Giornale di Critica dell'Architettura

56 commenti di Leandro Janni

Commento 11016 del 31/12/2011
relativo all'articolo Un anno molto difficile
di Sandro Lazier


Diciamo così: inesorabilmente oggi paghiamo il nostro debito verso l'ingiustizia.
Auguri a tutti!!!

[Torna su]

Commento 10929 del 20/12/2011
relativo all'articolo Nell'area dello Stretto si impone il principio di
di Leandro Janni


C'è chi non si rassegna al principio di realtà.
Per la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina, diretta dall’architetto Salvatore Scuto, il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto merita l'autorizzazione paesaggistica e può, pertanto, approdare al successivo, ultimo stadio della progettazione esecutiva.
“Naturalmente - puntualizza il soprintendente Scuto - a condizione che ottenga il via libera da tutti gli altri enti nella speciale conferenza dei servizi nazionale che esamina il progetto definitivo”. La nota, contenente il dispositivo della approvazione paesaggistica, è giunta qualche giorno fa sul tavolo del consorzio Eurolink, aggiudicatario della progettazione definitiva-esecutiva e della costruzione della mega opera infrastrutturale, ed è stata notificata al governatore Raffaele Lombardo, agli assessorati regionali al Territorio e ai Beni culturali, al "Mibac" (Direzione generale per il Paesaggio, le Belle arti e l'Architettura del ministero Beni culturali) e, a Messina, a Comune e Provincia.
Va subito annotato il passaggio chiave, in quattro capoversi, che considera "soddisfatte" le prescrizioni date dalla Soprintendenza 1'11 giugno 2003, all'interno del nulla osta al progetto preliminare, firmate dall'allora soprintendente Gianfilippo Villari: “Osservato che le raccomandazioni pro-gettuali avanzate da quest'ufficio nel disposto approvativo numero 5459 del 2003 - riassume Scuto - hanno trovato l'attenzione del procedente nella fase di elaborazione definitiva, nell'ambito delle variazioni dei tracciati progettuali e delle cantierizzazioni; Osservato che le risultanze progettuali, pur di livello definitivo, contengono profili e soluzioni secondarie suscettibili di miglioramento e implementazioni finalizzate al mantenimento dei livelli della vivibilità delle popolazioni progressivamente raggiunte dalle cantierizzazioni; Considerato che la complessità e specificità dell'elaborazione ingegneristica e architettonica richiederà un confronto dinamico tra i soggetti attori a partire dall'elaborazione del progetto esecutivo: Ciò visto e osservato, questa Soprintendenza esprime parere di conformità del progetto ai contenuti normativi ed ai principi di tutela paesaggistica e rilascia, ai sensi dell'articolo 146 del decreto legislativo 42 del 2004, la richiesta autorizzazione paesaggistica”.
A questo punto, serve un riepilogo delle prescrizioni che la Soprintendenza, dopo una serie di perplessità sul rapporto tra la mega opera e il paesaggio dello Stretto, diede nel 2003 all'interno del documento che comunque accordò il "nulla osta". Si chiedevano, testualmente, “forme e modalità più precise di mitigazione degli impatti”, ad esempio la necessità “di distanziare i piloni lungo i viadotti Pace, Curcuraci, Ciccia e Annunziata per ricondurla ai 73 metri delle pile del viadotto Pantano”. Chiarezza veniva reclamata in merito alle conseguenze dell'opera sull'ecosistema lagunare di Ganzirri, e sulle aree da utilizzare per cantieri, depositi di materiali, zone di stoccaggio ed itinerari di servizio: “Occorre definire il programma d'interventi di ripristino e di rinaturazione, finalizzandoli alla ricostruzione del paesaggio”. E si sottolineava “l'opportunità di utilizzare il materiale di risulta, proveniente da scavi e sbancamenti, per la realizzazione di una o più grandi opere di particolare rilevanza ambientale a fruizione della città”. Cosa ne è stato, dunque, delle prescrizioni di otto anni fa? “Sono state tutte recepite nel progetto definitivo che, da parte nostra, può trasformarsi in esecutivo ad eccezione delle opere compensative il cui quadro non è ancora noto visto che l'apposita commissione non ha concluso i lavori” – ineffabilmente risponde l’architetto Scuto. Soprintendente.
L’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina si aggiunge a quella dell’Ufficio tecnico comunale.
Con riferimento a tali autorizzazioni, Anna Giordano ha scritto di recente su Centonove: “Per cortesia, fate altri mestieri che non abbiano la responsabilità della vita di migliaia di cittadini nelle vostre mani”.






[Torna su]

Commento 10817 del 15/11/2011
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


Una citazione.
"Nella distruzione della vostra Riviera è responsabile tutta la vostra classe dirigente, non soltanto quella politica. Ne sono responsabili quella imprenditoriale, quella finanziaria, quella mercantile, quella alberghiera.Tutti.
Tutti, anche il cosiddetto uomo della strada: tutti abbacinati dall`irruzione dei cantieri, fabbriche di miliardi e di posti di lavoro;dalla speculazione edilizia che prenderà d`assalto il promontorio dando agl`indigeni la grande occasione di arricchirsi con un orto.
Che pacchia! Una pacchia che durerà sei, sette, dieci anni, per poi ridurre questo angolo d`immeritato paradiso alla solita colata di cemento e di asfalto".
(Indro Montanelli, Corriere della Sera dell’ 8 aprile 2001)

[Torna su]

Commento 10813 del 07/11/2011
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


10 ottobre 1970: alluvione di Genova; morte e distruzione. 4 novembre 2011: alluvione di Genova; morte e distruzione. Stessi luoghi, stesse tragiche immagini. Sono cambiati soltanto lo stile degli abiti, il design delle auto e il sindaco. Insopportabile.

[Torna su]

Commento 10651 del 17/08/2011
relativo all'articolo Estetica dell'abuso
di Sandro Lazier


1) A Gela sono capaci di costruire una casa abusiva in 36-48 ore.

2) A proposito di sedie, poi, capita spesso che i dirigenti scolastici siciliani chiedano, a genitori e alunni, di portarsele da casa. E di certo, non per amore di sperimentalismo linguistico-espressivo.

3) Provate voi a somministrare un questionario - sul senso dell'abitare - in certi quartieri di Palermo, di Favara o di Palma di Montechiaro. Provateci!!!

Saluti molto cordiali. Dalla Sicilia

[Torna su]

Commento 9236 del 09/01/2011
relativo all'articolo Corredo Libeskindiano
di Domenico Cogliandro


Caro Domenico,
come saprai, Daniel Libeskind, appena ricevuto da Pietro Ciucci e dalla società Stretto di Messina, ha affermato: "Il progetto architettonico testimonia la memoria del Mediterraneo quale epicentro storico e culturale dell'Europa e del mondo. Il Ponte è una sfida meravigliosa e ambiziosa, un'opera che deve saper dialogare con i cittadini e diventare centro di aggregazione e incontro tra culture".
Perfetto. Alle prossime!


[Torna su]

Commento 9213 del 20/12/2010
relativo all'articolo Pompei
di Leandro Janni


Inevitabilmente mi chiedo: Marrucci è snob, elitario o nichilista - nei suoi insostenibili, incomprensibili piagnistei culturali? Che noia, comunque!

[Torna su]

Commento 9208 del 18/12/2010
relativo all'articolo Pompei
di Leandro Janni


Ho l’impressione che il buon Renzo Marrucci abbia fatto una certa di confusione (può succedere) nel commentare sommariamente alcune mie recenti riflessioni qui - su antithesi.info - diversamente pubblicate. Egli, tra molteplici affermazioni, sostiene: “Il motivo per cui (il tuo articolo) non mi sollecita dibattito è perché si regge su una strumentalizzazione a sfondo politico che non mi attira per come è impostata”.
Cosa rispondere? Cito poche parole di Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei dal gennaio 1995 all’agosto del 2009, la cui intervista compare in questi giorni su “il Venerdì di Repubblica”.
Dice Guzzo: “Pompei è stata commissariata e tutti si sono ubriacati con la parola “valorizzazione”. Una bufala. I pochi soldi che avevamo sono stati dirottati a fare gabinetti e bar, abbandonando la cura del patrimonio. Ci siamo trasformati tutti in albergatori”.
Mi pare che le parole del soprintendente Guzzo sintetizzino la tesi principale che, nel mio articolo, sostengo con nettezza (politica???!!!).

