Giornale di Critica dell'Architettura

49 commenti di Christofer Giusti

Commento 9313 del 15/04/2011
relativo all'articolo Università per ricchi
di Luca Guido


Non sarei così sicuro che la classe politica e, in particolare chi "governa" non sia in grado, come dice lei di: "riflettere ed immaginare le conseguenze delle proprie azioni".
Probabilmente la maggior parte di loro: servi e puttane, questo sforzo intellettuale e di "lungimiranza" non sono oggettivamente nella condizioni
mentali di poterlo fare. La "sifilide" del vizio e del soldo, hanno loro completamente lobotomizzato la mente; ma i loro capi, proprio per questo ancor più gretti, il loro disegno di degrado e disfacimento l'hanno ben chiaro in mente.

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Commento 7796 del 14/02/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Le debolezze umane sig. Pagliardini?
poniamola allora in termini di architettura.
Ciò che è stato fatto alla Maddalena, per citare l'esempio che in questi gg va per la maggiore, ritiene che sia espressione di debolezza, corrotta e lasciva, decadenza, crisi ideale ed intellettuale, oppure secondo lei il tramite della corruzione, della , a pochi concessa, vicinanza a certe persone o enti, hanno dato effettivamente come frutto una architettura vera, onesta, etica e pregna di significato?
Deve l'architettura, per essere tale, costare tanto?
deve per forza esser fatta di gestualità, sfoggio di materiali pregiati e costosissimi (solo perchè firmati da corrotti designer) oggetti, oppure no?
deve essere la manichea e superficiale imitazione degli aspetti più epidermici dei maestri del "moderno" o c'è dell'atro?
deve esser fatta solo dai paraculati figli di papà (Boeri, Casamonti), che per giunta si prestano volentiri a dare la proprio opera in mbiti loschi, o forse da altrove verrebbero dei messaggi diversi?
era la Maddalena il luogo dove l'architettura dovesse esprimersi?
è architettura ciò che si produce e si pone come facciata e espressione di corruttela, lucro di denaro (qulcuno ha scritto che su 350.000 euro, 60.000 sono il frutto di "gonfiaggio" dei conti)
nessuno nega che la natura dell'uomo abbia insite delle debolezze, ma, da architetti, bisogna sforzarsi di mantenere un'etica (peraltro auspicata molto ipocritamente dall'ordine stesso) oppure dobbiamo fingere che i reali "contenuti" dell'architettura risiedano nelle modaiole e puttane gestualità dei blasonati Boeri e Casamonti?

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Commento 7786 del 11/02/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


La volpe perde il pelo ma non il vizio:
è di questi ultimi giorni la notizia del presunto reato di corruzione commesso da bertolaso e vari altri, tra tenici e imprenditori, e desunta da varie e amene intercettazioni telefoniche coinvolgenti vari "traffici", di varia "natura" ( in una il Bertolaso pare volersi assicurare una "ripassata" con una gentildonzella di suo gradimento, in cambio dei suoi "favori")
Ma, la volpe in questione è il nostro collega e "amico" (non per gli invidiosi o gli esclusi si intnde) Casamonti , il quale, di nuovo, forte del regime che dal 2008 in qua si è reistallato, si è fatto disinvoltamente intercettare in amena conversazione di malaffare col Bertolaso.
Il tema pare fossero gli appalti milionari alla Maddalena.........
Ma il pelo sarebbe bene coltivarselo nello stomaco, di modo da essere avezzi ai conati di vomito e perdere così la capacità di distinguere il bene dal male......

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Commento 7347 del 08/07/2009
relativo all'articolo Acqua al mio mulino
di Silvio Carta


Se può essere di consolazione posso dirle che quegli entusiasmi, quegli slanci, quelle passioni, sarebbero state messe a dura prova anche da tante ottuse e asfittiche facoltà di architettura: pretenziosi corsi, lezioni di sedicenti, pomposi, nonchè noiosi e inutili, cattedratici, i cui programmi di anno in anno vengono allungati, a mò di broda, da parrasiti ricercatori.
Niente arte caro amico, bei tempi quelli del liceo artistico, ma ad architettura niente arte. Meglio i numeri dia retta!

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Commento 7339 del 30/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Era relativo ad un altro articolo il commento di Stefano Sanfilippo ma bene si adatta anche a questo.
Altro che arte sig Lazier! in Italia per fare l'architettura (l'arte per la vita per eccellenza)devi fare il geometra e poi avere il babbo con l'impresa (una delle possibili opzioni), allorra si che puoi avere l'occhio clinico, che puoi esprimmere dei giudizi. Vox populi!
Si guardi intorno Lazier e mi dica quanta architettura (arte) vien sù, specie di questi tempi, mi dica quale ruolo ha un architetto (inevitabilmente mediocre..si intende) che voglia essere realmente tale, che l'architettura la voglia fare, senza impelagarsi in politica, con gli ordini, con l'università, di questi tempi e in questo nostro bel paese.

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Commento 7331 del 26/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Sig. Lazier piuttosto che parlare dell'utiità o inutilità dell'd'arte, io parlerei dell'inettitudine di una società che è orientata a non riconosce in essa più alcun valore e alcun ruolo. E ben poco sembra riescano a fare, sempre che lo vogliano fare davvero, un manipolo dl intellettuali impegnati a risvegliare delle inesistenti e del tutto insensibili coscienze. L'impressione, a onor del vero, è che vi sia in voi l'orgoglio e l'alterigia dell'essere detentori di sensibilità e coscienze ad appannaggio di pochi eletti, assai rare e in via di estinzione se non del tutto estinte.

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26/6/2009 - Sandro Lazier risponde

Giusti, se lei conoscesse la mia personale storia non mi direbbe le cose che dice. Cosa sa di me per pensare che io faccia parte di una élite qualsiasi? Io non sono detentore di nulla se non della mia libertà di esprimere opinioni e considerazioni. Non sono intruppato in nessun reggimento accademico per cui non devo render conto a nessuno; in accademia poi, in quanto anarchico ed eretico, non ho neppure preso i voti.
Per quanto riguarda questa società, essa non è peggiore di quelle che l’hanno preceduta. La mia generazione è la prima in Europa che non ha conosciuto guerre e fame. Non è poco. Ma bisogna far meglio perché tutti hanno la responsabilità di lasciare il mondo migliore di come l’hanno trovato.
Sono considerazioni semplici che implicitamente chiedono il nostro impegno personale per le cose che conosciamo e per cui siamo portati. Un impegno schietto, serio, generoso e faticoso, che lei non può definire snobistico.

Commento 7324 del 23/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Mi spiace davvero di non poter approfittare della vostra opera di redenzione...
Lazier le posso assicurare che io ...di impianti (e la invito a riflettere sulla scelta stessa del termine)..tendo a non averne alcuno, piuttosto mi fa specie che sia uno come lei, zeviano e contro le regole imposte, ad anteporre una simile prevenuta teoria alla verifica della stessa.

