Giornale di Critica dell'Architettura

10 commenti di Gianluigi D'angelo

Commento 732 del 30/04/2004
relativo all'articolo Stroncare la 'lobby del culo e camicia'.
di Paolo G.L. Ferrara


cari amici di antithesi, voglio cercare di chiarire il mio punto di vista sulla quiete che secondo me regna nel web che si evince dalle righe che Luigi ha pubblicato sulla sua newsletter e che Paolo Ferrara ha riportato sul suo articolo. Quello che ho scritto sono parte di una mail che ho mandato a Luigi Prestinenza dopo aver letto la sua idea di stroncature. In realtà il testo era più lungo e vi riporto il resto in maniera quasi totalmente integrale :
[...]
La "gente" è abituata ad usufruire di un informazione preconfezionata veloce e poco impegnativa. Tutto ciò che merita un minimo di approfondimento viene scartato. Si rimane in superficie. Si sfogliano le riviste. Al massimo si leggono i testi e si dimenticano dopo 5 minuti e si prendono come bibbia.... "è così.... lo ha detto...X". E' troppo complicato ragionare su delle cose quando al massimo trovi tutto già "ragionato" quando "ti serve". La "gente" non è più abituata a pensare. E' troppo presa dal consumare voracemente l'informazione. Questa prima fase della società dell'informazione sta per terminare, si sta bruciando della sua stessa linfa, stiamo per arrivare alla seconda fase, dopo un analfabetismo di ritorno a livello globale, setacceremo il mare di rifiuti di informazioni passate per analizzarle, una sorta di riscoperta del senso della storia post-contemporaneo. Mentre ora vediamo solo al futuro, piano piano incominceremo a riguardarci prima intorno, e vedendo come stiamo andando avanti, guarderemo di nuovo indietro per capire le ragioni di questo "stare". [...] Cercheremo le nostre radici, piano piano come tutti i grandi equilibri della terra, alla globalizzazione ci sarà di risposta un grande senso della riscoperta delle radici, delle identità, come dici tu, il caratteristico, il peculiare, l'unico, verranno riscoperti. [...] vedrai che le cose cambieranno. Che le persone incominceranno ad avere consapevolezza del proprio singolo ed unico io, cogito ergo sum. penso dunque esisto. oggi: esisto dunque comunico. Verba volant scripta manent. oggi: scripta volant digital manent. Le grandi biblioteche possono anche bruciare ma la copia digitale è riproducibile all'infinito e pur nella sua impalpabilità paradossalmente mai si perderà. Nel bene e nel male [...]"
.

Quelle prime righe riportare da Paolo erano riferite ad un atteggiamento generale della maggior parte delle persone della "gente", che poi ci siano alcune che spargano veleni e attacchino tutto e tutti, rimangono pur sempre quella misera eccezione che conferma la regola. In fondo la rete è sempre un mare piatto e queste non sono che piccole e localizzate burrasche che durano pochi giorni.
Riguardo il culo e camicia ecc.. delle reti referenziali, di relazione, amicizia, sfruttamento, leccaculaggine ecc... che si creano, credo sia un processo normale perchè fa parte del modo di relazionarsi dell'essere umano. Non è la rete di relazioni di favori ecc che bisogna mettere alla forca ma l'uso strumentale che se ne fa. E' normale che alla fine in un contesto culturale come quello dell'architettura oggi in Italia ci si conosce tutti ed è normale che tra queste persone coesistano legami di amicizia e professionali. In fondo l'amicizia è basata sulla stima, correttezza e condivisione di valori ed ideali e questi fattori fanno bene ai rapporti professionali. Fare la critica che fa arcaso è molto pericoloso perchè esamina i fatti ma da questo prima di dedurre che determinate circostanze siano strumentali non è semplice. alcune cose che sono venute fuori da arcaso hanno svelato oscuri meccanismi e nel caso del concorso di Bagno a Ripoli addirittura abbiamo assistito all'annullamento di un premio. Altre volte ci sono stati degli accanimenti verso alcuni studi come per es i 5+1... in fondo nella storia del concorso priamar Guillermo Vasquez Consuegra si è dimesso, per togliere ogni dubbio e questa non è una dimostrazione di scorrettezza ma esattamente il contrario di grande onestà. La rete di relazioni pur essendo rappresentabile con una mappa credo che non servirebbe a molto. può essere simpatica vederla su domus, dove ha una precisa funzione, o sui libricini dei cliostraat, ma una mappa del genere "una topografia che descrive il modo in cui circola il potere , in senso positivo e negativo" come dice Luigi, che implica anche un valore morale e tende a misurarlo risulterebbe come un restyling ipertestuale della classica divisione sulla lavagna che si faceva alle elementari tra buoni e cattivi. A parte lo scarso interesse potenziale (a noi inf ondo ci interessa sapere questi retroscena? Quale utilità avrebbero? non è la rete che definisce la qualità di un rapporto professionale ma è il modo in cui i rapporti tra i singoli sono definiti. Una linea che collega due punti non dice questo, ci dice che sono in relazione ma non ci dice come. e nessuno può dire in modo oggettivo che la persona A si relaziona con la persona B per avere favori o in maniera disinteressata. E' u

