Giornale di Critica dell'Architettura

4 commenti di Martino Buora

Commento 780 del 20/09/2004
relativo all'articolo Don Camillo e l'architettura moderna
di Ugo Rosa


Le faccio presente che il virgolettato è suo. Questa è il nucleo del suo articolo. Se invece fosse stata la spocchia di Langone allora doveva rispodergli sul Foglio.
In merito ai "sinistri scricchiolii", riferimento tanto antipatico quanto fuori luogo, le ribadisco che le chiese sono edifici di culto. Se lei non è cattolico non c'è problema, ma non venga a dire a me, che lo sono, come voglio e come deve essere una chiesa.
Au revoir.

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20/9/2004 - la Redazione di antiTHeSi risponde

Non entriamo nella questione (Ugo Rosa sa bene come risponderLe), ma è il caso di ricordarLe che, a prescindere dall'essere o meno cattolico, chiunque può esprimere le personalissime opinioni su come dovrebbe essere una chiesa, un'abitazione, uno stadio, una fabbrica, un palazzo, etc. Dunque, tutti possono esprimere opinioni sullo spazio dell'architettura. Lei ha la libertà di esprimere pubblicamente ciò che pensa; altrettanto vale per chiunque.

Commento 776 del 15/09/2004
relativo all'articolo Don Camillo e l'architettura moderna
di Ugo Rosa


Però, mi perdoni, non ha risposto alla mie 2 principali obiezioni di merito ma solo alla domanda provocataria su chi meglio di un cattolico debba giudicare una chiesa cattolica.
Riguardo alla sua risposta, mi perdoni ma versa in errore (teologico) infatti, o la fede di un uomo c'entra con tutto quello che quell'uomo fa (anche lavare i piatti e pulire il sedere ai figli e a maggior ragione il lavoro) o se no non è fede. in proposito Le ricordo, e da cattolico per me è molto importante, quanto Giovanni Paolo II ebbe a dire nel discorso al MEIC del 1982: "Una fede che non diviene cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente meditata, non fedelmente vissuta". Vale per chi fa l'avvocato, il medico e naturalmente anche per chi fa il critico dell'archittetura moderna o contemporanea.
Anche perché se no, a partire da che cosa critica?
Nel concludere questo piacevole scambio di visioni mi rallegro nel vedere e nel leggere questo sito che ha veramente delle posizioni in cui mi riconosco (e non il solo). Siete infatti tra le poche voci (sebbene appartenente al settore) che abbia il coraggio di dire ciò che tutti i comuni cittadini di Milano, anche quelli che si sono fermati alle medie ma vedono la realtà senza la lente deformante dell'ideologia, pensano riguardo a p.zza Cadorna, arredo urbano, restringimento delle carreggiate etc. etc.

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Commento 775 del 15/09/2004
relativo all'articolo Belli e/o brutti (milanesi)
di Maurizio De Caro


Concordo in pieno con il sopra scritto commento di Andrea Pacciani. Ha fatto centro. possibile che sia anche lui un architetto ma possegga, tuttavia, una tale rara lucidità?

firmato: un non addetto ai lavori. Di Milano e, come tutti gli uomini, amante del bello che fatica a rintracciare nell'architettura, specie abitativa, ma non solo, dagli anni 50 ad oggi.

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Commento 774 del 15/09/2004
relativo all'articolo Don Camillo e l'architettura moderna
di Ugo Rosa


Mi sono imbattuto per caso nel Vostro sito e non posso trattenermi dal commentare.
La sintesi della vostra critica a Langone è che "ritiene di potersi permettere di scrivere d'architettura moderna senza saperne nulla". Questo, dunque, è il crimine di lesa maestà (nei vostri confronti) di cui si sarebbe macchiato.
Io, invece, credo, in ogni anmbito e settore, che chiunque possa esprimere i propri giudizi, specie su giornale quotidiano, in un determinato ambito senza esserne un tecnico, essendo questo un corollario elementare della libertà di pensiero e di stampa.
(Avete presente quante critiche a leggi e normative vigenti vengono pubblicate tutti i giorni sui quotidiani senza che accademici, professori e avvocati si inalberino perché dei non-tecnici hanno espresso il loro giudizo?)
Oltretutto chi meglio di un cattolico può giudicare un edificio della sua Chiesa dedicato al proprio culto?
Voi, che sicuramente vi professate atei ed agnostici, potete liberamente esercitarvi sugli edifici da piano quinquennale siberiano della Bicocca.
Au revoir.

p.s.
Come è che, con tutta la critica dell'archittetura esercitata nel'900, di case belle non se ne vedono più da un pezzo? Colpa dei geometri o dell'avidità dei costruttori?

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15/9/2004 - Ugo Rosa risponde

Gentile signor Buora

La sintesi della mia critica a Langone non è affatto quella che lei indica; che Langone abbia ritenuto di scrivere d’architettura moderna senza capirne un’ acca era soltanto una notazione o, se preferisce, un dato di fatto: non c’è però un solo punto, in tutto lo scritto, in cui metto in dubbio il suo diritto di farlo. Esattamente come nessuno, immagino, dovrebbe mettere in dubbio il mio di scrivere ciò che penso di tutti i Langone di questo mondo e di testimoniare, finchè posso, che di architettura, appunto, non ne capiscono niente.
Del resto ho letto in questi giorni una raccolta di stupidaggini sull’architettura moderna edita da Rizzoli e scritta da uno la cui incompetenza in materia non ha assolutamente nulla da invidiare a quella di Langone: Vittorio Sgarbi. Come vede, dunque, la libertà di stampa è salva.
Certo sarebbe esilarante se, per certificare che il gazzettiere può scrivere di ciò che vuole, Giuliano Ferrara si mettesse a disquisire di biologia molecolare e Vittorio Feltri ci spiegasse la meccanica quantistica. Ma faccio l’architetto e so come vanno queste cose: nel mio campo è oramai tradizione pasturare in branco ed ogni asino che staziona sul pascolo ventiquattr’ore ha, per usucapioni, diritto alla sua porzione.
Dunque non me lo sono presa con Langone perché non sa quello che scrive ma piuttosto perché quello che non sa lo scrive con una spocchia che lascia di stucco. Il non comprendere una fava di architettura è, lo capisco, una bellissima credenziale per accreditarsi come martiri della libertà di stampa e tuttavia non mi pare costituisca curriculum sufficiente per supportare un razzismo strisciante e una prosa che inzuppa ogni parola nel luogo comune confidando nel fatto che chi legge, tanto, si beve questo ed altro.
Quanto al fatto che un cattolico digiuno d’architettura possa giudicare l’architettura di una chiesa meglio di chi cattolico non è ma capisce di architettura e possiede sensibilità e talento è, a mio parere, una cosa un po’ peggio che sbagliata: ci sento dietro sinistri cigolii…ma spero che l’abbia scritta solo per non rinunciare a un mot d’esprit.
Cordiali saluti
Ugo Rosa