Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Il 'particulare' di La Maddalena

di Paolo G.L. Ferrara - 23/3/2010



Nel febbraio 2009, senza ancora potere sapere cosa sarebbe successo dopo il terremoto di L’Aquila, Boeri scriveva del progetto di La Maddalena soffermandosi sui significati legati alla scelta di quel luogo specifico quale sede del G8.
Forse preveggente, citava Francesco Crispi ricordando la sua partecipazione ai funerali di Giuseppe Garibaldi. Preveggente poiché, come sappiamo, Crispi fu pienamente coinvolto nello scandalo del fallimento della Banca Romana -1893- e pienamente assolto con tutti gli altri coimputati.
Si sa: la politica italiana è come il mago Forrest, che fa sparire le cose e, nel contempo, fa anche ridere. Ma è uno spettacolo divertente solo per pochi, per quelli che si spartiscono le ruberie. Fondamentale distinguo: il potere è sì necessario, ma non lo è il rubare. Secondo distinguo: gli architetti politicamente impegnati hanno sì relazioni vantaggiose, ma ciò non significa che siano ladri.
Quello di Stefano Boeri e “La Maddalena” sta diventando un caso senza alcun senso, una caccia ai fantasmi inutile e, per certi versi, paradossale, ma che rappresenta benissimo lo stato culturale dell'architettura in Italia, assolutamente passivo di fronte alla consapevolezza di quanto la politica sia influente nel gestire il proprio potere e, contestualmente, asservendo a sé chiunque si trovi a lavorarvi fianco a fianco.
Durante l’incontro svoltosi al palazzo della Triennale di Milano, l’incipit di Boeri è stato eloquente: "Il fatto che il progetto architettonico sia stato realizzato e sia lì, pronto all’uso, rischia di fare dimenticare ciò che è successo". Il riferimento è -chiaramente- alle vicende giudiziarie legate agli appalti, storia tristemente nota a tutti noi. E la tristezza non sta tanto nel constatare che i ladroni non finiscono tutti necessariamente in croce, bensì nel prendere atto che la croce dei loro furti la dobbiamo portare noi contribuenti.
Dunque, Boeri spiana la strada alla questione fondamentale, ovvero il rapporto politica-architettura, un rapporto che lo stesso Boeri, per quanto lo riguarda, non ha alcuna intenzione di rinnegare. E’ certamente una presa di posizione coraggiosa e coerente ma che non può fermarsi alle sole parole: "L’architettura è un modo di fare politica", dice Boeri, e ciò è certamente innegabile se si ponesse la cosa in modo più articolato, ovvero: "l'impegno civile in architettura la configura quale un modo di fare politica". Infatti ciò che sembra anacronistico è il credere che la politica corrotta e sprecona sia un male solo contemporaneo. Qui entra in gioco la “memoria”, quella che esula da qualsiasi risvolto filosofico concettuale sull’opera di architettura e si sposta sui binari del puro fare quotidiano. Ed allora, ecco che, girovagando con la memoria per la penisola, ci si ripresentano le immagini del Teatro Popolare di Sciacca e della Stazione San Cristoforo a Milano: una linea orizzontale che congiunge sud e nord e le unisce (almeno in questo) nell’essere uguali sotto certi punti di vista.
Samonà a Sciacca e Aldo Rossi a Milano, ovvero due figure di alta professionalità e altissimo profilo culturale, entrambi certamente impegnati politicamente. Eppure, chi si metterebbe la toga per imputare a Samonà e a Rossi il fatto che le opere suddette sono lì, veri e propri ruderi contemporanei?
Prestinenza incalza Boeri snocciolandone i vari impegni professionali e culturali (architetto, professore universitario, direttore di Abitare, etc.) così da metterne in risalto la figura di alta qualifica a 360° e ponendogli l’interrogativo sulla consapevolezza o meno del ruolo e del peso che egli esercita quale riferimento per gli altri professionisti. Ruolo che, per certi versi, gli imponeva di non potere non sapere delle porcherie sottotraccia che accadevano alla Maddalena. Chiaro, Prestinenza esercita il ruolo di critico e, dunque, invitato alla conferenza, non può esimersi dal mettere sul piatto tutte le tematiche che possano condurre ad un’analisi quantomeno lineare di ciò che è successo. E’ però sbagliato il tema: non si tratta di capire se l’architetto sapeva, bensì di accertarsi su cosa sapeva.
In sintesi, e per non girarci attorno: Boeri è corrotto e/o complice silente?
Il tema deve andare oltre il semplice sospetto e pettegolezzo.
Boeri è impegnato politicamente e ha rapporti con le alte sfere governative. Boeri non è mai stato intercettato a parlare di intrallazzi vari. Boeri non ha deciso lo spostamento del G8 all’Aquila. Boeri ha accettato la chiamata di Soru e Prodi così come un architetto di centrodestra avrebbe accettato la chiamata di Berlusconi e Cappellacci.
Samonà accettò l’incarico che Calogero Mannino gli fece avere per il Teatro Popolare di Sciacca. Eravamo a metà degli anni ’70 del XX secolo, Mannino era democristiano e Samonà no, anzi. Dunque, come si evince, il colore politico “non olet“.
Samonà non fece altro che il proprio lavoro di progettista, dopo di che la realizzazione passò direttamente in mano alla Regione Siciliana, e fu lì che scattarono incarichi professionali nettamente ascrivibili alla DC, iniziando dalla Direzione dei Lavori.
Dunque, Sciacca un po’ come La Maddalena, dove Boeri non ha avuto il controllo totale delle opere. Certo, questo lo sapeva e lo ha accettato ma non credo si possa configurare quale illecito …