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Commento 7316 del 21/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


.A miglior specificazione
..Insomma, Lazier, si potrebbe dire che l'atto del pisciare nell'orinatoio sia stato in sè determinante e indispensabile alla percezione dello stesso non più o non solo come orinatoio ma come oggetto di riflessione "altra" da se stesso.
L'atto dell'orinare diviene quindi indispensabile per approcciarsi nel modo giusto all'oggetto e alla sua percezione come opera d'arte.
Il dischetto su cui dirigere il getto impetuso d'urina, la porta para spruzzi...
Elementi di riflessione si, ma solo se attivati dall'atto dell'orinare, ne converrà!
Lei o chi per lei (Diego Cane), è inconsapevolmete entrato nei locali adibiti a servizi igenici, per poi scoprire solo nell'atto "vitale" della minzione, che in realtà si trattava di locali espositivi a tutti gli effetti e che lei stesso era opera d'arte attiva.
In quell'edificio, magari nemmeno un museo, in quei locali a cui meno attribuiremmo una tale nobile (o ignobile, Cusano docet)) funzione, ma forse proprio perchè così più vicini alla "vita", si spegne e accende l'arte con gli atti più "miseri" della nostra esistenza:cacare e pisciare.
E' così!
E dopo il suo ansimante e istintivo peregrinare per corridoi, nel momento topico, pur essendosi improvvisamente reso conto di essere capitato in un luogo così ispirato, non lo ha esplorato in tutti i suoi preziosi contenuti?
Non ha per caso dato un'avveduta ,,,guardata anche ai cessi (WC)?Chissa quali interessanti e rivelanti riflessioni avrebbero potuto attivare!
Lei, o chi per lei (Diego Cane), ha inconsapevolmente pisciato in un "reverse ready-made" pensando che fosse "solo" un orinatoio,per poi scoprire in esso un ready-made di cui l' urina era assolutamente parte integrante e indispensabile per la sua stessa attivazione e comprensione....
Un vero peccato, che non dovesse anche cacare.

:azier, vuole la mia età? ho 56 anni, ma mi sento assai più giovane.L'eta nagrafica non conta....

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21/6/2009 - Sandro Lazier risponde

L’età anagrafica conta eccome. Infatti, se lei avesse dichiarato d’avere vent’anni o giù di li, sicuramente avrei perdonato la sua cafonaggine rispetto al tema trattato. Fino a quarant’anni, si dice, ad un uomo si perdona tutto.
Ma visto che di anni ne ha 56, mi pare inutile qualsiasi speranza di riabilitazione culturale. Non credo che pochi commenti potranno minimamente dirozzare il suo impermeabile impianto intellettuale. Sarebbe tempo sprecato. Come pisciare controvento o cacare a testa in giù, per usare metafore a lei più comprensibili. Per cui, per me, argomento chiuso.

Commento 7307 del 19/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Signor Cusano, a lei va tutta la mia ammirazione e stima per come e cosa scrive. Tra l'altro, non vorrei dire, anche se non si direbbe leggere piace anche a me, anche se, lo devo ammettere, certe letture seppur caparbie, mi risulatno faticose e lunghe.....Ringrazio lei e Lazier, così come Marrucci e Torselli,per aver potuto contribuire a suscitare in voi materia di dibattito.
Effettivamente signor Cusano, avevo usato le parole "tempi di merda" nel mio commento foriero dei vostri, (così come pure cesso, pisciatoio, etc). Nell'usare questo vocabolario l'intenzione non era certo quella di essere cafone o scandalizzare, quanto piuttosto proprio di focalizzare bene con le parole, e quindi, anche nello scrivere, in senso artistico(?), l'alta "qualità" dei tempi in cui viviamo. Ma Lazier ha pensato bene di pubblicare la versione da me stesso e ironicamente mondata. A lei le possibili conclusioni.
Signor Lazier, sarà che l'immagine è piccola ma ammetto di essere stato superficiale e di non aver fatto caso nè alla porta nè al dischetto.
Ma, mi dica, lei ha fatto gol prima o dopo l'ispirazione artistica?

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19/6/2009 - Sandro Lazier risponde

"Ma Lazier ha pensato bene di pubblicare la versione da me stesso e ironicamente mondata. A lei le possibili conclusioni."
Lazier apprezza, evidentemente, l'ironia.
"Signor Lazier, sarà che l'immagine è piccola ma ammetto di essere stato superficiale e di non aver fatto caso nè alla porta nè al dischetto."
L'artista non vede, guarda

Commento 7312 del 19/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Signor Lazier...ma che importanza vuole che abbia? se vuole mi pubblica e se non vuole non mi pubblica! per parte mia cerco di prenderla con ironia per sopire il malumore, e d'altronde guardi qui che fiorir di commenti intorno a questo burlone.

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19/6/2009 - Sandro Lazier risponde

Non le ho chiesto la luna. Mi basta un numero. Quello dei suoi anni.

Commento 7311 del 19/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Mi consenta ancora questo ultimo "stimolo" per le esigenti cellule grigie vostre, diciamo per uno scarso 1-2% su 100, non di più...
Signor Lazier, ha fatto gol prima o dopo aver immortalato ed elevato ad arte il suo personale R:MUTT 1917?
è importante, secondo il mio fare arrogante (qualcuno, tra l'altro...mi spiace signor cusano, non ricordo chi, ritiene artisticità-genialità e arroganza come binomio indissolubile, e ben inteso la qual cosa non mi piace chissachè).
Perchè, giustamente lei sig. Lazier, dice: l'artista non vede,guarda"...io le credo sulla parola e le dico però che per ..guardare uno deve porsi in condizione...diciamo così, di disposizione alla riflessione e/o contemplazione.
E, specie se la vescica e bella piena, e quindi la minzione è lunga, con sgrullo o non sgrullo che già di per sè distoglie, la creatività ne beneficia.
Sarebbe quindi il caso di dire che l'ispirazione non è venuta nè prima nè dopo ma...durante!
altrimenti sig Lazier vorrebbe dirmi che è andato al cesso non per sua impellente necessità fisiologica, ma perchè qualcuno le aveva segnalato il tal particolare pisciatore nel tal edifcio olandese?
oppure aveva scambiato la sala da bagno per una delle sale museali?
e quest'ultima considerazone potrebbe essere di ulteriore stimolo...intellettuale, anche in considerazione di quanto lo stimato sig.Cusano dice sull'origine dei musei: la sala museale che diviene un cesso pubblico, il luogo dove si ammazza l'arte e la si butta nel cesso! gia ma questo effettivamente forse nessuno l'ha ancora fatto, se ne riparlerà allora...
Rispetto invece al concetto di "reverse ready made" pare proprio che un artista,che non poteva che essere italiano, (non so chi e non so quando...mi spiace per i miei deficit)abbia pensato bene di fare diventare arte l'atto di pisciare nella fontana di Duchamp.
Questo non porterà alcun arricchimento nella mente di tutti voi, ma non è nemmeno detto che debba farlo.
Signor Cusano, io non aborro proprio niente,ho solo osato dire, velatamente, che, essendo lei uomo e come tale avendo lei delle debolezze, la sensazione è che, oltre all' innegabile opera di onesta e interessantissima informazione e stimolo alla ricerca e approfondimento, lei inceda ben volentieri nel mettersi in mostra e nel porsi in cattedra.
Ma va questa presa come un offesa? e perchè mai?
continui dicuramente nelle citazioni. io personalmente le apprezzo molto.