[Torna su]

Commento 9154 del 10/12/2010
relativo all'articolo Le nuove nomine per l'amministrazione dei beni cul
di Leandro Janni


Caro Casgnola,
«Sa indignarsi solo chi è capace di speranza» ha scritto Lucio Anneo Seneca. Certo, l'indignazione, la libertà costano. Ma è sempre meglio che fare anticamera o i lacchè. Oppure, gli intellettuali organici.
Attendiamo tempi e modi migliori. Grazie, comunque, delle tue parole.

[Torna su]

Commento 9150 del 08/12/2010
relativo all'articolo Pompei
di Leandro Janni


Le tante scritte, le frasi rimaste intatte sui muri degli edifici di Pompei, visibili ancora oggi, ci informano su quali fossero le speranze, i rancori, gli amori e gli umori dei suoi abitanti. Una mi ha particolarmente colpito:
“Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato sotto il peso di tante sciocchezze”. Cos'altro dire?

[Torna su]

Commento 8961 del 19/09/2010
relativo all'articolo Biennale di architettura 2010. Italia ailatI . Par
di Paolo G.L. Ferrara


Cosa dire? In fondo "Italia ailatI" ricorda l'Alitalia: è rassicurante.
POSCRITTO
Io, comunque, alla Biennale architettura 2010 ci sono stato. Belle foto!

[Torna su]

Commento 8859 del 30/07/2010
relativo all'articolo L'Italia del petrolio
di Leandro Janni


Nell'Italia del petrolio qualcosa si sta muovendo. Lo scorso 23 giugno 2010, accogliendo il ricorso della Regione Puglia, il Tar della Puglia ha annullato il decreto 1349/2009 del Ministero dell’Ambiente che, di concerto con il Ministero ai Beni Culturali, aveva dato il via libera all’avvio delle ricerche di idrocarburi sui fondali pugliesi da parte della società inglese Northern Petroleum ltd. Insomma: è emersa una insufficiente valutazione degli impatti ambientali. Il primo luglio 2010, l'annuncio del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: “Un giro di vite all'insegna dell'ambiente, che vale per tutto il territorio e il mare nazionale”. Su proposta della Prestigiacomo, il Consiglio dei Ministri ha approvato, nello schema di decreto di riforma del Codice Ambientale, un articolo che vieta ogni esplorazione, non solo le trivellazioni, in tutte le zone all'interno delle aree marine e costiere protette, e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al loro perimetro. Un divieto solo un po' meno duro riguarderà l'intera costa nazionale: nessuna attività sarà consentita entro le 5 miglia. E guai ad illudersi per le zone teoricamente "libere": al di fuori delle aree assolutamente proibite “le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi saranno tutte sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale”. “Si tratta – chiarisce il ministro Prestigiacomo – di una normativa che fissa paletti prima lacunosi. Tant'è che la nuova disciplina si applica anche ai procedimenti autorizzativi in corso. Abbiamo inserito norme chiare a difesa del nostro mare e dei nostri gioielli naturalistici – incalza in una nota la Prestigiacomo – colmando una opacità legislativa che nel recente passato ha suscitato timori nelle comunità locali”.
Cosa dire? Le nuove norme che regolamentano le trivellazioni, annunciate dal ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, rappresentano restrizioni importanti, ma di certo questi provvedimenti non sono sufficienti a garantire adeguate condizioni di sicurezza per i nostri mari e le nostre coste.
Intanto, un altro grave disastro ambientale determinato dal petrolio è accaduto nei mari che bagnano la Cina e la Bp, responsabile del disastro del Golfo del Messico, sta progettando la trivellazione di pozzi petroliferi profondi 1700 metri a 500 chilometri dalle coste siciliane. Il Mare nostrum non è un luogo qualsiasi: pur occupando solo l' 1% dei mari del mondo, concentra nella sua limitata superficie autentici tesori. Oltre ad essere la culla di arti, religioni, civiltà diverse, presenta una ricchezza di biodiversità non paragonabile con altri mari non tropicali. Un' eventuale fuoriuscita di greggio danneggerebbe specie uniche. Come la posidonia, un' erba marina che vive solo nel Mediterraneo, il corallo rosso, materia prima per un importante artigianato, il gabbiano corso che vi nidifica in 300 coppie, la foca monaca, meno di 500 individui tra Turchia, Grecia, Croazia e Italia. E ancora il tonno rosso mediterraneo e una sottospecie endemica di balenottera minore. Mentre le piattaforme già in funzione nell' Adriatico incutono minor timore perché operano su fondali poco profondi, gestire le sonde a 1700 metri presenta incognite gravi anche in regime di gestione normale. Gli oltre 400 milioni di persone che gravitano sul bacino (abitanti, pescatori, turisti) risentirebbero a lungo di un incidente perché è un mare praticamente chiuso e non vivificato da forti correnti. Questo fa sì che il ricambio totale delle sue acque (già inquinate dal secondo traffico di petroliere al mondo) richieda più di 150 anni. Le leggi in vigore in Italia, che impongono per le trivellazioni una distanza di 5 miglia (9 km) dai litorali e di 12 dalle Riserve Marine, non sono sufficienti a sventare disastri di portata incalcolabile. Il governo Obama ha imposto norme restrittive sui pozzi off shore in Atlantico e la Norvegia sta predisponendo severi limiti alle perforazioni nel Mare del Nord. E si tratta di oceani aperti, con impetuose correnti e immensità non paragonabili con quelle del piccolo mare interno in cui è nata la civiltà occidentale e sopravvive una biodiversità di altissimo valore.
In tale contesto, la Regione Siciliana, preoccupata, dice "NO alle trivellazioni petrolifere nei mari siciliani". Vedremo.

[Torna su]

Commento 8755 del 21/07/2010
relativo all'articolo Addio Giannino Cusano
di La redazione


"Beati quelli che hanno sete di GIUSTIZIA, perché saranno saziati".


[Torna su]

Commento 7778 del 01/02/2010
relativo all'articolo Il Piano Casa in Sicilia e il Ponte di Messina
di Leandro Janni


