Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archistar

di Vito Corte - 14/5/2009


E’ di questi giorni una accesa polemica alimentata dalla notizia che la ricostruzione post terremoto a L’Aquila potrebbe essere affidata a gradi studi di architettura, le cosiddette “archistar”.
Si parla, sembra, di Fuksas, Isozaki, Calatrava, Nouvel, Hadid ed altri.
Molti non sono d’accordo sull’ipotesi di continuare ad attribuire un ruolo di arbitro delle importanti decisioni che interessano il paesaggio e la città a società che si avvalgono delle fascinazioni alla moda di certi progettisti che utilizzano l’architettura come brand.
Progettisti che spesso supportano quelle holding immobiliariste ammantando con accattivanti messaggi figurativi grandi operazioni di speculazione.
Si tratta, in brutale sintesi, di analoghe operazioni di trasformazioni della rendita fondiaria che ai tempi delle “mani sulla città” si effettuavano con la edilizia residenziale e che adesso invece si attuano con singoli elementi catalizzatori di interessi, (il palazzo, la torre, la stazione, il centro commerciale) a punteggiare un paesaggio perlopiù desolato, anelante di iniezioni di anfetamina costruttiva.
Già Leonardo Benevolo aveva avvertito del pericolo delle scorciatoie che tali griffe dell’architettura internazionale di solito intraprendono a scapito della storia e della tradizione di un tessuto urbano, di una consuetudine abitativa, di una storicizzazione paesaggistica.
Anche Franco La Cecla, pubblicando il suo “Contro l’Architettura” per Bollati Boringhieri lo scorso anno, prendeva lo spunto dal neologismo “archistar” coniato dalle ricercatrici Gabriella Lo Ricco e Sivia Micheli per spiegare il titolo del suo libro: di quale Architettura parliamo, ormai oggi? Di quella patinata delle riviste glamour, di quella autocelebrativa del luna park metropolitano globale? Se è di questo che si parla, allora si che siamo “contro” quell’architettura.
Se invece si parla di un mestiere paziente ed esperiente, antico ma sempre in rinnovamento, di un mestiere che pone al centro del proprio fare la sensibilità dell’uomo che abita, che tocca e che guarda; che si emoziona, ecco che allora siamo “per” quella architettura.
Nei millenni l’architetto è stato come un cane guida per ciechi: ha condotto gli uomini attraverso i percorsi dello spazio e del tempo aiutandoli a non incespicare ed a sviluppare quei sensi che potessero surrogare la sua vista.
E’ questa una prerogativa perduta? Oggi tutti gli architetti sono cinici attuatori di subliminali strategie di potere attuate da altri? Oggi tutti gli architetti sono grevi ed incolti tecnici allo sbaraglio che, brandendo una abilitazione professionale dalle incerte origini, occupano quelle posizioni che il mercato dell’edilizia e dell’urbanistica ancora lascia per le loro attività?
Voglio pensare che non sia così, solo così. So, anzi, che non è così.
Vi è una silenziosa presenza di operatori culturali che, nell’edilizia privata e pubblica italiana, seriamente hanno studiato quanto era necessario per poter dignitosamente sostenere le responsabilità del progetto e della costruzione dell’opera architettonica; che continuano ad aggiornarsi ed a confrontarsi: che si mettono quotidianamente in discussione.
E’ questa una presenza diffusa e cospicua. Direi che si tratta di una maggioranza se avessi dati statisticamente rilevabili piuttosto che solo una esperienza ultraventennale dell’ambiente.
A questi signori non viene però accordata nessuna benevolenza, nessuno sconto: il sistema vincente è quello dei rapporti di forza tra politica ed economia. Nel sodalizio, di interessante potenziale se trovasse applicazioni a fin di bene, degli interessi economici e degli interessi politici, il professionista tecnico laureato oggi è una componente il cui peso specifico è irrilevante.
Ergo, il singolo professionista medio italiano è solo l’ologramma di quello che era stato e che potrebbe essere invece l’architetto vero.
Il Sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi denuncia con la consueta veemenza la possibile deriva fashion della ricostruzione in Abruzzo: non posso che condividere.
Da Sindaco di una città che ha uno dei più interessanti centri antichi del Mediterraneo - eppure già esposta ai rischi di una ricostruzione post terremoto effettuata con criteri non condivisibili -, di una città della mia Provincia, ha il mio sostegno intellettuale per una azione di resistenza civile nei confronti delle lobbies di cui prima parlavo.
Il paziente e sapiente lavoro di centinaia di piccoli architetti che vivono ed operano nei loro territori basterebbe da solo a garantire la custodia, la tutela, la manutenzione e - qualora fosse utile e necessario – anche la riedificazione di quanto danneggiato. La ricostruzione e la riparazione dai danni del terremoto, la prevenzione e la gestione del patrimonio edilizio italiano (e in questo una grande porzione è patrimonio artistico e monumentale) non ha bisogno di alcune star che stupiscano con effetti speciali.

In fondo per farci la barba tutti i giorni, senza tagliarci la gola, mica abbiamo bisogno di chissà chi.


(Vito Corte - 14/5/2009)

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Commento 7416 di Antonio Rossetti del 13/08/2009


Mi meraviglia che nessun commento ricordi l'attenta, minuziosa
e più che valida ricostruzione del Chiado di Lisbona fatta da Alvaro
Siza. La situazione era simile a quella dell'Aquila, li si trattò di un
incendio, ma le distruzioni furono moltissime. Nessuno è stato a Lisbona ? La domanda nasce spontanea : Siza non è un archistar ?
O non è vero che tutte le archistar producono soltanto oggetti che
andrebbero pubblicate su Vanity Fayr e non sulle riviste di architettura?

