Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Sergio Taccone

Commento 683 del 01/03/2004
relativo all'articolo Domus 866: il Solid sea e la Solid architecture
di Paolo G.L. Ferrara


Lungi da me l'idea di entrare in qualsiasi pretestuosa polemica con il professor Boeri. Per quanto mi riguarda, da giornalista, mi sono basato sui fatti senza cercare dagli stessi smentite o altro. Ed i fatti, depurati dalle metafore, sono chiari. Ho sempre sostenuto il silenzio del Governo di allora (siamo nel '97 quando Frisullo su Narcomafie e Quagliata sul Manifesto scrivevano del Naufragio di Natale) e per quanto riguarda il mio precedente commento ho fatto riferimento ad un seminario, svoltosi a Kassel nel settembre 2002, del quale nessuno, a parte il sottoscritto, ha dato conto sulla stampa (eppure la moderatrice del seminario era niente meno che Anna Detheridge che scrive sul Domenicale del Sole 24 ore). Non c'è quindi alcun equivoco funzionale che possa fungere da ragione di polemica e soprattutto, nè da parte mia nè degli intellettuali catanesi (che si sono occupati dei risvolti culturali sul naufragio a largo di Portopalo, smentendo nettamente la linea di Solid Sea) si sono cercate delle smentite dai fatti. Rimando pertanto questa provocazione al mittente. Ribadisco infine un dato incontrovertibile, scritti alla mano: il gruppo culturale "Colophon" ha sempre cercato un confronto con Multiplicity che ha risposto con un "silenzio solido". Forse per paura di fare la stessa figura rimediata a Kassel, durante il seminario conclusivo di Documenta XI, quando persino il presidente della rassegna, Enzewor, avrebbe manifestato un certo fastidio nell'apprendere quello che i due rappresentanti del gruppo artistico di Catania (tra i quali il professore Nuccio Foti) avevano rilevato in merito alle semplificazioni di "Solid Sea" ed al fatto che gli autori erano arrivati a modificare, a rassegna in corso e dopo i rilievi di "Colophon", un frammento testuale dell'installazione. I fatti dunque hanno dato ragione a coloro i quali, dalla Sicilia, hanno sottolineato come, con il pretesto dell'arte, si sia creato solo confusione, facendo perdere dettagli importanti (leggasi: silenzio dei governi del centro-sinistra sulla tragedia, dal '97 alla metà del 2001) che in pochi, tra i quali il sottoscritto, hanno messo in evidenza sulla stampa. Per amore della verità e dei fatti. E senza cercare smentite dagli stessi.
Cordialmente

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Commento 681 del 26/02/2004
relativo all'articolo Domus 866: il Solid sea e la Solid architecture
di Paolo G.L. Ferrara


