Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Pierluigi Molteni

Commento 580 del 11/01/2004
relativo all'articolo Con De Masi per Niemeyer
di Paolo G.L. Ferrara


Fatto salvo anche per me il cappello del precedente commento, e quindi assoluto accordo sul giudizio per le patetiche esternazioni di Sgarbi (che ormai si commentano da sole), sull'assurda prevenzione generalizzata nei confronti delle opere di architettura, sull'impegno ed il prestigio di quanti sono scesi in campo in quest'occasione, mi sembra però si stia perdendo di vista l'oggetto stesso di tanto impegno. Come al solito le crociate ideologiche fanno spesso piazza pulita di tutte le considerazioni intermedie che servono ad arricchire e ad approfondire l'approccio ai temi. Non vorrei essere preso per passatista (tra l'altro mi sembrava ormai fuori moda la disputa tra moderni vs. resto del mondo) ma mi sembrano francamente manichei tutti quei ragionamenti per cui chi è contro questo progetto è contro l'architettura moderna. Possibile che nessuno degli autorevoli firmatari dell'appello non si sia chiesto se non fosse il caso di indire un concorso per un tema così importante? Tra l'altro sarebbe anche servito per affinare una cultura architettonica locale (parlo dell'amministrazione pubblica di ravello) che è rimasta ferma al pur prestigioso architetto brasiliano: nel frattempo ne è passata dell'acqua sotto i ponti, anche per quanto riguarda l'attenzione dell'architettura contemporanea per l'inserimento in contesti storici o di pregio ambientale. Siamo sicuri che questa bella scultura si inserisca con la dovuta attenzione all'interno del paesaggio (nel sito non c'è alcuna ambientazione che ne consenta una serena valutazione)? Siamo sicuri, all'alba del 2004, che la vera esigenza di Ravello, massacrata, come si legge nel sito della fondazione, da tante brutte architetture, sia un segno forte (siamo ancora a questo punto)? possibile che, all'alba del 2004, si senta ancora l'opportunità di "aggiungere" piuttosto che "togliere"?

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Commento 483 del 08/11/2003
relativo all'articolo Abolire l'ordine degli architetti
di Sandro Lazier


Gustoso il pamphlet ma i problemi mi sembrano veramente più complessi di come si vogliono far passare. Proprio perchè esistono mezzo milione di professionisti che devono campare sull'edilizia (molti di meno quelli che possono campare sull'architettura) esiste un mercato "basso" fatto di progetti che hanno come unico scopo quello di lasciapassare burocratico. Il tragico è che in un paese arretrato come l'Italia i "tecnici" vengono scelti per la stragrande maggioranza per le loro doti di "fornitori di lasciapassare". Della qualità non importa al 90 % della committenza (e sono stato generoso). In una competizione così drogata, un progetto ben fatto (e quindi ben congegnato, disegnato fino in fondo, seguito come si deve) rischia di non essere possibile perchè ampiamente sottopagato (solo qualcuno che non fa la professione può dire che le parcelle sono faraoniche, specie considerando la massa di responsabilità sempre più elevate che ci troviamo a dover gestire). Probabilmente gli ordini non hanno funzionato come avrebbero dovuto (ma ricordiamoci che fino a poco tempo fa si chiedeva loro di essere puri depositari di un elenco. Solo da poco, e per le proposte degli ordini stessi, si chiede che facciano promozione e formazione nel campo architettonico), ma abolirli proponendo come unica panacea la "libera" competizione (che, ricordiamolo, in italia non esiste, se qualcuno, sempre lo stesso, non se ne fosse accorto), mi sembra riduttivo, velleitario, superficiale...(e potrei continuare)

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