Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Howard Roark

Commento 533 del 30/11/2003
relativo all'articolo Compriamo la Farnsworth House di Mies
di Guidu Antonietti


Risposta al commento n.532 di Isabel Archer
Non Ŕ mio costume dar corso a sterili polemiche, ma gli appunti della signora Archer sono cosý sconclusionati da necessitare di una replica.
La casa Farnsworth, in quanto pura enunciazione di principio che ha poco a che fare con la vita di persone e di luoghi, potrebbe essere tranquillamente ricostruita nel suo giardino, signora Archer (semmai ne possiede uno) e sarebbe sempre la Farnsworth House come il Padiglione di Barcellona Ŕ sempre stato tale senza che a Barcellona ve ne fosse traccia e nessuno l'avesse mai visto, prima della ricostruzione, se non in sbiadite foto. Il suo valore, senza il quale Ŕ impossibile una collocazione storica, Ŕ di astrazione ideale e se questo pensiero Ŕ per lei distruttivo non ascolti nÚ me nÚ Zevi, come ha giÓ del resto fatto con l'ingenuo Neutra.
Quanto alla libertÓ la invito solamente a chiedersi come mai Mies si trovasse a costruire quella casetta nell'Illinois e non nel Brandeburgo..

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Commento 531 del 29/11/2003
relativo all'articolo Compriamo la Farnsworth House di Mies
di Guidu Antonietti


Quando Richard Neutra nel 1924, da poco giunto negli Stati Uniti, buss˛ trepidante all'uscio della Robie House (risalente al 1909) chiedendo: "E' in casa il signor Robie?" gli rispose una burbera inquilina dicendo che di Mr. Robie non aveva mai sentito parlare, che lei era l'attuale proprietaria della casa, avendola avuta per pochi dollari da un precedente possessore il quale voleva assolutamente disfarsene, e che tutto sommato non ne era per niente entusiasta. "Ho sempre sperato - scrive Neutra - che questa nuova architettura avrebbe dato vita a un genere umano differente. Purtroppo sono stato smentito. Le case hanno cambiato proprietÓ molte volte...." Questo accadeva a un'architettura frutto del Genio delle praterie e rende piuttosto sospetti gli appelli, tra il tragico e l'infantile, per mettere "sotto vetro" la vitrea intelaiatura di Mies che Bruno Zevi ha da par suo definito "inno alla spersonalizzazione, al quasi-nulla architettonico, all'astrattezza universale, ideale classico agli antipodi dell'individualismo americano".
Molti che magari, in casa nostra, si lamentano di lacci e lacciuoli corporativi e burocratici sono subito pronti a calzare l'elmetto di "Soprintendente dell'Illinois"; ma, caspiterina, questa Ŕ l'America, bellezza!

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