“Ad libitum”. Mentre le ruspe iniziano a demolire i 600 immobili abusivi di Ischia, il governo pensa all’ennesimo condono edilizio. Cosa dire? Al peggio non c’è fine. Ha già svenduto, per quattro soldi, il patrimonio abitativo pubblico e ora si accinge a regalare ai soliti noti caserme, edifici pubblici e perfino le spiagge. È poi verissimo che il governo ha messo le mani sull'ambiente: con l'impegno personale profuso dallo stesso leader Berlusconi (sette giorni di personale campagna elettorale) per sconfiggere Renato Soru nelle recenti elezioni sarde. La posta in palio era la cancellazione del piano paesistico e quanto resta delle superbe coste sarde fin qui scampate al cemento. Ha infine messo le mani sui servizi pubblici. È di qualche giorno fa la protesta dei presidi delle scuole romane che non hanno i soldi per far funzionare gli istituti, mentre nel Veneto molte scuole sono pulite dai genitori. La sanità, come noto, è sistematicamente smantellata e affidata alle mani amiche degli Angelucci o dei don Verzè. Ora, la proposta di riaprire per la quarta volta, dal 1985, un condono edilizio è la più scandalosa conferma del superamento di ogni limite di legalità e di decenza. L'emendamento presentato in Commissione Affari costituzionali del Senato dai due deputati campani del Pdl, Vincenzo Nespoli e Carlo Sarro (e incautamente firmato dalla senatrice Incostante del Pd, che ha poi ritirato la firma), è molto chiaro, cristallino. Non bastava, dunque, il Piano casa. Adesso si pensa ad un nuovo condono edilizio. Il Piano casa doveva servire a dare una stanza a figli che si sposano e non hanno i mezzi per comprare un appartamento e soprattutto a sostenere l’edilizia in crisi. Con tali obiettivi e con la minaccia di sanzioni del governo, lo scorso anno quasi tutte le regioni si sono affrettate ad approvare proprie leggi sul Piano casa, con la conseguenza che all’anarchia edilizia di molte parti del nostro paese, a causa dell’abusivismo, si è aggiunto il caos urbanistico nel quale ogni regione ha approvato una propria legge in assenza delle norme di semplificazione promesse ma mai approvate dal governo. Il risultato di tanta sconsiderata frenesia legislativa è però un completo e salutare fallimento, tanto che il governo vorrebbe rilanciare il Piano casa con un ulteriore aumento delle cubature e con l’aggiunta di un nuovo condono edilizio.
Come possiamo non esprimere una ferma e dura opposizione a tali proposte che distruggono e consumano territorio in spregio alla pianificazione urbanistica e ad ogni ragionevole uso di un bene limitato?
Il rilancio dell’economia, nel nostro paese, non è nell’anarchia edilizia e nel caos urbanistico. Il paese può uscire dalla grave crisi economica e ambientale solo con nuove regole per il recupero del patrimonio edilizio esistente, con la tutela dei nostri centri storici e con la drastica riduzione del consumo del suolo. Lo chiede la nuova economia della conoscenza, fatta di idee e non di cemento. Lo chiede l’economia del turismo e lo chiedono i turisti che scelgono l’Italia per le loro vacanze. Lo chiedono soprattutto i cittadini per la qualità della loro vita e per quella dei loro figli. Lo chiedono, lo chiederanno anche i tecnici, gli architetti, gli ingegneri?


[Torna su]

Commento 7767 del 28/01/2010
relativo all'articolo Il coccodrillo come fa...? la politica lo sa
di Paolo G.L. Ferrara


L’ennesimo crollo in un centro storico siciliano ha determinato la tragica morte di due bambine. Favara è un centro interno dell’agrigentino, di 35mila abitanti, con il record di imprese edili, in Italia (ben 900 imprese!), rispetto al numero di abitanti. Un luogo come tanti delle nostre aree interne, cresciuto senza regole e senza limiti al di fuori dei propri confini storici; un tasso altissimo di abusivismo edilizio.
E’ la dimostrazione di un Paese che, nonostante le ripetute tragedie (Abruzzo e Messina solo negli ultimi mesi), resta incapace di prevenzione, di rispetto delle regole, di tutela del proprio patrimonio storico e urbanistico e quindi incapace di difendere la vita dei propri cittadini. Ancora una volta è una tragedia annunciata, in un Sud che paga una inesorabile e scriteriata sopraffazione degli interessi privati sul bene pubblico. Sono le conseguenze della mancata programmazione e gestione del territorio, che ancora vede, nel 2010, l’assenza di strumenti di pianificazione urbanistica, così come spesso manca una pur minima politica di salvaguardia del patrimonio storico e ambientale.
Restano inascoltati i ripetuti appelli del Presidente della Repubblica Napolitano sulla necessità di emergenti azioni di prevenzione per evitare tragedie come quelle che nell’ultimo anno hanno colpito il nostro Paese.
Mentre in taluni casi vengono create ad arte situazioni di emergenza fittizia finalizzate all’occupazione dei più importanti siti culturali da parte di commissari di nomina politica, laddove questa emergenza è non solo reale ma drammatica, gli organi di governo sono colpevolmente assenti.
Serve una verifica immediata degli strumenti di ricognizione: cartografia del rischio in primis, analisi della situazione idrogeologica. Di quali strumenti dispongono attualmente gli organi di governo? E a che livello di aggiornamento e di affidabilità risultano tali strumenti? Serve lo stanziamento immediato di adeguate risorse economico-finanziarie per una mappatura del territorio, con le gradazioni di rischio sismico, idrogeologico e sullo stato dell’edificato. Vedremo.




[Torna su]

Commento 7729 del 07/01/2010
relativo all'articolo Zevi, Craxi, prestigio, potere
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Marrucci,
sai come si dice in Sicilia: "MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI".
Cordiali saluti, L. J.

[Torna su]

Commento 7723 del 06/01/2010
relativo all'articolo Zevi, Craxi, prestigio, potere
di Paolo G.L. Ferrara


In effetti c'è, o meglio, c'era qualcosa che accomunava Bruno Zevi e Bettino Craxi : una comunicazione "irritante". Dunque, assai efficace.

[Torna su]

Commento 7703 del 02/01/2010
relativo all'articolo La farsa del ponte (sullo Stretto)
di Leandro Janni


Renzo Marrucci (generosamente?) scrive:
"Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria? L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè..."
Rispondo.
Caro Marrucci, nel mio mondo e persino nella mia Sicilia, PROCESSO, CONTENUTO E REGOLA coincidono. Quando ciò non avviene, io (ingenuamente? aristocraticamente? ostinatamente?) avverto l'odore - fastidioso - dell'impostura e della mistificazione.
Un simpatico saluto.

[Torna su]

Commento 7679 del 25/12/2009
relativo all'articolo L'arte facile
di Sandro Lazier


Se l'arte contemporanea è facile, la vita (contemporanea) è complicatissima.

[Torna su]

Commento 7561 del 22/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 3
di Leandro Janni


Gentile Vilma Torselli,
pensavo di essere stato chiarissimo - a proposito del PONTE - nell'ultimo commento inviato.
Pertanto, la pregherei di rileggerlo - il mio ultimo commento - con sufficiente attenzione e senza pregiudizi.
Un saluto molto cordiale e a presto

[Torna su]

Commento 7558 del 21/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 3
di Leandro Janni


Io non sono mai stato ostile all'idea di un PONTE che, in modo mirabile e superbo, possa collegare - stabilmente - l'Isola alla Penisola. Anzi!
Io sono contrario all'ipotesi che conosciamo (per mezzo di un colorato e ben noto plastico in scala) di un banalissimo e datato mega-ponte strallato, nell'area dello Stretto. Tutto qui.
Mi dà ovviamente un certo fastidio il fatto che qualcuno provi a farmi passare per ottuso fondamentalista dell'ambiente. Ma in fondo, nella vita, c'è di peggio!
Ovvero: l'ineffabile, ipocrita vacuità dei sostenitori del nulla.


[Torna su]

Commento 7526 del 19/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 3
Ovvero

di Leandro Janni


Sempre a proposito del controverso "ponte sullo Stretto", mi sia concessa una inevitabile, doverosa considerazione di tipo formale, stilistico. PROGETTUALE.
Insomma: ci siamo mai veramente chiesti - designer, architetti e ingegneri - perchè dovremmo accettare che venga realizzato, o quantomeno concepito, un PONTE così banale e datato, in uno dei luoghi più straordinari, densi e seducenti della Terra?