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Commento 7297 di marco arioldi del 18/06/2009


L'archistar francese in un'intervista rilasciata al Cesar risponde su come ricostruire L'Aquila
Le archistar a L’Aquila? Sì ma lo facciano gratis, solo così potranno dimostrare quanto amino l'Italia e non solo d'agosto. L'archistar francese Rudy Ricciotti interviene sulla ricostruzione abruzzese post-sisma e risponde alla provocazione del sindaco Massimo Cialente con un'altra provocazione: "Se - ha detto Ricciotti - gli architetti di fama internazionale hanno veramente qualcosa da dire a proposito di questo dramma, e se amano l’Italia non solo durante il mese di agosto, allora che lavorino gratuitamente". Ma non è certo una boutade, quella dell'architetto francese. In un'intervista di prossima pubblicazione rilasciata alla rivista 'Cesar', Centro Studi Architettura Razionalista (www.cesar-eur.it), presieduto dall'arch. Cristiano Rosponi (con il prof. arch. Léon Krier presidente del Comitato scientifico), Ricciotti approfondisce il dramma aquilano affrontando la ricostruzione dal punto di vista architettonico e morale: "Il trauma de L’Aquila è tale che non può venire slegato dalla coscienza violenta della sua ricostruzione. Il sisma e la ricostruzione hanno in comune la brutalità inferta alla memoria. Qui la questione che si trova ad affrontare il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, è legata al necessario processo di speranza. In questo contesto, tirannico, il ricorso alle archistar è la migliore risposta? Quello che sembra prioritario è piuttosto cercare di fare in modo che gli architetti italiani possano venire in contatto con il reale atto intransigente: l’atto della ricostruzione". Ricciotti ha vinto numerosi premi tra i quali il Grand prix national d’architecture 2006, è chevalier de la légion d’honneur, e officier des arts et des lettres. In Italia è vincitore del progetto per il nuovo palazzo del cinema di Venezia, in Francia, a Parigi per il Louvre ha progettato la ristrutturazione del Palazzo della Corte Visconti al Louvre.
"Il mondo dei progettisti italiani - ha aggiunto - manca di lavoro ed è disilluso, visto che non mette più le sue competenze al servizio del proprio Paese. Questa è un’opportunità unica di avvicinare l’architetto al suo popolo. Tale necessità non è né demagogica, né romantica, è un vero progetto per ricostruire una coesione sociale intorno al mestiere dell’architetto. L’appello alle star della professione di architetto si dovrà confrontare con la questione etica, con la questione dell’identità, con la questione economica, e per dire le cose in maniera chiara, con la questione morale".
"È impensabile a mio avviso - ha osservato - che ci sia una presa in ostaggio, estetica, del dolore; questa è piuttosto una questione politica. Se veramente dovessero venire coinvolte delle archistar, queste dovrebbero confrontarsi con le più umili necessità, con i budget più modesti e con i programmi più urgenti, come la ricostruzione delle abitazioni per le famiglie. La bellezza è sempre utile ma la priorità va data all’efficacia sensata".
“Siamo fieri che il Centro studi di architettura razionalista

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Commento 7232 di giannino cusano del 22/05/2009


Caro Renzo, hai scritto

"Elucubrazioni caro Giannino, elucubrazioni... solo elucubrazioni poco chiare e molto ombrose. Ombrose appunto perchè poco chiare... "

con questo caldo, un po' d'ombra non guasta :)
A ogni buon conto, d'ora in avanti mi firmerò Eraclito (detto "l'oscuro")

Ciao,
Eraclito - Giannino

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Commento 7231 di Renzo marrucci del 22/05/2009


Elucubrazioni caro Giannino, elucubrazioni... solo elucubrazioni poco chiare e molto ombrose. Ombrose appunto perchè poco chiare...

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Commento 7230 di giannino cusano del 21/05/2009


Caro Zappalà, mi pare perfettamente legittimo il suo entusiasmo per Fuksas. Mi pare altrettanto legittimo che ci sia chi non lo condivide. Personalmente, penso che Fuksas non abbia senso della "forma" e che la "nuvola " sia un pasticcio, da questo punto di vista. E', del resto, legittimo che un sindaco lo chiami come consulente per la ricostruzione (e non certo del solo centro storico, dal momento che sono state colpite zone periferiche e che il tema de L'Aquila a me pare più vasto di quello del solo centro storico) ma è altrettanto legittimo essere critici per questa scelta, se non la si condivide. E senza dover per questo sentirsi dare degli imbecilli.
Il punto non è questo, a mio parere, ma coinvolge quella che qualcuno ha chiamato "l'altra tradizione". (quella organica, nell'accezione più ampia del termine), ormai quasi totalmente negletta e rinossa nel contesto odierno. E' in nome di questo, mi pare, che alcuni criticano la scelta del sindaco de L'Aquila: in nome di un amore diverso: con una scelta oggettuale differente.
Non c'è dubbio, dal mio punto di vista, che nel contesto globale attuale si sia creata una situazione per cui alcuni architetti (detti "archistar", termine che non mi piace e tendenzialmente non uso) vivono ormai di rendita, di una spinta inerziale sulle cose fatte, monopolizzando di fatto (o costituendo in oligopolio) la domanda e l'offerta mondiali di architettura e di fatto il concetto stesso di "modernità". Non c'è dubbio, però, sempre dal mio punto di vista, che architetti validissimi e creativi come, ad esempio, Lucien Kroll siano totalmente emarginati. E' un fatto; come è un fatto che Kroll non è così fotogenico. Ed è un fatto che l'immagine stia surrogando l'architettura: intendo "vissuta" e fruita "in diretta".
Allora, sempre per me: benissimo Hadid e quant'altro, ma se la massima parte degli interventi di una certa importanza sono ormai galvanizzati dalla produzione serializzata di immagini patinate, da architetture "da bere" prima che "da vivere", forse qualcosa non funziona e forse qualcosa si è inceppato nella pluralità di possiblità e scelte che siamo in grado di mettere in campo. E questo, a mio modo di vedere, è sempre un segnale preoccupante. Ed è bene, per me, che ci sia chi è preoccupato, si chiede perché e confuta quelle scelte.
Non ho mai ragionato in termini di "buona-" o "malafede": non m'interessa. Da laico, si tratta di categorie che volentieri lascio ai gesuiti e alle loro (immoralissime) "direzioni di intenzione". Dunque non mi interessa discutere in termini di frustrazione o di invidia. Benissimo la faziosità, se sa riconoscere e onorare quelle altrui. Sminuire, per quanto con i più nobili intenti, con simili argomenti i propri avversari non migliora certo le motivazioni di chi lo fa. Abbassa solo il livello del confronto e deteriora e svaluta anzitutto le ragioni di chi mette in campo simili discorsi.
Il problema non è "vincere" con argomenti purché siano: difatti, ci sono sconfitte onorevolissime e vittorie e successi che non lo sono affatto. Il problema, a mio avviso, è cercare di capire in che realtà viviamo. Perché l'arte (architettura inclusa) è insieme percezione della realtà e immagine del possibile. E se le opzioni si riducono a una o a un paio, e a formule bell'e pronte, il dubbio che qualcosa di fondo non quadri a me viene. A lei no?

Cordialmente,
G.C.

