Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Renzo Marrucci

Commento 5926 del 18/01/2008
relativo all'articolo Giuseppe Terragni, da cento anni.
di la Redazione


Presentò un progetto storicistico per farlo approvare dalla Soprintendenza...e poi lo realizzò come voleva lui...Queste parole mi sono rimaste in testa da un video commentato alla mostra della triennale di Milano. Non mi ricordo con precisione se era la casa del fascio, credo di si... Se dovessi fare una associazione con un architetto di oggi, magari anche un po arbitraria, direi che per il modo di lavorare sul volume si potrebbe parlare di Botta.
La distanza è tanta ma Terragni lavora sul volume e tira fuori l'architettura. Non c'è retorica nelle sue cose...solo un forte senso classico, delle masse e delle aperture, misurato e studiato per rifuggire da aspetti retorici. Dimostra che si può non essere monumentali e tetri come l'architettura del ventennio ma anzi inserisce proprio con la sua misura una poetica chiara e subito umana. Per questo la sua magica semplicità ci è vicina, ci arriva...e ci rende l'idea del complesso mentre complesso non è. Terragni ha senso della misura e un istinto poetico chiaro, semplice e per questo profondo. Originalissimo nella sua pulizia antica...perchè è antica e forse eterna almeno questa eternità vale fino a quando condomini o militari, casualmente la....modificheranno...visto come van le cose....non è da escludere. Botta per esempio, lavora sul volume ma rimane impelagato nella sua idea di perfezione che poi è solo una aspirazione estetica, formale , e se vai a vedere le relizzazioni, spesso, rimani perplesso . Chi osserva l'edificio con mente libera, fuori dalla visualità del rendering, o semplicemente non si lascia convincere dalla astrattezza delle immagini , vede la consistenza delle finiture e dei materiali, gli spessori falsi ecc. e persino spazi senza spiegazione...che non ricercano poesia....ma immagine, eleganaza e anche il sogno è lontano... è una realtà dell'occhio che si rivela nella materia....che la spoglia della sua sincerità e si piega alla ricerca dell'immagine. Certo questo è un problema di oggi e appartiene a tutta l'architettura tecnologica...quella dove la direzione lavori è un fatto puramente economico esigente a scapito della verifica del progetto.
Terragni è dunque un poeta ancora da scoprire ....è morto con in tasca un mazzolino di fiori secchi raccolti in terra di russia .... Zevi aveva ragione su Terragni quando diceva che la sua architettura contiene un segreto e io aggiungo...se fosse casualità è genio....

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