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Commento 639 del 09/02/2004
relativo all'articolo Con De Masi per Niemeyer
di Paolo G.L. Ferrara


Mi dispiace per la rottura con Enrico Botta e la sua mancata partecipazione al tuo corso.Puoi dirlo direttamente a lui, non sono nè suo sicario nè tantomeno suo portavoce. Sia ben chiaro che io non voglio fare la morale a nessuno, nè ti ho mai accusato mai di aver "chiesto agevolazioni carrieristiche". Considera sempre i miei commenti semplicemente per quello che sono.
un saluto gianluigi

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Commento 638 del 09/02/2004
relativo all'articolo Con De Masi per Niemeyer
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Paolo, non posso accettare la tua risposta. Io non sono il sicario di nessuno, e credo che sia difficile far credere che a Botta sia necessario. Io semplicemente esprimo la mia opinione. Sai benissimo che la segnalazione l'hai ricevuta e sai altrettanto bene che il commento di Botta non è stato pubblicato integralmente. Tu stesso lo hai affermato. E quello che mancava era proprio il link al sito del concorso per l'auditorium di Ravello. Giustamente può sfuggire un'e-mail, ci possono essere dei disguidi, ma omettere volontariamente una parte del commento è atto consapevole. Se non vuoi definirlo boicottaggio decidi tu il termine, possiamo spostare la discussione in abito linguistico, ma quello che è certo sono i fatti.
Riconosco il vostro impegno e con questo non voglio generalizzare e il mio giudizio sul vostro lavoro in generale, abbiamo condiviso spesso molte posizioni, spesso scomode, per la maggior parte dei media, ma a volte può succedere di non avere lo stesso punto di vista. Non è bello ricevere del "sicario" solo perchè si esprime in maniera trasparente la propria opinione. Spero che la prossima vollta i miei commenti vengano presi in maniera costruttiva e non come difese di ufficio o attacchi personali. Il ridicolo di questa storia se mi permetti è proprio questo

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9/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Hai idea del fatto che Botta ci ha dato dei "malfattori"?! e poi ha piazzato il suo bel link quale fosse il paladino della giustizia da noi oltraggiata?
Senti Gianluigi, il comunicato o il link (e non il commento) io non l'ho mai ricevuto. E ti dirò di più: Botta era tra gli ospiti programmati negli incontri universitari nell'ambito del mio corso: ha volutamente annullato dopo le diatribe con Lazier. Ci tenevo molto che i miei studenti conoscessero il suo lavoro e poteva essere anche occasione per approfondire la questione Ravello. Inoltre, visto che non appena sarà effettuata la cancellazione qualcuno potrebbe pensare ad una censura, lo stesso Botta ci ha chiesto di eliminare tutti i suoi interventi fatti su antiTHeSi. Non condivido, ma rispetto e presto lo faremo. Di certo non posso condividere un'altra promessa che mi ha fatto, non certo edificante e di cui tralascio i particolari perchè finirei per sminuire il personaggio, che avrà anche grandi qualità, ma che deve imparare lui ad essere democratico.
Comunque sia, tralascio altri piccoli particolari che non credo interessino ai lettori, ma che Botta ed io conosciamo bene. Tanto basta.
Arrivano giornalmente veri e propri commenti in forma di "insulto" ma non appena si chiede a tutti questi idioti di approfondire, scrivere e farci pubblicare il loro parere, bèh spariscono!
Ora, a me la morale non può farla nessuno, questo sia chiaro una volta per tutte, perchè sfido a trovare una sola persona a cui abbia chiesto agevolazioni carrieristiche. Il mio articolo è stato frainteso nei suoi contenuti veri ed è stato pretesto per ingaggiare una battaglia inutile, all'interno della quale siamo stati schierati tra i malfattori, fascisti, berlusconiani. Mio Dio!
Sicario? forse sì o forse no, fatto sta che il tuo intervento è stato davvero tempestivo rispetto quanto accaduto con Botta sabato pomeriggio.
con rinnovata stima