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Commento 7228 di renzo marrucci del 21/05/2009


Carò Zappalà, nessuno gli nega di credere alla politica dei premi e delle menzioni che gratificano soprattuto chi le dà o qualcuno o qualche cosa d'altro dietro... Ma lei è per quello che mi riguarda uno che crede ai premi e comunque e per fortuna libero di crederci e dischienarsi dove vuole... Che vuole il mondo è vario e la coda è lunga...
Ha mai visto lei dove girano i denari? Quanta spontaneità e creatività...
Ma che bellezza ! he! Zappalà ?

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Commento 7227 di maurizio zappalà del 21/05/2009


Era molto libero Wittgenstein, quando pensò che se non si ha nulla da dire è meglio tacere!
O altrettanto, “…Non temer mai di dire cose insensate [sciocchezze!]. Ma ascoltale bene, quando le senti”! E ancora, “Il mio scopo è quello di insegnarvi a passare da un'assurdità mascherata a quella che è palesemente tale”! Oppure “… Le nostre più grosse stupidaggini possono essere molto sagge!

Certo, Lei Lazier , dirà senz’altro che Wittgenstein era uno sciocco o meglio che io non sono Wittgenstein ma sono certo che Lei non è Fuksas!


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21/5/2009 - Sandro Lazier risponde a maurizio zappalà

Mi spiace deludere la sua sprovveduta perfidia ma, circa Fuksas, confermo entusiasticamente le sue certezze.

 

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Commento 7223 di giannino cusano del 20/05/2009


Pagliardini, lei sta certo argomentando in risposta a qualcuno, ma non si capisce a chi. di sicuro, non a me.
Ho spiegato e rispiegato il mio punto di vista, ora basta: penso che chi ci legge abbia compreso benissimo. Poi, si può essere d'accordo o meno; ci mancherebbe. Mi preoccuperei del contrario :)

Saluti,
G.C.

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Commento 7222 di maurizio zappalà del 20/05/2009


Nella cornice della terza edizione della "Medaglia D'Oro all'Architettura Italiana", ospitata presso la Fondazione Triennale di Milano, è stata assegnata la "Medaglia d'Oro all'Opera" a Massimiliano e Doriana Fuksas per il progetto Zenith Music Hall di Strasburgo, che con i suoi 10.000 posti a sedere, è considerata la sala da concerti piu' grande d'Europa. Gli architetti Fuksas hanno inoltre ricevuto la "Menzione d'Onore - Spazi e Infrastrutture Pubbliche", per il progetto Complesso Parrocchiale S. Paolo di Foligno. Lunedì 18 maggio 2009 alle ore 11.30 alla Triennale di Milano si è svolta la premiazione della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2009 e sono stati assegnati i premi speciali e le Menzioni d’Onore. La Triennale di Milano con la PARC, Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea, ha bandito la terza edizione del Premio “Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana”, evento con cadenza triennale che intende promuovere e riflettere sulle nuove e più interessanti opere costruite nel Paese e sui protagonisti che le hanno rese possibili.Sin dal 1923, anno di istituzione della Prima “Esposizione Internazionale delle Arti decorative” con sede presso la Villa Reale di Monza, la manifestazione venne accompagnata e solennizzata con l’assegnazione, agli espositori, di premi e medaglie che testimoniassero la qualità dei prodotti e dei lavori presentati. La Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana punta alla promozione pubblica dell’architettura contemporanea come costruttrice di qualità ambientale e civile, e insieme guarda all’architettura come prodotto di un dialogo vitale tra progettista, committenza e impresa e si pone come riflessione attiva sul ruolo del progettista e delle sue opere puntando alla diffusione pubblica in Italia ed all’estero di un nuovo patrimonio di costruzioni e idee e insieme verificando periodicamente lo stato della produzione architettonica nel Paese, gli indirizzi, i problemi ed i nuovi attori.

Bene, tutto ciò pari pari è riportato dal sito della triennale e da channelbeta.
Lor signori che avete grandi curricula e opere realizzate, certamente , da fare invidia a Fuksas non vi sentite un pò ridicoli nel vostro parlare apparentemente profondo e "salottiero" tutto insensato, uno scorrere di titoli da maître à penser?Ah la libertà della rete! Tante volte credo che sia stata la scoperta (la rete!) per frustrati e "ignoti". Insomma siete un'entrata sleale e scadente su Cristiano Ronaldo!

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20/5/2009 - Sandro Lazier risponde a maurizio zappalà

Zappalà, se non le piace la libertà in generale - e quella della rete in particolare - basta evitare di praticarla. La rete è piena di sciocchezze, della triennale e sue. Basta saper scegliere. La libertà, tutto sommato, è questo: poter scegliere.

 

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Commento 7219 di vilma torselli del 20/05/2009


Allora, signor sindaco, se ho capito bene lei delinea due vie alla ricostruzione, entrambe pericolose e nefaste: una che fa del territorio un palcoscenico per le sperimentazioni selvagge di un manipolo di vanitose archistar "che spesso supportano quelle holding immobiliariste ammantando con accattivanti messaggi figurativi grandi operazioni di speculazione", l'altra, altrattanto temuta, che sbriciola la torta tra un nugulo di archigeometri "incolti tecnici allo sbaraglio che, brandendo una abilitazione professionale dalle incerte origini, occupano quelle posizioni che il mercato dell’edilizia e dell’urbanistica ancora lascia per le loro attività".
Come sempre, sta nel mezzo una via virtuosa, quella che vedrebbe impegnati silenziosi operatori culturali e centinaia di piccoli architetti che sarebbero in grado di fare presto e bene.

Forza, signor sindaco, nomi, cognomi, referenze, curricula ....... lei, la sua giunta, i suoi elettori, la sua ventennale esperienza ..... cosa vi impedisce di farvi sentire ed imporvi? Al di là delle lamentele e delle catastrofiche previsioni, Il potere politico siete voi!

Quanto a Sgarbi, che lei cita ad esempio ma che di architettura non è che ne capisca molto, specie di quella moderna, direi che si è sempre dimostrato talmente prevenuto 'a prescindere' verso il nuovo che il suo parere, fatta salva la facile presa del suo accattivante eloquio, è oggi totalmente squalificato.

