitat che si differenziano. Infatti, l'uomo si salva finché le sue abitazioni raggruppate in piccoli nuclei riescono a beneficiare ancora dell'ambiente naturale..."

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