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19/6/2009 - Sandro Lazier risponde

Scusi Giusti, quanti anni ha?

Commento 7308 del 19/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Invio un commento al video in inglese trovato su YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=d2Y5mUJiaZI&feature=related) sempre a proposito di Duchamp e, in particolare, proprio sull'opera ispiratirce (fountain)....

Duchamp had another concept of the readymade called the "reverse readymade." His example is using a Rembrandt as an ironing board.

By urinating in Fountain, the Italian artist was simply making Duchamp's piece into a reverse readymade, reversing it from a work of art into a useful object, but ironically back to a use for which it was originally created--a brilliantly Duchampian gesture!

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Commento 7301 del 18/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


In effetti l'impressione è, con tutto il rispetto, che Mr Cusano ami "porsi al di sopra";ora che la levatura dipenda dallo stare sul carro, cosa anche probabile, oppure stare in cattedra poca differenza potrebbe fare.
Ammiro in Mr cusano le citazioni colte che spesso leggo volentieri, ma ripeto, la citazione delle stesse, a sfoggio talvolta irritante di superiore eloquenza, mi suonano come l'adoperamento di...ready made..da usarsi secondo opportuità. Tali citazioni oltre allo sfoggio, pur interessante, di se stesse, non eludono il problema, sempre che problema ci sia! Come dice mrs o miss Torselli, che ringrazio per il suo intervento, anch'esso indubbiamente interesante e che, sì, condivido, nell'arte concettuale è appunto nel concetto, nel progetto-processo mentale che precede la fisicità dell'oggetto che va ricercata l'opera d'arte, tale elaboarzione mentale sarà poi inevitabilemte diversa a seconda del fruitore dell'opera stessa e della sua capacità di porsi delle domande e darsi delle risposte, siano esse di natura emozionale siano esse di natura logico razionale.
Alla fine di tutto ciò però, ripasso e master in storia dell'arte compreso, si assoda il fatto che uno scenario come quello da me paventato sarebbe possibilissimo, un oggetto costituto da wc o orinatoio unitamente all'happening dell'artista o di altro individuo reale o virtuale,ripreso nell'atto di defecare o orinare in essi, potrebbe a buon diritto essere opera d'arte!
Non disdegnerei poi nemmeno la componente "manieristica" della citazione vera e propria, oltre alla componebte vintage dell'antico orinatoio duchampiano (che brutto quello ripreso da lei sig. Lazier!), oppure quello delle vecchie scatole di latta del Manzoni.
E che dire poi del concetto di opera d'arte nell'opera d'arte.
Chiedo scusa per il disturbo.

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18/6/2009 - Sandro Lazier risponde

Tirato in ballo devo alcuni chiarimenti.
Nessuno si pone sopra le cose con le parole. Le parole sono il solo strumento per manifestare il pensiero. Quando questo è alto, le parole sono alte e le citazioni aiutano. Pretendere una maggiore semplicità o elogiare la stessa, come fa Marrucci, questa si che è metafisica che non ha niente a che vedere con l’arte e le cose di questo mondo. Il mondo non è semplice e non è facile raccontarlo. Personalmente sono grato a chi, come Cusano e Torselli, dedica tempo, pazienza e fatica a parlarne e discuterne pubblicamente.
L’orinatoio fotografato non è in un museo ma in un vero bagno pubblico in Olanda. La porta da calcio e la pallina sul dischetto del rigore hanno una funzione precisa: costringere gli utenti ad una concentrazione che eviti loro di produrre schizzi a casaccio. Utile, e geniale.
Fotografato e messo in un museo, o sulle pagine di un giornale che parla d’arte, perde la sua funzione e diventa un racconto immaginario, zeppo di riferimenti, relazioni, illazioni, turbamenti, rabbie, volgarità, emozioni. Vi pare poco?

Commento 7286 del 17/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Signor Cusano,
questo lo scriveva Croce nella XX edizione.
Lei ne riporta il testo per intero, ma ne condivide anche il contenuto o, visto che sono passati cinquanta e più anni dalla formulazione di tal pensiero crociano, avrebbe da dire di suo, espresso con parole sue?

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Commento 7279 del 13/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Ma, orinare si può considerare un happening artistico? è arte?
e ancora, se l'orinatoio è arte (vedi foto dell'articolo e rimando a Duchamp) ci si può orinare dentro? artisticamente parlando, si intende!
Dopodichè si potrebbe passare al WC, e al suo connubio con le feci (di manzoniana memoria, si intende).
Se ne potrebbero aprire un pò di scatole e buttarne il contenuto nel WC, purchè quest'ultimo sia opera d'arte riconosciuta e quindi sia degno delle feci di Piero Manzoni.
Lo vuole firmare lei, Lazier, un bel WC, c'è solo l'imbarazzo della scelta: tra pezzi d'alto design e modelli dozzinali, ma poi perchè dozzinali? ecco, forse uno di questi ultimi, tutto sta a disgiungere forma da funzione, oggetto da contesto, immagine da connotazione.
Però poi ritorniamo alla domanda originaria: premesso che sia arte orinare e defecare, che siano arte feci e orina, è lecito abbinarle a orinatoio (fontana) e WC?
ai posteri l'ardua sentenza.
mi scuserà, ho letto l'articolo, ma mi sono fatto prendere dall'immagine, che vuole farci, sono un lobotomizzato figlio di questi tempi di feci.

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Commento 7268 del 06/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Insomma, esimi Lazier, pagliardini, Cusano, ve la dite e ve la fate.....a proposito di appartenenze...

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Commento 6733 del 10/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Ma, mi spieghi, tutto questa disillusione, questo cinismo questa assenza di fiducia nel prossimo, è una questione d'età?
se i furbi ci saranno sempre allora a che serve parlare qui? soprattutto a che serve tutto questo scambio tra vecchi-nuovi idealisti e giovani esaltati?
Si aspettera pure qualcosa da questi eventi che non sia un mero rimpasto, un insabbiamento, o no? certo, non si può mandare in galera tutta la categoria professionale, e chi lo vuole? ma almeno l'uscir fuori, una presa d'atto, un pò d'autocritica, l'adoperamento a cambiar le cose....
Se questa gente non si...rompe i coglioni...come dice lei saremmo punto e a capo e sai che oscillazioni!.
prenderemmo atto che questo è un paese in cui le cose assolutamente non sono per tutti, ma non per questioni di nobile meritocrazia, ma per appartenenza.
E chi tale appartenenza non ha si lambicchi il cervello a capire come acquisirla.