Saluti ed auguri
Vilma Torselli

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Commento 7218 di pietro pagliardini del 20/05/2009


Gianni Cusano, ora mi tira fuori i templari, Leonardo e quant'altro: ma lei davvero vuole confondere le acque!!!
Non siamo mica in TV con il mago che tira fuori il coniglio dal cappello, dato che nel suo commento non faceva affatto riferimento alle strampalatezze in cui i vari assessorati alla cultura e le pro-loco eccellono ovunque, quanto, semplicemente e genericamente ai palati facili dei turisti generici di fronte alle nostre belle città (storiche), visto che quello era l'argomento e non l'esoterismo imperante o che altro.
Ma voglio ammettere che lei lo pensasse davvero quando l'ha scritto e le è rimasto in mente piuttosto che andare in tastiera.
In questo caso devo desumere che lei apprezzi i normali turisti, che immagino abbiano il livello culturale medio degli italiani. E immaginiamo anche che i vari assessori rinsaviscano, lascino perdere fantasie esoteriche e Leonardesche e si dedichino a ragionevoli attività culturali legate al territorio o comunque pertinenti con la cultura artistica o tecnica locale.
Crede lei, a queste condizioni, che un bell'edificio di Fuksas nel centro storico de L'Aquila sarebbe la scelta giusta? Non le viene il dubbio che farebbe il paio con i templari dato che entrambi sono almeno fuori contesto? Perchè critica i templari, che non c'entrano niente e apprezza l'astronave di Fuksas nel centro storico, che c'entra di meno?
Sono certo che avrà colto la palese affinità tra le due scelte.

Quanto al fatto che a lei piaccia o non piaccia Fuksas, mi sembra del tutto irrilevante per l'oggetto del nostro discorso, dato che qui non parliamo dell'opera omnia di un architetto, ma di un Fuksas nel centro storico di L'Aquila, non altro.

La pianificazione. Intanto le dico che non ho la più pallida idea di quali colori siano le varie giunte Lucane, nè comunali nè regionali. E' una mia ignoranza ma non sto a seguire la politica delle migliaia di comuni italiani. E anche sulle regioni...non sono ferratissimo, dato che mi basta e avanza la mia. Ora, il termine "pianificazione", usato da un architetto, non è un termine qualsiasi ma è, per l'esattezza, una scoria.
Lei potrà citare tutti i padri nobili che vuole ma il mio giudizio era sul termine e sul tono usato dal figlio.
Quando un architetto (perchè io immagino che lei sia architetto) adopera la parola pianificazione, generalmente ha una visione dell'urbanistica che pretende di voler governare tutti i processi territoriali, economici e tutte le dinamiche sociali e comprenderli in un piano del quale l'architetto, chissà perchè e con quali competenze, è il demiurgo.
Le parole, certe parole, hanno un significato preciso e lei non può fare finta di non saperlo. Gli architetti-urbanisti che parlano di pianificazione generalmente fanno un mestiere altro da quello che dovrebbero fare e, in genere, hanno un retro-pensiero che vede la presenza dello stato in maniera poderosa nei processi socio-economici. A me sembra che di stato ne abbiamo anche troppo in questo paese e, in genere, non ha mai dato buona prova di sè. Siamo abbastanza stufi di architetti che pianificano e, a forza di pianificare, ci hanno lasciato le meraviglie che sappiamo.
E se anche lei fosse "in buona fede" come si dice e pensasse ad una roba seria (non fatta perciò da architetti) è inutile andare a cercare esempi stranieri perché, se non se ne è accorto, siamo in Italia, dove, ad ogni pianificazione si formano svariati Enti i quali servono solo a distribuire denari ovunque fuorché dove servono. Se non si è reso ancora conto di questo sarà il caso che si aggiorni e si guardi in giro.

Ma, dato che il tema è ricostruire L'Aquila e tutto il ragionamento parte da un articolo in cui si parla di Fuksas chiamato dal Sindaco di quella città per il centro storico, e ripeto centro storico (di questo ha parlato quel geniaccio del Sindaco), mi fa la santa cortesia di spiegarmi cosa c'entra la pianificazione in tutto questo? Mi spiega perché ricostruire un centro storico "com'era e dov'era" dovrebbe portare alla rovina gli aquilani e gli abruzzesi in genere?
I casi sono due: o lei è andato oltre le sue intenzioni e si figuri se io ho problemi a non capire che in internet capita a tutti, oppure quella era la sua intenzione, nel qual caso riconfermo in pieno la mia diffidenza e il sapore tutto retrò di questo modo di pensare (ha visto, ho usato retrò, così non si arrabbia).
Saluti
Pietro Pagliardini

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Commento 7215 di giannino cusano del 19/05/2009


PS - to Pagliardini

ripeto per l'ennesima volta : NON SONO UN AMMIRATOREN DI FUKSAS. Come devo dirlo? In aramaico ? Il planning c'entra eccome: si può prefigurare "per induzione" , con progetti (urbatetture) che abbiano un campo di elaborazione sufficientemente ampio e comprensivo. Il che non implica necessariamente megastrutture o cose del genere. E mi pareva di aver fatto un esempio comprensibile, sulla Lucania post-terremoto. Ma Byker (anche se solo di 9000 abitanti) è un esempio metodologicamente altrettanto incisivo. Se vuole una lista di esempi, gliela mando volentieri con la bibliografia su New Deal & affini :)

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Commento 7212 di renzo marrucci del 19/05/2009


Caro Giannino io non ho nessun dubbio che una pianificazione sia necessaria all' Aquila soprattutto per non addizionare volumetrie a caso. La tua riflessione in sè io non la contesto. Sono indignato che il sindaco di Aquila pensi in questa fase ad un architetto specifico... E di quel tipo...Perchè? qualcuno mi spieghi il motivo della scelta... E' arrivato un Angelo notturno o diurno? Se qualcuno non lo vuole spiegare a me... poco conto... lo spieghi a tutti! forse è anche meglio. Come riflessione mi pare allucinante e di poca levatura culturale e sociale... e mi fa
molto temere sul futuro dell'Aquila. Pensare a fuksas per le scelte urbanistiche mi pare allucinante (stavo per scrivere alluvionante ma ci poteva stare). Se proprio gli vuoi far fare qualche cosa dagli da fare
un albergo o una pista da ballo turco cipriota oppure qualche ninnolo volatile in qualche piazza nuova... ma che per favore che non siano nuvole... che se ne può più e poi non le sa fare... quelle belle son tutte lassù...
Io credo che occorra scrivere poco ma bene e chiaro a costo di essere stringati e specialmente su questo mezzo interessante ma con proprie specifiche condizioni. Direi che lo strumento offre un ottimo esercizio per arginare e contenere la retorica vuota e elugubrante che magari molti architetti ,e non solo, abusano, e in altre realtà ci vanno a nozze. Ma sono mie idee e rispetto pertanto le altre...

