Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Giancarlo De Carlo è morto

di la Redazione - 5/6/2005


Grave perdita per l'architettura italiana. Quella che ha ancora qualcosa di vero da dire. Quella che non scopiazza gli olandesi, gli spagnoli e i portoghesi. Inizieranno adesso una marea di celebrazioni. Si diranno tante parole ma, come per Pellegrin, Ricci e altri maestri, resteranno solo parole di circostanza. Difficilmente vedremo i giovani prenderne sulle spalle l'eredità e portarla avanti.

(la Redazione - 5/6/2005)

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Commento 977 di Giannino Cusano del 08/10/2005


Mark Twain diceva che gli esseri umani sono attaccati al passato perché sono di memoria labile. Se penso alla (pseudo)storicismo, all'adorazione dei centri storici (che a volte, troppe, sanno di Controriforma e di Sant'Uffizio) non posso che dargli ragione.
Ma che dire, oltre i già menzionati Luigi Pellegrin e Leonardo Ricci, di Maurizio Sacripanti, Marcello D'Olivo, Leonardo Savioli, Adalberto Libera, Vittoriano Viganò, Carlo Scarpa, Mario Fiorentino, Mario Ridolfi, Giovanni Michelucci, Claudio Dall'Olio, Luigi Piccinato, tanto per fare alcuni nomi possibili, senza passare per la triade Pagano-Persico-Terragni ? Lo so: accomuno molti nomi in un elenco che sarebbe interminabile: è che iIn ciascuno c'è almento un insegnamento cui attingere, per grandi o modeste che siano le opere concrete.
Ora alla lunga lista si aggiunge Giancarlo De Carlo: il suo lavoro mi pare contrassegnato da un impegno antidottrinario,umano, pragmatico, attento come pochi ai contenuti umani e sociali delle opere, quasi che ogni volta ricominciasse daccapo (ma a ben guardare non è così: è che i principi che ne guidavano il lavoro erano quanto mai antidottrinari ed antidimostrativi).
Ce n'è di che alimentare intere generazioni: e ancora si ciancia di identità dell'architettura italiana. C'è ben di più: c'è un'eredità 'letteraria' (poesia e prosa poxo importa) vasta e articolata, convergente in una incessante ricerca di costume e civiltà del vivere assieme , con cui alimentare generazioni di architetti: che può e va ripresa e rilanciata verso orizzonti più pregnanti. E De Carlo ne è inscindibilmente parte. Ma le eredità non si 'hanno': o si conquistano con tenacia, fatica, impegno o decadono anch'esse e per prime a lugubri memorie.
Penso che molti umani si attaccano al passato quando sono stanchi di renderlo perennemente vivo e presente. Hanno la memoria corta perché è più comodo consumare e scialacquare allegramente che dare al passato un futuro, che riprendere il filo attuale di un impegno etico, invece di facili scorciatoie formalistiche. Comprendere i contenuti piuttosto che perdersi in meschine diatribe stilistiche: e la riprova è che a giudicarlo con questo secondo metro, De Carlo proprio non regge. Né fa moda o tendenza.
La nuova accademia da debellare è, più che mai oggi, quella che stilizza senza sforzarsi di comprendere. Dobbiamo ben più di un grazie, di un omaggio o un tributo a Giancarlo De Carlo, perchè da questa accademia fu sistematicamente immune: bisogna inalare almeno parte dell' l'impegno costante e quotidiano che ne qualificò sistematicamente il lavoro. Impegno organico, sui contenut:i prima di tutto.
Non credo che passerà molta acqua ancora sotto i ponti, perché questo accada: siamo solo, in Italia, in una difficile e confusa fase di transizione. L'effimero, per sua natura, prima o poi svanirà.
G.C.

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Commento 944 di alighiero ramelli del 10/08/2005


Scusate! ho scritto una scemenza, Burdett dirige il Cities Programme della London School of Economics,
ho confuso IUS con LSE, problemi di sigle...
Scusate anche ancora se non c'entra niente con De Carlo.

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Commento 943 di alighiero ramelli del 10/08/2005


Scusate ma Antithesi è chiusa per ferie? Mica ce l'avevate detto!
Yuhuhu, c'è nessuno?
Ma avete visto cos'è successo alla Biennale di Architettura? Boeri e Casamonti - che tentavano l'inciucio in coppia - trombati alla grande per far posto a Richard Burdett, quello almeno sì che ha le palle... Dirige l'Institute for Urban Studies, è perfettamente bilingue italiano e inglese, è consulente del governo di sua Maestà Britannica e della City of London, lo è stato del Comune di Roma, mica farfuglia il toscanenglish come Casamonti.
E poi non lo capiva Boeri che la doppietta di Sudjic Domus/Biennale non poteva riuscire anche a lui?
Va bene l'inciucio come professione ma il troppo è troppo.
Però che autoritario 'sto Presidente Croff, prima si sceglie lui il tema della mostra, poi chiama il Direttore. Mah...
Saluti roventi, scusate se non c'entra niente con il povero De Carlo.

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Commento 941 di Alighiero Ramelli del 23/07/2005


Hei, ma che dibattito da vecchi babucchi!
Il vero problema non è mica che, morto il Re, qualcun altro gli faccia troppi elogi funebri!
Il problema è che a Boeri non importa niente di pubblicare l'architettura italiana.
Che ce ne facciamo di un progetto come quello di Casamonti, che è solo un bel rendering, magari rifatto apposta per Domus?
Fateci vedere gli edifici veri degli architetti italiani, non gli esercizi al computer!
Saluti

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Commento 940 di Attilio Vannucci del 18/07/2005


Cara Antithesi,
ma chi glielo fa fare a Mauro di occuparsi della difesa d'ufficio di Boeri? Non siamo certo in un processo per genocidio, l'idolo di Mauro si terrà i suoi galloni da generale conquistati sul campo grazie ad un'estrema abilità nell'inciucio: mica vogliamo crocifiggerlo per questo.
Il problema però rimane sempre lo stesso, irrisolto da questa appassionata "baruffa chiozzotta", cui forse sarà bene dare un taglio.
E' giusto usare una rivista soprattutto per far carriera ?
I fascisti hanno già risposto ME NE FREGO.
I democratici di centro più o meno lo stessa cosa.
Vabbè, non muore mica nessuno.
Si conferma solo che molti architetti italiani hanno parecchia fifa di chiunque ha un po' di potere. Perciò gli "leccano il culo" (consentitemi di parafrasare una garbata espressione di Fadda) ogni qual volta lo considerano utile, magari, chissà, in futuro.
Cari saluti

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Commento 939 di Marco Mauro del 18/07/2005


