Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Giovanni D'ambrosio

Commento 475 del 07/11/2003
relativo all'articolo Design inerba
di Gianni Marcarino


cari amici di antithesi,
come si fa a resistere, e non manifestare la propria desolazione nel vedere novità così sorprendenti.
Purtroppo è da tempo che sfoglio riviste o web, alla ricerca di progetti ed idee che alimentino la mia mente con immagini di sostanza.
Cosa voglio dire con questo.
Credo che dall'architettura al design in queste condizioni progettuali ed ispirazioni oniriche (come mostra anche il nostro amico designer con il suo tavolino-basso, comodino o non so cosa altro..) non si possa andare più lontano che da un bel lettino bianco del più famoso psicoanalista alla moda.
Mi dispiace, vedere giovani che ancora provano a fare progetti senza nessun senso con il quotidiano e con la concretezza che è figlia della necessità.
L'idea di necessità che è dietro tutte le grandi idee dei progettisti di design e dell'architettura degli inizi del " 900.
Sarebbe bene risfogliare quelle pagine e capire come hanno cambiato la nostra vita quei progetti. Forse sarebbe bene fare una review del passato invece di guardare troppo al futuro.
Mi auguro solo che questi nuovi progettisti siano un giorno in grado di mantenersi economicamente con le loro idee e poterle inserire nel mercato economico che è ben diverso da quello che si dice intellettuale.
Il Design non è giardinaggio, e tantomeno stravaganza.
Giovanni d'Ambrosio

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7/11/2003 - Sandro Lazier risponde

Meno male che ogni tanto qualche bravo moralista ci ricorda che cosa è la necessità. Franco Albini diceva che per disegnare una sedia bisogna prendersi la scogliosi. Tempi epici, quelli di Albini. Perché non proporne la beatificazione? Magari come martire.
Questo paese dannatamente cattolico non riesce a vedere la creatività fine a se stessa. Deve sempre ridurla ipocritamente al servizio del patetico e del patito. Non c’è speranza perché anche un bravo architetto come d’Ambrosio ne è tormentatamene coinvolto.
Egli sa con precisione cosa è design e cosa no. Cavolo, è da anni che ce lo chiediamo e lui lo sa da chissà quanto. Poi scopriamo che, per lui, è forma-funzione e altre balle del genere sconfessate dalla realtà del "quotidiano e con la concretezza che è figlia della necessità." E purtroppo siamo di nuovo da capo. Quindi le lezioni d’etica le dia altrove.

Commento 297 del 03/03/2003
relativo all'articolo Nuove categorie critiche
di Mara Dolce


La ringrazio per avermi dato modo di leggere un articolo intelligente e spiritoso.
Ho sorriso quando ho letto le parole leggerezza, trasparenza e flusso.
Era da tanto tempo che riflettevo su questi aggettivi, e le sue attenzioni mi sembrano appropriate.
Il modo di fare critica dell'architettura in alcuni ambienti mi appare veramente leggero, trasparente e fluido a tal punto da non lasciare assolutamente nulla di significante nella descrizione che i critici si accingono a dare su i nuovi modelli architettonici che così innovativi poi non appaiono.
Spesso al lettore non rimane nulla di veramente solido per arricchire la propia crescita intellettuale sull'architettura .
Infatti ormai la solidità non sembra contare più nulla , tutto è etereo e delicato.
Leggendo le righe del suo articolo mi sento a mio agio , e mi riconosco nel suo pensiero .
complimenti
Giovanni D'Ambrosio

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