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Commento 6726 del 10/01/2009
relativo all'articolo Il ruolo della critica
di Sandro Lazier


Sig. Carta, che sono queste esclusività? li faccia qui i nomi di questi critici, o ha forse paura di coinvolgere tali signori in qualcosa di scomodo? e che diamine di critici "veri" sarebbero dunque?
sig Marrucci, se ha avuto queste rivelazioni, le riporti qui per favore, a mò di appello a svegliarsi!
anche perche i battibecchi tra fessi e esaltati..francamente....

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Commento 6725 del 10/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Invece, sig. Marrucci, saremo sempre noi fessi a dovercele rompere le scatole.........che ci piaccia o no! non è così?

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Commento 6690 del 06/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Signor Rinaldo, ma lei chi è?
1) lei è un servo sciocco del Casamonti che anzichè provare a fare la propria architettura (cosa molto ma molto faticosa,e non soprattutto per le più o meno solide relazioni da intessere, glielo assicuro),cercando anche di trarci di che vivere, preferisce di gran lunga schermirsi dietro il "genio".
2) lei è Casamonti, e non serve aggiungere altro.
Se lei, Rinaldo, si ritiene soggiogato dal grande genio (per lobotomia o per convenienza) al punto da legittimarne qualsiasi azione, beh questa è una sua posizione che a me, personalmente, appare più come un problema, e piuttosto serio anche.
Più importanti architetti hanno espresso solidarietà al Casamonti...e allora? questo le basta? le basta perchè le consente forse di continuare a sognare che il mondo e il modo professionale in cui vive sia quello giusto, quello dei divi? ma si dia una svegliata.."rinaldo".
come si permette di giudicare indirettamente il grado e la qualità dell'impegno di ciascuno di quelli che non sia uno dei "missionari" che lei ammira! che ne sa lei dell'impegno, mitomane?
che fa, lo valuta in base alle pubblicazioni........magari su "Area"?
e poi, missionari? ma lei è in piena crisi isterica, lei è un esaltato, non si faccia strumentalizzare, rinaldo, faccia la sua di architettura, intraprenda una sua "missione", e poi mi dirà.
E tornando a quella solidarietà, non dovremmo forse parlare di complicità? la "bellezza" giustifica tutto secondo lei? anche pilotare le gare? e chi sono i colleghi impegnati, solidali e soprattutto disinteressati? forse Pellegrini, Segantni, Femia, Savi? o altri ancor più su? certi della commissione internazionale Anas, per esempio?

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Commento 6681 del 05/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Intanto lei, sig Marrucci, assieme all'atro articolo di testa al suo , sta ben contribuendo a chiuderla questa esigua finestrella..
Si certo, lo so, ho i paraocchi, ma a parer mio dovrebbero cominciare a fare ammenda tutti coloro che, a gradi diversi, in modi più o meno illeciti, hanno fatto atto di prevaricazione sui fessi, approfittando, pe esempio,dell'istituzione dei concorsi, per farsi le regole "personalizzate" e agendo, in tali ambiti, più o meno truffaldinamente.
la via del "cambio", della redenzone di una società, passa proprio attraverso la presa d'atto degli errori, e sarebbe già tanto!
Invece,guardi un pò che manifestazioni di tracotanza da parte del reo preso in castagna. Egli non è paranoico, Ferrara, ma secondo mè è pure peggio, egli recita la paranoia!
qui, lo ricordo, stiamo parlando di architettura, ossia di quella materia complessa che dovrebbe portare al "progresso", al miglioramento di una società, alla presa di coscienza della giustezza dell'equità, mentre in tutti coloro che : inneggiano istericamente all'insuperabile genio Casamonti, oppure a coloro che, da servi leccaculi avvoltoi o figli di puttana, ritengono normale che l'architettto in italia lo si possa fare a patto d'avere il babbo architetto o la mamma ricca, siamo ben lontani dall 'avere una tale consapevolezza, siamo ben lungi da un "mea culpa"!
e parlo di certi architetti e dell'architettura che fanno, ma si intende che l'ammissione di colpa dovrebbe avvenire a 360°
se ciò non avverrà, se le persone non sentiranno la necessità di esporsi come pure di mettersi nella condizione di "pagare dazio" se necessario, mi pare piuttosto difficile che qualcosa possa cambiare.
Tornando al grande attore Casamonti, con tale inequivocabili illeciti compiuti, com'è possibile che possa di nuovo lavorare?
ma se pure ciò fosse legale, dove trova , il Casamonti la faccia di bronzo per continuare a farlo, per pensare di essere nel giusto, se non nel suo essere un montato paranoide?
si svelino le carte!

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5/1/2009 - Sandro Lazier risponde

Tranquillo Giusti! Qui nessuno chiude le finestre. Ma la vita, grazie a Dio, deve continuare. Con onestà, generosità e passione per questo lavoro

Commento 6652 del 02/01/2009
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Signor Marrucci,
lei ama scriversi addosso!
lavoro duro? ma si parli piuttosto di lavoro, lavoro e basta, è gia tanto!
si distingua piuttosto il lavoro etico dal non etico, il lecito dall'illecito, ma non si faccia ancora retaorica con il "duro lavoro"!
ma se l'immagini, crede lei che Casamonti non debba lavorare duramente per mantenere le fila di tutto stò ambaradan che a messo su?
Scusi ma lei fa (o vorrebbe fare)opere pubbliche? se si dovrà pure partecipare a gare o concorsi...o no? bhe, mi pare questo il busillis.
E lasci stare il suo mal celato senso di inferorità verso l'architettura "digitale"...sig. Marrucci., si legga piuttosto il pdf sull'articolo "il caso Casamonti" e vedrà, ad un certo punto nel testo, che il Sig. Biagi, con la complicità di Savi e Casamonti, faceva illecite pressioni sulla provincia di Firenze affinchè la stessa, trasferisse i propri uffici in area Castello e, a tal scopo, acquistasse i terreni al valore di mercato.
Come dire, la necesità, la domanda, (di un opera pubblica e quindi di una gara) creata ad arte dal politico Biagi con i progettisti complici pronti a spartirsi le parcelle e il Ligresti pronto anch'esso a incassare.
E gli altri, i fessi, partecipano, sempre meno speranzosi e sempre meno motivati, chissa come mai.