Cari lettori, che dire, qui la faccenda si fa complessa per i dietrologhi antiboeriberlusconiani.
A quanto pare i conflitti d'interessi in Domus si sono fatti planetari.
Il numero di giugno di Domus aveva in copertina il Ryugyong Hotel a Pyongyang. E credo se ne siano accorti anche Vallenzasca e Vannucci. Anzi. Dato che non leggono Domus, ricordo loro che quella copertina tratta di un'iniziativa della rivista -in collaborazione con il Politecnico di Milano- che ha l'intento di promuovere una consultazione per il completamento e la ridefinizione funzionale di quell'edificio.
Ora per caso, leggendo tre quotidiani al giorno (so benissimo che a detta di Lec, per coprire una finestra sul mondo basta un foglio di giornale, ma lo cito perché sia chiaro che non mi vanto delle mie quotidiane letture diseducative), ho trovato ad esempio sul Corriere della Sera del 14 luglio e in quello del 16, ben tre articoli su Pyongyang: "Il 'Manifesto' miope sulla vita in Nord Corea", "Quadri e palazzi, il 'Kim style' seduce l'Occidente" e "Tra i bambini impauriti del parco di Pyongyang". Articoli che in sintesi - non entro nello specifico per non tediare gli annoiati - riferendosi chiaramente all'iniziativa di Domus, riportano i riflettori sul Nord Corea e puntualmente a Pyongyang (fu scontato parlarne ai tempi degli incidenti ferroviari o delle finte strette di mano fra Nord e Sud - per limitarci ovviamente a episodi recenti del nuovo millennio). Caro Vannucci, spero di non interromperla mentre conteggia su Domus le pagine "Koolhaas/altri architetti", ma lei capirà quanto questa strana coincidenza necessiti delle sue indagini. La invito -e nell'interessantissima ricerca può farsi aiutare da Vallenzasca dato che con una certa lucidità analizzate le cose con una visione non distorta delle cose, vi invito quindi- a cercare i legami fra gli autori degli articoli sopra citati e il direttore di Domus. Le risparmio un po' di tempo: gli autori sono Marco del Corona e Giuliano Gallo. Sì perché, ci direte fra qualche ora che sicuramente il Direttore di Domus ha comprato i giornalisti per pubblicizzarsi sul Corriere. Tanto su Repubblica già compare ogni mese la pubblicità della sua rivista: ora c'era bisogno anche del Corriere. Anzi, forse Vannucci potrebbe scoprire che Marco del Corona è un collaboratore fascista di Multiplicity e Giuliano Gallo il suggeritore di Koolhaas. O che i due giornalisti siano in cerca di uno spazio anche su Domus e con quegli articoli abbiano cercato di accattivarsi il direttore.
Illuminatemi.
Io nel frattempo mi limito a constatare -per l'ennesima volta, ennesima conferma - la risonanza delle iniziative di questa Domus. Il tentativo di avviare discussioni importanti (altro che rivista da non leggere). Alla faccia di tutte quelle copertine delle passate edizioni da incorniciare ma troppo spesso prive di contenuti.
Se poi invece di discutere delle idee di Koolhaas, o dell'iniziativa Pyongyang, volete contare le pagine dedicate a x o a y, vi invito a leggere "Il Giornale dell'Architettura" (non sfogliarlo) di qualche mese fa: troverete un'analisi completa con tanto di tabelle, con tutto l'elenco in ordine alfabetico degli architetti (italiani) pubblicati sulle maggiori riviste nazionali del settore (Domus, Casabella, Lotus, Interni, etc.) e con il numero di pagine che venivano a loro dedicati volta per volta nei diversi anni - ma forse giù in questo sito se ne parlò ai tempi.
Quando rientro dalle vacanze su eventuale richiesta pubblicherò l'elenco così anche i conteggiatori perditempo potranno mettersi l'anima in pace e risparmiarsi faticosissime sfogliate multiple - anche se un po' di sventagliate non gli guasterebbero con questi caldi. Potranno ancora una volta prendersela con Fuksas perché tutti ne parlano o prendersela con Casabella perché pubblica troppi gregari, amici solo perché anche loro nemici dello stesso nemico - confondiamo il banale sennò non c'è gusto -o perché Zucchi è troppo pubblicizzato da Domus, o perché dopo quella tal pubblicazione su quella tal rivista, tutte le altre riviste l'hanno seguita, o perché tizio è pubblicato meno di caio nelle riviste dirette dal nemico sempronio. Tutte polemiche, tanto gridate da tutti i partiti che non governano, quanto taciute dagli stessi al momento del loro turno governativo. Poi quelli non contenti inizieranno le indagini incrociate Olmo-Allemandi-Politecnico di Torino. Alla ricerca di conflitti d'interessi o di doppi fini riguardo la pubblicazione di quelle statistiche, o di quelle relative all'età media dei docenti delle facoltà di Architettura. Possibile Vallenzasca-Vannucci che non ci siano doppi fini? Possibile che Olmo, visto la carica che ricopre nel suo ateneo, sia libero d'informare? Oppure Olmo sottolinea le disfunzioni accademiche solo per accattivarsi giovani amici rampanti che potrebbero scalzarlo?
Ovviamente l'anima di quella rivista sta nei rapporti Olmo-Allemandi e non nei contenuti. Questo i

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Commento 938 di roberto vallenzasca del 18/07/2005


Cara Antithesi, caro Fadda e caro, ignoto sodale Vannucci,
mi pare che il caldo cocente di questi giorni abbia portato troppo ad ebollizione la discussione, partita dalla mia osservazione critica (un po' al vetriolo, lo ammetto, ma sempre meglio dei panegirici accademici) alla straordinaria tempestività dell'omaggio di Domus a De Carlo.
Adesso tutto pare ridursi a un certame pro/contro Boeri: di cui personalmente non ho nessuna stima, ma neanche credo sia il vero argomento della discussione. Che è invece il problema se per l'architettura non sia possibile oggi in Italia un'informazione - su Domus, su L'Arca, Area, Abitare,Il Giornale dell'Architettura, etc. etc. - non tendenziosa e clientelare.
Le conclusioni di Antithesi e della pilatesca Torselli (suvvia Fadda, non si abbassi a salire anche sul carro dei pilateschi) mi sembrano semplici, limpide come l'acqua.
Boeri porta Domus, oltre che a un crollo di vendite, al macchiettismo dell'informazione, al "voto di scambio" tra i suoi soci professionali e le pagine della rivista, pur di mantenere l'equilibrio di potere che serve alla sua carriera?
ME NE FREGO!
Certo, dimenticavo, è il motto che gli italiani hanno meglio imparato dal Duce, defunto Cav. Benito Mussolini. Tutto avrei pensato di Antithesi, meno che anche qui e tra i suoi lettori si annidasse qualche germe del caro vecchio fascismo. Un vero peccato.
Mi dispiace un po' di più per Domus, che per molti anni (decenni?), con qualche eccezione, è stata una rivista importante da seguire.
Vuol dire che, come consiglia Vannucci, aspetteremo la fine della direzione Boeri per riprendere a leggerla.
Cari saluti,
Roberto Vallenzasca
PS
Curiosità: ma come riesce Fadda a intervenire nella discussione sui contenuti di Domus, se non la legge? Onniscienza divina?

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18/7/2005 - Paolo gl Ferrara risponde a roberto vallenzasca

Fascisti all'interno di antiTHeSi? Forse, e forse anche comunisti, radicali, interisti, feticisti, milanisti, democristiani, leghisti.
Siamo sul web, siamo un sito libero di fare esprimere chiunque, di qualsiasi colore politico e tifo calcistico, tranne carrieristi, inciucisti, leccaculisti.
Caro Vallenzasca, come a Lei, di cui disconosco fede politica e tantissime altre cose, a tutti è data la possibilità di esprimersi. Su antiTheSi.