Commento 636 del 09/02/2004
relativo all'articolo Con De Masi per Niemeyer
di Paolo G.L. Ferrara


Credo che il punto di vista di Enrico Botta sia condivisibile, e piano piano se ne stanno accorgendo il giro. Possono non piacere i toni ma non bisogna perdere di vista i contenuti. Mi dispiace che il concorso che sta preparando il CPA sia boicottato omettendo link e non dandone comunicazione. L'informazione va garantita a prescindere dalle opinioni, sono poi i lettori a dare un giudizio.
un saluto
Gianluigi D'Angelo

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9/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Nessuno ha mai boicottato nulla. Semplicemente, non abbiamo ricevuto la segnalazione. Credo possa capitare qualche disguido anche con le e mail. Abbiamo sempre pubblicato tutto quanto Botta ci ha sottoposto.
Adesso mi sono un pò seccato di sentire antiTHeSi tacciata di boicottaggi vari: siamo stati i primi a garantire la libertà di espressione on line e ne abbiamo pagato lo scotto, visto e considerato che c'è chi, criticato, ne ha fatto una questione personale. Dunque, per favore, finiamola.
Botta, come chiunque, ha avuto lo spazio per dire e fare quello che credeva opportuno. Se il tuo intervento era finalizzato a metterci sul banco degli imputati, bèh hai sbagliato nettamente.
Botta ci ha comunicato di avere deciso di non volere intervenire più su antiTHeSi: ne prendiamo atto, ma, per favore, non mandi i sicari, perchè così finiamo per cadere nel ridicolo.

Commento 609 del 29/01/2004
relativo all'articolo Domus 866: il Solid sea e la Solid architecture
di Paolo G.L. Ferrara


Cari amici di antithesi, in questo angolo di rete si sta parlando molto, forse troppo, di questo nuovo Domus. Si fa critica della critica e questo può essere costruttivo fino a quando non si perdono gli obiettivi da cui si è partiti. Mi dispiace leggere certe affermazioni che si basano sul giudizio personale. Gino Valle può piacere o no, ma questo rimane all'interno di una soggettività che non va oltre la necessità di dedicare ad un architetto che fa parte della storia dell'architettura italiana degli ultimi cinquant'anni la minima e necessaria memoria. Gino Valle è morto lontano dai riflettori, in silenzio. Anche al suo funerale si sono sentite molte assenze. Credo che Boeri abbia fatto bene a inserire l'articolo di Cino Zucchi. Al di la dei giudizi, per un "dovere di cronoca" negato dal resto del mondo editoriale. A parte questo e altre affermazioni di questo tipo, a prescindere se ci piaccia o meno la linea editoriale di Boeri, quello che possiamo criticare è se all'interno di questa linea editoriale ci siano delle contraddizioni o delle lacune. Si può essere d'accordo che la tragedia di porto palo è lontana dall'architettura, se la si estrapola dal contesto questa potrebbe essere l'impressione, se invece la mettamo in relazione con la ricerca "solid sea" allora la tragedia assume un significato diverso. E' il contesto in cui leggiamo l'articolo,che gli da significato, evidentemente Boeri parte dal microcosmo di una realtà per tracciare un macrocosmo di un continente e definirne la geografia. Domus di Boeri domostra che si può fare contenuto anche con le immagini, quando queste non sono semplice illustrazione ma mezzo attraverso il quale leggere la realtà contemporanea. Eviterei di fare retoriche classificazioni come "rivista teorica", affermazioni da gossip o confronti di sapore calcistico tra domus e architectural record. La rinnovata linea editoriale di Boeri credo metta domus fuori competizione con le altre riviste, insomma se piacciono le riviste alla Sudjic le edicole sono piene e non vedo il motivo per il quale anche domus dovrebbe continuare su questa linea. E che ben vengano per l'architettura italiana pubblicazioni sulle riviste americane di giovani studi come Labics di Roma.
Chiudo segnalandovi la mia lettura-recensione di Domus su channelbeta:
http://www.b-e-t-a.net/~channelb/speciale/021domus/index.html
un saluto gianluigi