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Commento 6651 del 02/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Sig. Marrucci,
tante, tante ,tante, tante parole per non dire un accidente!
Il suo duro lavoro è anche il mio,
la sua passione è anche la mia.
Il doversi invischiare con la politica, che dal canto suo invischia e pare essere matrice e ragione unica di ogni cosa in sto paese, mi fa ribrezzo,
la sola idea di diventare star, mi deprime.
Il mio è sarcasmo, sia verso Casamonti, sia verso coloro che dicono opportunisticamente, come Maurizio De caro, che certi sistemi si cambiano standoci ben bene dentro, da star.
A dispetto dei toni, il mio non è sfogo irrazionale, ma pungolo, testimonianza, rincaro, idealistica voglia di un sistema un pò più sano e schietto.
E quindi non perchè io ce l'abbia con Casamonti, con Femia, con Segantini, con Pellegrini, non perchè la loro crocefissione leniscca o ripaghi dela mia supposta frustrazione.
Se c'è frustrazione da parte mia, questa dipende proprio dal fatto che il mio duro lavoro, così come immagino il suo e di tanti altri, troppo spesso, viene avvilito dalle pratiche di questi sistemi, che si servono della voglia di diventare "star" di troppi professionisti.
la mia testimonianza relativa al cocorso Anas 2005-2006, è indicativa di vari aspetti, non ha la funzione di rincarare la dose su Marco Casamonti.
Certo, Il Casamonti si è trovato assai bene in questo ruolo di pallone gonfiato, ma la vicenda fa riflettere sulla vaquità dei concorsi, sulla loro ragione troppo spesso priva di un reale e concreto fondamento.
Sono essi occasioni reali per i progettisti di poter offrire la loro etica prestazione professionale, il loro "duro lavoro", o sono essi solo teatrini ipocriti dove le lobbies (politiche, accademiche,imprenditoriali) si spartiscono le sempre lamentate "esigue" risorse?
e, signoi Marucci, volendo fare architettura, se non attraverso concosi e gare, mi dice lei come si può lavorare, sia pure duramente, in ambito pubblico?



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Commento 6639 del 31/12/2008
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


Tanti tanti auguri all'italia che se ne sbatte della cultura e dell'equità, ma che, una volta per tutte, ha la giusta rappresentanza in chi, per mera popolarità, è disposto a fare leggi che consentano la prevaricazione dei figli di puttana sugli onesti!
e chi vuol lavorare, dio buono, diventi star se ne è capace, non faccia l'invidiosetto!

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Commento 6638 del 31/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Bene,
al signor Marucci un grazie per la sua molto italiana "ambiguità"!
ma cos'è lei un moderatore? o per caso uno che vorrebbe, si, ma poi forse, però, è meglio stare con un piede di qua e l'altro di là?
meglio "dissociarsi", cambiare "luogo" di conversazione.
Benissimo, non avevo alcun dubbio!
a parer mio il, sapere, il conoscere e soprattutto il cambiare, passa proprio attraverso la citazione di fatti, luoghi, circostanze e, per i più arditi persone.
Ognuno faccia secondo il prorio coraggio (totale o parziale, Sciascia o non Sciascia) secondo la propra coscienza.
Se ciò non si farà, qui o altrove, mi parebbe ben esaurita la conversazione sul come e perchè, non cambiera un bel niente, sig Marucci, .

al signor De caro, il quale dice che certe cose vanno combattute ad armi pari, da dentro il "sistema", vale a dire diventando star, bhè che dire, tocca soccombere, di nuovo, ad uno che "finge" di non aver capito, per continuare, male che vada, a curare bene il proprio ricco tornaconto
Qui, nuovamente, si giustifica la "non etica" (vale a dire il "forzoso" dover diventare star ) in nome dell'etica.
Complimenti, a guardare il suo palmares mi pare che le riesca alquanto naturale, sia fare la starletta che esprimere la non cultura.
Mi auguro che non incappi in itercettazioni, anche se, visto anche l'attivismo in certa parte politica (suo o di un suo omonimo), queste dureranno ancora assai poco.
Non conosco il suo pensiero, ma mi pare di poter dire che lei appartiene a quelli dotati della personalità arrogante e arrivista, che "vivono il loro tempo", che cavalcano l'onda.
E al diavolo gli ideali, gli dia giù di luxury houses (un titolo è indicativo del contenuto)!


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Commento 6631 del 30/12/2008
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


Signor Lazier,
ottima sintesi!
le porgo i miei saluti e i miei auguri per un buon 2009!

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Commento 6629 del 30/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Dibattito vivace e interessante, ma devo dire che a scoprire le carte c'è molta ma molta reticenza.
Assai poche rivelazioni, assai poche indiscrezioni, assai pochi appigli.
Ma si vuol cambiare o no?
vogliamo cercare di uscire da questa fogna o no?
se di moralità c'è bisogno, ae è moralità ed equità che si vuole, queste hanno certamente una via privilegiata di esprimersi proprio attraverso l'architettura!

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Commento 6613 del 29/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


