Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Giovanni Giovannetti

Commento 6407 del 16/09/2008
relativo all'articolo Dorigati a Pavia. Ingresso al mercato coperto. Let
di Giueppe Zappelloni


Caro Marrucci, da anni mi batto contro quello che lei chiama mancanza di rispetto nei confronti del cittadino, vale a dire il mancato accesso alla partecipazione. In generale sono d'accordo con lei - ci mancherebbe! -; nella fattispecie, la mia posizione resta quella che vi ho sottoposto in lettura. La ringrazio. Suo Giovannetti

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Commento 6404 del 14/09/2008
relativo all'articolo Dorigati a Pavia. Ingresso al mercato coperto. Let
di Giueppe Zappelloni


Che senso ha opporsi all’inutile tettoia costruita a Pavia in piazza Grande a lavori ormai ultimati? Non sarebbe stato meglio pensarci per tempo? Che idea di città si comunica rivendicandone l’abbattimento, dopo che la sua costruzione è andata avanti per quasi un anno sotto gli occhi di tutti? Dov’era l’opposizione politica e Zapelloni quando sono cominciati i lavori?
Un anno fa la più lungimirante Giunta che la città ricordi ha preteso il trasferimento dei Rom “fuori dal suo cortile”. Ora è il turno degli squattrinati, che l’amministrazione locale vede come rappresentazione del brutto. Così non è per l’imperdibile tettoia, che la banda Zapelloni biasima e ne sollecita la rimozione o quantomeno il trasferimento in luogo diverso. Sono due punti di vista speculari, chiamati a riflettersi l’uno nell’altro.

Cari benpensanti dei miei stivali, siate allora più risoluti e implacabili: dilatate l’orizzonte, assumete un analogo trattamento per l’orribile e vetusta copertura consorella in piazza Leonardo da Vinci, e l’ancora peggiore “palazzo di vetro” presso il ponte dell’Impero.
La raccolta delle firme dovrebbe sollecitare anche la demolizione delle case sul Lungoticino, rifatte in malomodo dopo i bombardamenti alleati del 1943-44, che hanno straziato la città molto meno dell’edilizia pervasiva dei vari Febbroni e Fasani (i costruttori) negli anni Cinquanta e Sessanta, con la complicità – solo politica? – dei nani del loro tempo. Si dia corso senza indugi all’abbattimento del palazzo al Demetrio e dell’orribile edificio posto dietro l’inutile ipogeo. Non fermatevi: raccogliete altre firme per riedificare il ponte Vecchio così com’era, a condizione che ci venga restituito pedonale. Una volta ultimato il lavoro nel centro storico si passi alle periferie, a partire dalla madre di tutte le porcate: il Carrefour sulla Vigentina, l’annesso parcheggio e il giro di tangenti e altro ancora che vi sta dietro (il magistrato Luisa Rossi si legga il dossier della Guardia di Finanza in suo possesso).
Si può fare? No, non si può. Se si vuole frenare il brutto dilagante allora va denunciato il brutto che ci ha già allagato, dal centro alle periferie; se invece in gioco è il destino già scritto del mercato coperto (luogo che sollecita enormi appetiti), e se la tettoia farà presto da ingresso, a spese dei contribuenti, ad una futura zona commerciale modello Gs-Carrefour, lo si denunci ai cittadini e alla Procura, senza indulgere in fuorvianti sparate goliardiche.
Quanto a me, non firmerò per l’abbattimento né per lo spostamento dell’orribile tettoia. È troppo tardi. Resti pure dov’è. Così come gli altri numerosissimi piccoli e grandi inganni del recente passato, procurati dalle betoniere degli immobiliaristi, in accordo con i politicanti di oggi e di allora, con la complice omertà o copertura di altri settori cittadini.

I perditempo, con il sindaco Capitelli e la pseudosinistra, vorrebbero che non ci occupassimo dei problemi veri; vorrebbero farci combattere inutili battaglie e istigarci a contemplare il dito mentre il dito sta indicando la luna. Nel nostro orizzonte ci sono altre “emergenze” cittadine e planetarie: le speculazioni immobiliari favorite dalle tangenti; le mafie che edificano e bonificano banconote e – come a Genova – si candidano a bonificare anche le tossine delle aree dimesse; l’ecomostro autostradale Broni-Mortara che sottrarrà 8,6 milioni di metriquadri di verde al territorio e calamiterà in provincia da 30 a 40.000 autoarticolati al giorno, con conseguenze sulla nostra salute; l’inutile e devastante collegamento autostradale tra la tangenziale ovest e l’area Neca; le povertà vecchie e nuove; i disagi dei giovani e degli anziani ghettizzati in quartieri dormitorio privi di servizi, e di chi ogni giorno rischia la vita nel lavoro nero; gli effetti della crisi della globalizzazione come il calo occupazionale e la difficoltà per le famiglie ad arrivare a fine mese, ecc. Su tutto questo sarebbe opportuno concentrare ogni energia residua e proporre un modello alternativo di città e di vita, invece di balbettare indignazione fine a se stessa al riparo dell’orrenda e fuorviante tettoia.

Giovanni Giovannetti, Pavia
giovanni.giovannetti@gmail.com

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