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Commento 548 del 13/12/2003
relativo all'articolo Compriamo la Farnsworth House di Mies
di Guidu Antonietti


Vittoria! La Farnsworth di Mies è salva. Scampato il pericolo di essere venduto, l''edificio rischiava di essere spostato e alterato nella costruzione. Per impedirlo la National Trust for Historic Preservation (NHTP) e la Landmarks Preservation Council of Illinois (LPCI) si sono aggiudicate all'asta ieri 12 dicembre l'edificio di Mies van der Rohela alla cifra di 6.7 milioni di dollari (7.5 milioni comprese le tasse) grazie a tutti quelli che hanno contribuito con il loro supporto e hanno permesso di recuperare i soldi per comprarla. Una campagna riuscita che preserverà la conservazione nel relativo luogo originale ed permetterà l'accesso pubblico ad una delle case più significative costruite negli Stati Uniti nel ventesimo secolo e solo uno dei tre edifici residenziali negli Stati Uniti di Mies van der Rohe.

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Commento 346 del 21/05/2003
relativo all'articolo Critica sul web come al Drive In?
di Paolo GL Ferrara


caro Ferrara, l'articolo-appello che hai lanciato su antithesi riporta di nuovo l'attenzione alla critica sul web. Il tema non è nuovo, forse perchè è più grande per il suo parlarne piuttosto che per la sua concretezza. Certo prima di iniziare ogni discorso bisognerebbe capire bene cosa si intende per critica. Non credo però che sia necessario aprire un dibattito semantico-semiotico per affermare che troppo spesso si abusa di questo termine. Quasi tutto quello che leggiamo non è altro che cronaca e opinioni. Inoltre si confonde la critica dal critico, ovvero il nome conta a prescindere dal contenuto. E da queste premesse partono ciclicamente costrutti logici che partono dal nulla e arrivano chissà dove. Ma in tutto questo il web però nasconde un grande valore positivo, quello di aver creato un nuovo paradigma circolare della comunicazione. Ma a questo ancora non siamo abituati. Per troppo tempo siamo stati recettori passivi. La capacità di interagire che offre la rete è stata scoperta all'improvviso. I critici si sono sentiti attaccati, sono nate nuove figure mitologico-tecnologiche che dietro un fantomatico nick si sono fatti eroi di cause perse, per distruggere "un sistema" . E così dietro queste scaramucce tra "poveracci" i veri baroni hanno continuato a vivere delle loro rendite. Questa è la visione un po' cinica e volutamente fumettosa (tanto per non essere noiosi) che ho della critica nel web. Se invece parliamo di rete di informazioni ed opinioni che circolano on line il discorso è diverso. Le riviste digitali rappresentano per me un valore straordinario perchè sono l'esempio tangibile di democratizzazione dell'informazione dove ognuno di noi è contemporaneamente emettitore e recettore. Non esitono più dei ruoli definiti e così anche il significato di critica assume nuovi significati e diventa prodotto intellettuale dinamico di una pluralità in continuo confronto e con il quale interagire attivamente e non più pensiero guida da accettare passivamente. La proliferazione di riviste digitali ha più volte posto l'interrogativo sulla qualità, ma non c'è da preoccuparsi, come fanno spesso gli editori "su carta", in quanto la rete così come facilmente crea, allo stesso modo nel tempo, per una sorta di selezione naturale, premia e condanna. Questo aspetto viene spesso ignorato. La logica del pullulare di riviste cartacee che contraddistingue il nostro paese ha provato a sbarcare sulla rete ma questa semplice legge di sopravvivenza ha fatto si che nel tempo concretamente sopravvivessero on line solo poche webzine. Certo le cose piano piano stanno cambiando, ormai arch'it ha quasi la rispettabilità di una rivista su carta. Il numero delle persone che frequenta le webzine cresce vorticosamente e le tirature delle riviste su carta sono tanto insufficienti che la metà delle pagine sono di pubblicità. I grandi nomi dell'archittura offrono maggiori garanzie e lo spazio per gli emergenti è pressochè inesistente. E così nonostante il grande numero, le riviste su carta, rifugiandosi dietro i nomi "in voga", rischiano quasi tutte di assomigliarsi. Nel web è tutto differente. Gli investimenti in gioco sono praticamente inesistenti e non è necessario adeguarsi ad un taglio editoriale "commerciale". Così nel web troviamo una varietà di riviste molto differenti tra loro che, come tu stesso ricordi, ognuna ha delle caratteristiche differenti. Rigurado Channelbeta vorrei fare una precisazione, perchè credo che la tua descrizione potrebbe essere fraintendibile. "Channelbeta.net di Gianluigi D’Angelo non ha in apparenza taglio critico; ma se l’apparenza inganna, bene, Channelbeta la veste perfettamente: accanto (e dentro) una normalissima e consueta sezione sulle news, D’Angelo inserisce articoli di attualità architettonica su cui si può certamente aprire una discussione critica."...come se noi nascondessimo dietro una facciata neutrale uno strumento implicito di persuasione. Forse è più giusto dire che Channelbeta offre una serie di livelli di lettura, e se ci si sofferma solo sulle news è facile cadere in equivoci. Quello che noi cerchimo di fare non è altro che utilizzare la rete sfruttando le sue peculiarità: economia, velocità, e interazione.
Per quanto riguarda la volontà di interagire maggiormente sono sempre disponibile anche se credo che la strada non sia quella di creare sezioni comuni. Per quanto riguarda il monitoriaggio sulle "grandi opere" del governo Berlusconi credo che è una cosa che meglio di Antithesi non può fare nessuno e che noi segnaleremo volentieri. Farei piuttosto una riflessione sul commento di Fausto D'organ. Non credo che il mondo universitario sia ridotto così male. O meglio l'aspetto da esamificio è sempre esistito ed esisterà, e un simile compito prima di spettare alle riviste digitali dovrebbe essere perseguito proprio all'interno delle università. E qui si apre non un capitolo ma un intero trattato....