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Commento 7214 di giannino cusano del 19/05/2009


Pagliardini scrive:

""Turisti dal palato facile": evidentemente Giannino Cusano preferisce architetti dal palato fine tutti in visita osannanti e plaudenti alla nuova L'Aquila di Fuksas!"

e su questo punto prendo atto di non essermi, forse, spiegato bene: in queste guerriglie ideologiche e sostanzialmente fessoidi, ma proprio abbondantemente fessoidi, scattano riflessi pavloviani terribili e non intendo lasciarmici coinvolgere. . Ma proprio per questo, vediamo di chiarire: quando parlo di "turisti dal palato facile" intendo persone alle quali viene venduto per "storia" un mix ributtante di luoghi comuni e semileggende "fantasy" spacciate per documenti di cultura. E' quello che rischia di accadere, per es., ad Acerenza, dove si tenta di accoppiare innaturalmente alla storia della locale Cattedrale romanica il mito dei Templari (dei quali non c'è traccia alcuna né documento storico in tutta la regione) spacciando il tutto per "verità storica" e facendo di tutto ciò un polpettone ributtante e avvelenato per mungere finanziamenti pubblici (complice, probabilmente, qualche capetto politico della Regione) o quello di un non meglio identificato "Leonardo" che sarebbe stato rinvenuto in cirostanze non meglio chiare in loco e sul quale non si riesce a sapere nulla di più, benché sbandierato ai 4 venti come il ritrovamento del secolo. Voyager ci andrebbe sen'altro più cauto.
Voglio dire, caro Pagliardini, che quando della storia e della cultura si fa un uso tanto disinvolto e buffonesco, fino a svilirle e a svenderne l'aroma artificiale e fino a rasentare operazioni di recupero in centro storico di dubbia correttezza persino filologica, si rende un pessimo servizio alla collettività (ai contribuenti) e per giunta col loro danaro.
Ora, Pagliardini, per puro caso a me interessano i contenuti, non chi li propone. E infatti la giunta regionale lucana, parzialmente coinvolta nell'operazione mistificatrice, è di centro sinistra: eppure, a suo dire, sarei un "comunista" . E non a caso, la mia amica "A." (che non nomino perché non gradisce) è una valente (e nota in campo europeo) storica medievalista lucana, con centinaia di pubblicazioni serie e documentate, politicamente di area di centro destra (guarda un po'!) incazzatissima e impegnata a smascherare l'operazione non per ragioni politiche ma perché, nota e stimatissima anche negli ambienti degli Annales francesi, non ne può più di andare per Convegni europei e sentirsi ogni volta sfottere con risolini ironici "be'? che avete scoperto di nuovo, 'stavolta, sui Templari in Basilicata?"
Ecco l'uso distorto del passato al quale mi riferivo parlando di "recuperi" per turisti dal palato facile: scadono nel brand anch'essi, se non inquadrati in una solida prospettiva.
Se lei sta ancora all'equazione "pianificazione (o planning ovvero programmazione) = comunismo (o NEP staliniana)", la informo che è rimasto indietro di almeno 80 anni. Se è tanto digiuno di, si informi. Se vuokle le mando un'ampia bibliografia. Nel frattempo, sulla netta distinzione e disgiunzione "liberismo/liberalismo" e non pregiudizialmente a sfavore dell'intervento pubblico in economia, può leggere alle pagg. 263-267 il saggio "Etica e politica" (ed. Laterza, Ba). Il saggio è di quel noto leninista e mangiatore di bambini noto come Benedetto Croce, mio principale maestro e riferimento dall'età di 16 anni assieme a Carlo Rosselli, Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e Piero Gobetti. Tutti pericolosi leninisti. .
E gioverà certo rammentarle la frase: "il mercato non soddisfa bisogni ma solo domande" di quell'altro Che Guevara di Luigi Einaudi.

Sul resto del suo commento, stendo un velo pietoso: se lei non arriva nemmeno a capire che politiche di planning e riequilibrio territoriale sono politiche produttive e largamente adottate da decenni in paesi a democrazia liberale e parlamentare come USA, UK, Francia, paesi scandinavi, Germania occidentale, Olanda ecc. e che queste servono a creare sviluppo sociale ed economico, se la prenda solo con Pagliardini.
Ma sono fiducioso che prima o poi lo capirà, con un po' di applicazione. Nelle more, intanto SI INFORMI ! come diceva Totò :).

Un saluto,
G.C.

Non solo, ma crede ancora alla "pianificazione", proprio quella vera, con le decisioni del piano quinquennale e con tanto di soldi veri! Quella, la informo, è rimasta solo in Cina, dove vanno alla grande con l'economia ma con i diritti civili e sindacali non stanno messi troppo bene.
E così, con la pianificazione, invece del dov'era com'era, la Lucania sarebbe risorta!
Però, per fare la Cina non bastano mica i comunisti al potere, ci vogliono anche i cinesi. Quindi non mi sembra esportabile la pianificazione in Lucania e, per questa volta, il comunismo dovrà restare in un solo paese, al massimo due.
Scusi Cusano, ma cosa c'entra il dov'era com'era con l'emigrazione?
Mi sembra ch

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Commento 7217 di Renzo marrucci del 19/05/2009


Io credo che bisogna darsi una calmata con questi architetti, andrebbero ridimensionati e invitati a vedere e capire meglio la società vivendo di più nelle loro confortevoli abitazioni e meditare... sono strapieni di lavoro e lo svolgono in modo che non è da ritenere accettabile nella società di oggi. Bisogna ridare fiducia alle forze interne e alle generazioni locali. Bisogna finirla di favorire i grossi che sono solo grossi e non hanno nulla da darci in più di quello che potremmo avere rilanciando un professionismo diffuso serio e coerente con il territorio. Globalità per chi non ha identità ma non per chi, come noi, in italia, l'identità è un pregio di cui andare orgogliosi, a cui è necessario ispirarsi e sviluppare ricerca. Occorre pensiero e ricerca vera e solo con il professionismo libero è oggi possibile rilanciare la ricerca.
Non sono in sintonia con la faciloneria morbida e possibilista... che ricerca il capolavoro del genio preconfezionato dalla TV O DA CAMPAGNE DI PESSIMO GIORNALISMO PRECONFEZIONATO come una sorta di CATARTICA medicina terapeutica DEL GUSTO formato nello sperimentalismo acido di tecnologia e astrusità di superficie... non credo alla strategia spottistica delle archistar che taluni baggiani identificano come una sorta di sperimentalismo liberatorio mentre invece... mentre invece è asservimento vero e distaccato alla tecnologia per la tecnologia. Asservimento a mentalità immobiliaristica e economica che specula sulla crisi della città.Che non si interessa dei bisogni umani ma che ricerca clamore con artificio patinato e folcloristico. Inutile dirti che la tecnologia di questa gente è funzionale ad una certa sperimentazione virtuosa e citazionista che fa la ribalta di un mondo superficiale e pericoloso per il cittadino e per la nostra cultura umana.
I consulenti archistar non servono per fare spettacolo dove l’esigenza è reale e contingente, ma per fare spettacolo montato ad arte, funzionale alle campagne elettorali sulla povera gente. Mi riferisco alla gente che essendo in crisi di senso critico , anche a causa del trauma del terremoto, può credere si possono risolvere i problemi con la bacchetta ed il cilindro nello spettacolo in città, e poi lasciando alla vita di rivelare un’immancabile squallido senso del futuro.
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Commento 7213 di giannino cusano del 19/05/2009


