Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Gli interventi dei candidati CoDiArch al Consiglio dell'Ordine di Milano

di la Redazione - 10/11/2005


Alberto Scarzella Mazzocchi Presidente Co.Di.Arch.
Raccolgo l’invito de La Redazione per illustrare due temi di ordine generale che stanno particolarmente a cuore ai candidati della lista Co.Di.Arch. www.codiarch.org.

Concorso di idee
Da anni l’architetto Beniamino Rocca, Vice Presidente del Co.Di.Arch., cerca di convincere i nostri legislatori ad imporre per Legge il concorso di idee per ogni lavoro il cui costo a base d’appalto superi i cinquecentomila €uro. Naturalmente non del tipo praticato oggi nel nostro Paese; talmente dettagliato, burocratizzato ed oneroso da precludere, di fatto, la partecipazione fin dalla prima lettura del bando. Ma chiaro snello e scattante, a seguito di procedure innovative:
Una sola tavola da disegno formato A0 ed una sola pagina di relazione;
Una giuria che opera pubblicamente; Palese il nome del progettista.
Il ricorso all’anonimato è pura ipocrisia. Chi non ha individuato il progetto di Frank Gehry per la Regione Lombardia?
Il dibattito tra i membri della commissione giudicante dovrà essere pubblico, come quello di una normale riunione consiliare, ed il voto dei commissari palese
Valutare centinaia di elaborati è costoso e defatigante. D’altra parte è sufficiente ricordare come Le Corbusier abbia utilizzato una sola tavola per illustrare, con il suo Plan Voisin, la nuova immagine di una città come Parigi.
Per non parlare di Lucio Costa, vincitore del primo premio nel concorso per il Piano Regolatore di Brasilia, con solo cinque tavole comprensive di relazione e schizzi illustrativi. Oggi Brasilia è dichiarata dall’Unesco “ Patrimonio architettonico dell’Umanità”.
Non basta per avere fiducia nella semplicità e nell’intelligenza?

Porte aperte
A norma dell’art.27 dell’attuale Legge sull’Ordinamento della professione “le adunanze straordinarie (tutte quelle che non attengono all’elezione del Consiglio o all’approvazione del bilancio) hanno luogo ogni qualvolta il consiglio ritiene conveniente convocarle o quando, da almeno un quinto degli iscritti nei sia fatta richiesta scritta motivata.
Tradotto in italiano, se oggi un iscritto desiderasse richiedere la convocazione di una adunanza (assemblea) dovrebbe far controfirmare la sua richiesta da 2.500 colleghi.
Il Co.Di.Arch. intende mettere a disposizione degli iscritti, almeno 2 volte al mese, le sue sale per assemblee autogestite che si svolgeranno alla presenza di consiglieri dell’Ordine, in qualità di semplici auditori od eventualmente di asettici consulenti per colloquiare finalmente su tematiche interessanti la professione e magari l’architettura.
Grazie per l’ospitalità
Alberto Scarzella

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Giovanni Loi Segretario Co.Di.Arch.

L'ingegner Zappalà. Come affossare la laurea triennale in architettura con una Direttiva europea.
Al Parlamento europeo un attivissimo esponente del centrodestra, ha lavorato e lavora assiduamente sul tema delle libere professioni.
Le sue posizioni conservatrici sono note agli addetti ai lavori che si occupano di riforma delle professioni in Italia come in Europa, se non altro perchè il suo parere è spesso riportato sul quotidianodi settore Italia Oggi.
L'Onorevole Zappalà, nemico dichiarato delle riforme liberali delle professioni, segue da tempo in prima persona l'evoluzione dei problemi degli ingegneri italiani, come si evince dal documento contenuto sul sito del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) http://www.cni-online.it/documenti/dv07789.htm.
Non tutti sanno che il CNI non ha mai amato le lauree triennali che l'ingresso in Europa ci ha praticamente imposto. La ferma opposizione di questa istituzione a qualunque riforma liberale delle professioni in Italia, ha fatto si che anche in Europa si dovesse porre rimedio per non rischiare che i privilegi acquisiti andassero persi per via di un'imposizione esterna. E' così che il rapporto consolidato ha portato l'Onorevole Zappalà a divetare il relatore della Direttiva 2005/36/CE approvata il 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali in Europa, la quale tra le altre cose esclude la laurea triennale in architettura, rilasciata nel nostro Paese, da quelle riconosciute in Europa.
A scanso di equivoci e per evitare cattive interpretazioni, riportiamo per esteso il testo del comma 1 dell'articolo 46 della stessa Direttiva intitolato “formazione di architetto”:
“La formazione di architetto comprende almeno quattro anni di studi a tempo pieno oppure sei anni di studi, di cui almeno tre a tempo pieno, in un'università o un istituto di insegnamento comparabile. Tale formazione deve essere sancita dal superamento di un esame di livello universitario.”
E' un peccato però che poi la Deroga del comma 1 dell'articolo 47 reciti:
“In deroga all'articolo 46, è riconosciuta soddisfare l'articolo 21 anche la formazione impartita in tre anni dalle Fachhochschulen della Repubblica federale di Germania, in vigore al 5 agosto 1985, che soddisfa i requisiti di cui all'articolo 46 e che dà accesso alle attività di cui all'articolo 48 in tale Stato membro con il titolo professionale di architetto, purché la formazione sia completata da un periodo di esperienza professionale di quattro anni, nella Repubblica federale di Germania, attestato da un certificato rilasciato dall'ordine professionale cui è iscritto l'architetto che desidera beneficiare delle disposizioni della presente direttiva.”
Meditate, cari laureati triennali, meditate.



(la Redazione - 10/11/2005)

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