 

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Commento 937 di Vilma Torselli del 18/07/2005


Mi conforta il fatto che Mariopaolo Fadda, e spero non solo lui, abbia capito perfettamente lo spirito del mio discorso, il che pare non sia accaduto con Attilio Vannucci, probabilmente deviato da un atteggiamento preconcetto talmente radicato che gli impedisce ogni apertura al dialogo.
Solo un passaggio del suo commento merita comunque una sottolineatura: “Ma lo sa la signora Torselli che, oltre a somministrare ai suoi lettori decine di pagine sull'architettura sgangherata di Koolhaas, Boeri progetta da tempo di far compilare al "Giordano Bruno vestito di Prada" (come osò scrivere una volta il povero Sudjic, poi fatto fuori dalla direzione della rivista per far posto allo stesso rampante Boeri) un intero numero di Domus?”.
Ecco, siamo arrivati all’ultima spiaggia, il processo alle intenzioni.
Ma lo sa, signor Vannucci, che oggi non si processano per le intenzioni neanche i terroristi?
Figuriamoci i direttori di riviste d’architettura!

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Commento 936 di Mariopaolo Fadda del 18/07/2005


Mi pare che Vannucci prenda a pretesto il pacato intervento di Vilma Torselli per invitare Antithesi a mettersi alla testa di una crociata contro Domus-Boeri. Da lettore ritengo l’invito inutile, pericolo, controproducente e, personalmente, non aderisco a questa chiamata alle armi.
Ma quale atteggiamento pilatesco! Pretendere che chiunque debba prendere per forza posizione contro questo o quello è espressione di un pensiero culturalmente manicheo che si ritiene depositario di chissà quale verità assoluta. Va benissimo polemizzare, anche duramente (e i lettori di Antithesi sanno bene che chi scrive non va tanto per il sottile), ma tacciare di diserzione chi non si allinea al linciaggio di turno è roba da neo-giacobini.
Obiettività dell’informazione? Neanche gli accreditati giornalisti americani si sognano più di rivendicare un simile non-sense. Senza scomodare troppo Einstein, sappiamo che esistono solo punti di vista e non un punto di vista privilegiato e tanto meno “obiettivo”.
Domus, tra l’altro, non è un quotidiano ma un mensile di architettura e, per quel che ne so, non è finanziata con i soldi dei contribuenti: ergo è libero di fare quello che gli pare e fottersene dei punti di vista e dell’equilibrio. Boeri è libero di pubblicare gli autori che lui preferisce e mettere la rivista a disposizione di chi gli pare. Fino a che non verrà espropriata per pubblico interesse o chiusa per oltraggio alla Cultura di Stato.
Per quanto mi riguarda, pratico da tempo quanto consiglia, giustamente, Torselli: infatti, pur avendo il privilegio di poter consultare Domus gratuitamente (senza quindi finanziarla), non la leggo, perchè, appunto, non ho tempo da perdere e trovo infinitamente più interessanti altre pubblicazioni. E le preferenze di Boeri non sono in cima ai miei pensieri. Punto.
Una domanda infine, chi sarebbe l’innocente mandato sulla croce dalla buona Vilma (che ritengo dotata di sufficiente caratura culturale per difendersi da sè)? Gli amici dei nemici di Boeri? L’interesse pubblico? Riccardo Cuor di Leone?
Mariopaolo Fadda-Pilato

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Commento 935 di Attilio Vannucci del 15/07/2005


Cara Antithesi,
temo che la voglia di chiacchierare futilmente che distingue gli italiani non solo al telefono cellulare dilaghi ormai anche in luoghi e su argomenti che dovrebbero essere seri.
Ho sempre pensato che sulle pagine del vostro sito si potessero affrontare questioni importanti con la velocità e la leggerezza caratteristiche del Web, ma qui siamo arrivati alle battute da bar.
Con l'occasione dolorosa della scomparsa di uno degli ultimi maestri italiani in architettura qualcuno solleva la questione dell'obiettività dell'informazione su Domus? La critica diviene insulto (altro tipico tratto della propaganda berlusconiana), Boeri puo' fare quello che gli pare, chi non condivide la sua impostazione della rivista puo' benissimo non leggerla.
Non c'è bisogno di evocare il Signor Ockam o gli Anziani dei Protocolli di Sion: questo si chiama atteggiamento pilatesco. Ovvero, se mi si pone un problema, io me ne lavo le mani: che l'Innocente vada sulla croce o, più banalmente, usate pure Domus per i vostri interessi privati.
Ma lo sa la signora Torselli che, oltre a somministrare ai suoi lettori decine di pagine sull'architettura sgangherata di Koolhaas, Boeri progetta da tempo di far compilare al "Giordano Bruno vestito di Prada" (come osò scrivere una volta il povero Sudjic, poi fatto fuori dalla direzione della rivista per far posto allo stesso rampante Boeri) un intero numero di Domus? Se questo non è mettere a disposizione la rivista come "house organ" di OMA/AMO (lo studio di Koolhaas), vorrei sapere cos’è.
L’allegato con gli scritti di Giancarlo De Carlo potrà anche non essere stato così cinicamente pianificato come congettura Vallenzasca, ma altre, troppe coincidenze fanno pensare che davvero Boeri usi Domus soprattutto per aiutare sé stesso e i suoi amici: che come si sa, in Italia e non solo, è sempre un buon sistema per farsi strada nella vita, specialmente per chi scarseggia di vero talento.
Cari saluti

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Commento 934 di Vilma Torselli del 13/07/2005


Spero che nessuno si offenda se dico che i numerosi commenti che l’articolo ha sollecitato risultano complessivamente più interessanti dell’articolo stesso, senz’altro meno celebrativi, meno ovvii e soprattutto più umoristici. E’ interessante notare come l’argomento sia progressivamente scivolato dall’iniziale primo commento “Grazie Giancarlo De Carlo……”, all’ultimo circa le “…..perplessità nei confronti dell'allegra gestione che a Domus Boeri fa di vivi e morti, a cominciare da De Carlo… “, in un processo di strisciante reificazione del soggetto originario che diviene alla fine oggetto pretestuoso per quelli che la redazione definisce eufemisticamente “scambi interpersonali poco gentili”: De Carlo è morto, viva De Carlo, parliamo di Boeri.
E a questo punto, per uno che si autodefinisce, relata refero, un dilettante e che non durerà “più di qualche anno” i pareri si sprecano: il nocciolo del contendere pare comunque definire se sia più o meno “giusto che il direttore della più importante rivista italiana - stampata - d'architettura la usi a fini di promozione di un preciso gruppo di professionisti […..]" per concludere da una parte che “no, non è giusto, nè corretto”, dall’altra che sarebbe assurdo per Boeri “rinnegare tutte le sue ricerche, ignorare quelli che partecipano con lui alla progettazione [….]” ecc. ecc.
Applicando con spirito salomonico il rasoio di Ockam, semplice regoletta implicante il minimo sforzo di comprensione accanto alla minima complicazione dei ragionamenti da sviluppare, criterio di semplicità non disdegnato a suo tempo nemmeno da Martin Lutero, sono propensa a credere che neanche lo stesso Boeri pensi di parlare, o scrivere, in nome di Dio, ma che Boeri parli per Boeri.
E’ vero che Ockam venne accusato di eresia, condannato e segregato (correva l’anno 1324), tuttavia vale ancora oggi la regola che, tra tutte le possibili spiegazioni di un fatto, quella più semplice ha maggiori possibilità di essere vera: in questo caso quella più semplice e veritiera pare essere che Boeri scriva a buon diritto e da un punto di vista inevitabilmente soggettivo, ciò che vuole su una rivista non finanziata da fondi pubblici, non palesemente investita di un qualche ruolo ufficiale, liberamente supportata da chicchessia, come molte rispettabili testate giornalistiche, della quale a tutti gli effetti , seppure transitoriamente, egli è il responsabile.
Nella pluralità delle voci che, democraticamente, si esprimono oggi anche sull’architettura, ciascuno può ascoltare ciò che meglio gradisce, astenendosi dall’ascolto di ciò da cui dissente, almeno se non è in grado di fornire un apporto dialettico costruttivo nell’ambito di un confronto civile.
Insomma, il rasoio di Ockam suggerisce di non leggere Domus, piuttosto che insultare il suo direttore.