Luigi Prestinenza pone la questione sotto un altro aspetto, ovvero: “Una riflessione, di disarmante semplicità, ma che ho avuto chiara solo mentre, dopo l’incontro di Milano, tornavo in treno a Roma e' questa: se il professionista, anche se ha mani pulite, si presta ai giochi della politica accadrà che la politica gli imporrà i giochi che vuole lei. In ogni caso per ricattarlo lo collocherà in una posizione residuale e subordinata del processo, dalla quale sarà sempre costretto a difendersi per non essere messo definitivamente da parte. Ciò può avvenire, come e' accaduto con La Maddalena, rendendo il progettista soggetto a un’impresa della quale non sarà mai in grado di indirizzarne in qualche modo le scelte. Ovviamente se il progettista accetta questa formula “sotto schiaffo”, non può poi lamentarsene in sede critica perché risulterebbe poco credibile agli occhi di coloro che sono stati esclusi anche da questa situazione di parziale beneficio. Pensare di accettare di essere contemporaneamente il progettista che subisce da una posizione residuale il processo edilizio e il critico che da una posizione intellettuale e etica lo rifiuta e' nei casi migliori, come non dubitiamo che sia quello di Boeri, ingenua illusione, e nei peggiori sordida stoltezza.”
In sintesi, se la si considera nel complesso dei ruoli che ricopre (architetto + professore + critico/direttore di rivista) la posizione di Boeri, nonostante la sua onestà materiale, sembra senza via d’uscita rispetto la sua onestà intellettuale. E’ un’accusa certamente molto forte, centrale, poiché riguarda l’aspetto base del fare architettura, ovvero “l’impegno civile” che ciascuno di noi dovrebbe profondere in qualsivoglia incarico.
Dunque, la domanda intorno alla quale tutto ruota dovrebbe essere: oggi come oggi, gli architetti hanno coscienza di cosa sia l’impegno civile? E se sì, come dovremmo relazionarci con la politica che tutto ordisce e gestisce? Da par mio, credo infatti che gli illeciti li pianifica chi ha il potere di farlo, chi ha quel potere decisionale che dovrebbe usare per beneficiare la collettività ma che invece usa per soddisfare il proprio “particulare”.
Guicciardini aveva capito tutto. Il singolo individuo non può modificare il corso degli eventi e, di conseguenza, non è possibile seguire regole razionali poiché si debbono fare i conti con una realtà sempre soggetta ad imprevedibilità che, agendo sugli schemi rigidi, li sconvolge. In sintesi, la realtà degli accadimenti non può essere ingabbiata in regole e schemi poiché sempre cangiante. Ovvio: la realtà sempre in mutamento è frutto dell’azione degli uomini e del loro “particulare”, ovvero del tornaconto personale.
Tornando a Boeri, è possibile rintracciare il suo “particulare” nel "caso La Maddalena”? Indubbio, e lo si rintraccia nel prestigio dell’incarico. Essere l’architetto del G8 non è cosa da poco e nessuno avrebbe rifiutato ante litteram (forse meglio dire ante intercettazioni …) la chiamata da parte degli amministratori.
Le chiama, Boeri, “manie di grandezza” e ad esse imputa la sua unica colpa. Bene, ma avere manie di grandezza non significa necessariamente farsi carico dei ladrocini altrui e, per quanto Prestinenza calchi la mano dichiarando che, ancora prima dell’avvenuto incarico la vox populi gridava dello stesso a Boeri, ciò esula dal fatto prettamente architettonico.
A questo punto non so chi sia più ingenuo: Boeri, che accetta incarichi a scatola chiusa, o Prestinenza, che non riesce a scindere l’ambizione personale di Boeri (peraltro confessata) dalla indubbia voglia di essere anche un propulsore culturale.
Si torna sempre allo stesso punto: può un architetto operativo essere un critico?
La strada per una vera battaglia contro la corruzione e contro l’uso -da parte dei costruttori e dei politici- del culo degli architetti per fare i finocchi sta nella forza d’unione tra gli architetti, ovviamente non nel senso di “cartello” quale, ad esempio, tutto ciò che è stato costruito da Casamonti e dintorni…:si pensi solo che i 5+1 AA, pur pienamente coinvolti nelle intercettazioni fatte a Casamonti, continuano ad avere incarichi certamente legati alle amministrazioni pubbliche. A parte la qualità davvero standard della loro architettura -definita da antiTHeSi “pre moderna” durante un incontro a Riesi nel 2005- ciò che più appare senza senso è che, oggi come oggi, la fama internazionale non si raggiunge più per prestigio etico culturale ma esclusivamente per quantità di opere progettate e/o costruite. Tanto basta per delineare quanto povero sia il substrato culturale della progettazione di gran parte della “nuova generazione” italiana.
L’unico modo per dare valore a tutto questo pasticcio è certamente quello di mettere in funzione gli edifici realizzati affinché siano volano per La Maddalena, dando continuità al vero motivo per cui -durando il summit solo 3 giorni- sono state pianificate e costruite. E, finalmente !, parlare di architettura, di ciò che Boeri voleva trasmettere con il progetto, di ciò che il progetto dice rispetto i concetti del progettista rispetto la sua idea di paesaggistica contemporanea, se dice bene o male, se è alta architettura o surrogato koolhaassiano, se, se, se…
Se, per davvero, l’Italia può annoverare una nuova generazione di maestri oppure di manieristi internazionali.