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Commento 290 del 20/02/2003
relativo all'articolo Mobilità: il tempo in movimento
di Sandro Lazier


Purtroppo dovevamo esserci anche noi di Channelbeta a Rotterdam. Devo dire che l'invito ci è arrivato con molto ritardo e per questo non siamo riusciti ad organizzarci. Nel momento in cui lo abbiamo fatto avevamo un giorno di ritardo rispetto alla conferma indicata sull e-mail che ci è stata inviata, sperando in un po' di elasticità da parte dell'oganizzazione, abbiamo avuto purtroppo una risposta negativa. Sono felice che almeno voi siate riusciti a documentare questo evento che senz'altro meritava una visibilità maggione. Tra l'altro nei progetti presentati a Rotterdam c'era ul'esposizione curata dalla DARC in cui sono presentati alcuni progetti sulla mobitità tra cui Ecoscape il progetto del DART Dipartimento Ambiente Reti e Territorio della Facoltà di Architettura di Pescara.

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Commento 268 del 29/01/2003
relativo all'articolo Escusatio non petita...
di Paolo G.L. Ferrara


non ho capito bene cosa c'entri Botta VS Silvestri con il master inarch... Enrico G. Botta secondo me non ha fatto niente di male nello scrivere ad alcune redazioni di riviste digitali per esprimere una sua opinione riguardo il titolo di un articolo di un quotidiano.. voi non avete mai scritto a nessun giornale per denunciare qualcosa.. per me questo è un modo per interagire con i lettori e farli partecipare... non ci vedo niente di diabolico francamente... anzi può essere visto come segno di stima e di legame verso una "testata". sul master inarch è inutile prendersi in giro... la mancanza di borse di studio è stata una scelta, perchè se avessero voluto, non serviva scavare nei fondi Inarch per trovare i soldi necessari ma alzare di 200 euro l'iscrizione a quelli che pagano, d'altronde chi decide di spedere 4000 euro non ci ripensa a 4200. Non credete?

un saluto Gianluigi

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29/1/2003 - Paolo G.L.Ferrara risponde

Caro Gianluigi, la nostra linea è chiara: pubblichiamo e discutiamo se abbiamo elementi per farlo. Se Botta fosse stato coerente, avrebbe dovuto richiedere la pubblicazione delle sue certezze sul caso Silvestri. A proposito: doveva essere una questione tra addetti ai lavori? Ok, ma chi ha deciso di pubblicare qualcosa sull'argomento? Eppure tutti sapevamo e tutti abbiamo lasciato cadere la cosa. Mi spiace, ma non accetto che mi si dipinga come chi fa dei distinguo su chi attaccare (arch. Palumbo) perchè senza potere e chi non attaccare (Portoghesi, Casamonti) perchè con potere.
E' da questo episodio che è scaturito il legame tra Botta e master In/arch, perchè anche lì ci sono stati episodi poco piacevoli nei confronti di antithesi.
Paolo