Caro Renzo, credo che il sindaco de L'Aquila abbia chiamato Fuksas come consulente, o come coadiutore nel coordinare interventi e azioni, non come progettista unico e totalizzante. Fuksas ha indubbia esperienza di interventi a scale non proprio minute. Poi, certo: se ne può discutere.
Uno come Piano, a mio parere, avrebbe offerto maggiore duttilità e inventiva di strumentazione, e certo questo di mettere insieme energie plurali (locali e non) per focalizzare obiettivi e metodiche è un ruolo nel quale Bruno Zevi sarebbe stato imbattibile, ma le sedute spiritiche raramente danno esiti..
Se, poi, in Italia avessimo istituito o ci decidessimo una buona volta ad istituire delle "Agencies" governative ad hoc per il "planning" (non uso il termine, del tutto equivalente, di "pianificazione", altrimenti i soliti male informati di cui pullula il Paese mi danno dello stalinista) sarebbe l'optimum. E forse a L'Aquila si è ancora in tempo.
Ma è, tutto sommato, quelllo che il Sindaco tenta di fare, credo. Almeno, con una certa approssimazione: vedremo.
Il planning si può incardinare anche partendo dall'architettura e dal basso, non necessariamente da grandi disegni onnicomprensivi che quasi mai funzionano. Un po' a spizzico , insomma, o per "trial and error", come sosteneva quel maoista integralista e fanatico di Karl Popper ;)

Un caro saluto,
G.C.

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Commento 7211 di Renzo marrucci del 18/05/2009


Forse dovevo spendere più parole ma se si seguiva la logica dei com
menti si capiva bene. La chiarezza del sindaco di cui non ho fatto il nome era proprio quella del sindaco dell'Aquila per la scelta di un architetto che con l'Aquila non entra un fico secco! non il Corte sia ben chiaro e di cui condivido lo scritto. Chiarezza poi si fa per dire! Per dire ironicamente il massimo della confusione e anche di più e oggi molto diffusa. Direi una chiarezza allucinante nella sua miopia e limitatezza, disarmante ! e mi auguro che ci ripensi o lo facciano ripensare... Si vede che la notizia mi ha così scioccato che mi son mangiato le parole... ora spero di essermi spiegato.

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Commento 7210 di Pietro pagliardini del 18/05/2009


"Turisti dal palato facile": evidentemente Giannino Cusano preferisce architetti dal palato fine tutti in visita osannanti e plaudenti alla nuova L'Aquila di Fuksas!

Non solo, ma crede ancora alla "pianificazione", proprio quella vera, con le decisioni del piano quinquennale e con tanto di soldi veri! Quella, la informo, è rimasta solo in Cina, dove vanno alla grande con l'economia ma con i diritti civili e sindacali non stanno messi troppo bene.
E così, con la pianificazione, invece del dov'era com'era, la Lucania sarebbe risorta!
Però, per fare la Cina non bastano mica i comunisti al potere, ci vogliono anche i cinesi. Quindi non mi sembra esportabile la pianificazione in Lucania e, per questa volta, il comunismo dovrà restare in un solo paese, al massimo due.
Scusi Cusano, ma cosa c'entra il dov'era com'era con l'emigrazione?
Mi sembra che lei confonda un po' le carte. E' lecito che lei apprezzi Fuksas e che non lo veda male come animatore di eventi architettonici nel centro storico di L'Aquila, ma le giustificazioni che porta avrebbero potuto essere più semplici e dirette, senza tirare in ballo la pianificazione, in cui, tra l'altro, non vedo nemmeno come possa rientrarci Fuksas.
Saluti
Pietro Pagliadini



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Commento 7209 di rosario ferraro del 18/05/2009


Maledetti (super)architetti! Ma solo per parafrasare il fortunato titolo di un libro di Tom Wolfe che qualche anno fa ha diviso e, in un certo senso, scandalizzato il mondo dell'architetura. Potenza dei ricorsi storici, a dire il vero poco "ri" e molti "corsì". L'articolo di Vito Corte è chiaro e, credo, condiviso dalla grande maggiranza dei "mestieranti" dell'architettura, eccetto le Stars, è ovvio.
Ma, un passaggio, sempre che abbia ben capito, colpisce nel segno ed è quello in cui si dichiara il rapporto, spesso insano, tra architettura e politica, o meglio nell'articolo viene citato come esempio infelice "l'archietto-politico", roba da bestiario, e sono d'accordo con Vito Corte. Ma ....... Ma se l'architettura è una casta, prechè lo è, non c'è dubbio, quella che sta in alto tende sempre a sopraffare la sottostante, e cosi via. Il terremoto è una sciagura, la ricostruzione una pastura, mi si dia licenza è scappata la rima, e da che mondo e mondo il leone lascia gli avanzi agli ...... a quelli meno .... a quelli più .... insomma, a queli che praticano male l'arte della caccia.
A proposito, quello che avviene quotidianamente nelle nostre città o all'interno delle amministrazioni, o nei concorsi di architettura, (tralasciamo gli Ordini Professionali, non è il caso) non sono forse compromessi politici? Non sono sopprusi?
Oggi alcuni architetti "guru" mettono in guardia dalle minacce dello starsystem e dagli effetti speciali. Non compiono peccato di invidia o magari l'hanno compiuto nei tempi andati? A scanzo di equivoci, e perchè non voglio siano interpretate male le mie parole, dico che lo scorso luglio sul Corriere della Sera è apparso un articolo di Rem Khoolas che lapidava le archistars (lui non lo è mai stato!?) e a dirittura lo scorso febbraio alle Lecture di Berlino ha rincarato la dose (che Disciplino) sembrava quasi un avvertimento messiatico: "memento mori" (vedi F. Irace, "L'archistar è in Crisi", Il sole24ore di febbraio).
In conclusione speriamo che questa volta a L'Aquila politici, amministratori ed architetti si passino la mano sulla coscienza e non ci stupiscano ancora una volta con effetti speciali.
Grazie per la pazienza