(Paolo G.L. Ferrara - 23/3/2010)

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Commento 8020 di Irene guida del 24/04/2010


Mi scuso per aver sbagliato il nome con Maurizio Zappalà.
Per il resto: mi scuso anche di aver parlato o cercato di parlare di una cosa molto semplice, ovvero che la debolezza politica di un'opera è anche la sua condanna estetica, e questa qua di Boeri, suo malgrado, dico, e lo dico perché ammiro il fatto che abbia fatto il suo mestiere fino in fondo, dicevo questa grande opera di Boeri è debole esteticamente così come lo è nel suo significato politico.
Acqua fresca, proprio come la mia sociologia da "quatrroeunsoldo". E studi meglio il suo filosofo preferito: la ragione cinica vuole solo dire a chi si scandalizza che è peggiore di coloro di cui si scandalizza. Io non sono scandalizzata, cosa che lei è, per le architetture di Boeri. Sono dispiaciuta di vivere in un paese triste e meschino come è il mio, cui il mio destino è in qualche modo legato, anche se me ne andassi via, cosa che sto facendo.
Cari saluti e scusi ancora.
Ig

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Commento 7995 di Renzo marrucci del 12/04/2010


Caro Lazier, mi suggerisca Lei quale opinione devo o dovrei avere per poterne parlare liberamente fuori del bar sottocosa… Vede, io non faccio e non ho mai fatto vita da bar, ma se potessi parlare di architettura anche al bar non mi sentirei sottoutilizzato né in qualche modo emargi
nato. Rispetto le sue idee e quelle degli altri, ma desidero essere me stesso sapendo di essere libero di difendere le mie idee in fatto di ar
chitettura. E poi guardi, con tutto il rispetto mi creda Lazer… la solitudine non mi ha mai spaventato, specialmente oggi, semmai da lei mi sarei aspettato che mi avesse detto : caro Marrucci, ci pieghi per cortesia per quale motivo ritiene un "catorcetto" la cosa di F.G. ? Oppure anche altro semmai …

Caro Tanzi, mi hai sintetizzato credo abbastanza il contenuto del libro ma conoscendo l'autore per altre cose ho connesso il suo pensiero con le sue righe e… certo, quando posso ne farò lettura senza dubbio!
Da quello che scrivi, l'autore mi è sembrato fermo a certe visioni che già conosco, il quale certamente stimo pur essendo tra quelli che non la pensa come lui … Ma vivaddio mi sembra che sia anche utile al dibat
tito… e utilmente fuori di un coro, come dire… concertato, oppure anche lei mi invita al bar ? Oppure ad andare al bar ?


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Commento 7988 di Renzo marrucci del 09/04/2010


Perdita di sogni ? Non direi che l'atteggiamento suggerito nei tuoi com
menti propendano verso il sogno o la capacità di sognare ... mi pare che invece siano di un realismo molto "in" alla cultura del tempo ... io mi sento più avanti caro Zappalà, mi sento davvero un sognatore nella mia voglia di giustizia e di qualità e non mi offro alla fresca vecchiezza delle idee... perchè è meglio essere se stessi col tempo e andare con lui... lucidamente pero!
Parlo per me naturalmente !

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Commento 7984 di maurizio zappalà del 08/04/2010


Pietro, tutte conferme delle tua, delle vostre fermezze! Che dire sul niente che per autodefinizione è impalpabile! Non avete nè idee, nè progetti!Non avete percezioni che architettura ed ediizia sono diventati processi di marketing secondo la più contemporanea concezione antropotecnologica!Non avete gli strumenti per raccontarla, l'architettura, quindi siete un fallimento anche come nonni!Non sapete più cosa sono le favole! E' una questione di comunicazione e di perdita di sogni!

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Commento 7983 di Renzo marrucci del 08/04/2010


Come nipote avrei molti dubbi a riconoscertene la provenienza ma come
biscugino una strana somiglianza la trovo soprattutto nel fiore del verbo non ispirato... ma tenacemente arenato in una filosofia semplice e anche alla moda... ma forse occorrono correnti d'aria salubre e concentra
zione... prima di attribuire parentele ... solo un pò azzardate... Puoi riconoscerlo ?

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Commento 7982 di pietro pagliardini del 07/04/2010


I nonni non fermano il tempo. Ai nonni il tempo scorre velocissimo. Loro stanno fermi, a guardare chi si agita vanamente verso il niente.
Maurizio, datti una calmata: sarai nonno anche te. Te lo auguro almeno.
Saluti
Nonno Pietro
(Pietro è un bel nome da nonno, in effetti)

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Commento 7981 di maurizio zappalà del 07/04/2010


Mi ero illuso...tutti nonni...senza differenze!Bene. Chi desidera fermare il tempo mi pare se la debba ragionare con la relatività e certo nn con me! Certo, noi tutti, contribuiamo a creare "visioni" sempre più ambiziose! Poi qualcuno mette la testa sotto l'ala e invece della lampadina vuole accendere la candela! Liberissimo ma, la strada , se è intelligente, è quella dell'eremitaggio...insomma alla Cristoforo Sparagna. Se uno invece accetta di sgomitare non può rimanere "architetto" condotto a vita!Ma sicuramente, ora, troveremo un Palladio di turno!

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Commento 7980 di giannino cusano del 04/04/2010


Zappalà, ma lei, col mondo che corre, Celli che dice quel che dice ecc. ecc. ha tutto 'sto tempo da perdere dietro alla banda bassotti di turno, che a stento è passata dalla lettera 22 al foglio elettronco? Il mondo sta andando ad una velocità che non sosteniamo? E corra, corra anche lei, Zappalà: vedrà che trova da lavorare pure lei. E chi la trattiene?

G.C.

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Commento 7979 di Renzo marrucci del 04/04/2010


Caro Zappalà quello che dici è ovvio e scontato e anche senza nulla nulla di interessante per il futuro. Pensare al presente è una logica diffusa che non mi sento di condannare, ci sono tante condizioni nella vità che non è il caso di criticare ma da accettare e però finisce lì.
Io se fossi in te cercherei di non farne una religione ... è troppo stretta e
poi non indica altro che aumentare la zuffa ... Coraggio Zappalà si può mantenere il controllo anche nella confusione...