[Torna su]

Commento 7518 del 15/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 2
di Leandro Janni


Il Piano casa è un condono preventivo.
Il Piano casa attribuisce ai privati la scelta di ampliare l’abitazione, in deroga alla pianificazione urbanistica che, con un complesso procedimento amministrativo fatto anche di partecipazione pubblica, stabilisce limiti alla proprietà per assicurare, secondo l’art.42 della Costituzione, l’interesse pubblico dell’uso equilibrato di un bene limitato come il territorio. Questa deroga alla pianificazione, determina una profonda modificazione nei rapporti tra bene pubblico e interessi privati. La stessa modificazione dei condoni edilizi, cambia solo il rapporto tra la legge e l’intervento edilizio: nel caso del condono viene prima l’intervento edilizio e poi la legge, nel Piano casa è il contrario. In tutti e due i casi c’è un aumento del consumo del suolo e del carico urbanistico in contrasto con il piano regolatore generale, vale a dire che viene alterato il rapporto tra numero di abitanti e quantità di servizi. Il Piano casa, secondo i suoi sostenitori, andrebbe incontro alle esigenze del figlio che si sposa e invece di comprar casa amplia quella dei genitori, con la conseguenza che, considerato che si prevedono ampliamenti del 20% degli edifici uni o bi-familiari (oltre alle demolizioni e ricostruzioni fino al 35%), nelle zone con questa tipologia di edifici (si pensi alle tante villettopoli cresciute intorno alle nostre città) ciò determinerà un aumento del numero degli abitanti, mentre rimarranno immutate le strade, i parcheggi, le fognature, le scuole, gli uffici pubblici, il verde pubblico, le reti di gas, luce e telefono, ecc.
Per queste ragioni, a difesa della pianificazione pubblica del territorio, sin dall’inizio - e oggi ancor di più, dopo la tragedia di Messina - Italia Nostra si è opposta al Piano casa, indipendentemente dal fatto che a proporlo ed attuarlo fosse il Governo o le Regioni, indifferente anche al fatto che alcune Regioni ne abbiano mitigato la portata. Italia Nostra, dopo aver presentato nelle scorse settimane un reclamo alla Commissione europea per violazione del diritto comunitario, impugnerà innanzi al TAR le deliberazioni dei Comuni sul Piano casa e solleverà la questione di legittimità costituzionale della legge regionale per violazione di diversi articoli della Costituzione, in particolare dell’art.42. Senza contare che non risulta che i Comuni, nell’approvare a loro volta il Piano casa, abbiano tenuto conto dell’art.78 del Testo unico enti locali che prevede l’astensione dei consiglieri comunali “nei casi in cui sussiste una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interesse del consigliere o di parenti o affini entro il quarto grado”. Siamo sicuri che non c’è alcun consigliere comunale, o parente o affine del medesimo, al quale faceva comodo ampliare la villetta?
Questo sotto il profilo giuridico, mentre per quello economico, se nel Piano casa è evidente l’interesse dei cementieri, meno sicuro è quello dei costruttori che già oggi hanno serie difficoltà a vendere i tanti edifici costruiti sull’onda della bolla immobiliare (chi li acquisterà se, in piena crisi dell’edilizia, i figli che si sposano amplieranno la casa dei genitori?), mentre l’invenduto e il disabitato, con adeguati incentivi, potrebbero risolvere il reale fabbisogno abitativo.
Un interesse opposto hanno invece i settori del turismo, dell’agricoltura, delle energie rinnovabili e di quell’economia verde che si va affermando nel mondo. La devastazione del nostro territorio e paesaggio, vera ed irripetibile ricchezza del nostro Paese e del nostro turismo di qualità, non è la via di uscita dalla crisi economica, ma il definitivo e irrimediabile affossamento della nostra economia e della capacità dell’Italia di attrarre talenti e ricchezza. Per superare la crisi serve un diverso modello di sviluppo, non il Piano casa, non altro cemento. Quel modello al quale sta lavorando Obama negli Stati Uniti e quello che ci incoraggia a perseguire il Presidente Napolitano quando dice “facciamo della crisi un’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”.

[Torna su]

Commento 7507 del 11/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


Carissimo Pietro (Pagliardini),
considerato il tono e i modi della discussione, ripondo - mi auguro con adeguata ironia - utilizzando una citazione tratta dal film "RADIO DAYS", di Woody Allen: "Lo sapevo che non ti saresti inasprito!"
Un'ultima cosa, ci tengo a dire: a me - che ho sempre lottato e presentato decine di esposti e denunzie contro l'opacità, l'inerzia, l'ignoranza e il malaffare dei tecno-burocrati istituzionali - "piccolo burocrate" non lo aveva detto mai nessuno. Cosa dire? C'è sempre una prima volta!
Ma questi, probabilmente, sono gli effetti di certo, contemporaneo berlusconismo. Ovvero: il ribaltamento assoluto della verità; la divisione, la lacerazione, IN DUE, del Paese. Persino "il PONTE" divide!
Un cordiale saluto


[Torna su]

Commento 7501 del 09/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


A proposito di "opere faraoniche e tragedie annunciate", mi permetto di citare un recente commento di Anna Donati.

Le Grandi opere (quelle dannose, quelle inutili, quelle non prioritarie e quelle comunqie sbagliate), i quattrini e il potere che producono; il resto vada a ramengo. Terra, 8 ottobre 2009.
Anche il capo dello Stato, dopo la tragedia annunciata di Messina, è intervenuto con parole molto nette: prima di realizzare opere faraoniche bisogna mettere in sicurezza il territorio. E tutti hanno pensato al Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera simbolo del governo Berlusconi che costa 6,3 miliardi di euro. Nemmeno le esortazioni di Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, hanno indotto una seria riflessione nel governo, quando ha detto che per rendere sicuro il nostro territorio e mettere un freno al dissesto idrogeologico servono 25 miliardi di euro e che bisogna smettere di costruire in modo abusivo parti di territorio e città. Niente da fare, non servono i morti e non servono gli autorevoli interventi: il governo Berlusconi tira dritto sul progetto del Ponte sullo Stretto e non ritira il famoso Piano casa di cementificazione selvaggia, dell’urbanistica “fai da te”.
Tanto, è il ritornello ricorrente, Ponte, Piano casa, dissesto idrogeologico e tragedia di Messina sono cose diverse, che non c’entrano, e il ripeterlo in modo ossessivo è la miglior prova della “relazione”. Il governo ha ammesso di non avere i 25 miliardi necessari (come una manovra finanziaria) e che quindi il Ponte sullo Stretto può andare avanti perché in fondo costa “solo” 6,3 miliardi, che per il 60% verranno da fondi privati. Proprio in questi giorni è scaduto il mandato del commissario straordinario Pietro Ciucci, “l’uomo del Ponte “ che è anche amministratore delegato della Società Stretto di Messina e presidente di Anas, che aveva il compito di presentare il nuovo piano finanziario evitando le forche caudine del Cipe.
Secondo le prime indiscrezioni uscite dai giornali, il progetto preliminare costa 6,3 miliardi di euro, sono prenotati 1,3 miliardi da Fintecna (ma erogati di anno in anno secondo le disponibilità della Finanziaria, come ha voluto il ministro Tremonti); il 40% dovrebbe provenire da risorse pubbliche e il 60% da capitale privato da ricercare sul mercato. è la solita favola che abbiamo contestato e vissuto con la Tav e le concessioni autostradali: che i privati siano disposti a rischiare capitale proprio per grandi opere. Niente di più falso, e l’alta velocità ferroviaria, come in tutto il resto d’Europa, è stata pagata interamente con soldi pubblici e anche nel caso delle autostrade si è intervenuto con proroghe delle concessioni (per incassi sicuri) e con garanzie pubbliche di subentro alla scadenza delle concessioni.


[Torna su]

Commento 7495 del 09/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


Cosa (mal)fatta capo non ha.

Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, a seguito della tragedia di Giampilieri, di Scaletta Zanclea e di altri centri abitati del Messinese, ha espresso la volontà di adottare un atteggiamento intransigente verso l’abusivismo e di porre in essere interventi seri ed efficaci per ridurre il dissesto idrogeologico. Parole importanti e impegnative dunque, da parte di Lombardo, pronunciate in una regione come la Sicilia dove, abusivismo, permessi facili, e interessi illeciti legati al mattone e al cemento, alimentano una fetta dell’economia isolana. Un primo segnale positivo e apprezzabile è arrivato: il presidente Lombardo ha congelato il disegno di legge sul Piano casa, in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana. Non possiamo non ricevere con soddisfazione tale decisione.
Noi, cosiddetti "ambientalisti", avanziamo tre proposte di modifica al disegno di legge sul Piano casa: 1) proponiamo che venga posto un limite chiaro e rilevante all’eventuale aumento della cubature edilizie; 2) proponiamo che vengano totalmente escluse dal Piano casa siciliano nuove costruzioni edilizie nelle aree a rischio idrogeologico e nelle aree protette; 3) proponiamo che vengano esclusi dal Piano casa interventi su immobili non residenziali.
Con l’attuale versione del Piano casa siciliano – è evidente – si rischia di dare il via a un’ulteriore, scriteriata esplosione cementizia su tutto il territorio regionale. Nel Piano attuale non c’è alcuna indicazione esplicita che escluda incrementi di volume negli edifici esistenti nelle aree a rischio idrogeologico, o in zone importanti e delicate, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, quali i parchi. Inoltre, il Piano attuale consente di allargare o sopraelevare abitazioni di tutte le dimensioni, senza specificare, con chiarezza, il limite di cubatura. E ancora, sono possibili interventi edilizi persino negli immobili non residenziali (ad esempio, nei centri commerciali, nei capannoni artigianali, ecc.) e nei fabbricati di pertinenza adiacenti alle abitazioni (ad esempio, nei i fabbricati agricoli).
Ancora una volta affermiamo che, per tutelare l’ambiente e per rilanciare l’economia in modo sostenibile, più che un Piano casa serve un “PIANO TERRITORIO”. Ovvero: messa in sicurezza, manutenzione ambientale, valorizzazione della pianificazione urbanistica e paesaggistica, realizzazione di qualificati interventi di restauro urbano e di architettura, realizzazione e compimento delle opere infrastrutturali necessarie. Noi ci auguriamo che le recenti dichiarazioni del presidente Lombardo rappresentino un’assunzione piena di responsabilità e determinino, nell’Isola, un’inversione di tendenza nei processi degenerativi e involutivi del territorio.
POSCRITTO.
Prendo atto che certi tecnici si rifiutano di pensare, di ragionare. E d'altronde, il territorio è cosa complessa. Taluni, poi, ai "luoghi comuni" preferiscono i "non luoghi" della mistificazione e della propaganda: berlusconiana, e non. Auguri!



[Torna su]

Commento 7492 del 07/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


"Opere faraoniche e tragedie annunciate".
Ovvero: "Opere annunciate e faraoniche tragedie".

[Torna su]

Commento 7356 del 18/07/2009
relativo all'articolo Il caso Gela
di Leandro Janni


Caro Marrucci,
siamo un paese decandente, confuso. Pensare costa fatica ed energia.
Cambiare lo stato delle cose, poi, è impresa titanica. Complicatissima.
Eppure, non abbiamo altra scelta.

Un cordiale saluto,
L. J.

[Torna su]

Commento 7117 del 18/04/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Nelle nostre vite confuse, disperse e troppo spesso ormai virtuali, “il principio di realtà” irrompe, a volte, con dolorosa e imprevedibile forza. E’ il caso del terremoto manifestatosi nel cuore dell’Abruzzo, proprio durante il controverso dibattito, nazionale e regionale, sul cosiddetto “Piano casa”.
Ad ogni modo, se il dichiarato fine del piano (casa) voluto dal premier Berlusconi è quello di rianimare l’attività edilizia (che si dice mortificata dalla generale crisi), non v’è dubbio che la ricostruzione di L’Aquila e dei minori insediamenti della sua corona offra una occasione, e insieme una responsabilità, di dimensioni straordinarie. Il restauro dei monumenti e il sistematico recupero degli insediamenti storici, messi in doverosa sicurezza sismica, dovranno attivare, e certamente per tempi non brevi, una vasta imprenditorialità di elevata qualità e ad alto tasso di occupazione.
Se si considera, poi, la imponente entità dei danni al patrimonio edilizio, anche pubblico, dell’Abruzzo, si deve constatare che neppure i fabbricati più recenti (che avrebbero dovuto adeguarsi alle normative antisismiche), come scuole e ospedali, hanno saputo opporre resistenza al sisma. E allora non è certo arbitrario risalire a una allarmante condizione generale e alla dimensione nazionale di una responsabilità e di un compito che non possono essere elusi. Sicché si impone una strategia fondata su un ordine di incontestabile priorità, in un Paese interamente esposto, pur se in misura differenziata, alla vulnerabilità sismica. Converrà dunque orientare la “ripresa delle attività imprenditoriali edili”, non già alla espansione-sopraelevazione della casa di chi già ne dispone, ma alla priorità assoluta della messa in sicurezza dei luoghi nei quali Stato, Regioni, Province, Comuni adempiono ai servizi essenziali alla vita comunitaria, come innanzitutto scuole e ospedali. Un programma nazionale di dimensioni colossali, immediatamente attivabile, cui debbono essere destinate le necessarie risorse (anche distolte da meno urgenti impieghi) e che impegnerà per ben oltre un decennio la qualificata imprenditorialità dell’edilizia.
Tutto questo, ovviamente, è valido, è proponibile anche e soprattutto in una regione come la Sicilia. Ma, ci chiediamo: sapranno i nostri politici e amministratori regionali, anche alla luce delle recenti tragiche esperienze, contenere, limitare la costante, inesorabile, devastante cementificazione dell’Isola e invece promuovere, attivare il risanamento, il rinnovamento qualitativo del patrimonio edilizio esistente? Sapranno, i nostri politici e amministratori, attivare una programmazione-pianificazione e una progettualità capaci di governare la complessità e valorizzare la bellezza? Sapranno, i nostri politici e amministratori, opporsi alla mistificante, fuorviante prassi delle “opere faraoniche” (su tutte il Ponte sullo Stretto) e condurre la Sicilia verso i territori moderni, auspicabili dello sviluppo sostenibile?




[Torna su]

Commento 6993 del 29/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Scontato dunque che il “piano casa” (in materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni) non può essere varato per decretazione d’urgenza, la Conferenza Unificata Stato – Regioni ha ieri avviato un confronto per una diversa soluzione, non solo costituzionalmente corretta. Se la ripresa dell’attività edilizia offre un contributo rilevante al “rilancio dell’economia”, in questa sola funzione non può certo giustificarsi e non può non essere guidata verso obiettivi di utilità sociale, per corrispondere ad un effettivo bisogno delle nostre città. E allora gli obiettivi debbono essere indicati in progetti di Regioni ed Enti locali, impegnati nel compito di responsabile pianificazione. Il bisogno primario della casa ben può essere dunque soddisfatto attraverso adeguati piani di recupero e riqualificazione del più degradato patrimonio edilizio esistente e di conversione di aree riscattate da cessate funzioni.
Un grande progetto nazionale che si opponga all’ulteriore consumo di territorio e diretto a conferire più elevata qualità ai nostri insediamenti.
Un progetto che non può quindi affidarsi esclusivamente alle risorse private, ma esige un consistente sostegno finanziario pubblico: finalmente un’opera veramente “grande” per una migliore condizione urbana.

[Torna su]

Commento 6973 del 25/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


I controversi progetti edificatori del presidente del Consiglio Berlusconi : 1) “Piano casa”; 2) “Piano casino”; 3) “Piano casotto”. Forse.


[Torna su]

Commento 6920 del 15/03/2009
relativo all'articolo Una proposta per la tutela del paesaggio in Sicili
di Leandro Janni


Architetti - contemporanei - inesorabilmente attratti da "agilità" e "velocità". Come le mosche con la marmellata (e con altro...). Come gli adolescenti con le discoteche, le moto e lo sballo.
La complessa bellezza del paesaggio - intellegibile, sperimentabile soltanto attraverso una lenta osservazione, contemplazione, fruizione - è, ad essi, preclusa.

[Torna su]

Commento 6758 del 22/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Ringrazio Cusano e condivido quanto scrive.
Mi permetto di aggiungere che la dialettica è fondamentale per una sana, dinamica democrazia. Ma l'Italia non ama la dialettica.
E inoltre, fondamentale è avere uno stato laico, istituzioni laiche, leggi laiche. Ma l'Italia non ama la cultura laica.