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Commento 933 di Attilio Vannucci del 13/07/2005


Caro Vallenzasca,
mi rivolgo a te che mi sembri il più lucido in questo divertente battitecco scatenato dalla tua legittima -mi pare- perplessità nei confronti dell'allegra gestione che a Domus Boeri fa di vivi e morti, a cominciare da De Carlo.
Ti inviterei però a non scaldarti tanto, in primo luogo con un interlocutore così povero di argomenti come il solito ignoto Mauro. Il suo è il tipico repertorio di chi è obnubilato dalla comunicazione tutta uguale che oggi fanno le riviste. Nomina testi come "Mutations" - che credo proprio non passerà alla storia dell'architettura -come chissà quale opera fondamentale. Compie un bel transfert freudiano tra il provincialismo suo e di Boeri -cioè quello tutto intento a fare da megafono proprio agli "olandesi" etc.- e il giusto desiderio di molti giovani architetti italiani di vedere riconosciuti i propri sforzi per realizzare un'architettura contemporanea in Italia: possibilmente prima di avere sessant'anni come Piano o Fuksas. Provinciale non è chi vive e lavora in provincia (era forse De Carlo provinciale?) ma chi crede che pubblicando solo -anzi diciamo al 90% - stranieri su Domus la si renda internazionale.
Gio Ponti, tanto per dire, ha fatto grande Domus parlando sicuramente più di architettura e design italiani, e comunque dosando attentamente la miscela italiani/stranieri.
Quanto poi al curioso argomento che il conflitto d'interessi sia un "luogo comune" dimostra solo fino a che punto la propaganda berlusconiana e lo stile di vita ribaldo si siano insinuati fin nel midollo degli italiani, disposti ad accettare qualsiasi livello di clientelismo nel loro quotidiano pur di continuare a godere di privilegi, anche i più miserabili.
Mi sembra però più utile mantenere un atteggiamento più sereno verso questa situazione di inciucio -per non dire conflitto d'interessi- anche a Domus: intanto come si sa i suoi direttori non durano più di qualche anno, la direzione di Boeri passerà e verrà ricordata più o meno alla stregua di quella di Lampugnani: cioè zero. Certo, quando questo succederà non lo sappiamo, ma la netta flessione subito dalle vendite della rivista, iniziata con Sudjic e diventata drammatica da quando Boeri fa finta di dirigerla, certo non depone a suo favore.
E poi gli architetti, specialmente i giovani, hanno da tempo imparato a seguire "Detail" o la meno crucca "The Plan", che pure si avvantaggia, come Abitare e perfino Casabella, dell'illeggibilità di Domus.
I veri architetti -un po' come diceva Che Guevara sui rivoluzionari che devono fare la rivoluzione -vogliono fare l'architettura: e non è escluso che possa servire loro più l'analisi -anche un po' pignola- di un progetto dal punto di vista tecnico, rispetto alla centesima intervista di Obrist all'ennesimo artista (straniero, guarda un po') o ai tromboni -come li chiami tu, Vallenzasca- Branzi, Mari, Mendini, etc.
Ma non era forse agghiacciante quella copertina di Domus con quattro o cinque designer, tutti rigorosamente milanesi e oltre i settanta, che si guardano con aria interdetta e un po'assonnata?
La fotografia della mummificazione del design italiano, altro che voglia di fare e proporre.
Concludo: la situazione, lo diceva Flaiano, è grave ma non seria.
Per provare ad uscirne basterebbe forse dare meno importanza al chiacchiericcio delle riviste e affrontare i veri nodi problematici - critica, formazione, mercato, professione, ricerca, industria e produzione edilizia, corruzione, influenze politiche, etc. - dell'architettura italiana (le "tendenze" lasciamole alle riviste per signore). Vorrei vedere -il giorno che questi temi diventassero di moda- se anche le riviste "alte", Domus compresa, non tonerebbero ad occuparsene.
In fondo, perfino i quotidiani hanno cominciato a farlo. E penso che anche a De Carlo non sarebbe dispiaciuto leggere anche di questo su Domus.
Cari saluti

PS
Però l'idea del punteggio pagine Koolhaas/altri architetti non è male.
Se trovo tempo in un week end provo a farlo, poi vi scrivo

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Commento 931 di Roberto Vallenzasca del 12/07/2005


Cara Antithesi
non era certo mia intenzione creare una rissa intorno al cadavere di De Carlo e mi scuso sinceramente se i toni del mio ultimo messaggio sono un po' risentiti.
Ma resta il problema di fondo intorno al quale Mauro continua a girare in tondo con i più svariati argomenti. E' giusto che il direttore della più importante rivista italiana - stampata - d'architettura la usi a fini di promozione di un preciso gruppo di professionisti, da Koolhaas ad Armin Linke (per inciso, non proprio il più grande fotografo contemporaneo, caro Mauro, e quindi anche lui bisognoso di protezione e promozione) con cui egli lavora normalmente sotto vari marchi ed etichette?
Penso che ogni persona onesta, più o meno di cultura, più o meno giovane o vecchia, non potrebbe rispondere che no, non è giusto, nè corretto.
Se Mauro e altri intendono abbandonarsi all'onda dell'inciucio e del "pro domo mea" che già divora questo paese si accomodino, ma almeno non si nascondano dietro fumosi alibi culturali.
Forse con il caso denunciato dal prof. Giugni (concorsi truccati) qualcosa si smuoverà anche nell'orrenda palude universitaria italiana, dove pure si abbeverano abbondantemente Boeri, Branzi, Casamonti, Gambardella e altri amici loro.
Stiamo a vedere se anche qui non entreranno in gioco i soliti insabbiatori.
Cari saluti

Tutti i commenti di Roberto Vallenzasca

 

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Commento 930 di Roberto Vallenzasca del 12/07/2005


Caro Mauro,
dalle sue parole desumo che nel conflitto d'interessi tipico dell'era berlusconiana, di cui Boeri è un acuto interprete di sinistra, Lei ci sguazza.
E' proprio del qualunquismo e del craxismo ("I soldi li prendevano tutti") fare un bel pasticcio come quello in cui lei mette insieme di tutto e di più: e si salvi chi può.
Solo una precisazione: Casamonti, unico tra i pochi fortunati che ha vinto il terno al lotto di uscire su Domus in questi mesi, è il Boeri di destra, e non ne fa mistero.
Se Boeri lo pubblica, ne avrà di certo vantaggio in qualche modo: mentre è sterminato l'elenco di tanti altri giovani bravi architetti italiani che, non offrendogli niente in cambio, Boeri su Domus non pubblica e non pubblicherà mai.
Quanto alle mie letture - oltre ad essere affar mio - sono certo migliori delle sue, visto lo stato in cui queste le hanno ridotto il raziocinio.