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Commento 7978 di maurizio zappalà del 03/04/2010


Bene! Vi piace fare gli angolisti!Cioè quelli che imparano al tavolo di bridge..certo non si parla d'architettura!e chi ne vuole parlare. Altro giro...altra domanda. Chi dei "saranno famosi" rifiuterebbe un'offerta di lavoro di Soru, di Bertolaso, di Geronzi, di Ligresti ? Ma chi siete, la banda bassotti, la compagnia dell'esercito della salvezza o più che altro, dei nonni? Sveglia, il mondo sta andando ad una velocità che nn sostenete ...e si vede! I paradgmi sono mutati ma da tempo! E c'è ancora qualcuno che teme l'antropotecnologia...(Peter Sloterdijk) e si faccia l'uncinetto! e si parla ancora di regole, di norme, di concorsi e della buoncostume! e invece, un padre intelligente può dire a un figlio, soltanto di andare a lavorare fuori dall'Italia! E certo nn ve lo dice uno sconosciuto ma Celli, rettore della LUISS! Insomma che noia quest'aria di puzzeta che rilasciate soltanto perchè state dietro a un "foglio" elettronico! E meno male che almeno sapete cliccare!In effetti è un piccolo passettino avanti rispetto alla "lettera 22"!

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Commento 7977 di giannino cusano del 03/04/2010


Ha scritto Zappalà:

«Mah! Vi siete mai chiesti come un architetto (libero professionista) in Italia possa trovare lavoro? ...»

Proprio questo è il punto: nessuno se la piglia col professionista, mi pare. Ma se le condizioni al contorno sono queste e sono così riduttive, forse occorre averlo ben chiaro, denunciarlo senza mezzi termini e porsi il problema anche di come e cosa fare per modificarle. Altrimenti, tutto si spiega, tutto si giustifica e a tutto acriticamente ci si abitua. Poi, ciascuno si regoli e prenda il posto di combattimento che crede: ci mancherebbe.

G.C.

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Commento 7975 di renzo marrucci del 02/04/2010


Non credo che il dispiego della filosofia del cinismo serva a molto se non al cinismo in quanto tale... e lei parla di salotto Zappalà e poi fa il solito discorso del falco pigliatutto e se piglia ha gli attributi, altrimenti è uno da mettere a lato... No! Mi dispiace non è così ! libero però di dire quello che vuole ma se applica quello che dice .... siam più poveri di prima ! Lei evita di pensare e così facendo si pone nella condizione di
accettare le scorciatoie del sistema e le legittima, mi pare.
Io faccio parte di quelli che credono che ci debba essere un limite alla indecenza in un contesto che voglia definirsi accettabile e passibile di essere propositore del futuro. Credo che ci debbano essere delle regole, non troppe, ma quelle importanti altrimenti è come dice lei... alla guerra come alla guerra e alla guerra quando si è in pace si finisce con il trovarsi nella merda tutti quanti (mi scusi non volevo usare questa parola...) come pare stia accadendo per il nostro mestiere e per certa qualità che non viene prodotta ormai più nelle nostre città.

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Commento 7970 di giannino cusano del 02/04/2010


Caro Ferrara, ancora una volta un articolo in larghissima misura condivisibile. Mi soffermerei su un passaggio iniziale e assai importante: "il potere è si necessario ma non lo è il rubare", Mi sembra una chiave importante di tutto lo scritto.
Mi chiedo, anzitutto, perché, specialmente in Italia, avere a che fare con il potere comporta sempre più il ladrocinio? La risposta appare ovvia: perché .si tratta di poteri non soggetti ad alcun controllo. E in modo particolarmente acuto quelli generatisi attorno alla Protezione Civile, che per by-passare un potere corporativo e incontrollato ha dovuto e voluto configurarsi come un potere ancora peggiore. Un po' come ricorrere a un capo mafia per sistemare il ras del quartiere e tantare, così, di sottrarsi alle sue angherie. Ma c'è un'altra conseguenza, in tutto ciò, assai più grave, frutto del combinato disposto di efficientismo e consumismo..Se si vuole, dell'efficientismo nella sua più recente versione: quella del marketimg, del paghi 2 e compri 3, dell'usa e getta, del "tutto a portata di mano" come negli scaffali di un supermercato.
Così è stato per le case de "L'Aquila", così + stato per la Maddalena. "Problem solbving": la formuletta magica della società manageriale e finanziarizzata, che ha ormai soppiantato quella industriale classica che aveva i suoi tempi di latenza e di attesa, le sue messe a regime, i suoi margini di previsione e prefigurazione e in questo una forte connessione con la tempistica della società agricola da cui pur discendeva.
Oggi non è più così. E gli incazzati sono quelli che si sentono tagliati fuori dalla possibilità di allungare un braccio e servirsi da un espositore, qualsiasi cosa acquistino: uno stereo, un pc, una confezione di DVD, una casa in sostituzione di quella terremotata, un centro nautico e congressi alla Maddalena.
Occorre far presto, perché altrimenti la concorrenza ci batte. E occorre anche riconoscere che in questa managerialità Berlusconi è bravissimo: sa intercettare la rabbia e lo scontento, da un lato, dall'altro bisogni immediati, non più differiti o differibili, al di là o al di qua delle conseguenze. Degli "usa e getta".
A questo non si sa dare delle risposte più efficaci e serie. Allora la cultura non serve più, al ciclo perverso del "tutto è a portata di mano: prendi e passa alla cassa". Non serve farsi domande: l'importante è "fare". Fare purché sia. E in questa lofica si finisce trascinati fatalmente anche se si è "all'opposizione", se non si vuol restare indietro e scoperti rispetto alla concorrenza. Il prestigio è un orpello inutile e progetto e progettista degli optional.