[Torna su]

Commento 6754 del 22/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione



Diverse sono le ragioni che hanno provocato in questi ultimi anni la crisi della politica: i ripetuti fenomeni di corruzione, il dilagare del clientelismo e del familismo amorale, la riduzione dei partiti a semplici ma inesorabili centri di potere, se non a veri e propri comitati d’affari. Ma l’aspetto più profondo e più grave di tale crisi, è costituito dall’assenza di riferimenti ideali, e dunque di tensione morale. Ad alimentare questo problema, oltre al venire meno di valori comuni e condivisi, ha senz’altro contribuito il crollo delle ideologie, che ha determinato la trasformazione della politica in mera “questione burocratica”, in una sorta di attività pragmatica i cui parametri di conduzione sono quelli dell’utilità immediata, e dunque dell’adeguamento alle esigenze del momento o della rincorsa dei bisogni, senza alcuna prospettiva progettuale di medio o lungo periodo.
Se si considerano gli effetti devastanti delle grandi ideologie del Novecento, è indubbio che la caduta delle ideologie tradizionali rappresenta di per sé un dato positivo. Da esse e dalla loro pretesa di “totalizzazione”, sono infatti nati i sistemi totalitari, in particolare il nazismo e lo stalinismo.
Negli ultimi decenni, si sta facendo strada il concetto di “modello” che, a differenza dell’ideologia, non ha alcuna presunzione di esaurire in se stesso il reale, ma si propone, più semplicemente, il compito di accostare la realtà sociale a partire da un certo angolo visuale: cogliendone alcune strutture portanti e alcuni limiti e dando vita a un preciso progetto da tradurre concretamente nell’azione politica. Il modello, dunque, riveste un’importanza decisiva per l’articolazione di una proposta operativa proiettata positivamente verso il futuro. Di contro, laddove i modelli sono del tutto assenti, lo spazio della politica, sprovvisto di tensioni ideali, viene occupato da meri interessi privatistici. L’attuale atteggiamento di sfiducia nei confronti della politica, che rischia di degenerare in un rifiuto qualunquistico o nichilista, è anche frutto di questa situazione.
La ripresa del significato di politica è dunque legata, oltre che al recupero dell’etica (fondamentale è il ridare forza ai valori civili della nostra Carta costituzionale), anche al formarsi di modelli realistici e discreti, capaci di promuovere una seria progettualità sociale. A ciò deve aggiungersi il coltivare una tensione utopica, antidoto necessario nei confronti del pericolo di totalizzazione ideologica, permanentemente in agguato.
Valori, tensione ideale, progettualità “discreta ed incarnata” sono ingredienti di cui la politica dovrebbe servirsi se intende recuperare il suo ruolo originario. Cioè, quello di azione volta a promuovere la crescita autentica della polis, lo sviluppo di una sempre più ampia coscienza civile e di una società dalle strutture capaci di rispondere, in maniera adeguata, ai nostri veri bisogni che, non sempre e non solo, sono quelli materiali.








[Torna su]

Commento 6572 del 18/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Nella mia complicata -ma credo coerente- vita da cittadino, architetto o ambientalista, ho sempre pensato che PROCESSO, CONTENUTO e REGOLA non possano essere disgiunti, separati.
Insomma: il fine NON giustifica il mezzo. I migliori auguri -comunque- a Marco Casamonti. E all'ITALIA.

[Torna su]

Commento 6567 del 14/12/2008
relativo all'articolo Soprintendenze di Sicilia: Quod non fecerunt barba
di Leandro Janni


BREVE NOTA AGGIUNTIVA
Ormai è chiaro, chiarissimo: alle politica “per” i beni culturali, viene di gran lunga preferita la politica “nei” beni culturali. D’altronde cos’è, se non uno straordinario bene culturale, il superbo Palazzo Reale di Palermo, nel quale ha sede e opera l’Assemblea Regionale Siciliana?
E però, colpisce non poco lo scarto tra qualità (alta) del luogo di produzione e qualità (assai bassa, spesso rovinosa) del prodotto. Comunque sia, politici e amministratori una cosa l’hanno capita: i beni culturali e ambientali rappresentano il palcoscenico, “la location” ideale per mettersi in mostra, darsi visibilità, consolidare o accrescere il consenso personale, certificare la propria esistenza politica. D’altronde, una bella cornice, una buona scenografia è meglio di niente.

[Torna su]

Commento 6563 del 01/12/2008
relativo all'articolo Miserère!...Ligresti....
di Paolo G.L. Ferrara


“NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIE PER LA VITA”. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, quello qui riportato è l’ambizioso, aureo motto che contrassegnerà la quasi imminente, o meglio, incombente Expo milanese del 2015.
Un appuntamento che, come molti segni concordi mostrano inequivocabilmente, minaccia di trasformarsi in una sterile esibizione di muscolatura “dolce”, per un capitalismo globale in fatale crisi.
Tanta verbale soavità, tanta ostentata attenzione per la “sostenibilità” - ambientale, territoriale, sociale, economica, etnica, culturale, ecc., ecc. - non possono che apparire superficiali mascheramenti per un’impresa che, al di sotto della patina di una nuova coscienza ecologica, nasce oggettivamente e inesorabilmente sotto il segno della cementificazione e della infrastrutturazione forzate. Oltre che, dalla insensata celebrazione del mito della crescita illimitata, della subordinazione sistematica dell’agricoltura, e del suo territorio, alle ragioni provvisorie dell’industria e del commercio globalizzati.
Insomma: italiche mistificazioni, in grande stile.

[Torna su]

Commento 6561 del 28/11/2008
relativo all'articolo Architettura: la Sicilia torna ad essere 'bedda'
di Paolo G.L. Ferrara


“IRREDIMIBILE”. Questo - è ben noto - il termine utilizzato da Leonardo Sciascia per descrivere la realtà sociale e politica siciliana. Quale termine potremmo utilizzare oggi? Forse, “informe”?
Il problema, il dramma della Sicilia attuale è l’insostenibile contrasto tra la forma - forte e definita, direi assoluta - dell’Isola, e la sua informe sostanza sociale, culturale, politica. Come un corpo senz’anima e senza ragione. Forse il compito degli intellettuali siciliani è oggi troppo arduo e faticoso. “Irrisolvibile”, insomma.
Ma gli architetti sono, o no, intellettuali?
Un caro saluto,
Leandro Janni


[Torna su]

Commento 6556 del 22/11/2008
relativo all'articolo Ricercatori di verità
di Ugo Rosa


E’ un mondo “trans-autentico”, caro Ugo, quello che abitiamo.
“Verosimile” – insomma! – è meglio che “vero”.
E comunque, di autentico (o quasi) ci restano gli anelli al forno, gli involtini alla palermitana, l’insalata, la torta al cioccolato. I cannoli siciliani.

POSCRITTO
Come avrai notato, io, nel "gran catalogo dell'architettura contemporanea siciliana", redatto da Oddo, sono riuscito a non entrarci.
Ecologica sapienza?
Un caro saluto,
Leandro

[Torna su]

Commento 6480 del 20/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


La prima volta che ho letto un testo di Zevi avevo vent’anni.
Oggi ne ho quasi cinquanta. A vent’anni Zevi mi entusiasmava.
Oggi, il radicalismo estremo e anche un po’ forsennato dell’ultimo Zevi mi inquieta.
E comunque, Zevi è un maestro. Un grande personaggio dell’architettura moderna.
Di certo, un intellettuale che non ha voluto intendere, che ha categoricamente rifiutato il post-moderno.

[Torna su]

Commento 6327 del 29/07/2008
relativo all'articolo Appello contro l'insensata privatizzazione dei ben
di Leandro Janni


Il commento di Renzo Marrucci - sebbene non del tutto chiaro - è sostanzialmente condivisibile.
Assumo l'impegno ad approfondire la "questione soprintendenze", assai delicata
e controversa.

Leandro Janni

[Torna su]

Commento 6081 del 25/02/2008
relativo all'articolo Lettera aperta a Bruno Vespa dall'estrema periferi
di Salvatore A. Turturici


Cari amici,
come commento- contributo, invio la lettera aperta che scrissi lo scorso 29 settembre 2005, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine della Provincia di Caltanissetta, per il quadriennio 2005/2009 .

