Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Adele Di Campli

Commento 976 del 08/10/2005
relativo all'articolo Il professore protesta
di Ugo Rosa


Gentile Ugo,
leggo sempre con molto piacere i suoi scritti. Sorrido per l’ironia con cui affronta le questioni drammatiche dell’architettura italiana. Senza ironia ci sarebbe solo da spararsi. O forse avremmo dovuto farlo da subito, al primo giorno d’università. Perchè loro, i sapienti professori, padri sì dell’architettura, ma soprattutto nostri papà, ci hanno avvertito, sempre, puntualmente, ad ogni primo giorno di “scuola”. “Cambiate mestiere, siete ancora in tempo, che ci fate qui? Sarete tutti falliti!”.
Ma si mettevano d’accordo, tutti i nostri buoni papà che avevano a cuore la sorte degli sventurati studenti di architettura? (E pensare che il mio caro papà, quello vero, era così orgoglioso di avere una figlia all’università, un futuro architetto che, per giunta, studiava in una città d’arte!).
Ci avevano avvertito, ma non ci abbiamo creduto. Anzi, pensai quel giorno, “ma che vuole questo?”. E chiedevo in giro se avesse figli studenti di architettura. Certo che ne aveva! “Ma come? Fa la paternale a noi e poi lascia che suo figlio, dico suo figlio, venga anche lui gettato insieme a noi nell’arena con tigri e leoni?”. Non capivo che il figlio nell’arena non ci sarebbe mai andato; non solo, non sarebbe mai salito neanche sugli spalti, perché le arene con tigri e leoni, gli ha insegnato il papà, è roba dell’antica Roma!
Caro Rosa, siamo sopravvissuti a loro già almeno una volta nella vita, sopravviveremo anche ai loro figli ed alle loro letterine. In fondo, un po’ di arena, farà bene anche a loro.

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