Fare a qualsiasi costo: anche a quello di rubare o di inserire dei ladroni nel circuito. L'importante è che "facciano" e faccciano in fretta. E credo che Boeri sia in qualche modo rimasto preso in questo ingranaggio del fare e dei suoi inevitabili costi: al di là del fatto che sono convintissimo che nel gioco di ruberie non c'entri proprio nulla. Ma in quello dell'efficientismo consumistico, ultima versione di quello industriale e ormai obsoleto, si: c'entra eccome. Lui dice "la politica, l'impegno politico" ma non si è, forse, mai dato il tempo di riflettere su un dato: che la politica non esiste più, nelle sue forme codificate. Che non è più un linguaggio, che è ormai priva di messaggi, di emittenti e riceventi. Che è un'altra cosa: è tecnostruttura del "fare" che esonera da qualsiasi giudizio o riflessione responsabile. E' questa la "Banalità del male" in versione odierna, tanto cara ad Hannah Arendt? Mi sorge il sospetto di si: prendi, usa, getta, qualsiasi cosa sia. Non chiederti altro, perché l'automatismo e la rapidità dei gesti esonerano dalla capacità stessa di formulare un giudizio morale e critico. Boeri ha sentito la necessità di interrogarsi sull'intero percorso della vicenda della Maddalena, sul sito di Abitare. Senza centrare, a mio avviso, il tema, ha oscuramente avvertito di essere dentro ingranaggi che vanno quasi in automatico.

Il progetto quasi non esiste più, se non come garante dello statu quo. Ma il progetto come alternativa allo statu quo non si concepisce nemmeno. Salvo, poi, meravigliarsi se per uniche apparenti alternative, che non lo sono affatto, si scambiano impossibili ritorni al bel tempo che fu, che a ben guardare non fu mai se non nella nostra astratta fantasia. I futuri e quali futuri? Non è problema, non esiste: l'essenziale è non essere tagliati fuori dal ciclo del consumo. Produrre per consumare: anche edifici. L'importante è il presente: un presente senza conseguenze e senza prospettive. Che proprio per questo, nei suoitecnicismi, sembra esonerarci da ogni responsabilità. Ma è una tragica illusione: e infatti spesso le responsabilità ci ripiombano addosso senza che ci fossimo accorti di averle assunte. Lasciandoci di stucco e un po' smarriti: com'è possibile? Io, proprio io ho contribuito a tutto questo?.


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Commento 7971 di pietro pagliardini del 02/04/2010


Ferrara tocca molti argomenti ed è davvero difficile afferrarli tutti in una sintesi credibile o almeno io non ci riesco. Perciò mi soffermerò su alcuni punti che più mi interessano e non necessariamente legati all'architettura:
1) dice Ferrara: "Boeri non è stato intercettato". Intanto non lo sappiamo se è stato intercettato, sappiamo solo che non abbiamo resoconti di intercettazioni. Lo dico non per gettare sospetti su Boeri ma per rimarcare il fatto che anche Ferrara sembra attribuire alle intercettazioni un valore di prova "unica", un valore di condanna mentre, a mio avviso, quella delle intercettazioni divulgate è un segno di grande inciviltà. Io "sono stato imparato" che la posta è sacra e inviolabile. Ho sempre ritenuto cosa mortificante la lettura delle lettere dei carcerati, figuriamoci fuori. Il telefono è la posta moderna e dunque dovrebbe essere sacro e inviolabile. Non lo è più da anni e con questo abbiamo toccato, per me, il fondo dell'illegalità. Se lo scopo delle intercettazioni a strascico è quello di "trovare qualche reato", allora significa che il fine giustifica ogni mezzo. Sempre. E allora niente lamentele su Guantanamo, per favore, dove tra l'altro, il problema è lievemente più grave che non un appalto truccato.
2) Boeri, che non apprezzo come critico, non apprezzo come architetto, non apprezzo come opinion maker dilagante un giorno sì e l'altro pure sul Corriere e ovunque, che ho dichiarato, a commento della sua lettera su Abitare, essermi antipatico, per me ha svolto il suo lavoro alla Maddalena in maniera professionale, ha avuto il suo bell'incarico dai potenti di turno e io credo che sia un diritto dei potenti di turno scegliere persone e architetti in cui hanno fiducia. Non sarò io a lapidarlo per questo.
Quello che non mi piace, invece, è il fatto che Boeri faccia parte del sistema egemonico-culturale di sinistra, consolidato da decenni che è soffocante e strutturato bene al punto che è difficilissimo, talvolta, saperlo leggere e interpretare. E' difficile capire, con questo sistema, dove inizia la capacità di una persona e dove invece finisce la forza del sistema stesso.
E' un sistema non premiante le qualità individuali, che pure Boeri ha, perché é difficile affermare che si può avere successo in questo campo solo per altre cause; è un sistema subdolo per cui, come si tocca un santuario scatta la solidarietà del gruppo. E allora Bertolaso è cattivo e Boeri è buono.
E' un sistema che si lega a quello familistico non di tipo meridionale ma di tipo nordico, cioè legato comunque a gruppi economici aperti alla produttività; il che non ne attenua, se non in parte, il senso di fastidio, di soffocamento della libera iniziativa, di imposizione di un modello culturale che, comunque vada, deve essere per forza quello giusto e migliore. E' la base fondante della teoria della superiorità antropologica della sinistra.
Mi auguro che questo sistema frani miseramente e lasci il re completamente nudo e qualche segno confortante comincia a vedersi.
Saluti
Pietro