Un saluto,
Leandro Janni



Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine, per il quadriennio 2005/2009

Caltanissetta, 29 settembre 2005 - LETTERA APERTA

Secondo quanto previsto dal D.P.R. 8 luglio 2005 n.169 - "Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di Ordini professionali" - anche gli architetti, i pianificatori, i paesaggisti e i conservatori della provincia di Caltanissetta, procederanno alle elezioni per il rinnovo del Consiglio del proprio Ordine, per il quadriennio 2005/2009.
Finalmente si vota, quindi, a partire da venerdì 30 settembre. Finalmente si vota, dopo anni di inerzia, di sconcertanti e ripetuti rinvii delle elezioni degli organi degli Ordini professionali, da parte del Governo nazionale. E di certo, ci sarebbe stato, e c'è, bisogno di ben altro - oltre all'inerzia e alle proroghe di questi anni. Ad esempio, una modernizzazione degli Ordini, il riconoscimento europeo delle nuove professioni, la crescita delle società professionali e interprofessionali, un programma di educazione permanete, la razionalizzazione dei tirocini e degli accessi (esami di Stato), il diritto dell'equo compenso e tutele per i giovani praticanti, lo sviluppo delle casse previdenziali, le politiche economiche a sostegno delle professioni (credito e sgravi fiscali sulla ricerca), la promozione dei requisiti della professionalità (e non del capitale) nelle gare per gli appalti di servizi, una maggiore tutela dei cittadini-consumatori, più deontologia, più Europa.
Ma veniamo alle questioni locali. Il Consiglio dell'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Caltanissetta in questi anni ha svolto, con efficiente pragmatismo tecnico-burocratico, i tradizionali compiti di un Ordine: tenere l'Albo dei professionisti, vigilare sulla correttezza dell'esercizio professionale, fornire pareri alla pubblica amministrazione. Questo, e poco altro ancora, a dire il vero. Intanto, in questi anni il numero degli architetti dell'Ordine nisseno è cresciuto sino a contare, oggi, 578 iscritti.
Comunque sia, ci saremmo aspettati, soprattutto considerato quanto accaduto in questi anni, che le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine, fossero previste dopo una sacrosanta e doverosa assemblea degli iscritti. Un'assemblea in cui, il Presidente uscente avesse potuto relazionare, insieme ai componenti il Consiglio, sull'attività svolta. Un'assemblea in cui, così come si è sempre fatto negli anni passati, si potessero presentare eventuali programmi, proposte, disponibilità. Nulla di tutto questo accadrà. Non è prevista, infatti, alcuna assemblea degli iscritti. Andremo a votare - per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine - ordinati e silenti, e in fila per uno.
Di certo, sarebbe stato interessante e utile verificare, discutere di quanto sia cresciuta, o diminuita, in questi anni (anche ad opera dell'Ordine), nei cittadini della nostra provincia, la consapevolezza del ruolo, della funzione dell'architetto e dell'architettura. Questo, d'altronde, era uno dei punti qualificanti del programma del Consiglio dell'Ordine uscente. Di certo sarebbe stato interessante discutere, chiedersi - tra colleghi - quali strategie adottare per migliorare i modi consueti di operare, come interpretare in maniera più profonda, efficiente e proficua i nuovi bisogni della società e dell'ambiente, come migliorare la comunicazione di buone pratiche di architettura attraverso i media, come aggiornare e formare professionalmente i pubblici funzionari, come sensibilizzare gli amministratori, i costruttori e i progettisti rispetto all'importanza e al valore aggiunto della qualità architettonica. E poi, come introdurre materie specifiche sulla conoscenza e percezione dello spazio nei vari corsi di studio, a partire dalle scuole elementari. Come animare il contesto locale attraverso eventi di promozione e diffusione della cultura architettonica. Come coniugare insieme identità e sviluppo, conservazione e innovazione.
Insomma, malgrado tutto, queste e altre domande, questioni, dovrebbe porsi chi oggi si candida a gestire, a governare l'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Caltanissetta. Con umiltà, consapevolezza, spirito di servizio. Nell'interesse degli iscritti all'Albo - ovviamente - ma anche dei cittadini e del territorio nel quale, tutti, abitiamo.

Cordialmente,

Arch. Leandro Janni
già componente del Consiglio dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Caltanissetta


[Torna su]

Commento 6011 del 06/02/2008
relativo all'articolo Oltre gli incerti confini. Il territorio urbano di
di Leandro Janni


Nel commento n. 6001, Rosario Ferraro definisce “esercizio di stile” il mio testo sul territorio urbano di Palermo, malamente manifestando l'auspicio di comprenderne il messaggio. Cosa rispondere?
Nulla.

Leandro Janni

[Torna su]

Commento 5776 del 04/12/2007
relativo all'articolo Oltre gli incerti confini. Il territorio urbano di
di Leandro Janni


DELLA PERDUTA "FELICITA' " DI PALERMO

Eppure, un tempo Palermo fu “felicissima”. A proposito del rapporto – intimo, profondo, ancestrale – che nonostante tutto abbiamo con la verità e la bellezza dei luoghi della nostra esistenza, una mia cara amica francese sapientemente afferma che “il mare esteriorizza mentre la terra interiorizza”.
Inesorabilmente, molti problemi della Palermo contemporanea derivano dalla ostinata, scriteriata negazione della struttura geografico-simbolica di un territorio: straordinariamente compreso, definito da magnifiche montagne e sapientemente aperto sull’azzurro infinito del mare.
Aver perduto – nel corso degli ultimi decenni – questa privilegiata, distintiva condizione, ha generato una sorta di alienazione collettiva, di doloroso degrado ambientale.
Di insostenibile “bruttezza”.

Leandro Janni


[Torna su]

Commento 5760 del 29/11/2007
relativo all'articolo Oltre gli incerti confini. Il territorio urbano di
di Leandro Janni


Commenta Domenico Cogliandro:
“Io non credo di essere una cima (come si dice dalle mie parti) caro Leandro ma, devi credermi, non ho capito esattamente dove hai voluto andare a parare con questa profilattica esegesi panormita. Già, esattamente dove?
Cari saluti, Domenico”.

Caro Domenico,
potrei rispondere citando l’amato Borges (“Non sono le soluzioni che contano ma gli enigmi”), oppure consigliandoti la lettura dell’ultimo testo di Umberto Eco (“Dall’albero al labirinto. Saggi sulla storia della semiotica”, Bompiani). Oppure, da ambientalista, potrei anche suggerirti di leggere e studiare da postazioni dominanti e ben ossigenate come, ad esempio, la cima di un monte o, al limite, va bene anche un colle messinese. Scherzo, ovviamente!
Comunque sia, rispondo ricordando una piccola storia. Diversi anni fa, nel corso di una lezione-conferenza presso l’aula magna della Facoltà di Ingegneria di Palermo, a proposito di un ambiguo e comunque seducente progetto di Aldo Rossi, rivolsi una domanda “complicata” al prof. arch. Gianni Braghieri, il quale reagì con un’osservazione analoga alla tua. Replicai che forse era giusto, oltre che opportuno, che egli insegnasse nella Facoltà di Ingegneria di Palermo.
Un saluto affettuoso, Leandro


[Torna su]

Commento 5307 del 30/04/2007
relativo all'articolo I guai di Tafuri
di Luigi Prestinenza Puglisi


Tafuri.
Mistico senza religione?
Disincantato pensatore senza valori da trasgredire?
No. Semplicemente, falso (seducente) profeta. Con barba. Ovviamente.
Come sempre, "dai frutti li riconosceremo".
Amen.

[Torna su]

Commento 2546 del 18/03/2007
relativo all'articolo Rosa e il fiore di Gehry
di Paolo G.L. Ferrara


Sulle pagine di un noto settimanale italiano leggo il seguente annuncio pubblicitario:
“L’uomo, il genio, l’architetto. Frank Gehry, creatore di sogni”. Un film di Sydney Pollack. Dal 30 marzo al cinema.
Cosa dire? Buona visione a tutti!

