Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Claudio Compagnucci

Commento 770 del 07/09/2004
relativo all'articolo Terragni virtuale compagno di banco
di Paolo G.L. Ferrara


GT04. Un'occasione persa?
E' un vero peccato. Una mancanza grave. Nell’anno delle celebrazioni per il Centenario di Giuseppe Terragni, si svolge una biennale di architettura che non è stata in grado di comprendere la modernità e l'attualità dell'architetto Comasco.
Una mancanza grave perché se di metamorfosi si deve parlare allora è da Terragni che si potrebbe partire, soprattutto in occasione di questa importante ricorrenza. Forster forse non ha ritenuto opportuno partire dall'esempio dell'architetto italiano. La metamorfosi appare dunque slegata dal passato. Sebbene l'architettura contemporanea è in piena crisi, e perciò sta rispondendo con una vera e propria rivoluzione concettuale, Terragni, che nei suoi anni di attività visse la crisi che portò al movimento moderno, avrebbe potuto rappresentare un passaggio per arrivare a comprendere, da un'altro dei punti di vista possibili, la situazione attuale.
Purtroppo si è persa una possibilità importante, quella che avrebbe potuto dare il risalto dovuto alle opere del più grande architetto moderno che l’Italia e l’Europa abbiano avuto, anche in occasione della Biennale.
Concordo a pieno con P. Ferrara. Spero vivamente che partendo da questa delusione l'organizzazione GT04 riparta con più slancio e ancora più determinazione, per concludere il centenario in modo adeguato.

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Commento 513 del 22/11/2003
relativo all'articolo Compriamo la Farnsworth House di Mies
di Guidu Antonietti


Per anni Architetti e critici si sono battuti per conferire dignità ad opere architettoniche cercando di porle sul medesimo livello delle altre arti.
Giusto, giustissimo, l’architettura seppur considerata meno "artistica" rispetto alla pittura, la scultura o la poesia merita comunque di far parte di questo entourage.
Ora dopo tante battaglie cosa accade: Come un quadro di Picasso un edificio simbolo dell’architettura moderna viene messo all’asta. Sotheby’s, il colosso statunitense delle aste miliardarie, venderà la Farnsworth House del maestro Mies Van Der Rhoe il 12 dicembre.
E’ nato un caso, fortunatamente, e c’è chi cercherà anche solo inizialmente di portarla via da mani inconsapevoli.
L’opera, il cui valore storico-artistico è indiscutibile, tanto da essere considerata una dei più importanti edifici del nostro secolo, non gode incredibilmente della "protezione" assicurata solitamente ad altri edifici architettonicamente di rilievo. La causa di questo è la relativa giovinezza dell’edificio che non gode, dunque, del diritto di "protezione" che le spetterebbe.
Non è da escludere infatti che la villa possa essere smontata e rimontata in un altro sito, attività non fuori dal comune negli Stati Uniti, evento che snaturalizzerebbe le motivazioni che hanno portato Mies a pensare a spazi di quella straordinaria qualità. Spazi che non si possono capire, spazi che devono essere vissuti per essere compresi.
Ci auguriamo che gli sforzi del proprietario e dello Stato dell’Illinois, intenzionato all’acquisto della villa, tesi alla conservazione dello stato attuale dell’opera, vadano a buon fine. E magari, come è intenzione dell’Amministrazione Locale, possano trasformare la Casa Farnsworth in una meta turistica per gli studenti di tutto il mondo che vorranno capire ciò che a parole non si può spiegare. LO SPAZIO!

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