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Commento 7974 di maurizio zappalà del 02/04/2010


Mah! Vi siete mai chiesti come un architetto (libero professionista) in Italia possa trovare lavoro? La società in cui viviamo ha necesiità del nostro sapere? Abbiamo un sapere chiaro a tutti?La nostra nazione esprime, attraverso la sua politica, l'esigenza di investimenti estetici? Avete il minimo sospetto che il nostro mestiere è influenzato (come ogni settore del lavoro e del vivere!) dalle scoperte tecnologiche e dalle loro frequentazioni? e via dicendo...Mi sembrate i padri che nn desiderano cedere alle sollecitazione di rinnovamento dei figli e che difendono alla morte con orgoglio, dall'alto della propria esperienza, quel poco che sanno. E ovviamente vengono tassativamente sfottutti dai figli! Insomma la prendete alla larga...il potere, la ruberia, la complicità, l'antipatia, la condivisione...le ovvietà! A me pare che Boeri, antipatico o simpatico, con le squadrette o con il pc , nel bene e nel male, interpreti in maniera contemporanea il ruolo dell'architetto! e che tutti quanti I "saranno famosi" , i maîtres à penser dei blogs , (e qui ce ne sono una bella schiera!) non riescano a confrontarsi cn Boeri semplicemente perchè nn hanno avuto la sua occasione e quindi è semplice dire io quel gol l'avrei fatto ...tanto non ero convocato!Cosa da fare sbillicare i portieri che stanno in porta!

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Commento 7976 di pietro pagliardini del 02/04/2010


Maurizio, credo tu abbia interpretato male quello che ho detto. Io non ho parlato di architettura, io ho parlato d'altro, ma proprio di tutt'altro.
Ho parlato di politica.
Sull'architettura mi sono limitato a dire che, nonostante non mi piaccia Boeri come architetto e come maitre a penser (visto che ci critichi, anche lui lo è, all'ennesima potenza), apprezzo la sua qualità professionale nel caso della Maddalena (lo dico perchè ho letto il suo articolo in cui racconta la storia).
Non c'è invidia, dunque, se non quella, inevitabile e necessaria, per cercare di fare meglio.
Ma se proprio non vuoi essere d'accordo pazienza.
Buona Pasqua
Pietro

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Commento 7972 di Renzo marrucci del 02/04/2010


Freddezza secchezza di idee freddezza secchezza di contenuti... acidi e ossuti di qualità... Progetti per essere fotografati e messi a cartolina sulle pagine satinate di riviste secche e fredde, ma poveri i nostri bei paesaggi mediterranei sospinti e violentati leggermente dal fare, dalla filosofia del fare come se fosse filosofia del guadagnare... per chi e per chè cosa non è dato sapere... in fin dei conti il cittadino è pura entità astratta e sia nei pensieri che nei programi che nell'anima dell'architetto. Appunto freddezza e secchezza nell'anima. Gelo mediterraneo o del nord ? Ma il gelo è sempre gelo... Pagliardini dice speriamo che frani? Gli scricchiolii li sente? Io no ! speriamo abbia un udito più fino del mio...

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Commento 7969 di renzo marrucci del 31/03/2010


Questa però non è acqua calda Zappalà... è una minestrina sciapa mi pare...

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Commento 7968 di maurizio zappalà del 27/03/2010


Credo che gli architetti debbano fare progetti...e magari dirigerli per realizzarli e al meglio farli! Mi pare banale riportare "medagliette del buon architetto", che Raffaella Carrà lo sa fare meglio! E lasciamo il gravoso compito alla Carrà...! E vengo alla solita "acqua calda". Penso che vi è chiaro che nella nostra professione c'è una commistione e complessità che non può essere sciorinata caso per caso ma fondamentalmente esiste la solitudine del rapporto tra la creazione e la matericità della creatura. Insomma dal progetto alla sua realizzazione ci sono un'infinità di passaggi dove si annidano mille tentacoli di difficoltà. Ma a chi andiamo a raccontarlo? E perchè dovrei raccontarlo ad un architetto che fa salotto e nn capisce nulla di "materia" architettonica? Che si sente il nuovo Hegel dell'architettura?Se di corruzione trattavasi e mi sembra che, la magistratura se ne debba occupare! Se di brutta architettura trattasi...ma vediamo i book dei "saranno famosi" che grandi opere d'architettura annoverano?Insomma mi sembra quella retorica diffusa che monta un caso, soltato, per riempirsi il curriculum di crediti! Aria fritta! Forse, sarebbe stato molto più interessante, chiamare Koolhaas a leggerci il suo articolo censurato sul G8 da un altro grande rappresentante dell'Architettura Contemporanea italiana , tale Flavio Albanese, tra l'altro direttore di Domus!E invece, il solito provincialismo da furbetti di quartire tutto italiano!L'amico... del nemico.. dell'amico...tutto made Italy.