Tutti i commenti di Roberto Vallenzasca

12/7/2005 - la Redazione risponde a Roberto Vallenzasca

Visto e considerato che il nostro sito non può permettere che i lettori s'insultino vicendevolmente, preghiamo sia Vellenzasca che Mauro di limitarsi a commentare criticamente e non scambiarsi appunto insulti attraverso antiTHeSi. La critica e le opinioni sono ben accette. Gli scambi interpersonali poco gentili, no.
Grazie

 

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Commento 932 di Marco Mauro del 12/07/2005


Le domande che verrebbero da porsi sono: dato che nel prossimo numero verrà pubblicata una conversazione sull'idea di museo contemporaneo, per non entrare in conflitto d'interessi non si dovrà nominare Koolhass e parlare solo di Albini come ha fatto qualche altra rivista? Oppure, dato il conflitto d'interessi, sarà meglio non parlare di museo contemporaneo? Nessuno spero dica che Boeri per pubblicare con Koolhass "Mutation" nel 2001, sia dovuto diventare direttore di Domus tre anni dopo. O che Koolhass abbia in un qualche modo bisogno della pubblicità di una rivista italiana. Boeri dovrebbe rinnegare tutte le sue ricerche, ignorare quelli che partecipano con lui alla progettazione e pubblicare, che ne so, giovani architetti italiani arroganti under 50? O magari c'è qualcuno che vorrebbe far diventare Domus una specie di pamphlet universitario dove vengono pubblicati i saggi dei grandi docenti italiani? O ci sono altri che vorebbero trasformarla in una specie di secchio che raccolga tutte le plottate dei nuovi renderisti italiani? Domus dovrebbe pubblicare il lavoro dei numerosi MVRDV italiani che - privi talvolta di mezzi di ricerca ma sempre di mezzi critici e analitici - continuano ad intasare le mail dei direttori o dei vari concorsi di idee, con la speranza di essere pubblicati, guarda caso, proprio su Domus?
Ovviamente tutti risponderebbero no.
Eppure anche libri pamphlet tipo il recentissimo "NET.IT" non mancano.
Di cosa ha bisogno la nuova (?) architettura italiana, di un Domus provincialotto che si facesse portavoce di chi non sa parlare? Il WEB è stracolmo delle loro cose. Non c'è bisogno di riviste che intasino anche le librerie. Anche quelle abbondano.
Fra l'altro Domus, a differenza di molte altre riviste che vengono elogiate (ma non lette) perché allergiche a mode passeggere (come se in un nuovo revival razionalsocialista fosse motivo di cui vantarsi l'esser coerenti e categorici), abbia proprio il pregio di non aver mai avuto una "continuità" (non per citare malamente la Casabella dei tempi che furono) di intenti o di impostazione. E sarebbe davvero scolastico tentare di scovare i fili conduttori. Così esili da non condurre un bel nulla. Un esercizio di ricerca che al più può portare a morte considerazioni.
Per quel che mi riguarda credo che Domus abbia la forza di proporre. Abbia il coraggio di fare. E di fronte a pachidermiche istituzioni, patriarcali redazioni e criticismi politicizzati, mi sembra che sia un mezzo d'investigazione architettonica di indubbia efficacia.
Come anche lei ben sa, ci sono ancora persone (e questo la dice lunga) che comprano Domus aspettandosi solo piante, prospetti, sezioni, scala di rappresentazione, foto a colori (ma molto meglio i render così possono capire un po' di effetti o rubare un po' di texture) e al massimo qualche intervista all'architetto. Come se Domus fosse un Atlante dell'Architettura o un libretto cento domande a. E spesso amici mi dicono: "questo numero non lo compro, c'è solo un progetto". Lo richiudono e passano a sfogliare Detail.
E tutti ragazzi sanno benissimo che Domus non è Detail. E che l'Architettura non è solo piante prospetti sezioni. Eppure alcuni continuano a cercare solo quello. Parlano di concetti moderni, ma le loro librerie sono vuote. Sono alla moda (soprattutto nel vestire) ma leggono quando va bene Calvino e quando va male Lyotard. Sanno usare 3dStudio ma vanno ancora in cerca di dettagli costruttivi sul Manuale dell'Architetto.
E' tutto così paradossalmente legato alla disfunzione universitaria (che pare in alcuni casi voler appositamente non insegnare autocad o 3dstudio per evitare che troppi ragazzi imparino a fare le scarpe ai docenti dei laboratori) che, ancora una volta, parlare male di Domus, significa essersi lasciati plasmare dagli insegnamenti universitari che - e nessuno si dovrà mai stufare di ripeterlo, rileggerlo e ridirlo - insegnano ai giovani solo a diventare presuntuosi dato che l'Università è la prima a non riconoscere agli altri meriti e demeriti.
Detto ciò alcune critiche a Domus le farei anch'io, ma se non ci si toglie di dosso il luogo comune, che fa molto politichese, del conflitto d'interessi, mi riesce impossibile aver voglia di discutere. Specie se poi vedo quelle accuse di "conflitto d'interesse" (lo ripeto solo per tediarvi), sgorgare dalle bocche di chi rabbioso, tenta prima con smancerie di farsi pubblicare dalle riviste (Domus in testa) e poi, essendo cestinato, sfoga i suoi rancori in pseudogiornalismod'assalto.
Comunque Vallenzasca, il fastidio che mi ha dato il suo commento di certo mi hanno certamente portato a scrivere male, straparlare, fraintendere, banalizzare, e mi scuso di questo - al di là di qualsiasi patetismo - e mi scuso anche per i miei toni che sono stati giudicati offensivi.
Ma - e concludo finalmente - se mi dice che ho scritto cose apparentemente prive di raziocinio, di certo non offende me ma forse lei stesso

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Commento 929 di Marco Mauro del 11/07/2005


