Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Carlo Sarno

Commento 173 del 27/07/2002
relativo all'articolo Le regole linguistiche tratte dalle eccezioni
di Renato De Fusco - Zevi


Renato De Fusco è un gigante nel campo della linguistica semiotico-strutturale dell'architettura e lo scontro con il gigante Bruno Zevi che opta per una linguistica storico-empirica è inevitabile.
Secondo me questa volta non c'è un vinto e un vincitore ma le loro posizioni sono valide entrambi per la costruzione di una linguistica architettonica come metodo operativo per leggere la storia e servire da strumento per la progettazione.
Renato De Fusco nel suo libro "Segni, storia e progetto dell'architettura",
il cui titolo è già un programma, scrive :"...il nostro parlare di storia presuppone una integrazione del metodo storico con quello strutturale...lo storicismo cui ci riferiamo accantona la problematica ontologica per porsi come metodologia scientifica, tutta rivolta alle sue implicazioni operative e verificabile dall'efficacia delle sue realizzazioni...".
Nel suo libro De Fusco verifica sul campo della storia la sua teoria esaminando opere sia paradigmatiche (ovvero eccezionali rispetto ai codici vigenti) e sia emblematiche (cioè ben inserite in un contesto linguistico).
La teoria di De Fusco non esclude , come sembra voglia dire Zevi, il messaggio eccezionale, l'opera unica e poetica, che come dice giustamente De Fusco resta pur sempre un messaggio.
L'elenco come azzeramento può avvenire solo dopo una consapevolezza dei codici vigenti, e quindi una loro lettura strutturale e sistemica e non solo empirica.
Poi per quanto riguarda la validità di un approccio teorico e non solo empirico mi ritorna in mente la teoria della relatività di Einstein che fu convalidata solo dopo alcuni anni dall'esperienza.
In conclusione, l'approccio semiologico-strutturale di Renato De Fusco ancorato alla storia lo trovo molto valido per la lettura ed una ricodificazione innovativa dell'architettura, d'altra parte le invarianti di Bruno Zevi di un nuovo linguaggio dell'architettura, che come giustamente dice ha radici antichissime e profonde nella storia, le trovo anch'esse utilissime per una comprensione di opere che altrimenti resterebbero incomprensibili per i codici istituzionalizzati.
I metodi dei due giganti sono diversi ma il fine è lo stesso: SAPERE LEGGERE E PROGETTARE UNA BUONA ARCHITETTURA!

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