Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Opere faraoniche e tragedie annunciate 3

di Leandro Janni - 19/10/2009



Ovvero: nella mente dei nuovi tiranni

Sicilia. Piove e fa freddo. Continua a piovere, in questo autunno grigio e minaccioso. In questo autunno confuso e paradossale. Sconcertante. La terra continua a sbriciolarsi, a liquefarsi: nel Messinese, nel Catanese, nel Palermitano, nell’Agrigentino, nel Nisseno, nel Siracusano. Insomma: una situazione assai preoccupante, grave. Una stato di cose che desta angoscia e avvilimento nelle popolazioni già colpite, nelle popolazioni più a rischio. Nei cittadini più consapevoli.
Una situazione evidentissima, chiarissima. Uno stato di cose a cui bisognerebbe porre rimedio. Subito. Con interventi adeguati, efficaci. Senza perdere altro tempo.
Ma, agli italici mestieranti del facile ottimismo non interessa tutto questo. Non può interessare tutto questo. Anzi! Essi hanno ben altro per la testa.
E poi, questo sciagurato, implacabile riferimento alla terra, ai luoghi, alle storie di uomini e donne in carne e ossa, non è proprio il loro campo di azione, di movimento. Non è il loro spazio di consenso. E poi, ci sono cose ben più importanti, più eclatanti, irrinunciabili: le grandi opere infrastrutturali, il famoso ponte sullo Stretto. La Banca del Meridione.
Dunque, è chiaro. Deve essere chiaro, come un ordine, come un comandamento: la realizzazione del ponte sullo Stretto non è più rinviabile, procrastinabile. E poi, sarebbe una deleteria dimostrazione di debolezza. Forse, persino la dimostrazione di umano, ragionevole sentire. No, non è possibile: “Il ponte ha da farsi e si farà”. Subito. A cominciare dal prossimo dicembre 2009.
Che si debba costruire in zona sismica, che si preveda di poggiare i due piloni portanti e la campata centrale di 3.300 metri su faglie mobili, non è importante. Che l’eventuale realizzazione della mega-infrastruttura andrà a sconvolgere il paesaggio di uno dei luoghi più belli e delicati del nostro Paese, non è considerato degno di attenzione. Che ci sia, o no, uno studio vero, fondato, un progetto esecutivo non è cosa rilevante. E d’altronde, questi sono soltanto i soliti, vacui intellettualismi dei soliti oppositori al governo. Ai quali si risponde affermando – con faraonica faccia tosta – che “la realizzazione del ponte servirà anche a mettere in sicurezza le due sponde dello Stretto”.
Nella mente dei nuovi tiranni tutto è certo, perentorio, inconfutabile. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade lontano dalla realtà. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade sulla pelle di uomini e donne che abitano povere case, poveri luoghi, poveri territori. Essi vanno proclamando che il ponte, il mega-ponte li nobiliterà. Darà loro un futuro. Forse, persino la felicità che non hanno mai posseduto.


(Leandro Janni - 19/10/2009)

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Commento 7570 di Manganello Gaetano del 01/11/2009


Il ponte sullo stretto come priorità mi sembra inaccettabile, in un territorio privo delle primarie infrastrutture, rete ferroviaria e autostradale, si vuole assolutamente realizzare un ponte che sconvolgerebbe il sistema paesaggistico dello stretto, in primo luogo con le opere complementari di collegamento al suolo delle due sponde!
Meglio più aeroporti, più autostrade, più ferrovie, che un ponte che colleghi il nulla al nulla.
Siciliani svegliatevi !!! , è ora di reclamare per la Sicilia uno status coerente con la sua storia e la sua millenaria cultura. Basta con le false promesse, vogliamo che il nostro territorio sia valorizzato e che vengano demolite tutte le oscenità che deturpano la nostra isola. Valorizziamo la Bellezza, e per evitare equivoci, scrivo che il Bello non è soltanto l'antico, ma anche il contemporaneo se espresso da una sensibilità artistica. Alla Sicilia serve un'architettura contemporanea di qualità, non la museificazione del suo territorio. Serve un sistema di pianificazione territoriale che oltre a una rigorosa tutela avvii una nuova progettualità; servono nuove leggi e in primo luogo serve una nuova classe politica, più autonoma e meno sottomessa ai governi nazionali.
Serve un sistema meritocratico per la promozione di una nuova classe dirigente.
La realtà è quella delle tragedie annunciate, del territorio devastato e a rischio idrogelogico; adoperiamoci per le vere priorità, le false lasciamole alla propaganda della brutta politica.