Giovane Roberto, lei mi sa che sottovaluta tutti. Da De Carlo che -a sua detta- si farebbe monopolizzare da Boeri, a Boeri, a Kayoto Ota a Mari, Mendini, Eisenman, che lei dice essere "tromboni buoni per l'ospizio" (quel tromboni non mi è nuovo...).
Già questa sua supponenza mi lascia basito ma voglio rispondere alle accuse insolenti che mi rivolge.
Veniamo all'elenco di collaboratori di Multiplicity, Domus, etc. Lei ha scoperto l'acqua calda, e mi sta riproponendo lo stesso articolo che apparve su questo stesso sito diversi mesi fa, quando appunto uscì il primo contestatissimo numero di Domus (se non lo ha letto se lo legga bene).
Innanzi tutto si faccia una visita alla redazione di Domus dove magari per la prima volta nella sua vita potrà vedere la scrivania e la sedia disegnate da Gio Ponti e che usava lui stesso. Poi magari potrà nella libreria su quel muro aprire uno dei tanti faldoni che trova con la scritta Pierre Restany e potrà leggere quel che di bello c'é dentro. Ah già che anche Restany è un trombone. I nomi che lei mi cita, tipo Armin Linke di certo non ha bisogno di Boeri per pubblicizzarsi (a meno che lei Vellanzasca non conosca nulla di fotografia), o della Ota ad esempio. Se poi Boeri ha il difetto di fare ricerca e di chiamare chiunque a gestire o a collaborare, parenti compresi, lei Vallenzasca forse non è mai stato in nessun studio di architettura - ad esempio. Se mi paga a nome, le faccio un'elenco sterminato di studi di architettura, riviste, direzioni, etc. dove si registrano la presenza di fratelli (F.lli), parenti e negli altri casi amici o amici di amici. Qualche novizio per fortuna c'è sempre ma questo ovviamente non è garanzia di qualità o che.
Ora le sue accuse di conflitto d'interessi sono, queste sì, ingenue. Forse Fuksas non è stato pubblicato abbastanza? Renzo Piano nemmeno? Forse non è stato fatto uno speciale sul progetto Fiera dove Boeri/Koolhass hanno perso con tanto di copertina col progetto Libeskind/Isozaki/Hadid/Maggiora? Forse Casamonti (direttore di Arca e architetto) non è stato pubblicato? Forse Casamonti sull'Arca non ha nel suo staff di collaboratori amici? Forse il 90% dei saggisti che scrivono su Casabella non scrivono anche per l'Electa-Mondadori (Dal Co compreso)? Forse lei preferisce le riviste d'Architettura che ogni mese presentano un editoriale del direttore che è una minaccia quasi politica? O preferisce ancora Sudijc che oltre a tutti gli interessi del suo mestiere, in diversi numeri di Domus oltre all'editoriale firmava 3-4 articoli? Forse Boeri non dovrebbe pubblicare Koolhass che guarda caso è presente a ruota su tutte le riviste nazionali e internazionali ma dovrebbe pubblicare tutti i lavori di Ando come fa Dal Co? Forse Boeri o Dal Co non possono avere loro preferenze? Forse Dal Co avendo scritto la monografia su Ando per l'Electa e la Phaidon non dovrebbe mai più recensire opere di Tadao su Casabella? Dal Co altro trombone? Forse sono ingenuo io ad essere andato a San Siro e all'Alzaia ad ascoltare Einaudi o a visitare lo stadio come mai avrei potuto fare? Un fiasco così grande che si ripeterà il prossimo anno? Ma lei c'era? Ha letto cosa ha scritto il Corriere sull'evento? O forse il Corriere è di parte perché Boeri ha scritto e scrive spesso anche sul Corriere? Oppure lei, dati alla mano, mi vuole dimostrare che per forza tutto deve essere sbagliato quello che fa Boeri?
Mi creda che prima di fare indagini sulle cose che sono alla luce del sole, o prima di venire a dire a me di informarmi, dovrebbe spararle meno grosse.
E poi, se il vecchio editore snob Einaudi pubblicava i libri dei suoi amici (si legga "I migliori anni della nostra vita" di Ferrero) di certo Vallenzasca, non ho fatto una scoperta...e se forse lei iniziasse a leggere meno libri di Furio Colombo e più libri d'architettura, forse inizierebbe a dirci cose finalmente interessanti.
Forse lei non li legge i libri dell'Einaudi se dice che pubblica solo pattume. E' appena uscito "Eutanasia della critica" di Lavagetto. Lo legga così inizia ad appassionarti anche di letteratura e a scoprire che l'Einaudi pubblica ancora libri di grandissimi scrittori (Coetze, Marias tanto per rimanere ai primi due che mi vengono in mente) o magari si faccia un giro sul sito così scopre un po' di nomi che, se a lei non dicono nulla, le garantisco che non sono né i suoi amati comici di Zelig e nemmeno i suoi amici giornalisti della gazzetta dell'Oltrepò (non ce l'ho con quelli). Lei aspira a quelli mi sà. Oppure preferisce fare il free-lance a StudioAperto.
Buona lettura

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Commento 928 di Roberto Vallenzasca del 11/07/2005


Cara Antithesi,
considererei normalmente un eccesso di protagonismo instaurare un "botta e risposta", ma il commento ingenuo ed esaltato di Mauro al mio intervento mi obbliga a qualche chiarimento.
Non sono un giovane: leggo Domus almeno dal 1975, la considero la testata storica di architettura più interessante al mondo.
Per questo mi indigna la strumentalizzazione che Boeri ne fa al fine primario di una promozione sua e del suo gruppo di amici/clientes.
La vicenda del Supercoccodrillo su De Carlo è solo una goccia nell'oceano del suo conflitto d'interessi .
Vogliamo fare un test?
Calcoli Lei, Mauro -che legge con tanta passione la Domus di Boeri - la somma delle pagine finora dedicate a Rem Koolhaas e quelle dedicate a un architetto italiano coetaneo - ovvero possibile concorrente - di Boeri, diciamo un cinquantenne. Fatto? Mi dice la differenza?
Temo che sia alta, molto alta, altissima.
E lei sa da chi è formato il gruppo Multiplicity?
Oltre a Boeri e sua moglie (che ha curato l'evento flop di San Siro in aprile), Armin Linke e Francesco Jodice, i fotografi che spadroneggiano da un anno e mezzo nei reportage di Domus.
Lei sa chi è Kayoko Ota, che per qualche mese Boeri ha cercato di spacciare come vice direttore di Domus? E' la responsabile di AMO/OMA, il settore ricerca/comunicazione dello studio di Rem Koolhaas.
Alla faccia dell'obiettività.
S'informi, caro Mauro, s'informi.
E qualsiasi dei personaggi illlustri che lei menziona dalla storia di Domus si sarebbe accorto del vuoto che sta dietro al bla bla qualunquista di Boeri sulla"città-che-fa-schifo-ma-in-fondo-va-bene-così-specialmente
-se-riesco-a-piazzarci-qualche-mio-edificio".
Molti saluti,
Roberto Vallenzasca

PS
Quanto a certi tromboni, buoni per l'ospizio come Eisenman, Branzi, Mari, Mendini, Magistretti, o freschi d'università come Belpoliti (si legga che simpatica raccolta di stupidaggini, pubblica o ri-pubblica da Domus in un suo librettino per Einaudi, diventato ormai l'editore dei comici TV), sono solo le vocine di contorno del grande discorso berlusconiano: "Sparale grosse, continua a spararle e prima o poi ti eleggeranno".