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Commento 7208 di giannino cusano del 18/05/2009


PS: x Marrucci
dovrei, ovviamente, dilungarmi di più sulla questione "ricostruzxione lucana post 1980".. Città di una certa dimensione, come Potenza (capoluogo regionale) avrebbero dovuto fortemente decentrare i servizi a scala teritoriale verso la superstrada basentana, drenando i flussi dall'esterno e interfacciandosi in tempi rapidi con gli altri nuclei di servizi lungo la stessa fondovalle. Comuni interni come Muro Lucano, Savoia, Brienza, Marsico Tito, Acerenza, Vaglio, Vietri di Potenza ecc. avrebbero formato altrettanti poli reintegrati di riequilibrio.
I problemi a L'Aquila, a grandissime linee, non mi paiono qualitativamente molto diversi. Più circoscritti dimensionalmente, questo si: ed è un vantaggio. Questa può essere un'occasione: e non per archistar ma per l'Abruzzo. Altro che elucubrazioni :)

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Commento 7207 di giannino cusano del 18/05/2009


Caro Renzo Marrucci, temo che ti sia sfuggito un passaggio. Scrivi, infatti:

«Si dovrebbero risparmiare elugubrazioni pseudointellettualoidi di fronte alla chiarezza del sindaco dell'Aquila. Ancora una volta un sindaco che ha capito tutto, speriamo che chi ha fatto promesse abbia il coraggio di mantenerne almeno un pò. Fate ricostruire ad architetti locali, fate con corsi seri semmai... ma tenete fuori per cortesia pseudo cervelloni spottizzati... fate della vostra terra orgoglio per ricostruire e ridare dignità ai suoi abitanti e non altari pubblicitari di sacrificio per la vostra vanità.
Abbiate fiducia nei vostri concittadini e dategli la voglia di rifare con le loro mani. »

Non so se ti è chiaro, forse andavi di fretta, ma il sindaco de L'Aquila non si chiama Vito Corte (autore dell'articolo "L'Aquila non è roba da Archistar") ma Massimo Cialente e ha appena invitato Fuksas a collaborare per ricostruire la città. Ora, non mi pare un'idea da cestinare a priori, benché io non sia tra gli estimatori di Fuksas.

In mancanza di un serio inquadramento territoriale, procedere prefigurando urba-tetture a me pare una soluzione interessante perché consente di operare a scala più ampia "induttivamente", di fare il piccolo pensando al grande. Non illudiamoci che col rinnovo urbano e con la crescita "zero" sia morta la pianificazione: tutt'altro. E' un errore che la cultura architettonica ha commesso a partire dagli anni '70 e che sta pagando carissimo ancora oggi. Modifichiamo pure il metodo, ma non perdiamo di vista gli obiettivi.

So bene cosa vuol dire "ricostruire" senza porsi altri problemi (quelli che chiami con disrezzo "elucubrazioni") e ti assicuro che la resa allo statu quo non è una soluzione ma l'autocelebrazione della sconfitta. La mia regione, la Lucania (o Basilicata) nel solo anno passato ha perso 9000 abitanti per emigrazione, passando da 600.000: a 591.000 a fronte di una spesa complessiva per tutto il bacino irpino-lucano di 50.000 miliardi di lire per inutili infrastrutture e zone "industriali" fantasma per ladrocinio manifesto di soldi e contributi.
50.000 mld di lire: quanto l'Europa dette pochissimi anni dopo alla Russia per aiutarla a rilanciare la sua economia. Questi sono i risultati del "dov'era e com'era" invece del coraggio di elaborare un rilancio dei comuni terremotati. E ora si brandizzano i centri storici residui, ridotti a simulacri di una vita che non c'è quasi più, vendendo bufale in luogo di storia e cultura, a turisti dal palato facile. Sono le conseguenze dell'incapacità politica di pensare con un po' di lungimiranza e di inventiva. Non c'era, infatti, alcun bisogno di alterare alcunché: si poteva persino ricostruire "con le proprie mani" paesi di 2-3000 abitanti.
Ma in 15 minuti, dai cocuzzoli su cui stanno tuttora arroccati e agonizzanti quei paesini, si giunge alle fondo valle: e lì occorreva lo scatto per immaginare dei nuovi centri comunitari e di servizi che servissero più comuni e li organizzassero in sistema, li ricomprendessero in una cornice nuova virtualmente accorpandoli in comunità di 10-15.000 abitanti e più, capaci di nuova vita che poteva rivitalizzare anche colture locali e campagne e senza rinunciare a uno solo di quei centri storici. Questa fu sempre la mia ipotesi (e non solo mia). E invece nulla: niente di niente. Tutto dov'era e com'era, per il consenso del giorno dopo. E il territorio s'impoverisce e si spopola.

Semplifichiamo, caro Renzo, semplifichiamo per non avere noiose "elucubrazioni": stiamo morendo di semplicità e semplicismo e nemmeno ce ne rendiamo più conto.

Un caro saluto,
G.C.

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Commento 7205 di Renzo marrucci del 18/05/2009


Si dovrebbero risparmiare elugubrazioni pseudointellettualoidi di fronte alla chiarezza del sindaco dell'Aquila. Ancora una volta un sindaco che ha capito tutto, speriamo che chi ha fatto promesse abbia il coraggio di mantenerne almeno un pò. Fate ricostruire ad architetti locali, fate con
corsi seri semmai... ma tenete fuori per cortesia pseudo cervelloni spot
tizzati... fate della vostra terra orgoglio per ricostruire e ridare dignità ai suoi abitanti e non altari pubblicitari di sacrificio per la vostra vanità.
Abbiate fiducia nei vostri concittadini e dategli la voglia di rifare con le loro mani.

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Commento 7204 di maurizio zappalà del 18/05/2009


Da channelbeta

Il Sindaco de L'Aquila Massimo Cialente invita Massimiliano Fuksas a collaborare alla ricostruzione della città, il famoso architetto italiano risponde :<<...Questo è un onore e sono questi i casi in cui si può capire quanto è utile il lavoro che facciamo. Acoolgo l'invito del Sindaco de L'Aquila che, posso dire, ha anticipato i miei forti desideri>>.