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Commento 7967 di vito corte del 26/03/2010


Mi chiedo se partecipare al dibattito alimentato, tra gli altri, da Paolo Ferrara.
Ma si, mi dico: forse quel che ho da dire può interessare qualcuno, magari può ulteriormente arricchire la discussione.
Ebbene, lo faccio. Ma so che mi farà male. Male ricordare raccontando quel che dirò e male verificare certe realtà.
Ero laureato da poco: quindi ventitre anni fa. Il parroco di un paese vicino a dove abito convince tutti che mi si poteva affidare l’incarico per la ricostruzione della loro chiesetta parrocchiale.
Figurate quanta passione, quanto impegno, quanto studio, quanta attenzione ho riversato in quel mio primo e, per me, importantissimo lavoro! Una chiesa!
Ebbene, approvato il progetto si passa alla esecuzione. E lì il biglietto da visita.
Vado scoprendo, giorno dopo giorno, che vi era tutto un “sistema” che ruotava attorno a quell’appalto. Non gliene importava nulla che fosse una chiesa, un’opera pubblica: quello che muoveva tutto era il finanziamento statale.
L’impresa si avvale della consulenza di un luminare della scienza delle costruzioni: diamine, era stato anche mio professore, figurarsi se ero intimidito, ero molto intimidito da lui!
Questi mi rassicura con un buffetto sulla guancia prospettando, al primo giorno di cantiere, di modificare il sistema delle strutture in fondazione (tutti i calcoli erano stati regolarmente approvati) per realizzarne, in variante, un altro su pali. Alla mia timidissima replica che così facendo non saremmo riusciti a completare l’opera quello mi dà un altro buffetto, ancora più confidenziale e, rivolgendosi a me come si fa con l’ultimo dei cretini mi dice “e chi ha mai detto che dobbiamo completare la chiesa? Intanto utilizziamo tutto il finanziamento disponibile per fare i cementi armati…”
Mi cominciò a crollare il mondo intorno. Cercavo conforto nei cosiddetti rappresentanti istituzionali ma…che dire: mi sentivo un po’ guardato storto. Immagino i loro pensieri: ma che cazzo vuole questo ragazzino, cos’è tutto preso dalla minchiata dell’architettura e dell’opera d’arte? Si è fatto sempre così e sempre così faremo…figurati se adesso arriva un pivello e si illude che il meccanismo possa ruotare al contrario”.
Comincia quella che piano piano diventa una guerra di posizioni: in cantiere, negli uffici. Perfino al bar del paese mi indicavano come quello che aveva sbagliato tutto il progetto, che dovevo rifare tutto, che sarei stato cancellato dall’albo….Ecco, era finita così. Io avevo sbagliato tutto, io ero il cattivo e quindi i buoni, per salvare l’opera, per assistere la comunità eccetera, adesso facevano in modo di richiedere allo Stato un ulteriore (ed esorbitante finanziamento) per “completare” la stessa opera di prima.
La ciliegina sulla torta fu una bella perizia di variante che mi si recapitò bella ed impacchettata: avrei dovuto solo firmarla e tutto sarebbe stato perfetto, tutto sarebbe tornato a posto.
Come mi è stato detto “se avesse firmato quella perizia di variante tutti l’avrebbero portata in palmo di mano: adesso che non ha voluto firmare, cosa ha ottenuto, architetto? Tutti la odiano e la giudicano responsabile dei ritardi, della incompiuta. E si aspetti pure che un giorno spunti un pentito e racconti che magari si è intascato dei soldi di qualcuno!!!”
“Architetto – mi dicevano – ha sbagliato!”
E me lo dicevano con la stessa aria supponente del mio ex professore di università che adesso taroccava i calcoli strutturali per l’impresa.
Quanti dannati giorni di lavoro per verificare che, invece, le mie contabilità di cantiere erano giuste, che i calcoli andavano bene, che quella stramaledetta chiesa si poteva costruire utilizzando il mio progetto, non facendo perizie di variante e senza chiedere altri finanziamenti
A che cazzo è servito tutto questo? A me, forse, ma a che prezzo! Anni di terribile stress, di umiliazioni e di preoccupazioni. Alla gente? Ma per niente! Qualcuno, molto in alto, un giorno mi rimproverò dicendomi che per colpa del mio orgoglio ho privato per anni una comunità della sua chiesetta! E che diamine, mica erano miei i soldi della perizia di variante che avrei dovuto sottoscrivere! E se poi erano pure stanziati, che bisogno c’era di fare tanto il santarellino?
Chiudo questo racconto perché ancora a distanza di anni mi fa male ricordare e pensare, per altro, che la storia non è finita ( e nemmeno so come finirà…).
Ho pensato che potesse essere pertinente al dibattito, ma lascio a chi legge di decidere.
Non rileggo quel che ho scritto di getto: corro il rischio di un testo scorretto e sgrammaticato piuttosto che cedere alla tentazione di non inviarlo.

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Commento 7966 di renzo marrucci del 26/03/2010


Coscienza dell'impegno civile??
Ma che cosa è ? Bisognerebbe farlo spiegare ad un comico perchè altrimenti vieni preso per fesso... (Parlo a me stesso naturalmente e a chi vuole sentire )
Se un'architetto oggi debba avere coscienza del proprio impegno civile?
Si può credibilmente ragionarne? Se non muta qualche cosa di profon
do nella realtà che si vive? Chi stà per sprofondare nella mota oppure solo per campare... può avere coscienza dell'impegno civile ? E chi pro
venendo da famiglia ricca o benestante che non ha problemi di sussis
tenza e conosce la realtà per come gliel'anno raccontata può ragionevol
mente interrogarsi sulla coscienza dell'impegno civile ? Tale dibattito si può estendere forse tra chi sogna ad occhi aperti senza contaminazioni di nessun genere ovvero tra Angeli e nuovi Angeli...
A parlarne con serietà si rischia davvero di far la figura dei fessi ma per dirlo con tenerezza !
Come se oggi l'architetto dovesse essere bravo per lavorare... ma ci si è mai domandati se è l'ultima cosa ? Conta, se conta , essere alla mano di chi comanda..., meglio al piede e quindi imparare a galoppare, fare l'architetto è secondario... è spesso una vera perdita di tempo... meglio fare le parole crociate e insegnarle a fare perchè possono chiedertele anche all'università dove vuoi studiare...
Questo non è pessimismo solo una forma di ottimismo critico di nuova concezione ...