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Commento 926 di Marco Mauro del 10/07/2005


Gentile Roberto Vallenzasca,
mi sorprendono la sua mancanza di rispetto e la sua presunzione. Conclude il suo commento con una domanda che, più che provocare, denota la sua supponenza. Non solo la sua analisi dei fatti ci vorrebbe far credere che il cinico è Boeri, e non lei Vallenzasca, che si permette di dubitare dell'intelligenza di De Carlo (strumentalizzazione dell'agonia? ma cosa ci sta dicendo? che l"anarchico" De Carlo è uno sprovveduto e Boeri un lustrascarpe di chi vorrebbe camminare scalzo?) .
Lei addirittura accusa Boeri di aver dato voce a De Carlo - che, nonostante tutto, senza il supporto di Domus probabilmente non sarebbe mai arrivato nelle case di studenti sognatori come lei.
Innanzi tutto il libretto "Scritti per Domus" non è a pagamento. E la rivista non è nemmeno uscita a prezzo maggiorato (lo sottolineo perché dalle sue parole sembra che qui si voglia speculare sulla pelle altrui). Inoltre il libretto contiene gli scritti per Domus, che non sono mai stati ancora raccolti ed editi in un unico volume (compresi quelli del 1995, 1988, 1946 e 1947 - che lei non ha mai potuto leggere).
Inoltre Boeri non ha scritto nessun articolo 'strappalacrime' per estorcere sentimenti o guadagnarsi simpatie intellettuali.
Inoltre De Carlo è sempre stata persona sufficientemente libera (e non solo in senso ideologico) da non farsi manipolare da nessuno tanto meno da un direttore di una rivista. Lo stesso libretto presenta in copertina una foto meravigliosa - splendida - scattata da Colombo, che spiega senza commenti o parole inutili quanto le mie, l'atteggiamento di De Carlo e il carattere dell'amata Giuliana. Inoltre quella che fu definita "la nuova Domus di Boeri", ha profondi legami con "la vecchia Domus", ma lei Vallenzasca ignora ad esempio l'indice della "Domus" di Rogers (redattore capo Marco Zanuso) dove vi si legge uno sforzo costante di legare l'architettura ai temi più complessi della cultura in tutti i campi. In quella "Domus" (mi legga con attenzione caro Vallenzasca) comparivano articoli di Lionello Venturi sull'arte astratta, di Dino RIsi sul cinema, di Malipiero dulla musica, di Dorfles sulla pittura contemporanea, di Ballo, di Ragghianti, di Elio Vittorini, di Starobinski, di Roberto Rebora, di Sergio Solmi. Anni nei quali, guardacaso, De Carlo scrisse 3 saggi. Ora, caro Roberto, bastava leggere la Storia dell'architettetura italiana di Tafuri per sapere queste cose? No. Bastava semplicemente amare "Domus" e chi l'ha creata. Le consiglio - col dissenso forse di Irace che ama Ponti ma odia tutte le riviste compresa quella, anzi quelle, dove lui stesso scrive, "Amate l'Architettura" .
Se lei avesse letto "Domus", ora forse (forse perché lei mi sa che è uno di quelli che non sa quel che legge) avrebbe un po' più di prudenza nel criticare le scelte di Boeri.
Ma a lei Domus non piace. Già lei ci dice che la Domus è "ciarliera e insulsa".
Scusi, ma lei conosce Pierre Boulez, Cattelan, Dorfles, Eisenman, Branzi, Magistretti, Latour, Mari, Belpoliti, Mendini, Parreno, Obrist? Ma lei sa chi sono e di cosa si occupano? Ha letto quel che dice Boulez? E le legge le provocazioni di Sottsass? E Sterling?
Di certo non mi metto io a spiegarle differenze e legami fra le Domus di Ponti, e quella di Zanuso o quella di Mendini o quella di Sudijc o quella di Boeri. E non lo faccio anche perché io, a differenza di lei, non ho l'arroganza di accusare un direttore di "dipendenza" che sa tanto di favoritismi, scambi sottobanco, favori.
Se le riviste parlano di Koolhass, tanto meglio.
Faccia lei una rivista dove magari possiamo trovare ogni santissimo mese le oscenità che abbiamo potuto vedere alla Triennale alla mostra sugli architetti italiani under 50. Oppure qualche sunto del pensiero dei sommi teorici italiani (noti solo ai familiari, fortunatamente, ma incapiti anche da loro - e non faccio l'elenco di nomi per mancanza di spazio e tempo)
La sua critica, caro Roberto Vallenzasca, sembra quella degli architetti italiani più provincialotti che aborrono chi vede la complessità e ama gli approci coraggiosi all'architettura (le ricordo ad esempio che le ricerche di Multiplicity coinvolgono non solo il geometra della porta accanto o il collega docente dell'ateneo compagno di merende e pubblicazioni di qualche cooperativa universitaria).
Ma lei Vallenzesca, evidentemente è uno di quelli che ignorando l'affinità di intenti nella più comprensibile e auspicabile diversità di vedute, preferisce sottolinearne le cose più banali. Già perché dato che Rogers faceva le passeggiate con De Carlo, allora De Carlo non poteva per "libertà intellettuale" accettare di scrivere nella sua Casabella (questo sembra che lei voglia dire quando quasi rinfaccia a Boeri l'amicizia con Koolhass).
Le ricordo che De Carlo quando ha nuovamente "incontrato" Rogers, questa volta su "Casabella" nel '54, non ha esitato ad andarsene "in amicizia" per incompatibilità di i

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Commento 924 di Roberto Vallenzasca del 09/07/2005


Giancarlo De Carlo è morto: onore a De Carlo, al compagno partigiano, all'ottimismo della volontà e al pessimismo della ragione.
E disonore a committenti e politici che lo hanno relegato - come altri della sua generazione - a un localismo di nessun peso nella tragicomica realtà urbanistica italiana.
Ma disonore anche a chi ne è riuscito a strumentalizzare per bene l'agonia. Si sapeva benissimo che la sua era da anni una lunga marcia verso la morte. Per questo il campione del nuovo cinismo culturale, il finto sinistro Boeri lo ha spinto (obbligato?) a scrivere per un anno e mezzo sulla sua pessima Domus, nel tentativo di darsi un patentino progressista - visto che dalla sua penna più di frasi ambigue mormorate sottovoce non escono. E quando De Carlo trapassa, ne ripubblica lesto lesto gli stessi scritti appena usciti sulla rivista.
Ma si può essere più cinici di cosi? Programmare scientificamente non un "coccodrillo" ma un "Supercoccodrillo": per un dilettante, come ama definirsi Boeri, non è male. Un altra mossa mediatica che si aggiunge alle carnevalate a San Siro (che gli servono per far passare il suo progetto di risistemazione dello Stadio), alle quattro o cinque presentazioni mensili della rivista dal Manzanarre al Reno, al profluvio d'interviste, dichiarazioni, sproloqui fatti in ogni angolo della periferia dell'Impero.
Altro che riserbo, metodo, analisi, altro che i "ragionamenti limpidi che richiedono paziente lavoro e fervida immaginazione" di cui De Carlo scrive. La Domus ciarliera e insulsa che producono Boeri e gli altri dipendenti di Rem Koolhaas, piena di ammiccamenti alla decadenza dell'Occidente - da rappezzare con qualche forma geometrica un po' sbirula, che per loro è l'architettura - è proprio all'estremo opposto di quanto coraggiosamente, contro ogni evidenza, De Carlo continuava a pensare.
Povero Maestro, ma non si è accorto di quanto era interessato l'interesse di Boeri?
Con tristezza,
Roberto Vallenzasca

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Commento 914 di Leandro janni del 18/06/2005


E' morto Giancarlo De Carlo.
Uno dei pochi, pochissimi architetti italiani non feticisti.
Un uomo libero e serio.
Consistente e imprevedibile.
Un politico creativo.
Chi lo ha conosciuto, se ne ricorderà.

