Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

L'eredità di Pasquale Culotta

di Vito Corte - 11/11/2006


Grazie, Marcello, per aver avuto la necessaria lucidità per stendere questa sintetica scheda biografica di Pasquale. Dal 9 fino ad oggi io, invece, sono andato in giro e, attendendo alle cose di tutti i giorni, invece non ho fatto che pensare, ricordare, rammaricarmi per non aver detto in tempo, non aver fatto.

Pasquale è stato parte di noi e noi adesso abbiamo un dovere: per noi stessi, per lui, ma anche per le rispettive nostre realtà locali che sono il campo di applicazione delle nostre curiosità, delle sperimentazioni, delle concretezze del costruire.

Il sacrificio di Pasquale, immaturo, improvviso ed in ogni caso mai auspicato, deve allora trovare una sua positività: deve servire per farci tornare a parlare tra noi, a scambiare e condividere le esperienze come si faceva fino a qualche anno fa, deve servire per ricostruire la scuola degli architetti siciliani.

Adesso le condizioni sono mutate rispetto a dieci anni fa: altri focolai culturali punteggiano la regione ed altre aspettative alimentano l'attività di molti architetti siciliani.

Eppure è necessario che la lezione di Pasquale, nonostante le debolezze strategiche su cui sovente abbiamo concordato e che hanno avuto la colpa di disperdere parte della originaria forza innovativa, torni ad essere letta ed applicata.

Proprio per le mutate condizioni al contorno, allora, è necessario che l'attività didattica all'università sia sottoposta ad una rimodulazione del suo ormai consolidato modo d'essere e che, come Pasquale ci ha insegnato, sia improntata al rigore della ricerca, al sacrificio nell'applicazione allo studio, al conseguimento del risultato pieno di valore, non solo "rivestito" di una parvenza immaginifica di accattivanti suggestioni virtuali. E' necessario che il nostro mestiere, come Pasquale spesso ripeteva, sia esercitato con onestà e con senso di responsabilità: quindi se "tempio" è il nostro mestiere, facciamo in modo di cacciar via dal nostro tempio tutti quei mercanti che stanno invadendo - non avendone merito nè titolo- tutti i residui spazi per l'esercizio del mestiere. E' necessario - e il ricordo delle giornate trascorse insieme con lui mi provoca rabbiosi morsi di rimpianto- che l'individualismo lasci le nostre rispettive condizioni d'essere per convergere - nelle forme di colaborazione più compatibili con le variegate esigenze, ma anche più moderne- verso la costituzione di un soggetto culturale e professionale nuovo ed avanzato, che abbia però nel suo atto costitutivo la traduzione in fatti del pensiero e dell'nsegnamento di Pasquale. Ed i fatti dovranno essere modi d'insegnare e di fare didattica, modi di progettare e costruire, modi di scrivere e di fare ricerca, modi di essere partecipi e protagonisti dei dibattiti sulla città, sul territorio, sull'uomo e l'architettura.

Tu, caro Marcello, sei l'unico tra noi ad avere tutte le carte in regola per proseguire con pari dignità di Pasquale il tracciato del suo insegnamento. Dobbiamo, a partire da domani, rivederci e rincontrarci. Tu sai a chi penso e sai come fare per farti artefice della ricucitura di un liso tessuto che per troppo tempo nessuno ha avuto la cura, o il tempo, di rammendare. Sai che ti sono vicino ed a fianco.

Grazie, Marcello.

Adesso ti lascio: devo andare a portare l'ultimo saluto al mio maestro, al suo funerale. Penso di portare anche mio figlio che, in uno slancio di condivisione d'intenti, volli che fosse battezzato - quattordici anni fa- con la mano di Pasquale -padrino sul capo.

Penso di fare una buona cosa di padre, mostrandogli per l'ultima volta un uomo che ha sempre lottato per avere le cose ma che, sempre, si meravigliava di quanto bella fosse la vita!

(Vito Corte - 11/11/2006)

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