....."Che tristezza mi fa questa vicenda… sapete una cosa? Io conosco il “colpevole”, si perche’ tutti l’hanno gia’ messo alla forca il povero Marco…ma per me, nonostante l’evidenza, rimarra’ sempre innocente e piuttosto vittima di un sistema e di un vortice che lo ha completamente deviato e soprattutto imbrogliato… non giustifico l’illegalita’ ma talvolta in Italia l’illegalita’ e’ mascherata da legalita’, soprattutto se approvata dagli uffici governativi e amministrativi"...
STENTO A CREDERE CHE MARCO CASAMONTI ABBIA POTUTO REALMENTE E INGENUAMENTE CONFONDERE ILLEGALE CON LEGALE, PIUTTOSTO DIREI CHE QUESTA ERA UNA COMODA SCUSA PER LA SUA COSCIENZA.
da certi sistemi non si scappa, non ci scappa nessuno.
PER ORA IO SI! CERTO NON SONO LA ZAHA HADID ITALIANA, ANZI TUTT'ALTRO, MA ANCHE QUANDO DOVESSI ESSERE COSTRETTO A SPORCARMI LE MANI PER LAVORARE, PER MANTENERE IL MIO UNICO STUDIO E MANTENERE LA MIA FAMIGLIOLA, NE SAREI PERFETTAMENTE CONSAPEVOLE E NON GIUSTIFICHEREI IN ALCUN MODO LA COSA NEMMENO IN NOME DELLA GIUSTA ARCHITETTURA (ANCHE PERCHE' IL PRESUMERE DI FARLA NON E' CERTO DIMOSTRAZIONE D'UMILTA')
"Cio’ che di bello si e’ costruito a Firenze negli ultimi anni ha il suo nome sopra"…
MI CONSENTIRA' DI ESPRIMERE LE MIE RISERVE SU QUESTO,
CHI LO DICE CHE SONO BELLE OPERE? FORSE LE SUE RIVISTE?MAGARI QUALCUN'ALTRO LE AVREBBE FATTE ANCHE PIU' BELLE, O MAGARI DIVERSE, SE SOLO AVVESSE POTUTO CONTARE SU COMPETIZIONI E GIUDIZI EQUI E COSTRUTTIVI.
VEDE, CERTAMENTE CASAMONTI ERA PRIVILEGIATO NELL'ACCESSO, ANCHE ALL'ILLEGALITA', E DI QUESTA LUI HA VOLUTO CONSAPEVOLMENTE SERVIRSI, ANZICHE' DENUNZIARLA COME AVREBBE POTUTO CON MAGGIOR EFFICACIA..
......"Marco e’, al contrario di chi lo descrive come una persona che ha peccato di presunzione, una persona estremamente modesta, per nulla arrogante, nonostante le sue qualifiche e posizione";
MI SPIACE,MA CI SONO MOLTI COMMENTI E TESTIMONIANZE A CONFUTAZIONE, IN OGNI CASO RI-CITO IL CONCORSO ANAS 2005:
....nel bel mezzo dell appassionato ed entusiastico approntamento della seconda fase, arriva al capogruppo una telefonata del Casamonti, già in rapporti con lui per altri lavori:
“Lascia perdere, è cosa mia”.disse il Casamonti
Così fu, Casamonti vinse!
DAVVERO UNA BELLA PROVA D'UMILTA', DI SPORTIVITA' E SOPRATTUTTO DI INGENUITA', A RIPROVA DELLA SUA INCONSAPEVOLEZZA.
......"E pensate che la sua redenzione possa servire a salvare l’Italia? Ma come siete ingénui o, forse dovrei ribadire, ipocriti e falsi!"
BENE, ALLORA SI VDA AVANTI COSI,
SIG.TAGLI, LA STORIA CI INSEGNA CHE CHI SI ESPONE, CHI VUOL PRIMEGGIARE A QUALSIASI COSTO, (E MI PARE CHE SIA QUESTO IL CASO) GODE DEGLI ONORI IN CASO DI RIUSCITA, MA SI DEVE FAR CARICO ANCHE DEGLI ONERI, TRA QUESTI, ASSAI SPESSO, QUELLI DEL FARE DA CAPRO ESPIATORIO
NON CREDO CHE NICCHIARE SU QUESTO RENDA IL CASAMONTI MENO IPOCRITA RISPETTO ALLA MEDIA ITALIANA.
..."Ma perche’ non andate a intervistare l’intoccabile Ligresti e gli altri architetti che di favori, non ne hanno solo fatti, ma anche ricevuti! Per non parlare degli amministratori e politici coinvolti"......
PIU' CHE GIUSTO, SI FACCIA UN BEL REPULISTI!
CERTI AMMINISTRATORI HANNO PERO' LAMENTATO IL FATTO D'ESERE SOTTO RICATTO DEI POLITICI E DEI PROGETTISTI.........

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Commento 6610 del 28/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Il sito Italia nostra onlus Firenze
pubblicava due dettagliati articoli sulla vicenda del casamonti con relativi commenti dei lettori.
http://italianostrafirenze.splinder.com/post/19309226/Arrestato+Marco+Casamonti,+l'a
Il sito non è più accessibile
Spero che non tocchi analoga sorte a questo sito.
Marrucci ha ragione, nessuno dice niente (o comunque assai pochi hanno il coraggio di fare schiette denunzie), nonostante l'inequivocabilità delle intercettazioni, il "metodo" Casamonti, in grande o in piccolo, è ancora un modello da persguire, proteggere con l'omertà e in nome dello scambio di favore.
Che dici Paolo, cambierà mai qualcosa?

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Commento 6599 del 25/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Paolo Ferrara,
mi è arrivata la cartolina d'auguri della redazione di antithesi.
Non so se siano personalizzate o se siano uguali per tutti, fatto sta che Paul Klee è il "degenerato" che preferisco sin dai tempi dei primi anni del liceo, al punto che, a sedici anni, scovai nella incustodita biblioteca il già allora introvabile suo "teoria della forma e della figurazione".edito da feltrinelli.
Per la verita riuscii a trovare (e, ammetto i miei modesti illeciti, sgraffignare) solo il primo volume, le lezioni, il secondo: la storia naturale infinita, non ho mai avuto l'avventura nè di sfogliarlo, nè di leggerlo.
Ben inteso, Paolo, non ho la presunzione di aver capito Klee, ma certamente tale libro mi ha aperto la porta ad un universo parallelo e alla comprensione delle sue regole.
Ti ringraio molto, ancora auguri a te e famiglia.

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Commento 6592 del 24/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


"MA PERCHA' PARLATE DELL'ARCHITETTURA???? QUESTA NON C'ENTRA .DELL'UOMO POI...OGNUNO PENSI QUEL CHE VUOLE"
Il fatto è che secondo il mio modesto parere tale sua architettura è l'espressione dell'appartenenza a tale vizioso sistema, non potrebbe essere altrimenti. Essa è arrogante e invadente, piuttosto che ipocritamente moralizzante.
Laddove si arrivi ad essa, l'archittettura, accettando come giusto prezzo l'imbroglio, la prevaricazione, la presunzione, assecondando poteri occulti e illeciti per la propria autoaffermazione, essa non potrà che essere criicabile alla pari dell'uomo che l'ha prodotta.
La chiave di tutto è l'umiltà, l'annoso lavoro e la costante dedizione, solo acquisita tale dote, una volta che uno è ben corazzato culturalmente e moralmente, probabilmente anche con l'età, può arrischiarsi ad accettare di lavorare (con atteggiamento critico) con personcine del calibro del Ligresti alias Finanziaria Sai, alias Pirelli etc.
Diverso è l'andarsele a cercare fidando nel "giro giusto".

