Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Delle Donne Pietro

Commento 396 del 27/08/2003
relativo all'articolo Ordini professionali contro l'architettura
di Beniamino Rocca


In riferimento all’articolo del Sig. Beniamino Rocca “ Ordini professionali contro l’architettura” vorrei fare un piccolo commento.
Sono un giovane architetto napoletano di circa 40 anni, laureato da circa 10 anni e iscritto all’ ordine da circa 7, ho cominciato a lavorare (gratis e poi a rimborso spese) in diversi studi professionali già da studente e dopo parecchi anni sono stato assunto con contratto a tempo determinato da una pubblica amministrazione.
Per la situazione ambientale Napoletana , dove ci sono migliaia di iscritti all’ordine degli architetti quasi disoccupati o al meglio sottopagati, la mia può rappresentare una situazione sicuramente non delle peggiori.
Ho sempre cercato di fare questo mestiere con passione e desiderio d’ arte, ma ho anche imparato che per vivere, specie se non hai forti basi economiche e protettive alle spalle, bisogna fare un poco tutto quello che ti capita, cosi mi è anche capitato di fare qualche ristrutturazione mal pagata e molto faticata, ma di architettura nella mia città si parla poco, non solo, la stessa facoltà di architettura di Napoli non riesce ad esprimere niente nell’ambito della città. Purtroppo senza citare gli innumerevoli comportamenti scorretti dei colleghi, professori e politici, il male oggi è molto più profondo. Esiste una generazione di gente disillusa, materialista e senza passione, che si dedica a certe attività per numerose altre ragioni che non sono un autentico e sincero desiderio d’arte. Si va dall’interesse prettamente economico alle forme esasperate di personalismo. Al contempo abbiamo una pubblica amministrazione totalmente incapace di programmare e gestire processi di riqualificazione urbana dettati dal desiderio d’arte o di sapere valutare la qualità nei progetti al di là dei nomi di chi li ha firmati. Non è che maliziosamente tutti i dirigenti delle pubbliche amministrazioni non vogliano contribuire a questo processo di riqualificazione estetica delle nostre città, (e mi riferisco chiaramente a tutti i luoghi in cui sono necessari certi interventi, che vanno dai centri storici, alle periferie, alle aree industriali dimesse, alle aree sub-urbane, ai territori con forti qualità ambientali minacciati da un sviluppo spesso incontrollato e selvaggio, etc..), ma purtroppo non ne hanno la cultura e le capacità per conseguire questi obbiettivi.
Il problema è che questa classe dirigente italiana purtroppo è stata formata da una sistema politico che è stato interessato solo a mantenere il proprio potere e non a conseguire obbiettivi di sviluppo per tutta la società (clientelismo, baronaggio, favoritismo, partitocrazia). Ma da dove può venire fuori “ L’architettura”.

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