Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Andrea Allevi

Commento 805 del 17/10/2004
relativo all'articolo Tra Loos e Wright : Giuseppe De Finetti e villa Cr
di Luca Guido


Spett.le Luca Guido,
subito una premessa: non conosco personalmente nč lei, nč i responsabili di questo sito, nč Roberto Dulio, cioč l'autore dell'articolo
che ha ispirato il suo commento.
Mi sono interessato alla figura di De Finetti in relazione ai rapporti culturali tra Italia e America fra le due guerre. Per questo ho trovato interessante il breve saggio pubblicato su "L'Architettura". In realta sono incappato prima - cercando su internet - nel Suo commento su Antithesi, che mi ha incuriosito, e subito sono andato a leggere il saggio in questione.
Il testo mi sembra ben scritto, ben argomentato, con tutte le cautele e i condizionali che l'argomento e le supposizioni dell'autore richiedevano. Inoltre mi sembra che uno dei punti di merito fosse anche quello di aver individuato le ragioni della sfortuna critica di De Finetti.
Proprio quelle ragioni ben spiegate nel saggio, trovano una ricaduta del tutto fuori tempo nel Suo commento - di cui non condivido nemmeno una parola - che mi sembra ispirato dall'esasperazione gratuita e dalla riproposizione di posizioni critiche comprensibili e condivisibili in un dato momento storico, ma che oggi, irrigidite in quei dogmi che lei ripete come fossero il decalogo, mostrano tutta la loro povertā critica.
In questo modo Lei rappresenta proprio un esempio di quella "critica conservatrice" che tanto vorrebbe "bacchettare". E la sua storiella dell'architettura tra le due guerra raccontata in tre pagina č storiograficamente risibile e criticamente rappresenta la banalizzazione, ripeto, di posizioni ormai datate che Lei non ha neanche conpreso e solo banalmente iterato.
Il tutto non meriterebbe neanche un commento, se non fosse che mi ha irritato profondamente la sua sicumera e la sua autoproclamazione a detentore della veritā e a fustigatore dei "cattivi". Cattivi poi perché? Perche sostengono delle idee diverse dalla sua? Muzio e Rossi sono stati forse dei criminali di guerra? E Terragni fascista che fa architettura antifascista a chi la andiamo a raccontare?
Rifletta un po' e si accorgerā che l'unico atteggiamento reazionario č il suo.
Cordiali Saluti

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17/10/2004 - Luca Guido risponde

Spett.le Andrea Allevi,
subito una premessa: sono contento di non conoscerla e di non conoscere neanche Roberto Dulio.
In effetti se curassi io quella rubrica (ma non ci tengo affatto) può stare sicuro che quel tipo di articoli non comparirebbe. Nè dimostrerei tanto provincialismo nella scelta degli argomenti o delle recensioni. I testi ben scritti, ben argomentati, con tutte le cautele e i condizionali che l'argomento e le supposizioni dell'autore richiedono non li trovo interessanti. Come avrà capito la normalità la lascio a voi. Abbiamo chiaramente due opinioni diverse.
Le mie parole erano volutamente provocatorie...e mi pare di aver scalfito qualche luogo comune sul cosidetto "razionalismo italiano" dei Libera, Muzio, Piacentini...
"L'operazione Dulio" (ovvero della "riesumazione dei corpi-morti"), è giusto fregiarla col nome di uno sconosciuto che vive del passato -e nel passato-, riecheggia tutta in questa domanda:
Sennò alla mediocrità chi ci pensa?
Per fortuna ci sono università, scuole, case editrici, ministeri (es. Darc), o nel caso De Finetti c'era la rivista-organo ufficiale degli architetti fascisti ...
La noiosa avanguardia dello spolverio delle librerie non fa parte dei miei poveri strumenti critici. Io infatti non mi affido solo alla critica ma alla storia.
Mi dispiace dirle che non mi meraviglio di vedere in giro pubblicazioni formaliste e superficiali sul provincialismo architettonico italiano o straniero. Queste operazioni infatti non hanno tanto valore in sè ma in quanto servono a giustificare un apparato che si è atrofizzato proprio su quelle tesi. E' per questi motivi che l'architettura italiana soffre di provincialismo. Non è utile raccontare che la storiografia ha avuto le bende sugli occhi (argomento che mi pare condividiamo entrambi) senza riconoscere che continua ad averle: in altre parole riesumare DeFinetti= non avere nulla da dire su Terragni o in genere sui maestri= rivalutare pseudo-architetti contemporanei che hanno allontanato l'Italia dai circuiti culturali. (Se vuole i nomi guardi il mio commento precedente.)
Perchè fare questo? Risposta:
Sennò alla mediocrità chi ci pensa?
La ringrazio del suo non-commento ma la invito a disinteressarsi di me e a pensare un pò più seriamente ai motivi che stanno dietro le pubblicazioni di architettura in Italia.