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Commento 6588 del 23/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Mi è arrivata la notizia del pubblicato articolo su Casamonti..dalla mailing list di antithesi.
Bho, io l'ho già letto è ho già mandato fior di commenti su di esso.
I tra le righe, il non detto, le allusioni, mi trovano forse lento di comprendonio.
Io ho un amico che, fatte le superiori (un istituto commrerciale) trovò un'occasione di lavoro assai allettante, ma anche di gran responsabilità, si trattava della direzione di un'agenzia di assicurazioni.
Si mostrò abile, nonostante la giovane età era bravo, sapeva fare, aveva la dote innata, l'agenzia andava assai bene...era un enfant prodije.....!
Bene, questo mio amico era un ragazzo che aveva come punto d'arrivo far soldi, è sempre stato questo il suo pallino, farli e farli in fretta,ma non farli per accumularli da tignoso, farli per mostrare di averli, per fare lo splendido.
Era, ed immagino che sia tutt'ora, un generoso e uno spaccone.
Si montò la testa, cominciò a spendere i soldi dei premi, in cene, auto, vestiti, ricevimenti, fidando nel fatto di poter ripianare i buchi.
Fu la rovina.
fu denunciato,e alla fine, fu perseguito per truffa, per essersi appropriato, spendendoli, di non so quanti milioni.
Da allora è sparito, per noi di qui che continuiamo la nostra vita egli non esiste più.
Eppure lui era bravo nel suo lavoro, davvero, anche per fare l'assicuratore il talento conta, ma nessuno, ripeto nessuno gli ha più dato una seconda chance, nessuno gli ha proposto di nuovo un posto di assicuratore in virtù di tale talento e bravura, fidando nella sua redenzione.
E' dovuto emigrare!
Casamonti ha esagerato, ha approfittato della sua posizione di vantaggio e privilegio, ha pestato i piedi, snobbato e prevaricato troppe persone e ha favorito quelli che potevano favorirlo o quelli che gli leccavano il culo nel modo giusto o più allettante.
Lo ha fatto sapendo bene quel che faceva, non era un bambino!
Non è il solo, questo è sicuro; fanno più schifo i reconditi, altra grande verità. Si arrivi anche a quelli, si faccia tabula rasa.
l'umiltà è la virtù dei fessi, e Casamonti fesso non si riteneva davvero, visti i suoi modi sprezzanti, diunque che potenziale c'è in lui?.
tu vuoi scindere la parte cattiva dal potenziale buono...
ma qual'è questo buon potenziale?
per conto mio la sua architettura poteva piacere solo ai suoi intontiti e suonati e arroganti studenti, quelli che accettano di lavorare in uno dei suoi studi per 400 euro al mese, in condizione di estremo arrivismo e cruda competizione, perchè questo è il prezzo per fare l'architetto, per avere i canali giusti, per l'onore di poter scrivere sul proprio curriculum: "lavorato presso lo studio Archea".
La sua vuota architettura si presta solo a rappresentare persone come Ligresti, che cercano una grancassa per rappresentare la loro marcia magnificenza, ma che in cambio non danno nulla.
E non mi sembra che casamonti si sia messo in alcun modo in polemica con tal mecenate, nemmeno in meniera sottile come fecero: il Michelangelo, l Borromini, il Guarini.....egli anzi dice che ne è un pò innamorato.


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Commento 6579 del 20/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara,
sono pienamente d'accordo con quanto hai detto!
il coraggio non è per tutti, non a caso Sciascia ne scriveva.
Però non si arrivi a dire adesso che il Casamonti ha lasciato la retta via perchè nessuno lo ha correttamente indirizzato.
Così si giustificano anche Mussolini e Hitler!
diciamo pure che quel "capogruppo" fa parte di quei colleghi/amici vigliacchi che hanno usato il Casamonti per i loro interessi.
Il fatto però rimane.


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Commento 6578 del 20/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara, rieccomi dopo lungo tempo.
E’ penoso constatare come Marco Casamonti sia stato abile nella persuasione. Egli però ha plagiato e esaltato soprattutto se stesso, al punto di credere di essere legittimato a farsi le regole “su misura”, in nome dell’unica architettura possibile: la sua.
Tutti coloro che lo hanno appoggiato o ne hanno esaltato il ruolo, hanno finto e fingono di essere compartecipi, emotivamente o intellettualmente coinvolti, solo per il loro sporco tornaconto.
Che gran amici, che gran intellettuali, che gran amministratori o imprenditori, che gran vigliacchi!
Si faccia dunque un bel repulisti, ma di tutte queste “brave persone” in vista o non in vista, siano esse Casamonti…..o non Casamonti!
eh, dio buono! (citazione della conversazione intercettata tra Marco Casamonti e Pietro Carlo Pellegrini).
Un altro piccolo e... ingenuo contributo alla sua grandezza:
con tutto il rispetto per l’annosa dedizione, la sincera passione, i meriti intellettuali, il talento vero o presunto, ossia, detto per inciso, per tutte queste cose che posso dire di condividere con il Casamonti, anche se io non ho riviste su cui sbandierarle e non sono professore, cito solo un episodio a testimonianza dei metodi del nostro:
concorso Anas 2005 per la rinaturalizzazione di un tratto autostradale e nuovo museo archeologico. Concorso internazionale in due fasi, con preselezone in prima fase di tre candidati finalisti in forma “anonima”.
Una bella e insperata chance per più giovani e meno giovani studi, uniti in associazione temporanea, e capeggiati da una società di ingegneria.
Felicissimi per il gradimento della commissione che li aveva selezionati, nel bel mezzo dell appassionato ed entusiastico approntamento della seconda fase, arriva al capogruppo una telefonata del Casamonti, già in rapporti con lui per altri lavori:
“Lascia perdere, è cosa mia”.disse il Casamonti
Così fu, Casamonti vinse!
Ritenete che ci sia molta differenza tra questa e le vicende per cui è Inquisito o è stato arrestato? che forse il suo probabile annoso adoperamento, foriero alla fine di questo concorso, legittimano il tutto, sia pure in nome di una sua presunta superiorità intellettuale o della superiorita tutta da dimostrare del suo progetto proposto per il concorso?
Ma è stato selezionato e ha vinto per il suo progetto o ha vinto perchè Casamonti?

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20/12/2008 - Paolo GL Ferrara risponde

Caro Giusti, non conosco la vicenda "Anas" e il Suo commento riporta una denuncia molto pesante. Detto ciò, mi chiedo come mai il capogruppo di cui parla non abbia denunciato Casamonti. Vede, credo fermamente in ciò che diceva Leonardo Sciascia, ovvero che "il coraggio è una dote intera; a metà è falso eroismo". Il suddetto capogruppo, avendo accettato la cosa (certamente squallida e illegale), avrebbe dovuto agire e non lamentarsi. Non lo ha fatto poichè già in rapporti con Casamonti, dunque ne condivideva il sistema. E, presumibilmente, gli stava bene che Casamonti avesse il potere in gestione. Cordialità e buone feste.

Commento 5887 del 05/01/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale di Antithesi al Direttore di L'A
di Paolo G.L. Ferrara


Da Natale 2001 a Natale 2007,
ci sei poi andato da Casati? ti ha fatto vedere i suoi cassetti pieni di progetti propostigli dai tapini architetti vogliosi di mettersi in mostra?
tra quelli ce n'è anche uno dei miei, ma forse per farlo pubblicare l'unica (forse)sarebbe pagare!
ora che le tue provocatorie parole, assieme a quelle (assai più eloquenti) del da te usato Pesce, hanno sortito la consueta reazione ruffiana del Casati, magari ti si è aperta una via privilegiata alla visibilità "sull' ARCA"....sempre ammesso che tu abbia mai realizzato qualcosa.
Botto di capodanno.

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5/1/2008 - Paolo GL Ferrara risponde

Certe volte mi chiedo come -avendo letto i miei articoli- si possa credere che io sia lì a cercare strade privilegiate...
Caro Giusti, mi sono fatto più nemici in sette anni che nei restanti 36.
Casati non mi ha mai proposto di scrivere o di pubblicare le mie opere, ma posso garantirle che non avrei accettato.
Soprattutto, nessuno dei personaggi da me criticati ha mai voluto incontrarmi per interviste con cui approfondire i temi da me sollevati. Pensì un pò, neanche per farmi un regalo che potesse fare il botto.


