Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Il ruolo della critica

di Sandro Lazier - 7/1/2009


“È un’esplosione di libertà per l’architettura: molto nobile, perché sarebbe più facile andare d’accordo con la mentalità stagnante. Gjra, Legnani, Paoletta, Caraman, Cancellotti, Michelucci, Cereghini, Frette e Rossi e altri buoni architetti non sono, per ora, compensati come dovrebbero di commissioni. Le commissioni vanno ancora in largo stile a quei maneggioni di cui abbiamo altra volta discorso.
Ma l’atletico Terragni fa vedere ai visitatori come si fa a costruire in barba alle commissioni d’ornato, nella sua Como patria di Sant’Elia.
Per concludere, questa esposizione segna il risveglio più carico di domani dell’architettura italiana. Non è possibile precisare teorie e notare delle esegesi minuziose: preso in blocco, questo sforzo giovane ed alacre si può giudicare come un principio di rinnovamento. I frutti li avremo alla buona stagione, quando la polemica per il gusto moderno avrà raggiunto gli scopi di moralità cui tende. Il fatto, per ora, è.”

Così Pietro Maria Bardi, recensendo “LA MOSTRA D’ARCHITETTURA RAZIONALISTA”, tenuta a Roma lunedì 30 marzo 1931. Ci sono riferimenti a maneggioni che si spartiscono le commissioni, al domani dell’architettura italiana e ai contenuti di moralità che la modernità aveva tra i suoi scopi principali. Ora, al di là del dato che ci dice in Italia quasi nulla essere cambiato - se non il fatto rispetto al passato che accademia e progresso ora sembrano parlare dallo stesso pulpito – mi preme fare una riflessione sul ruolo della critica rispetto ai fatti di cronaca che coinvolgono la correttezza e la moralità dei comportamenti. Un critico, per il ruolo che riveste e per la funzione che esercita, ha il dovere di vigilare sulla correttezza e onestà dei comportamenti che portano a fare l’architettura, perché solo ciò che viene costruito ha importanza e rilevanza storica. Nelle cose degli uomini, nell’architettura in particolare, conta solo ciò che si fa e che resta, sottoposto al giudizio del tempo. Purtroppo non ci sono risorse per realizzare tutte le idee. Questo è un destino che dovremmo riservare a quelle migliori e più innovative. Le idee ripetute, quelle ricalcate o rubacchiate, quelle truccate o intellettualmente false, sono solo uno spreco di tempo e di soldi, che ci rende più poveri e, a lungo, ci ruba anche la speranza. Lo sanno bene i regimi dispotici che, ovviamente, non tollerano nessun rinnovamento e nessuno strumento comunicativo che possa alimentarne il desiderio.
Ottenere commissioni barando, quindi, è oltraggio al bene collettivo più che alla giustizia privata. È una colpa grave, denunciare e condannare la quale giustifica ampiamente le risorse che una società civile deve destinare al lavoro di chi ha il compito di giudicare cosa vale realizzare e cosa no. Perché il giudizio sia efficace occorre nondimeno che i critici siano sinceri, onesti e preparati e che la competizione propedeutica alla realizzazione delle opere sia corretta e regolare. Qualità che chiamano in causa la moralità delle persone e dei comportamenti, in assenza o carenza delle quali, per converso, dovremmo trovare traccia nelle opere illecitamente realizzate o proposte per la realizzazione. Questo è il punto. Della disinvoltura etica con cui certi maneggioni fronteggiano concorsi, colleghi, incarichi e carriera è possibile trovare riscontro nelle loro architetture?



(Sandro Lazier - 7/1/2009)

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7 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 6732 di silvio carta del 10/01/2009


Gentile Christofer Giusti, cosa e' questa atmosfera da anfiteatro?
Io poi, nemmeno La conosco, perche' si meraviglia della mia suddetta "esclusivita'". Preferisco non nominare le persone che ritengo critici seri ed intelligenti semplicemente per una questione di rispetto prima nei loro confronti (pare che gli faccia pubblicita') e poi in quelli di chi legge, ancora assumerebbe il tono di una propaganda e, francamente, non ne ho nessuna intenzione. Il mio obiettivo era quello di stemperare il tono negativo sulla critica italiana.

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Commento 6726 di christofer giusti del 10/01/2009


Sig. Carta, che sono queste esclusività? li faccia qui i nomi di questi critici, o ha forse paura di coinvolgere tali signori in qualcosa di scomodo? e che diamine di critici "veri" sarebbero dunque?
sig Marrucci, se ha avuto queste rivelazioni, le riporti qui per favore, a mò di appello a svegliarsi!
anche perche i battibecchi tra fessi e esaltati..francamente....