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Commento 7965 di maurizio zappalà del 25/03/2010


E' chiaro che alla poliziotta "guida" è sfuggita l'anagrafica. Bontà sua, è ininfluente.Ed è, sempre chiaro che non avevo nessuna intenzione di prendere le misure nè a Cutolo nè a Boeri! Il busillis, era per me, l'accanimento indagatorio degli architetti salottieri e non! La mia citazione equivaleva a dire "scagli la prima pietra", chi non ha, professionalmente, avuto sospetti che dietro un proprio lavoro, qualcosa nn funzionasse!E come, cercando di salaguardare il proprio operato, ne sia uscito con la soddisfazione di averlo realizzato contro tutti e tutto, intriso di virus contaggiosi ma fondamentalmente "pulito"!Insomma ,cara poliziotta, mi sembra utile ricordarle che una progettazione e una direzione lavori (nn è il ns.caso!) per cose ben più piccole della Maddalena, in Italia, sono complicatissime e rischiosissime!Fondamentalmente essendo un pragmattico frequentatore di muratori, carpentieri, falegnami, fabri, imprese e amministrazioni, dico che chi parla ed ha parlato sul caso Maddalena così very intellettualmente o non ha mai fatta la reale professione dell'architetto o è un gran rappresentante del name-dropping (che tradurrei sbrizziamento di nomi!) molto in uso tra la NUOVA CRITICA DELL'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA . Sempre a disposizione per stappare...ma senza filosofia und sociologia a quattro un soldo.

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Commento 7964 di renzo marrucci del 25/03/2010


Meglio stappare le bottiglie di questi tempi... è meno impegnativo e senza dubbio più piacevole. A furia di stappar bottiglie si possono fare architetture traballanti? Ho conosciuto architetti che beveveno come spugne però le architetture erano buone e interessanti... è proprio il tempo, cioè l'epoca, che induce a far architetture traballanti e senza bisogno di altro liquido nè del nettare di bacco.

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Commento 7961 di guida del 24/03/2010


Caro Fabrizio Zappalà,
credo importante anche io fare bene la bottiglia.
E pure che munno iera, munno ié e munno adda esse. Non sono di casa nei salotti buoni, non sono fra i saranno
famosi, non sono abbonata ad Abitare e non ho mai lavorato per Boeri. Solo
credo che, appunto, in un posto dove è importante fare bene la bottiglia,
si sarebbe potuto parlare della qualità della bottiglia. In questo cavolo
di paese non è possibile fare un lavoro serio senza incorrere in un blocco
mostruoso di intrecci legati al malaffare. Questo rende la qualità della
bottiglia un dettaglio trascurabile. Come dire: parli a Raffaele Cutolo e
ti proeccupi chi sia stato il sarto che ha cucito il cappotto di cammello
che portava al maxiprocesso per farsi più bello (tanto per fare una
citazione).
Cari saluti e buone bottiglie. Anche stappate.
Ig

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Commento 7959 di maurizio zappalà del 24/03/2010


Mi sembra di assistere soltanto a discussioni da salotto! Nel quale, salotto, di quello buono che non si utilizza mai per non sporcarlo,tutti amici e falsi nemici! Li definirei tutti, i partecipanti, i "saranno famosi" anzi di più, qualcuno lo è già! Io che famoso non sono e credo proprio di non diventarlo mai alla mia età, mi meraviglio di cotanta fame(a) di capire, di scoprire, di indagare, di sospettare! Dalle mie parti, è certo non a Liverpool, si dice :"munno ha stato e munno è"! (traslate: mondo è stato e mondo è!). Ancora mi ricordo dell'Università, nelle fumose (non eravamo ancora perseguitati incivilmente con vietato fumare in classe!) revisioni con l'unico mio vero modello di riferimento, A.Anselmi che mi diceva (anni '80): non credere che nelle altre parti del mondo non esista la corruzione! Prendi la Francia che, lui conosceva molto bene per aver costruito un pò di roba, esistono e coesistono le condizioni per fare buona architettura. La riconoscibilità della nostra professione (architetto), la semplificazione delle norme (tutto in un testo di nn più di 200 artt.li), la velocità burocratica, il senso alto dell'estetica, la cultura, la politica intelligente, il business e la corruzione! Metaforicamente ma non troppo, si trova sempre un accordo tra tutti e tutto , perché lì, In Francia, è altissimo e inderogabile il senso della "cosa comune"! Insomma Anselmi utilizzava questo esempio: Ci sta tutto nel pensare una "bottiglia" ma l'importante, in Francia, è fare bene la “bottiglia”. Ancora oggi penso e ripenso a questo semplice messaggio stagliato e impresso nella mia mente che mi accompagna sempre nel verificare le differenza che colgo tra un mondo a due passi civile ed uno, soltanto fatto, di furbi che sembrano aver scoperto l'acqua calda! ...e continuate a fare sempre più i poliziotti...e sempre meno gli architetti!

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Commento 7957 di Irene Guida del 23/03/2010


Non credo si tratti della vecchia questione del critico contro l'operativo.
Credo si tratti di qualcosa veramente tanto tanto più grave: è possibile, in Italia, fare politica con qualsiasi mezzo? Architettura inclusa? E se non è possibile fare politica è possibile fare cultura?
Stiamo votando delle elezioni silenziate, non c'è alcuna forma di dibattito. Questo dovrebbe un po' rispondere.
E se non è possibile fare politica in questo paese, non è possibile nemmeno fare cultura, e non è possibile nemmeno fare bella architettura.
Boeri ci ha provato. Non credo la questione sia se in mala fede o in cattiva fede. Ci ha provato. Forse ne è uscito sconfitto, suo e nostro malgrado.
Spero solo non ci attenda una nuova stagione come gli anni di piombo.
Spero.

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