Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Salvatore D'agostino

Commento 9241 del 15/01/2011
relativo all'articolo Hopeless Monster (Night at the museum)
di Ugo Rosa


Ugo Rosa,
leggo solo adesso la tua risposta.
Condivido questo tuo pensiero: «Funziona, dunque, ciò che risponde al compito per cui è stato messo in atto e vi risponde nel modo più adeguato».

Qual è il compito di un museo d’arte contemporanea di una capitale non solo europea ma mondiale?

Tre appunti:

CAPITALISMO TRANSNAZIONALE
Per Leslie Sklair non possiamo trascurare l’influenza della classe capitalistica transnazionale sull’arte e l’architettura contemporanea.
Classe capitalistica che abita le città globali.
In suo articolo apparso su Lotus (n.138) concludeva con una riflessione:«Oggi è anche utile riflettere su come la nuova architettura iconica nei quartieri e nelle città possa incontrare i bisogni di coloro che vivono senza assecondare semplicemente la cultura-ideologia consumistica. Ma ciò implicherebbe la fine della globalizzazione capitalistica che noi conosciamo».

L’ARTE RELAZIONALE
Nicolas Bourriaud nel suo saggio (ora libro anche in Italia) Estetica relazionale dice: «Per inventare strumenti più efficaci e punti di vista più corretti, è importante capire ciò che è cambiato e ciò che continua a cambiare. Come si possono comprendere i comportamenti artistici manifestati dalle mostre degli anni Novanta e le modalità di pensiero che li animano se non si parte dalla stessa situazione degli artisti?»
Per Bourriaud l’arte di oggi “è uno stato d’incontro”.

OGGETTI D’ARTE
Joseph Kosuth ---> http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2009/10/joseph-kosuth.jpg
Kateřina Šedá ---> http://www.exibart.com/foto/78514.jpg
Chris Marker ---> http://journals.dartmouth.edu/cgi-bin/WebObjects/Journals.woa/2/xmlpage/4/article/289/immemory18.jpg

Il tuo articolo ha due pecche (non è un’accusa):

la prima, comune alla ‘critica’ degli ultimi vent’anni (quella che ha amato più la filosofia che la sostanza), la lettura dell’immagine (costi, politica, analogie visive arca-sarcofago, …) più che la sintassi dell’architettura.
Conosco tre architetti che lavorano per Zaha Hadid che parlano solo di sintassi. Sintassi che, personalmente non condivido (ma questo non importa);

la seconda, l’incapacità, della stessa critica di parlare con la stessa veemenza, della continua devastazione a ‘opera del popolo del cemento’ del nostro paesaggio. Troppo poco cool, non da happy hours.

Per questo motivo trovo inutile e troppo semplice parlare di questo museo, totalmente devastato (poiché mozzato) dalle revisioni dei tecnici comunali (per ricordarci che siamo in Italia).

Detto tra noi, io apprezzo le analisi sull’arte di Mario Perniola nel suo "L'arte e la sua ombra“ ma ho altre necessità (ma anche questo non importa).

Io partirei da un critico eteronomico, che apprezzo secondo la maschera che indossa.
Si chiama UGO ROSA.
Il 19 ottobre del 2008 su arch’it, ha scritto un articolo, geniale direi perfetto, dal titolo GIUSEPPE DI VITA. Complesso parrocchiale a San Cataldo.
Ti passo il link: http://architettura.it/architetture/20081019/index.htm

Ripeto perfetto, perché LEGGE LA SINTASSI DELL’ARCHITETTURA E NON LA SUA IMMAGINE.

Essendo pedestre, non sopporto i critici 'incazzati' cool da divano come Ugo Rosa preferisco Ugo Rosa.

Saluti,
Salvatore D’Agostino

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Commento 9226 del 06/01/2011
relativo all'articolo Corredo Libeskindiano
di Domenico Cogliandro


Domenico,
il tuo ‘scrivere sul ponte’ ormai è un mantra.
Condivido, questo è un ponte all’italiana a nessuno frega se regge o meno.
Daniel Libeskind è uno specchietto per le allodole a livello mondiale.
Per la teoria della ‘semplificazione giornalistica’ tutti i tabloid parleranno del ponte di Libeskind.
Con quest’atto ‘furbo’ l’architettura è definitivamente morta.
Se ti va possiamo iniziare a parlare delle macerie lasciate dalla generazione degli inani, ma serve pazienza, poiché bisogna inventarsi una nuova etica del racconto ‘urbano’.
Converrai con me che quest’articolo è semplice da scrivere. Quasi scontato.
Serve altro per attirare i distratti ‘mediatici’.
Non credi?
Con stima,
Salvatore D’Agostino

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Commento 9149 del 07/12/2010
relativo all'articolo Hopeless Monster (Night at the museum)
di Ugo Rosa


Ugo,
condivido il 20% di ciò che dici.
Prima di disarticolare i miei pensieri, vorrei farti una domanda: Che cosa significa ‘funzione’ per un museo d’arte contemporanea (non m’interessano le tue considerazioni sull’arte)? Qual è la funzione (parola che hai ripetuto dieci volte)? Che cos’è la funzione (tecnicamente in questo caso)?
Saluti,
Salvatore D’Agostino

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