Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Matteo Francesconi

Commento 99 del 25/04/2002
relativo all'articolo Architettura per gli architetti
di Giovanni Bartolozzi


Architettura per gli architetti... questo è il ruolo cui è condannato Monestiroli.
Ma non solo perchè la sua architettura è carica di simboli astratti, incomprensibili come dici tu, a chi vive lo spazio da lui progettato.
La sua è una architettura destinata agli architetti anche perchè di realizzato c'è ben poco.
Per questo, se anche ha vinto un concorso a Cosenza, non crucciamoci più di tanto. Poteva andarci peggio.
I suoi progetti non tengono conto della società? o della componente umana?
E chi se ne frega, dirà lui.
Se era questo il suo intento, si sarebbe già accorto da un pezzo di aver sbagliato qualcosa, non credi?
Ed invece sono decenni che va avanti per la sua strada.
Non gli importa neppure della tecnologia: in uno dei suoi primi progetti i pilastri anzichè a compressione, lavorano a trazione. In pratica invece che portare il tetto lo tengono attaccato al terreno. I suoi pilastri non sono elemento tecnologico, sono muro bucato, ornamento, inteso come ordine e misura.
Ora, se noi aborriamo tutto questo, non è certo il modo di trattare lo spazio, l'insegnamento che andremo a cercare in Monestiroli.
Ciò che da lui dobbiamo imparare è la sua incredibile coerenza, la forte tensione morale che esprime perseguendo una sua idea di progetto che, per quanto possa essere l'opposto della nostra, è altrettanto legittima.
Sarebbe stato forse più facile, per lui, saltellare qua e là come ha fatto per 90 anni Philip Johnson, realizzando molto di più e godendosi qualche bel momento di gloria. Eppure gli anni passano, Monestiroli partecipa ai concorsi e, quasi sempre, si accontenta di arrivare a un modellino. Niente più.
Forse non si mette in discussione quanto dovrebbe, ma i suoi progetti sono lavori onesti, che di certo, sul piano morale, molto hanno da insegnare agli studentelli come noi, che a Progettazione1 eravamo dei perfetti Mario Botta, e dopo qualche anno siamo diventati Ben Van Berkel, passando per Gehry, Eisenmann e Hadid.
Per cui, caro Giovanni, lascia che Monestiroli faccia tesoro degli interventi fumosi e celebrativi dei molti colleghi, e cerchiamo di cogliere il buono di quanto ci viene proposto, prima di gettare tutto il resto.


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