Leandro Janni

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Commento 913 di Carlo Sarno del 08/06/2005


Scrive Giancarlo De Carlo : "...l'architettura diventa generosa e significante per gli esseri umani solo se è un'estensione gentile e delicata dell'ordine naturale..."
"...A Siena nel centro storico il processo di formazione è stato tra i più organici che si conoscano e lo sviluppo non è stato ancora così dirompente da sconvolgere la mirabile corrispondenza tra spazi solidi e cavi, né l'intrecciata presenza di disparate attività umane. Per questo le piazze a Siena hanno ancora senso e per tutti - cittadini e viaggiatori - in loro stesse, nelle loro sequenze, nei riflessi di quell'assoluta origine e destinazione che per ciascuna di loro è il Campo..."
"...Le città sembrano diventate irrazionali, mentre il loro scopo di origine era di stabilizzare isole di razionalità nel mare degli arcani misteri della natura. Non sono più confortevoli né sicure, mentre la sicurezza e le punte di comfort che offrivano erano tra i motivi più certi della loro forza di attrazione. non sono più opere d'arte e neppure d'ingegno o di maestria, mentre un tempo sulle città si concentrava il meglio dell'invenzione umana per renderle riconoscibili e memorabili..."
"...In parallelo alla scoperta che il commercio del suolo urbano può offrire redditi considerevoli perché il valore delle aree edificabili cresce automaticamente con l'estendersi della superficie urbana, il processo di sviluppo della città si è sottratto alla molteplicità delle sue leggi organiche per conformarsi alla univocità della correlazione tra domanda e offerta..."
"...La struttura che le ordinava si è disfatta e per questo sono diventate incomprensibili. Dall'nsieme non si riconoscono i ruoli delle parti e nelle parti non si rintracciano i segni delle assonanze che le fanno concorrere in uno stesso insieme..."

Da queste brevi citazioni di Giancarlo De Carlo subito si evince la sua sensibilità , professionalità e consapevolezza del problema urbanistico contemporaeo.
Il pensiero architettonico di Giancarlo De Carlo affonda le sue radici nell'Architettura Organica e Sociale Italiana, nell'APAO (Associazione per l'Architettura Organica promossa da Bruno Zevi ed altri nel dopoguerra), nell'approccio urbanistico organico di Luigi Piccinato e Giuseppe Samonà; a tutto questo si innesta una sua particolare sensibilità per i problemi etno-antropologici e culturali dei sistemi sociali, abbinata ad una profonda conoscenza del mestiere di architetto e urbanista.
Grazie Giancarlo De Carlo per la tua meravigliosa vita dedicata alla Causa della Architettura!
Carlo Sarno


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Commento 911 di Silvio Carta del 07/06/2005


Nell'essere pienamente d'accordo con quanto scritto nell'articolo, vorrei esprimere la mia opinione nell'asserire che forse il problema è nella "pubblicizzazione" dell'architettura/architetti italiana/i piuttosto che di quella degli "olandesi, gli spagnoli e i portoghesi". Quante volte sono apparsi "Pellegrin, Ricci e altri maestri" e quante volte appare invece Rem Koolhaas? Sappiamo tutti di vivere in una società di immagini, come sappiamo tutti che se vogliamo comprare il pane dobbiamo usare l'euro e non la lira.

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Commento 912 di Paolo Giordano del 07/06/2005


Gent.mi Sandro Lazier e Paolo G. Ferrara, posso dire di sposare per intero quanto affermato nel commento de La redazione. In aggiunta vi invio alcune righe che mi sono permesso di preparare nella giornata di domenica, non appena saputo del decesso. Le avrei voluto inviare a tutti gli iscritti della mailing list della ns. associazione dei Giovani Architetti del Canavese. Poi, un po' temendo di venire etichettato per passatista, ho soprasseduto. Preso dal timore di esternare quelle opinioni che De Carlo ci insegnava a difendere. Ci mancherà la sua presenza tutelare. Cordiali saluti
Paolo Giordano


"(...) Quali erano i nostri sogni (si allude al Team X, n.d.r.)? Cosa ne resta oggi? Naturalmente alcuni di essi erano sbagliati, ma è meglio avere sogni sbagliati che non averne del tutto. I protagonisti di quella vicende (il Movimento Moderno, n.d.r.) avevano fatto molti errori - Le Corbusier arrivò la punto di pensare che Mussolini avrebbe potuto aiutarlo a favorire l'architettura moderna - ma se si pensa alla loro passione, anche al fatto che erano pronti a vendersi l'anima per realizzare la propria idea di architettura, beh, credo che tutti loro meritassero e meritino un incredibile rispetto.Oggi invece, tutti questi architetti che - anche se con talento - creano edifici identici ovunque, che cosa fanno davvero? Hanno un'idea del mondo, una Weltanschauung? Che sogni hanno?
Io credo che se c'è una possibilità di uscire da questa posizione scivolosa, di omologazione, è solo quella di aiutare l'architettura a tornare ad avere un punto di vista e un'idea del mondo che ci circonda. E vedo alcuni segnali intorno a noi, dove dappertutto ci sono giovani - giovani non organizzati - che cercano qualcosa di nuovo, che vogliono cambiare il volto dell'architettura. Può darsi che non ne abbiano i mezzi, ma hanno un desiderio e una tensione con i quali dobbiamo fare i conti. E aiutarli a cercare qualcosa di nuovo nella molteplicità di eventi che accadono insieme, forse in modo confuso, attorno a noi; perchè io credo davvero che in questa confusione ci sia qualcosa di interessante".
(da un'intervista a Giancarlo De Carlo di Stefano Boeri, Peter Davey, Axel Sowa, Domus 874, ottobre 2004)


Nella mattina di sabato 4 giugno Giancarlo De Carlo è morto a Milano. Aveva 85 anni.

Le righe che riportiamo sono parte dell'ultima intervista rilasciata dall'architetto prima che la malattia ne costringesse l'astensione, con l'unica eccezione della laurea ad honorem in Pianificazione Territoriale rilasciatagli dal Politecnico di Milano il 15 dicembre 2004, dalle 'scene pubbliche'.
Crediamo che siano le parole non di un 'vecchio Maestro', quale senz'altro è stato, ma di un 'giovane', con quell'impeto e quella speranza che troviamo con difficoltà tra noi stessi che giovani lo siamo davvero, ma solo per anagrafe. Forse l'impasse teorico e culturale di cui tutti siamo testimoni potrebbe trovare motivi di spinta al superamento da un dibattito che includa una riflessione attorno alla scottante attualità dell'eredità teoretica di alcuni personaggi del panorama architettonico italiano troppo frettolosamente messi in un angolo per seguire le sirene dell'architettura mediatica.
Alcuni mesi fa, pur intuendo la serietà della malattia di De Carlo, facemmo il pensiero di interpellarlo - sapendo che difficilmente avrebbe accettato - perché venisse a parlare ad una platea di giovani professionisti e studenti, per spiegare, per incuriosire, per stimolare.
Qualcosa di improcrastinabile non ce ne ha dato il tempo.

Ci restano le sue parole.

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