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Commento 7561 di Leandro Janni del 22/10/2009


Gentile Vilma Torselli,
pensavo di essere stato chiarissimo - a proposito del PONTE - nell'ultimo commento inviato.
Pertanto, la pregherei di rileggerlo - il mio ultimo commento - con sufficiente attenzione e senza pregiudizi.
Un saluto molto cordiale e a presto

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Commento 7560 di Pietro pagliardini del 22/10/2009


Vilma, davvero questa volta ci troviamo d'accordo, anche se con qualche distinguo. Il ponte è come la ruota, vai a capire chi l'ha inventato per primo. Il gesto di un bambino che butta un sasso in un ruscello per superarlo senza bagnarsi le scarpe contiene già in sè l'idea di ponte. Il ponte, prima che un significato simbolico, che è grande, è una necessità, oggi come ieri. Il ponte sullo stretto non sfugge a questa regola: tra un'ora e mezza di tempo (se va bene) e 5 minuti (se va male) non c'è gara possibile. Quanto costa (tra tariffa traghetto e tempo) fare un trasporto da Milano a Reggio e uno da Milano a Messina, e viceversa?
Quanto incide nella mentalità del turista un viaggio di dieci ore, a rischio di attese più lunghe all’imbarco, rispetto ad un viaggio di 8 ore e mezzo? Non c’è gara, proprio non c’è gara.
Qual'è il problema dunque? Tralasciando i soldi, le difficoltà tecniche, le VIA, la qualità del progetto, il "ma prima è necessario che...", il governo che lo ha deciso, e quant'altro, a me sembra che il primo problema stia nel fatto fondamentale se i siciliani lo vogliono oppure no.
Quando dico siciliani non mi riferisco ai politici ma ai cittadini comuni. Un ponte che unisce l’isola al “continente” non è un ponte qualsiasi perché credo sia capace di modificare la percezione del “continente”.
E anche se mi sbagliassi, ed è possibile, tuttavia credo che i siciliani dovrebbero esprimersi, a meno che non l’abbiano già fatto e io non l’ho saputo, ed anche questo è possibile. Sono loro che ne godrebbero i vantaggi o ne subirebbero gli effetti negativi.
A quel poco che so non c’è grande entusiasmo, non so se per il ponte in sé o per lo scetticismo sulla sua realizzazione.
Vilma, quel manifesto non so se sia uno scherzo, e allora sarebbe divertente, o se sia serio, e allora sarebbe delirante. Non perché vuole salvaguardare il nostro paesaggio, ma perché tale salvaguardia non può essere così assoluta, generalizzata e ottusa. Esiste una gerarchia di valori da rispettare.
Inoltre è chiaro che le infrastrutture sono una necessità e le grandi opere di ingegneria (ponti, dighe, ferrovie, ecc) non si distinguono per lo stile antichista o modernista ma proprio per la loro qualità e coerenza specifica tecnica e strutturale. Salvo non siano gratuite, un po’ come i viadotti di Calatrava a Reggio Emilia, in cui le dimensioni degli archi mi sembra appartengano più al genere architetto che vuole lasciare il segno che ad una necessità. Insomma, mi sembra che vi sia molta sovrastruttura superflua.
Ciao
Pietro

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Commento 7559 di Vilma Torselli del 22/10/2009


Se vogliamo essere precisi, Leandro Janni, leggo nei suoi articoli:

" .... ineffabili affermazioni del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli a proposito del ponte sullo Stretto: “Spero che al massimo per gennaio i primi lavori a terra possano partire, spero anzi che il via possa esserci già a dicembre” (Opere faraoniche e tragedie annunciate). Ora, io in quel 'ineffabili' ci leggo una presa di posizione critica, oltre che ironica. Sbaglio?

"Mentre non mancano, a quanto pare, risorse economico-finanziarie, per mandare avanti opere faraoniche come il ponte sullo Stretto ....... di vero e di concreto, per la realizzazione di questa inutile e faraonica opera ..... il parere che il ponte sullo Stretto rimanga una priorità, sembra sostenuto ormai dal solo ministro Matteoli " (Opere faraoniche e tragedie annunciate 2). Mi sembra che la sua posizione sia chiara ed inequivocabile. Sbaglio?

........ “Il ponte ha da farsi e si farà” ..... Che l’eventuale realizzazione della mega-infrastruttura andrà a sconvolgere il paesaggio di uno dei luoghi più belli e delicati del nostro Paese, non è considerato degno di attenzione......." (Opere faraoniche e tragedie annunciate 3) Qui c'è poco da commentare, e anche da sbagliare.

Che tutto ciò concordi con la sua affermazione "Io non sono mai stato ostile all'idea di un PONTE" me lo deve, questo sì, spiegare bene, non vorrei sbagliare per l'ennesima volta.


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Commento 7558 di Leandro Janni del 21/10/2009


Io non sono mai stato ostile all'idea di un PONTE che, in modo mirabile e superbo, possa collegare - stabilmente - l'Isola alla Penisola. Anzi!
Io sono contrario all'ipotesi che conosciamo (per mezzo di un colorato e ben noto plastico in scala) di un banalissimo e datato mega-ponte strallato, nell'area dello Stretto. Tutto qui.
Mi dà ovviamente un certo fastidio il fatto che qualcuno provi a farmi passare per ottuso fondamentalista dell'ambiente. Ma in fondo, nella vita, c'è di peggio!
Ovvero: l'ineffabile, ipocrita vacuità dei sostenitori del nulla.