Cari Amici di Antithesi,
ho letto i commenti sul nuovo Domus e soprattutto sul suo direttore. Sono un giornalista siciliano che collabora con alcune testate tra le quali LA SICILIA e LIBERO. Seguo da quasi tre anni, da quando Repubblica trovò il relitto del barcone maltese colato a picco nel canale di Sicilia la notte di Natale del ’96, il caso trattato nell’installazione del professor Boeri (The ghost ship - SOLID SEA). Sdoganato piuttosto frettolosamente dall’ambito squisitamente giornalistico, quel naufragio è approdato in quello culturale ed artistico con non poche approssimazioni.
Ho anche collaborato alla realizzazione di un sito web incentrato sul naufragio (www.naufragio-natale96.net). In questa sede faccio riferimento a quanto è accaduto durante il seminario conclusivo di DOCUMENTA XI nel settembre del 2002, che nessun giornale, a parte LA SICILIA, ha riportato. In quell’occasione infatti nella prestigiosa rassegna d’arte contemporanea di Kassel, dove l’installazione di Multiplicity era una delle due opere italiane ammesse, un gruppo catanese guidato da un docente di fisica dell’Università di Catania (Nuccio Foti) mise in evidenza alcune incongruenze di “Solid Sea” la quale, pur basandosi su un fatto di cronaca, seguiva strade diverse e palesemente difformi dalla realtà. Vi risparmio le arrampicate sugli specchi che sono state messe in atto in quella circostanza, da un punto di vista dialettico, dai responsabili di Multiplicity, con l’appoggio dell’autorevole chairman Anna Detheridge che di quel seminario sul “Sole 24 ore” non ha scritto un rigo. Ebbene quel gruppo culturale catanese, attraverso un’analisi dei documenti trovati sul web (e quindi alla portata di tutti), aveva messo in evidenza le semplificazioni mediatiche di “Solid Sea” rilevando che Multiplicity, a rassegna in corso, aveva cambiato parte del testo dell’installazione. Tutto è stato puntualmente riportato nel numero monografico della rivista d’arte internazionale “Colophon” (marzo-agosto 2003), dedicato proprio al caso del naufragio di Portopalo e nel dicembre del 2002 c’è stata anche una trasmissione di approfondimento giornalistico in un’emittente televisiva siciliana, condotta dal giornalista Nino Milazzo (ex vice-direttore del Corriere della Sera), dove si è parlato di quanto accadde a Kassel. Dal numero di “Colophon” ho appreso della proposta fatta dal responsabile del gruppo culturale siciliano di allestire già allora “Solid Sea” in Sicilia, magari proprio a Portopalo di Capo Passero. Il no del gruppo milanese fu motivato da problemi legati ai costi delle attrezzature e dei diritti d’autore (è scritto in quella rivista che, a detta del professor Nuccio Foti, è stata fatta pervenire anche a Boeri). Trovandomi a Milano nel settembre del 2003 ho inviato una mail al professor Boeri chiedendo un’intervista su “Solid Sea”. Non si è degnato nemmeno di rispondermi con un no!!! Che stile, signori!!! Un “silenzio solido” ed impenetrabile. Le semplificazioni presentate a Kassel sono anche finite nella relazione introduttiva di un disegno di legge del Senato (n.1937, primo firmatario Francesco Bevilacqua).
Per quanto mi riguarda ho parlato di “Solid Sea” nei miei pezzi sin dall’agosto del 2002. Ho pubblicato molti articoli sul quotidiano siciliano, facendo riferimento a quella installazione, che smentiscono quanto scritto da Boeri a proposito del silenzio dei giornali e delle televisioni locali su quella vicenda che anche nel ’97 si occuparono di quel naufragio. E non tralasciando la proposta arrivata allo stesso Boeri di allestire quel lavoro artistico in Sicilia già nel 2002, come ho detto precedentemente. Ci sono state inoltre numerose iniziative promosse in contesti culturali siciliani, proprio perché qui nessuno ha mai voluto rimuovere la memoria, anzi. Sono altri che hanno scelto delle scorciatoie, facendo calare la sordina sui silenzi che nel ’97 arrivarono da alti livelli istituzionali (leggasi Governo Nazionale presieduto da Romano Prodi) nonostante i reportage del Manifesto e le inchieste di Dino Frisullo sulla rivista “Narcomafie”. Ed in molti lavori artistici e culturali incentrati sul “Naufragio del Natale ‘96” (a partire da Solid Sea) vengono ignorati purtroppo aspetti sostanziali della tragedia, facendo uso di metafore forse per creare confusione e disinformazione. Così si è ottenuto un solo risultato: il naufragio della verità.

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26/2/2004 - La Redazione risponde

Stefano Boeri ci ha risposto privatamente escludendo perentoriamente di voler entrare in una polemica, secondo il suo giudizio, pretestuosa. Infatti, secondo Boeri, “La ricostruzione proposta da Multiplicity ha soprattutto lo scopo di sottolineare come questo silenzio sia frutto di una oscena disponibilità a tollerare che vicende come queste accadano attorno a noi, a poche centinaia di metri dai luoghi dove viviamo, lavoriamo, ci divertiamo.” Tutto questo senza togliere o aggiungere nulla alla verità dei fatti raccontati. Concordiamo con Boeri soprattutto sulla necessità di utilizzare lo strumento artistico non in forma inquirente ma narrativa ed evocativa. Forse questo equivoco funzionale è ragione di polemica presso chi non ha avuto dai fatti le smentite che attendeva.