Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Luca Mancardi

Commento 490 del 12/11/2003
relativo all'articolo Design inerba
di Gianni Marcarino


Mi spiace vedere professionisti che ancora provano a fare progetti solo basandosi sul senso del quotidiano e con la concretezza che è figlia della necessità. O meglio che hanno la certezza di conoscere LA NECESSITA'; forse D'AMBROSIO (primo commento) è arrivato così in alto da poter inserire la testa nell' Iperuranio e da li trasportare in terra in concetto di NECESSITA' in tutte le sue possibili forme ed evoluzioni! Complimenti! La cito: ''L'idea di necessità che è dietro tutte le grandi idee dei progettisti di design e dell'architettura degli inizi del ' 900'' è ciò a cui dovremmo fare riferimento...”. Ma signori, non dimentichiamoci che viviamo in un mondo che si evolve e si trasforma con o senza di noi e molto più veloce... Questa è la base di umiltà da cui deve partire anche un professionista! Dice bene ENRICOGBOTTA (comm. 480 8/11/2003), lo cito: ''Le necessità, lo sappiamo, per un animale evoluto come l'uomo sono di natura molto varia'' aggiungo io probabilmente imprevedibili in certi casi, non dico che non si debba guardare al passato ma se ci si fossilizza a guardare indietro non si può decidere la direzione in cui si va e neppure la si può giudicare, si rischia quindi di avere una visione quantomeno riduttiva dello stato delle cose. D'AMBROSIO scrive (su www.archphoto.it) ''L'architettura non ha bisogno di essere spiegata, ma di essere vista e vissuta. L'uomo del passato non ha mai dimenticato la convivenza con la natura e la sua potenza mistica purificatrice'' parole sacrosante, ma non mi sembra del tutto in linea con il discorso che ha fatto qui, comunque dovrebbe esserlo dato che si sta facendo riferimento ad un oggetto che alla fine è scomponibile in un TAVOLINO (mio dio chi mai lo usera!? NON E' UTILE!) e un VASO... mi sembra che D'AMBROSIO ne abbia appesi in aria un bel numero nelle foto del progetto, penso di Bali, presenti sul sito prima citato, e ci stanno pure bene! Ma li può usare solo lui! Toppino è troppo ingenuo per i vasi, eppure mi sembra sia maggiorenne!
Qui uno più uno non fa due! Un tavolino e un vaso rivisitati come fa Toppino sono qualcosa di più, qualcosa di vivo! Un tamagotchi, qualcosa di cui ci si deve prendere cura... e non mi vengano a dire che in una galleria newyorchese esisteva già la stessa cosa perché è come dire guardando un ''IMPACCHETTAMENTO'' di CHRISTO : ''Miseria ha copiato! oggi alla Conad ne ho visti centinaia di pacchetti! " L'intento è diverso, perché, nonostante la presentazione del suo progetto, la proposta è di un oggetto di design, e come tale va considerato, allora forse si può riflettere su una cosa: se un oggetto che veniva considerato pura arte ora bussa alla porta di casa nostra come sedie e divani, forse si tratta di riconsiderare quel contenitore enorme di cose che si chiama NECESSITA'! Di aggiornarlo!
Inoltre ricollegandomi a ciò che dice S. RAIMONDI, penso che ci sia del vero in ciò che dice! D'AMBROSIO è irruente, MARA DOLCE un po' più moderata, almeno nei termini, ma si può notare una cosa : oggi fare design è una guerra, o almeno è quello che traspare, una guerra di troppe parole! Se per poter ''mantenersi economicamente con le proprie idee e poterle inserire nel mercato economico'' occorre attaccare quelle degli altri senza dialogo e chiudere le porte d'accesso ai nuovi arrivati, stringendo la mano a chi è già salito sul barcone, magari per poi buttarlo giù quando si volta, perché il mercato non è infinito, e dentro non ci stanno tutti! Bene, non si capisce se è un contesto più simile all' HOMO HOMINI LUPUS o alla LOBBY! Nessuno discute del discorso di L.MASSARO sull'evoluzione e sull'essere arrivato, ma dispiace se i motivi per cui ti stroncano sono solo camuffati da consigli e sanno molto di: ''VATTENE NON CI SONO PIU' POSTI SULLA BARCA (già non so come l'ho trovato io...)". forse ad alcuni dispiace di non averci pensato prima loro a quel oggetto.
Probabilmente A. ERRICO non sa una cosa molto interessante, e cioè che l'ombrello è nato come strumento per ripararsi dal sole ed era utilizzato esclusivamente da damigelle di corte, poi pensate un po’, un pazzo ha cominciato ad usarlo per ripararsi dalla pioggia, e non era una damigella! Probabilmente lo hanno stroncato e magari anche deriso! Un trionfo del pensiero laterale che per fortuna esiste e per fortuna è un'arma alternativa e complementare alla logica! Probabilmente è vero che Toppino nel suo commento ha venduto la sua merce in modo un po’ provocatorio, (un fatto interessante è comunque che molti ne stiano discutendo come dice ERRICO) facendo riferimento all'arte che fa rabbrividire i puristi del design e parlando di un progetto uscito facendo girare la matita sul foglio, un atto di onestà che è un po’ pericoloso, ma credo sincero... M. DOLCE dice che non è peggio di altri, io penso che sia persino molto interessante e ne vorrei uno per casa mia! Siamo abituati a oggetti la cui progettazione viene raccontata come la saga di guerre stellari ma che spesso nascono da se

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