AAACercasi :"architomato" (l’architetto del pomodoro e della melanzana), "eco architetto", " riciclarchitetto" e architetto a responsabilità sociale illimitata! Esperto in "architettura delle bidonville”, in “architettura delle banlieues”, in “architettura del gecekondu”, turco (del tipo zen palermitano!).
...ma fatemi il piacere...!

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Commento 7203 di giannino cusano del 17/05/2009


Egregio Sindaco, parto dalla fine. Scrive:

«La ricostruzione e la riparazione dai danni del terremoto, la prevenzione e la gestione del patrimonio edilizio italiano (e in questo una grande porzione è patrimonio artistico e monumentale) non ha bisogno di alcune star che stupiscano con effetti speciali.» e sono perfettamente d'accordo, anche se ritengo la questione ben più .complessa di come solitamente tendiamo ad affrontarla.

E a metà del suo articolo aveva scritto, infatti: «Oggi tutti gli architetti sono cinici attuatori di subliminali strategie di potere attuate da altri? Oggi tutti gli architetti sono grevi ed incolti tecnici allo sbaraglio che, brandendo una abilitazione professionale dalle incerte origini, occupano quelle posizioni che il mercato dell’edilizia e dell’urbanistica ancora lascia per le loro attività?
Voglio pensare che non sia così, solo così.»

Voglio pensarlo anch'io e voglio includere in questo pensiero, a titolo quanto meno cautelativo, anche le "archistar". Cautelativo in senso, per così dire, "garantista", anche se non siamo in un,aula di tribunale.

Se, poi, alla parola "architetti" dell'ultimo periodo citato sostituiamo "politici" (e restando al di qua di ogni facile populismo o qualunquismo, come si diceva una volta) mutando pochi titoli accessori, potremmo riscriverlo senza che la domanda perda minimamente senso:
« Oggi tutti i politici sono cinici attuatori di subliminali strategie di potere attuate da altri? Oggi tutti i politici sono grevi ed incolti professionisti (della politica) allo sbaraglio che, brandendo una abilitazione elettorale dalle incerte origini, occupano quelle posizioni che il mercato (del voto), dell’edilizia e dell’urbanistica ancora lascia per le loro attività?
Voglio pensare che non sia così, solo così.»

Mi sembra, insomma, che le generali responsabilità del malaffare e del cattivo evolversi dei territori italiani siano ben altrimenti diffuse e che centrare tutto il discorso suill'architettura e gli architetti, archistar o meno, possa essere terribilmente riduttivo. E' un discorso lungo, lo so, ma proprio per questo prima si (ri) comincia e meglio è. Mi pare che lei sia sindaco ed architetto: ottima premessa, al di là di ogni illusione neo-platonica su chi debba governare la polis.

C'è un punto, insomma, che mi preme fissare preliminarmente: un punto per me irrinunciabile. Un terremoto non è, in sé, una disgrazia o una causa di guasti da riparare. Un terremoto è anzitutto l'evidenziatore estremo (spesso, purtroppo, dagli esiti tragici) di mali consolidati e incancreniti ben prima, molto in anticipo sul sisma, e spesso e volentieri da decenni. Mali che affliggono città e territori, in parte preventivabili. Credo che se dimentichiamo questo e ci poniamo solo nell'ottica di ricostruire, incappiamo davvero in una forbice tremenda: dov'era e com'era o archistar? Isozaki e Hadid o Sgarbi e Toscani? Milano o Salemi? E se, invece di "brand" contro "tradizione", si trattasse di guerra tra opposti brand, in cui anche "storicità" e "identità" altro non fossero che "da bere" anch'esse? E' un dubbio, ovviamente.

Un terremoto come quello de L'Aquila, infatti, ha evidenziato ancora una volta ciò che tutti, in Italia, sappiamo perfettamente: non c'è una cornice programmatica e territoriale in cui inserire la ricostruzione dopo il sisma perché non c'era nemmeno prima. Il sisma non ha interrotto il processo attuativo di un futuro comunitario: ne ha semplicemente, tragicamente evidenziato il vuoto pregresso. Forse per quello ci turba tanto non solo la notizia dei morti e feriti e senza tetto, com'è giusto, ma in modo tanto coinvolgente anche la questione della "ricostruzione". Che rimarrà sempre avviluppata tra fautori dell'effetto speciale (quanto inutile, evidentemente) e comprensibili fautori del "no, grazie: mi tengo tutto com'era!".

Tertium non datur, senza una strategia che non abbia finalmente bisogno di sbattere la faccia contro la catastrofe per capire che nodi antichi sono venuti al pettine. Per riecheggiare Vittorini, temo che non ci serva a molto una cultura che curi i mali senza prima averne messa a punto una in grado seriamente di prevenirli. E che sia l'ora, in Italia, di cominciare seriamente a rifletterci sopra.

Grazie per la pazienza,
G.C.

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Commento 7201 di renzo marrucci del 16/05/2009


Sarebbe un'altro terremoto, una solida presa per i fondelli... Ma questa volta senza morti veri... almeno questo!
Il berlusca durante una delle sue discese abruzzesi non aveva proclamato che avrebbe dato lavoro agli abruzzesi?
E' possibile che sotto casco qualche idea gli sia uscita un pò bollita?
Speriamo di no! E mi auguro di no!

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Commento 7200 di pietro pagliardini del 16/05/2009


Signor Sindaco (e anche architetto?) pur non essendo d'accordo con le statistiche di cui lei parla, essendo invece convinto da una ultra-trentennale conoscenza della categoria professionale degli architetti che la stragrande maggioranza sono archistar in potenza, non posso che complimentarmi con lei per non appartenere a quella altrettanto grande categoria di sindaci teste vuote e senza memoria che fanno della propria città una passerella di scemenze progettate da nomi più o meno famosi.

Sarà il fatto che il cane che morde l'uomo non fa notizia, ma ultimamente mi sembra che siano sempre gli uomini a mordere i cani.
Saluti
Pietro Pagliardini

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Commento 7197 di vito maria mancuso del 15/05/2009


come sempre la storia è maestra di vita, come sempre al centro c'è il principe. più il principe è colto più l'architetto ha mansioni di completezza, di imago urbis da poter decifrare nel corso del tempo. qui, ora, oltre al tempo scandito da un ologramma sbiadito c'è il principe televisivo di hady ti sorridon le stelle e ponticelli su finti ruscelli. quale migliore occasione x vendere e renderne profitto di appalti sospesi tra griffe e rotocalchi? chi tra i "liberi" battitori del costruire potrà competere con lo stupore del miracolo italico in tempi di crisi? poveri amici abruzzesi per voi prevedo grandi casini.

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