Commento 32 del 15/12/2001
relativo all'articolo Errata Corrige
di Paolo G.L. Ferrara


Sono d'accordo con te sul fatto che spesso i programmi dei corsi universitari abbiano contenuti a volte totalmente discordanti dal tema del corso. Ma questo fatto in se non rappresenta un problema in quanto molto spesso accade anche il contrario, ovvero che docenti formulino un nuovo modo di interpretare il corso, perché in realtà le tematiche che dovrebbero essere affrontate spesso si rivelano datate o didatticamente superate. Perciò una lettura diversa di un corso da parte di un docente può anche trasformarsi in una possibile alternativa lettura contemporanea di una disciplina. Faccio l'esempio del dorso di rappresentazione del prof. Livio Sacchi presso la Facoltà di Architettura di Pescara. Nel caso specifico il corso indaga il tema della rappresentazione considerandola non solo come espressione oggettiva e mezzo di comunicazione ma anche come elemento critico la cui natura è strettamente legata al progetto. Inoltre molto spazio è dedicato ai nuovi metodi di rappresentazione lasciando allo studente libera scelta di espressione, dal disegno a mano al video digitale. Perciò credo che non è giusto criticare il fatto che non ci si attenga o meno ad un programma, quanto piuttosto a come viene condotto un corso universitario. E la risposta è nei risultati: se un corso funziona è certo che il numero degli studenti che non superano l'esame è ridotto e la valutazione media dei voti è alta. Se invece alla fine di un corso il numero dei promossi è basso allora bisogna pensare che c'è qualcosa che non funziona e questo qualcosa va ricercato in colui che gestisce il corso e non negli studenti, in quanto è difficile credere che in corsi di alcune centinaia di persone ci sia un'alta concentrazione di "impreparati ". E' molto più logico pensare che le responsabilità dell'insuccesso riguardino il docente. Critiche da fare al sistema accademico italiano ce ne sono molte, farle è quasi come sparare su un'ambulanza. Le nostre università hanno la media europea più alta di permanenza degli studenti nell'ateneo per laurearsi. E questo fatto in se già chiude ogni discorso. C’è poi il fatto che la riforma dei crediti per cercare di risolvere questo problema ha trovato la strada peggiore eliminando una delle poche caratteristiche che contraddistinguevano l'università italiana e nonostante tutte le problematiche la rendeva comunque una delle migliori al mondo, ovvero l'interdisciplinarietà, la lettura trasversale, lo spessore storico e critico, a favore di una nuova università fatta di iperspecializzati, ovvero ignoranti in tutto tranne che in una cosa. Ci hanno privato di una delle poche cose buone che ci erano rimaste.
Se Brunelleschi è moderno o no non fa molta differenza quando comunque pochi saranno in grado di conoscere contemporaneamente il significato di moderno e Brunelleschi

Un saluto Gianluigi

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15/12/2001 - Paolo G.L. Ferrara risponde

Appunto: come tu dici "...le tematiche che dovrebbero essere affrontate spesso si rivelano datate o didatticamente superate". Sono i docenti a redigere i loro programmi e, nella maggior parte dei casi, che insegnino "Storia", "Storia contemporanea" o "Storia moderna", i contenuti sono assolutamente gli stessi. Nel 1983 sostenni l'esame di Storia dell'architettura I con il Prof. Paolo Carpeggiani. Oggi, lo stesso docente insegna Storia dell'architettura moderna ed il programma è identico a quello di Storia I di...quasi venti anni fa. Dunque, il problema non sta nella critica al docente che si attiene o meno ai programmi. Tutt'altro. Il problema è che i programmi, come detto, li fa lo stesso docente...programmi didatticamente superati.
Concordo con te : la creazione dei Dipartimenti è stata la mossa azzeccata per creare tanti piccoli "regni", alla faccia della interdisciplinarietà e della preparazione globale.
Di Pescara inizio a sentirne parlare bene, quantomeno di alcuni docenti e della voglia di "fare". Livio Sacchi è persona, in primis, intelligente ed appassionata: due condizioni fondamentali per non entrare nelle facoltà sentendosi già "arrivati", ma comprendendo che il difficile inizia proprio quando devi confrontarti con gli studenti, unici veri giudici della capacità di un docente.