[Torna su]

Commento 1838 del 18/02/2007
relativo all'articolo Ricordo di Pasquale Culotta
di Teresa Cannarozzo



Ora, con sereno razionalismo, mi chiedo: come mai il professore Pasquale Culotta si è quasi sempre circondato, all’università, di emeriti imbecilli?
Absit iniuria verbo , ovviamente.

Leandro Janni

[Torna su]

Commento 1491 del 03/12/2006
relativo all'articolo Carnevale a Piazza Armerina: la carrozzata 'Villa
di la Redazione


Villa romana del Casale: tanto rumore, pessimo risultato


Tanto rumore si è fatto, in questi ultimi anni, a proposito della Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Il rumore, però, non ha prodotto buoni risultati. Oggi, infatti, la Villa rischia di subire un assurdo intervento di “ricostruzione in stile”, frutto della confusa collaborazione tra l’Istituto regionale del restauro, diretto da Guido Meli, e l’Alto commissario Vittorio Sgarbi.

In questi ultimi mesi parecchie autorevoli voci si sono levate contro il progetto Sgarbi-Meli, e a difesa del progetto di Franco Minissi che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, realizzò una struttura museale organicamente, discretamente collegata all’impianto archeologico della Villa, oggi in pessime condizioni.

Io credo che sia giusto e sacrosanto criticare, opporsi decisamente, impedire che venga realizzato l’insensato progetto di “ricostruzione in stile” della Villa romana del Casale. Credo, altresì, che difendere strenuamente, feticisticamente il progetto di Minissi, considerato da taluni opera d’architettura di assoluto e intangibile valore, sia un errore. Risultando, tra l’altro, perfettamente funzionale alla realizzazione del progetto Sgarbi-Meli.

Diciamolo con molta chiarezza: se veramente si fosse voluto realizzare un buon progetto, creativamente conservativo, capace di tutelare e valorizzare la Villa, l’unica strada percorribile era quella del concorso internazionale di progettazione. Di certo non quella dell’Alto commissario.

Continuare a negare la cultura contemporanea, il meglio della cultura contemporanea, aumenta inesorabilmente la confusione sotto il cielo e il senso, doloroso, della decadenza.


Leandro Janni






[Torna su]

Commento 1479 del 22/11/2006
relativo all'articolo Ricordo di Pasquale Culotta
di Teresa Cannarozzo


Non è facile dire qualcosa su Pasquale Culotta, il Prof. Pasquale Culotta, in questa grigia giornata d’autunno.
Noi che lo abbiamo conosciuto, frequentato, ascoltato, detestato, ammirato, ci porteremo dentro, molto a lungo, il ricordo della sua forza vitale, il suo generoso opporsi all’indifferenza e alla banalità.
La vita è bella, imprevedibile, sfuggente. Le opere restano? Forse.
Solo l’amore, solo il conoscere contano veramente.

[Torna su]

Commento 1418 del 24/09/2006
relativo all'articolo Addio a Vico Magistretti
di la Redazione


Di Vico Magistretti ho - a casa - due oggetti, tanto belli quanto confortevoli: un divano e una poltrona. Magistretti aveva talento, stile e misura.


[Torna su]

Commento 1376 del 20/08/2006
relativo all'articolo Brevi note a proposito del Ponte sullo Stretto
di Leandro Janni e Anna Giordano


LA QUESTIONE PONTE SULLO STRETTO E IL SENSO DEL LIMITE
Persino nella nostra bella Italia, nella mitica Sicilia siamo riusciti a perdere il senso del limite. La misura. Non concepiamo più la natura come terra da abitare, come pensavano gli antichi Greci, ma come spazio da dominare. Non ci limitiamo all’uso sostenibile della terra, ma ci spingiamo – irresponsabilmente, follemente – fino alla sua usura, alla sua consunzione. Rovina.
Il nostro rapporto con la natura è fortemente mediato, dominato dalla tecnica: in questo mondo, in questa “terra altra” spesso coltiviamo illusorie, assurde pretese. Tra queste, può certamente annoverarsi lo “straordinario” Ponte sullo Stretto: oggetto di inesauribili e incompatibili discussioni, ipotesi, progetti. Vero e proprio paradosso epistemologico. Follia tecnologica. Ottusa contesa politica. Insomma: tutto e il contrario di tutto, in un rumore comunicativo che nasconde – di fatto – la realtà delle cose. La verità, però, è piuttosto semplice: la realizzazione della mega opera infrastrutturale che dovrebbe congiungere la Sicilia al Nord, risolvendo come d’incanto tutti i problemi di sottosviluppo della nostra Isola è, allo stato, tecnicamente irrealizzabile. Insigni studiosi ed esperti di scienza e tecnica delle costruzioni si sono pronunciati più volte, in tal senso. E’ così: i “pontisti” se ne facciano una ragione. Almeno per qualche anno – o decennio – ancora.
Sulle leggi della natura e sui limiti e le possibilità della tecnica, sul concetto di sviluppo sostenibile, mi piace qui ricordare le illuminanti parole del filosofo Martin Heidegger: “La legge nascosta della terra si mantiene nella moderata misuratezza del nascere e del perire di tutte le cose entro i limiti della loro possibilità, che ognuna di esse segue e che tuttavia nessuna conosce. La betulla non oltrepassa mai la sua possibilità. Il popolo delle api abita dentro l’ambito delle sue possibilità. Solo la volontà, che si organizza con la tecnica in ogni direzione, fa violenza alla terra e la trascina nell’esaustione, nell’usura e nella trasformazione artificiale. Essa obbliga la terra ad andare oltre il cerchio delle possibilità che questa ha naturalmente sviluppato, verso ciò che non è più il suo possibile, e quindi è impossibile. Il fatto che i piani e i dispositivi della tecnica riescano in numerose invenzioni e producano continue innovazioni non dimostra affatto che le conquiste della tecnica rendano possibile anche l’impossibile.”


Leandro Janni







[Torna su]

Commento 1373 del 18/08/2006
relativo all'articolo S.O.S. Castellana Sicula
di Marcello Panzarella


Carissimo Marcello,

chi ci salverà dall'ignoranza e dall'ottusa sicumera di certi parroci?
Sai cosa penso veramente - pur essendo cristiano?
Che il vero miracolo della Chiesa è che essa continua ad esistere malgrado certii preti, certi parroci e certi vescovi.
Per quanto riguarda i pubblici amministratori, gli uffici tecnici comunali e le soprintendenze, penso che neanche i miracoli possano fare qualcosa!

Comunque sia: lottare, farsi sentire, proporre è sempre meglio che tacere e subire.

Un cordiale saluto.

Leandro Janni

[Torna su]

Commento 1266 del 02/07/2006
relativo all'articolo Punta Perotti? E'ancora in piedi
di Paolo G.L. Ferrara


L' Italia è - per ragioni storiche, sociali, politiche - il paese dei furbi.
E la furbizia, di certo, non migliora il mondo.

Un caro saluto, Leandro Janni


[Torna su]

Commento 1010 del 07/01/2006
relativo all'articolo Ri-costruire nei centri storici
di Vulmaro Zoffi


Il principio della "conservazione integrata" del centro storico e l'urbanistica che sostiene un dinamismo architettonico della città che coinvolge, senza peraltro distruggerlo - il centro storico - tendono a rispecchiare, anche senza rendersene conto, il senso autentico del dinamismo fondamentale del nostro tempo. Che può veramente allontanarsi dal passato, solo se continua a guardarne il volto e sentirne il respiro.

[Torna su]

Commento 914 del 18/06/2005
relativo all'articolo Giancarlo De Carlo è morto
di la Redazione


E' morto Giancarlo De Carlo.
Uno dei pochi, pochissimi architetti italiani non feticisti.
Un uomo libero e serio.
Consistente e imprevedibile.
Un politico creativo.
Chi lo ha conosciuto, se ne ricorderà.

Leandro Janni

[Torna su]