Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Paola Ruotolo

Commento 1179 del 16/05/2006
relativo all'articolo Villa Colli. In azione
di Mariopaolo Fadda


Cultura, tecnologia ed arte dovrebbero camminare sempre insieme.
Gli architetti che hanno sottoscritto l’appello per la tutela di Villa Colli sono, innanzitutto, professionisti e, quindi, tecnici.
La parola “progetto” suggerisce, ad esempio, l’opportunità di un concorso d’idee per una struttura leggera fonoassorbente che possa veicolare anche immagini ed informazioni sulla storia della villa e sulla vita di Giuseppe Pagano, di Gino Levi-Montalcini e della famiglia Colli. Un diaframma che unisca, piuttosto che dividere, le persone coinvolte, raccontando, al contempo, la storia della fabbrica e degli operai, nonchè illustrando la storia delle tecnologie della stampa, fino ai giorni nostri.

Conoscendo la storia della villa, del committente e dei progettisti, sarebbe, forse, più facile comprendere i principi che ispirano la tutela. Nessuno ha intenzione di danneggiare gli onesti lavoratori.

Vorrei approfittare per segnalare lo stato preoccupante dell’atrio delle Poste di piazza Bologna:
già profondamente modificato, e’ oggi invaso da un triste apparato di vendita (articoli di cartoleria), senza che nemmeno un poster illustri il bellissimo progetto originale di Mario Ridolfi.
Ci sono tante targhe davanti ai monumenti di Roma, si potrà spendere qualche euro per un pannello illustrativo?

Inoltre, mi domando:
sarebbe possibile affidare ai concorsi d’idee per giovani architetti gli allestimenti leggeri nei monumenti, anche moderni, d’Italia?
Facciamola pure la cartoleria nelle Poste di piazza Bologna, ma, almeno, in una modalità informativa che faccia capire a chi fa la fila dove si trova e chi è Mario Ridolfi.

Gli studenti di architettura affrontano un percorso universitario molto duro, non si capisce perché, visto che poi nessuno li interpella. Non fa meraviglia che molti decidano di andarsene all’estero.

Paola Ruotolo

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Commento 950 del 07/09/2005
relativo all'articolo Inter-ferenze
di Giovanni Bartolozzi


Gentile Giannino Cusano,
il pdf di "Interferenze" è pubblicato nella sezione "Testi" di OSAweb, al seguente link:
http://www.osaweb.net/pagine/risorse/Interferenze.pdf
Cordiali saluti

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Commento 516 del 25/11/2003
relativo all'articolo Compriamo la Farnsworth House di Mies
di Guidu Antonietti


Vorrei che il testo del mio breve messaggio riguardante la vendita all'asta della Farnsworth House pubblicato ieri in European Art Magazine fosse disponibile a chiunque voglia diffonderlo.
Spero che tutto questo sia utile ad aumentare la movimentazione delle informazioni in proposito e l'ampiezza di reazione e di slancio operativo da parte di architetti e/o cultori della buona architettura.
Less is more.
Lo diceva Mies van der Rohe, ma certo non avrebbe immaginato una simile beffa del destino: la Farnsworth House è stata messa all'asta. Deadline: 12 dicembre 2003.
Leggiamo che la Farnsworth House di Mies van der Rohe sarà venduta all'asta il 12 dicembre 2003. Scorriamo velocemente le righe degli articoli in proposito, per capire come questo possa essere successo, proprio non ce lo spieghiamo, anche se non è la prima volta che un capolavoro dell'architettura moderna viene messo a repentaglio. Ripetiamo nella nostra mente: “Caspita è proprio vero, è su tutti i magazine di architettura!”, quasi come se qualcosa dentro di noi si rifiutasse di prendere atto dell'evidenza. “Che peccato!” pensiamo, la nostra coscienza indugia per qualche secondo su quello che ha appena appreso, “ma io che ci posso fare?!” chiede a se stessa e, dopotutto, solo a se stessa deve rendere conto. Il cellulare s'illumina e comincia a squillare, guardiamo il display per vedere chi è, pulsante verde, yes, ok, via libera, sì, on air: molto più facile rispondere ad una telefonata e ricadere nei nostri affanni quotidiani nel giro di un attimo.
La cosa più bella di internet è la velocità con cui può viaggiare un'informazione e l'incredibile diffusione che può avere: questa frase quasi ovvia nasconde un gap invalidante per la reale funzionalità di un mezzo di comunicazione.
L'interattività è spesso sottintesa come presupposto indispensabile a quest'affermazione, ma forse bisogna essere più espliciti e dire che la cosa più bella di internet è coglierne l'immensa libertà, la grande potenzialità di azione.
Eppure non è un passaggio diretto, automatico, immediato.
L'interfaccia è la nostra volontà, l'unica “bacchetta magica” che accende realmente le molteplici connessioni a nostra disposizione.
Qualcosa aROOTS l'ha fatta: ce ne informa Guidu Antonietti in Antithesi, vivace giornale di critica dell'architettura on line, riferendoci che la Farnsworth House “sarà presto la sede sociale di aROOTS. Virtualmente, s'intende … Su Internet tutti i sogni sono possibili…La passione per l'architettura che ispira gli amministratori di questo sito libero e gratuito autorizza a presentare un'offerta anche soltanto di un euro… La fortuna in un clik ! Grazie aROOTS.”
E allora, dimentichiamo tutti i nostri “ma io che ci posso fare?!”, spesso forieri di ostacoli fittizi, “armi di distrazione di massa”.
Non abbiamo scusanti, nemmeno la timidezza, internet ci rende più leggeri, ci libera dalla forza di gravità, annulla le distanze in tutti i sensi.
Se solo mandassimo personalmente un messaggio sull'argomento ad architetti e/o cultori della buona architettura (li abbiamo nelle nostre mailing list, disponibili in un click), avremmo già fatto un passo, se pur minimo, che testimonia del nostro esistere.
Insomma, dopo tante apprensioni sulla strada che l'architettura contemporanea deve prendere, sarebbe davvero un controsenso girarsi dall'altra parte
Nel migliore dei casi la Farnsworth House sarà smembrata e ricomposta in altro luogo, come un lembo di spazio da trapiantare chirurgicamente.
Deadline, mi viene in mente questa parola così calzante, mentre i giorni passano.
“Less is more”…ma fino ad un certo punto.

Ecco i links per approfondire:
www.b-e-t-a.net...
www.aroots.org...
perso.wanadoo.fr...

Paola Ruotolo www.eartmagazine.com

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