Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Piano C.A.S.E. : Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili

di Massimo Pica Ciamarra - 4/5/2009


Acronimo efficace per chi rinunci a valutarne significato ed esiti. L’informatica consente simulazioni virtuali, sogni bucolici. Il premier urbanista ripete “sempre la stessa formula che comunque ha avuto grande successo: case intorno ad un centro verde, con tutti i servizi, con tre tipi di strade (pedonale, ciclabile e carrabile)”. Il documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri / Dipartimento della Protezione Civile con Eucentre (il Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica di Pavia) impone plauso ed encomi per gli obiettivi espressi. La “strategia alternativa” vuole nel provvisorio “abitazioni ad elevati standard qualitativi”, enuncia in 5 punti la “filosofia progettuale”, mostra “moduli abitativi”, illustra sapiente “sicurezza antisimica”, agili “sistemi costruttivi a secco” e prefabbricati. Per la prima volta risponde all’emergenza con opportuna velocità.
Tutto bene ? No.
Obiettivi ed ingredienti di elevata qualità, ma simulazioni virtuali che quantomeno preoccupano. A Bisaccia la ricostruzione postsismica realizzò un quartiere che chi lo abita chiama ancora “piano regolatore”. All’Aquila sarà chiamato “modulo abitativo”: sono cinque, di 3.000 abitanti ciascuno (700 milioni di euro tutto incluso, 47.000€/abitante). In futuro saranno utilizzati come “campus”: altro sinonimo di emarginazione.
Utilitas e firmitas per Vitruvio seguivano conoscenze razionali: la triade si completava con la "venustas", chiave del loro assemblaggio. Oggi però “venustas” ha significati strutturalmente diversi dal passato. Dipartimento della Protezione Civile + Eucentre, estromettendo valori sostanziali, hanno agito da “semplificatori terribili”. Hanno evitato di generare luoghi e positive forme aggregative: quindi dimostrano -come tutti sanno- che la qualità non è solo negli essenziali ma aridi parametri assunti, da quanto si legge, con la consulenza di un urbanista di ritorno. Anche per gli archeologi le città cominciano a definirsi tali quando lo spazio fra gli edifici assume senso o meglio quando questo senso prevale su quello dei singoli edifici, interpreta i contesti, permea i luoghi. È una qualità sostanziale che non avrebbe certo chiesto maggior tempo, avrebbe solo dato garanzia di futuro.


(Massimo Pica Ciamarra - 4/5/2009)

Per condividere l'articolo:

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]

Altri articoli di
Massimo Pica Ciamarra
Invia un commento
Torna alla PrimaPagina

Commenti
1 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 7181 di Renzo marrucci del 04/05/2009


Residenza, poi campus o viceversa…
Condivido, questa volta, il breve e incisivo articolo sui campus di M.P.C.
Quello che è da temere in modo preoccupante, è proprio che questa tempestiva volontà di precipitarsi nel campo dei nostri aquilani a promettere, si trasformi nella realizzazione di nuovi villaggi a doppio uso, con scartamento ridotto della vivibilità. Se da una parte è buona cosa dimostrare vicinanza e interessamento con le parole, poi occorre applicarsi costantemente affinchè questo interessamento sia corris
posto e tradotto sinceramente nei termini più giusti e appropriati che sia possibile, in modo che il trauma possa essere storicizzato, ma non eternizzato sul territorio e nella coscienza delle persone che lo hanno vissuto.
Infatti, la necessità ora non è solo del bene strumentale della casa com’ era nel primo momento della paura, ma è ora una formula di civiltà da concretizzare. Non nego che si possano realizzare ed escogitare doppie funzioni, ma nella valutazione accorta dei contenuti progettuali e urbanistici, in modo da non ritrovarci sacche di edifici, frutto di una tecnica sapiente quanto diseducativa e frustrante qualità edificata.
In altre parole, occorre formare dei luoghi di vita capaci di generare identità e assimilarsi nel territorio, senza creare fratture è dispersioni sociali e culturali come le rigidità annunciate nell’articolo di M.P.C. , con le progettazioni annunciate e impostate su rigide formule economico-funzionali. Nella creazione di queste nuove strutture occorre riferirsi alla dimensione della organizzazioni di luoghi capaci di generare vita comune, come è nella socialità identitaria e culturale degli abruzzesi. Quindi non aride formule, destinate a perpetrare frustrazione post terremoto e tracce somatiche e traumatizzanti sul territorio.
Non quattro mura allineate e coperte con aree razionali e anonime per ricoverare abitanti …ma soprattutto luoghi umani in grado di continuare il senso di identità sociale e culturale nel rapporto che la città storica ha dato come patrimonio civile agli abitanti dell'Aquila.
Lo sforzo non è quindi solo quello di progettare o inventare schemi sulle quantità da distribuire sul territorio… ma fondamentalmente creare, avendo presenti le qualità da rigenerare, la carica e lo spirito sociale e comunitario con una urbatettura di qualità che motivi gli abitanti a continuare a vivere in questa parte affascinante della terra di Abruzzo.


Tutti i commenti di Renzo marrucci

 

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]



<