Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Con il CO.DI.ARCH di Monza

di MarioPaolo Fadda - 22/1/2006


Dopo Milano, Monza. Il Co.Di.Arch., dopo il buon successo di Milano, va in provincia e presenta proprie liste per le elezioni del consiglio dell’ordine a Monza.
Anche qui il clima non è dei migliori: dilaga, tra i pretendenti al trono, quella concezione politico-affaristica dell’organizzazione professionale che tiene alla larga, da qualsiasi parvenza di partecipazione, la stragrande maggioranza degli iscritti. Che è, in fondo, ciò che vogliono i clans per spartirsi meglio il bottino.
Il Co.Di.Arch., con la generosità intellettuale che lo contraddistingue, offre la possibilità, a chi volesse sottrarsi a questa volgare lotta per un miserabile spazio di potere, di far sentire la propria voce. Offre la possibilità, a chi non volesse essere più un semplice numero stampato su un timbro, di riconquistare un ruolo attivo nel processo di adeguamento della professione ai nuovi scenari della globalizzazione.
Ho letto, sul sito del Co.Di.Arch. di Monza, le dichiarazioni dei candidati e, confesso, mi sono quasi commosso per quel tono, a tratti ingenuo, ma fermo, per quello slancio ideale, ma così attento alla quotidianità, che le accompagnano. Dichiarazioni di chi non solo non ha ambizioni di potere ma crede fermamente nei valori più nobili della disciplina ed ama la propria professione, ripudiandone però le venature élitarie e corporative. Dichiarazioni che ci permettono di valutare quanto le pulsioni, i desideri, i sogni di questi candidati, siano in sincronia con le pulsioni, i desideri, i sogni di decine di loro colleghi, accomunati dal desiderio di sbarazzarsi di un’organizzazione professionale arcaica, autoritaria, delegittimata, nemica.
Il mondo della professione, incarnato da questi sconosciuti o poco noti architetti, si fa quindi carico di recuperare, accanto alla gioia creativa, la tensione etica, l’impegno civile e la responsabilità sociale che il mondo delle cosiddette stars e quello accademico hanno bruciato sull’altare del successo commerciale ed editoriale. È tutta qui la retrocessione italiana, che trova puntuale riscontro nei penosi appelli degli accademici di lungo corso e nelle aberrazioni pseudo-intellettuali di chi pretende di esprimere giudizi di valore in base all’età anagrafica dell’architetto.
Perchè votare i candidati del Co.Di.Arch.?
- Perchè sono contro <i privilegi professionali di pochi per garantire i diritti di tutti i colleghi> (Gianantonio Chinellato);
- perchè amano l’architettura <antica e moderna> (Mario Agudio) e la professione che hanno liberamente scelto “un lavoro seducente e complesso” (Mauro Molteni), ma non <L’Ordine di appartenenza> (Claudio Peraboni)
- perchè vogliono recuperare valori depauperati dal cinismo delle stars e degli accademici attraverso <il corretto approccio nei confronti del prossimo.Credo con questo spirito debba compiersi il nostro percorso comune a tutela della categoria e di tutti gli iscritti.> (Simone Antonicelli)
- perchè hanno sogni che vogliono veder realizzati <Quando progetto, sulla Luna ci torno, lì non ci sono “Ordini”… e per Monza sogno un Ordine degli Architetti diverso, nuovo ed europeo> (Laura Rocca), <...sogno un ordine capace di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai giovani Architetti di esprimere tutto il loro potenziale fatto di entusiasmo e creatività intellettuale”> (Francesco Saverio Bovo)
- perchè fanno tesoro dellle esperienze di paesi più civili “molte volte mi trovo a pensare che nel nord Europa non ci sono Ordini professionali, eppure la qualità dell'architettura è generalmente migliore ...” (Fabio Baldessari)
Senza dimenticare gli altri punti qualificanti del programma che abbiamo già evidenziato in occasione delle elezioni di Milano:
- mettere finalmente mano a quel retaggio medievale chiamato codice deontologico,
- porre fine all’autolesionismo protezionistico,
- demandare alla libera scelta individuale l’aggiornamento professionale,
- porre le basi per la liquidazione della squallida lotteria dell’esame di stato,
- stabilire i corretti ambiti delle categorie professionali affini,
- farsi garanti dei diritti dei giovani colleghi.
Non ci sono più alibi per il disimpegno, la rassegnazione, l’indifferenza, la lista del Co.Di.Arch. è lì a dimostrare che un’alternativa allo status quo è possibile e praticabile. Non sulla luna, ma qui sulla terra.

Los Angeles, CA


(MarioPaolo Fadda - 22/1/2006)

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