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Commento 6718 di silviocarta del 09/01/2009


Gentile Marucci, ci sono, ci sono, siamo piu' positivi. Non ne faccio i nomi qui in questa sede, ma se preferisce glieli posso indicare in privato. A volte ci facciamo prendere un po' dalla corrente che in questo periodo porta a vedere tutto negativo e a lamentarci della nostra nazione a beneficio di altre. La colpa della non visibilita' dei buoni critici e' nostra. Continuiamo come pecore a dare adito a canali informativi controllati da non-critici come quelli ai quali lei fa riferimento, senza capire che il vero dibattito critico viaggia su frequenze diverse, meno note e, a causa nostra, meno conosciute. La colpa e' nostra, non loro.
Poi sono d'accordo con lei che ci sono tante figure inutili e sovrastimate, questo si. Pure troppe.
S


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Commento 6716 di Renzo Marrucci del 09/01/2009


Caro Carta, ci sono? C'erano semmai ma ora son morti purtroppo... Hanno preso il posto ma non la respobilità... Si spartiscono sedi e presidenze e cattedre ecc... oppure convivono prendendo abbagli che potrebbero essere utili con sufficiente umiltà...ma non la dimostrano...
Che ci facciamo ?

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Commento 6712 di Silvio carta del 08/01/2009


Gentile RM, non sono d'accordo con lei nell'ammettere l'assenza di critici veri in Italia. Ci sono, solo che non parlano molto e non sono tanti.

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Commento 6710 di Renzo Marrucci del 08/01/2009


il ruolo della critica è particolarmente importante. Tanto è vero che la mancanza di veri critici oggi è causa di una profonda confusione negativa. Non è confusione positiva, cioè creativa, ma vera e propria simulazione della creatività di cui si ha la responsabilità culturale e morale.
Non molto tempo fa si parlava di "contaminazione" nella sua accezione positiva, cioè influenza e osservazione, ora la parola è sparita perchè di fatto sussiste la corruzione. Corruzione come deviazione e smarrimento, come filosofia del comportamento. Oggi copiare è una sorta di abitudine e pare che chi lo faccia prima vince... L'importante è saccheggiare, vedere, guardare, la sindrome della cattura visisiva con successiva digestione male organizzata. I materiali suppliscono alla incapacità creativa a diversi livelli ma la gara è circoscritta. Poco amore per l'uomo anzi pochissimo e talvolta nullo. Ecco, il ruolo del critico è proprio nell' individuare dove manca l'amore verso l'uomo e la società. Il critico dell'architettura lo fa studiando l'architettura, interrogandosi sul valore del progetto e le sue fasi. il valore della realizzazione e le sue fasi, quindi il prodotto nella sua reazione nell'ambiente dell'uomo.
Si riesce a comprendere il valore morale del progetto e quindi della realizzazione? E' sufficiente osservarlo rispetto all'uomo e alle sue esigenze e necessità di vivere una vita sociale priva di degrado culturale e umano. Quando l'architettura fallisce rispetto all'uomo il giudizio è nelle cose...Quado la città fallisce rispetto all'uomo il giudizio è nelle cose... Il bello in architettura compendia l'utile con la necessità dell'uomo alla sua spirtualità... L'architetto deve preoccuparsi soprattutto del rapporto uomo e ambiente e società, seriamente e con gioia... Il materiale entra dopo... e scaturisce dalla comprensione sensibile della realtà...

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Commento 6703 di Silvio Carta del 07/01/2009


Un critico, oltre che come detto giustamente dovrebbe "vigilare sulla correttezza e onestà dei comportamenti che portano a fare l’architettura", ha anche il compito di fare da tramite, intellettualmente parlando, tra i suddetti maneggioni e il resto della collettivita'. La gente, in termini volutamente generali e generici, non possiede gli strumenti intellettuali per poter discernere una architettura da un palazzaccio. (sia un esempio per tutti la continua richiesta da parte della collettivita' di una architettura gia' definita "gastronimica", o se volgiamo spostarci sul campo dei fiori, mi e' capitato spesso di avvertire la pianta di gerani come un elemento spartiacque tra "buona" e "cattiva" facciata di un palazzo). Il critico pero' puo' (anzi deve) suggerire delle vie di interpretazione, delle chiavi di lettura, in termini semplici, chiari, adatti ad essere compresi da chi l'architettura la vive e non la fa.
Il critico musicale "ci dice" se un nuovo album e' "di qualita'" o no in base a criteri oggettivi e basandosi su una pretesa esperienza in campo musicale. Nessuno contraddice un critico musicale. Prima di comprare un libro o vedere un film ne leggiamo spesso la recensione, per capire se varra' quegli 8 euro e 50. Ci fidiamo spesso dei critici letterari, ma quante volte diffidiamo da quelli di architettura? Esistono i critici di architettura per la collettivita'? Esiste il caso di un compratore che si rivolga ad essi prima di comprare una casa? Ah no, in tal caso vengono interpellati i Tecnocasa, i Toscano, i PirelliRe.
Ed e' lapalissiano che per essere un filtro che ingoia argomenti complessi come l'architettura (e la tentata architettura) e li trasforma in semplici frasi capibili da tutti, il critico deve avere le idee chiare, anzi chiarissime. E poi deve essere onesto, come giustamente sottolinea Sandro Lazier. Idee chiare, preparazione ed integerrimita'.

E poi si, la "disinvoltura etica con cui certi maneggioni fronteggiano concorsi, colleghi, incarichi e carriera" è visibile, visibilissima. Ma ancora una volta.. solo ai critici, quelli veri. E come tutti i gatti che si mordono la coda, o i giochi dell'oca che si rispettino, torniamo a capo. Alla sincerita'.

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