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Commento 7555 di Vilma Torselli del 21/10/2009


Visto che, gira e rigira, del ponte si finisce sempre per parlare, vorrei capire come mai tanta ostilità verso un'intenzione, quella di unire fisicamente seppure artificialmente, due sponde della stessa nazione, che ha rappresentato da sempre il sogno urbanistico di chi si affacciasse su quelle sponde, dai romani che costruirono sullo stretto, in mancanza di meglio, ponti di barche a Carlo Magno a vari re di Sicilia, Oggi che il sogno è realizzabile, ci sono le tecniche, ci sono, pare, i soldi, no, non va bene, continuiamo con le barche.

Faccio mia una "PROPOSTA DI LEGGE PER LA SALVAGUARDIA E LA PROTEZIONE DEL PAESAGGIO PERFETTO ITALIANO" redatta da una sedicente Sezione californiana di Italia Nostra (Santa Monica, CA) e segnalata già nel 2004 da Mariopaolo Fadda proprio sulle pagine di Antithesi in occasione del rigetto del progetto di Niemeyer (noto sabotatore di paesaggi perfetti) per l'auditorium di Ravello.
Cito per esteso gli articoli più significativi:

Art. 1. L’intero territorio italiano viene proclamato, ai sensi della presente legge, paesaggio perfetto.

Art. 2. Il paesaggio di cui all’art.1 dovrà essere salvaguardato e conservato nella sua integrità. Un Piano Paesistico Nazionale, dalle Alpi alla Sicilia, dalla Sardegna alle Puglie, dovrà essere predisposto entro 40 anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Sino all’approvazione del PPN, e con effetto retroattivo, sono indistintamente e tassativamente proibite, in tutto il territorio nazionale, costruzioni moderne di ogni genere ed espressione. Qualora, per imprescindibili situazioni locali, si rendesse necessario procedere con un intervento contemporaneo, il giudizio definitivo sul progetto verrà demandato ad una apposita commissione, composta da 999 membri di cui un terzo nominati da buoni padri di famiglia, un terzo da Italia Nostra ed un terzo dai sindacati del settore agricolo-pastorale. La commissione, presieduta dal Presidente di Italia Nostra, deciderà all’unanimità. In caso di disaccordo tra i membri il progetto si intenderà respinto.

Art. 3. Al fine di ripristinare le condizioni originarie del paesaggio perfetto, ed ai sensi dell’art. 2 della presente legge, sono consentite, sotto la diretta supervisione dei Soprintendenti ai Beni Ambientali, di concerto con il Presidente di Italia Nostra, demolizioni di edifici di qualsiasi genere (chiese, palazzi comunali, stazioni ferroviarie, ecc.) che siano sorti in danno al paesaggio di cui all’art. 1. Il ripristino del paesaggio dovrà essere attuato con la metodologia scientifica del “com’era, e dov’era”. In mancanza di documentazione inoppugnabile si procederà per analogia con paesaggi delle stesse caratteristiche.

Art. 4. ... omissis ...

Art. 5. Ai Soprintendenti ai Beni Ambientali, vengono conferiti, con la presente legge, pieni poteri per l’intero territorio italiano e per tale ufficio saranno forniti delle più sofisticate attrezzature per combattere guerre “intelligenti”, nonchè dei più tradizionali mezzi di coercizione: carri armati, portaerei, mezzi anfibi da sbarco e corpi speciali d’assalto. Il Governo attiverà anche le procedure per l’attribuzione dello status di caschi blù ai soci di Italia Nostra.

Art. 6. .... omissis ....

Art. 7. É autorizzata in via del tutto eccezionale la creazione di liste di prospcrizione dei sostenitori degli inserimenti moderni nel paesaggio perfetto. Per la tenuta della lista verrà creata, con separato provvedimento, un’autorità Garante. Al Garante spetterà il compito di tenere aggiornata la lista e trasmetterla periodicamente ai Soprintendenti ed al PDA per i provvedimenti di loro competenza.

Art. 8. .... omissis .....

Art. 9. ..... omissis .....

Art. 10. Con la presente legge si dà mandato al Governo perchè attivi le procedure nazionali ed internazionali per proclamare, sotto l’egida dell’UNESCO, il territorio della Repubblica Italiana .

La proposta di Fadda, se convertita in legge, potrebbe venire incontro alle richieste di Italia Nostra, Paese Loro, Il Sole che Sorride, L'arcobaleno che Ammicca, Il Movimento per l'Abolizione dei Terremoti, Leandro Janni e tutti quanti si adoperano per la salvaguardia del Paesaggio Perfetto, naturalmente senza ponti.

Saluti

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Commento 7526 di Leandro Janni del 19/10/2009


Sempre a proposito del controverso "ponte sullo Stretto", mi sia concessa una inevitabile, doverosa considerazione di tipo formale, stilistico. PROGETTUALE.
Insomma: ci siamo mai veramente chiesti - designer, architetti e ingegneri - perchè dovremmo accettare che venga realizzato, o quantomeno concepito, un PONTE così banale e datato, in uno dei luoghi più straordinari, densi e seducenti della Terra?

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