Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Rosario Di Petta

Commento 907 del 26/05/2005
relativo all'articolo Portoghesi escluso? E chi se ne frega
di Sandro Lazier


Zevi, Portoghesi, Gregotti.. sono personalità diversissime tra loro, ma che hanno contribuito all'evolversi del dibattito disciplinare nella seconda metà del XX secolo. Scrivo non per prendere le difese di qualcuno, ma solo per sottolineare che alti e bassi appartengono all'operato di ognuno. A volte siete portati a prendere posizioni un pò estreme...ad esempio: definire disastro il lavoro di Aldo Rossi è un errore grave come quello zeviano dell'esclusione del tempio greco dall'architettura.
In sostanza, i grandi personaggi (fra cui è Bruno Zevi) che con le loro intuizioni hanno segnato le vicende architettoniche, sono anch'essi esseri umani e certamente qualcosa prima o poi la sbagliano.
Trovo inutile infierire sull'uno o sull'altro...piuttosto penso che sia una fortuna se tra le nuove generazioni cominci ad intravedersi qualcuno che possa almeno avvicinarsi allo spessore dei protagonisti citati.

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Commento 319 del 30/04/2003
relativo all'articolo Gehry, Hadid e Libeskind presi...Di Petta
di Paolo GL Ferrara


L’architettura, l’ascolto, l’invidia
L’articolo pubblicato su Newitalianblood.it esprime il mio punto di vista sull’architettura. Paolo Ferrara, come altri fedelissimi seguaci zeviani, ovviamente non condivide una virgola di quanto da me scritto! Quello a cui mi riferivo riguarda alcuni recenti esiti progettuali degli architetti citati (Progetti per il Concorso Museo Confluenze a Lione di Coop Himmelblau e di Eisenman ad esempio).
Anche se il sottoscritto predilige “il riposo della forma”, va detto altresì che riesce comunque ad emozionarsi dinanzi al “movimento” di Santiago Calatrava, ritenendolo maggiormente degno di interesse rispetto a quello concitato e rumoroso di Gehry!
Ci sono in Italia molto bravi architetti (Purini, Anselmi, Cellini, Venezia…) che non hanno nulla da imparare da Hadid o Libeskind, ma purtroppo una critica invidiosa ed esterofila (come quella che esercita Lei ad esempio) fa si che i Gehry e gli Eisenman siano delle star internazionali, a discapito dei migliori talenti nostrani.
L’architettura, caro Ferrara, non è solo spazio… ma anche ascolto paziente e radici profonde.
Forse sono soprattutto questi gli ingrediendi per regalare una nuova bellezza alle nostre città!

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30/4/2003 - Paolo GL Ferrara risponde

...ci risiamo... con le definizioni senza costrutto...:"[...]Anche se il sottoscritto predilige “il riposo della forma”, va detto altresì che riesce comunque ad emozionarsi dinanzi al “movimento” di Santiago Calatrava, ritenendolo maggiormente degno di interesse rispetto a quello concitato e rumoroso di Gehry!".
E ci risiamo anche con le solite questioni dell'invidia: ma davvero crede che Eisenman e Gehry siano famosi...grazie al mio appoggio critico?!!...e che, soprattutto, tutto ciò sia finalizzato a danno di Purini & C.?
Suvvia, non rendiamoci ridicoli: Lei mi attribuisce capacità e poteri che non ho e che mai sognerò di arrogarmi, ben conoscendo i miei limiti.
Facciamo così: Lei continui pure ad "ascoltare pazientemente"; io ad ascoltare rumorosamete.
Nel frattempo, riflettiamo entrambi sul commento (318) di Vilma Torselli che, pur non volendoLa difendere, lo ha fatto...e bene. La ringrazi.
cordialità

Commento 321 del 05/01/2003
relativo all'articolo Gehry, Hadid e Libeskind presi...Di Petta
di Paolo GL Ferrara


Ringrazio la collega perchè è un architetto dotato di sensibilità.
La stessa qualità sembra mancare a chi propone critiche gratuite ed infondate, purchè siano in antitesi (con o senza h)...
A presto,
Rosario Di Petta

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5/1/2003 - Paolo GL Ferrara risponde

Peccato che Lei non sappia andare oltre il definire le mie critiche "gratuite ed infondate". Mi aspettavo che le avrebbe confutate con argomentazioni ben pù forti. Ma, in fondo, la Scuola a cui fa riferimento (Purini in primis), ha sempre scacciato malamente chiunque muovesse loro critiche, vanificando in larga parte le riconosciute potenzialità (vista la statura dei personaggi) che potrebbero dare al dibattito architettonico attuale, fossilizzandosi su posizioni intransigenti, ed autoescludendosi dal dibattito internazionale.