Commento 5722 del 17/11/2007
relativo all'articolo Sgarbi, Portoghesi, e i giovani d'oggi
di Paolo G.L. Ferrara


L'articolo è del 2001, ora siamo quasi nel 2007 e praticamente nulla è cambiato.
Basta uscire dai patri confini, duvunque ma fuori dell'italia, per accorgersi che l'architettura contemporanea ha modo creativo di esprimersi persino in bellissimi contesti storici!
e, a proposito di questi ultimi, a proposito del paesaggio (da qualche hanno a questa parte foriero di chiacchere e teorie più o meno astruse), l'italia si fa vanto di patrimoni , patrimoni che sono sempre più degradati e inesistenti, per i quali è capace di produrre solo chiacchere, comprese quelle di Sgarbi, leggi ,leggine e norme del....., in due parole:immobilismo, parassitismo (specie politico)!
Si vadano a vedere i paesaggi austriaci, svizzeri, francesi, si impari dalla loro integrità.
Si vadano a vedere le citta, i paesi, la loro bellezza urbanistica, i loro nuclei storici, la loro pedissequa e amorevole manutenzione, la compresenza, in essi, di bella architettura contemporanea.....
Ora, dopo aver tolto i minimi tariffari, per essere allineati all'europa......, per garantire la qualità (da geometra) vogliono anche accorpare (leggasi accoppare) gli ordini secondo logica di affinità professionale.....................(troppo coraggioso toglierli del tutto).
Stiamo assistendo alla disfatta dell'intelligenza, saremo iscritti assieme ai geometri, e coerentemente con la mediocritas italiana non saranno loro ad elevare il loro quoziente, ma saremo noi ad essere degradati a misuratore di terra (il lavoro è comunque garantito secondo costituzione).
Siamo al punto che un geometra potrà, sostenedo pochi esami (a pagamento) e in virtù di non meglio precisati crediti maturati, avere la laurea in architettura (solo quela breve, si intende, quella di architetto jr).
Ma che c....o faranno questi architetti jr se non essere dei disgraziati più dei senior?
ma intanto le aziende-facoltà-letamaio incamerano i loro bei quattrini, moltiplicano le loro cellule-facolta -antoccio, èpiazzano i loro leccapiedi-culo, sfornano nuove e creative figure professionali il cui campo di impiego è stabilito per legge.
Voglio emigrare.

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Commento 5419 del 08/07/2007
relativo all'articolo Senza parole
di Paolo G.L. Ferrara



(AGGIUNTA ALLA FRASE FINALE DEL TESTO)

Egregio Ferrara,
Ci risiamo,
non sono convinto che l'architettura sia il frutto della "reale preparazione",(sono laureato, quindi ce l'ho), così come non sono convinto che un giurato dotato di una tale "reale preparazione" sia in grado di valutare meglio un progetto, sia nella posizione di non cedere (di fronte alle lusinghe di tanti "bei"progetti) a condizionamenti o seduzioni!
Non so dire quali siano le componenti oggettive di un progetto che andrebbero valutate, ciò che voglio dire è che sento l'esigenza (difficilmente soddisfacibile) di un giudizio che possa essere espresso da persone "particolari" su elementi oggettivi, razionali, misurabili, insindacabili (come spesso si legge sui bandi), pur essendo io dell'idea che l'architettura sia si un fatto culturale, ma culturale nella misura in cui cultura è strumento per l' affinamento della propria sensibilità espressiva ed artistica, è comprensione "razionale"(quando accade) delle inconsapevoli ragioni del proprio intuito.
E' così che io voglio fare e che faccio l'architetto, coerentemente con la mia preparazione che, francamente, non so dire se sia o non sia "reale", mi ha fruttato 110 e lode all'università (senza CEPU, allora ancora non c'era)..., dopo anni di autodidattismo, di sangue amaro e di corse dietro a tizio e caio. Forse è solo un bluff, come lo sono i pettorali carichi di lustrini e madaglie degli attuali militari, sbandierate in occasione dell'ultima festa della repubblica, medaglie che non aveva nemmeno mio nonno che ha fatto due guerre.
Non amo fare citazioni, non le so fare, questo fa di me un architetto immeritevole?
è questo che intendi quando dici che ciascuno dovrebbe parlare del proprio progetto e instaurare un dibattito? stare li a sciorinare la propria eloquenza?
cambierebbe poco secondo me, l'avrebbero vinta gli affabulatori più abili come te, che al disegno antepongono le parole, con le quali è possibile attribuire un significato qualsiasi così come il suo esatto contrario ad un qualsiasi segno.
Francamente, la mia impressione è, ancora, che se ne faccia una questione di appartenenza: in una moltitudine di laureati chi ha più diritto a fare o parlare di architettura? quelli che hanno la "preparazione reale" (pomata per le emorroidi sovrane) e, tra questi, tu metti naturalmente te stesso (bando alla falsa modestia)!
Alla fin fine il tuo presunto atteggiamento liberale non è diverso da quello che tu presumi essere il mio (illiberale).
Di contro posso dire, e per inciso, che io antepongo il disegno e il disegnare, il pensare e ripensare attraverso il disegno (a mano, anche se è passatista, o con il computer), la pratica del fare, al parlare e allo scrivere (occasioni professionali permettendo), forse perchè ho maturato o sto maturando via via l'idea che l'architettura sia un fatto di tempo dedicatole, di pazienza e di tentativi.(se non sbaglio qualcuno l'ha anche scritto e io condivido, ma non per aver mandato a memoria la tal frase o il tal concetto, bensì perchè lo sto constatando con la pratica del fare)
Ed è forse proprio in questo che l'architettura si differenzia dall'edilizia: per la cultura, sinonimo per me dell'acquisire sempre maggior conoscenza e quindi sensibilità oltre che, per il prezioso tempo la cui quantità consente di ottenere l'accuratezza necessaria a esprimere tale sensibilià.
Non comprendo il conflitto classista tra classico e anticlassico, francamente trovo che questa contrapposizione oggi non abbia grandi chances di scaldare gli animi, è anacronistica!
è vero, alcuni critici e storici hanno attribuito all'attingere al classico nei vari casi in cui è avvenuto, un atteggiamento involutivo, tipico di una società che guarda al passato sia pure per rifondare, in modo anche discutibile e assolutistico, il proprio presente.
Non voglio esprimermi riguardo a questo, dico solo che classico e anticlassico individuano due modi diversi di esprimersi, ad esempio, in architettura.
L'esprimere architettura (beninteso pur sempre moderna) attualmente, può avvenire e di fatto avviene, nell'uno o nell'altro modo, oppure addirittura, dico un 'eresia,arrivando a rendere compresenti i due modi. Ne faccio semplicemente una questione di sensibilità, e parlo di sensibilità individuali.
Ma, tento un approccio generale.
Tu citi Saarinen (Eero), forse era meglio parlare di Jarno Saarinen, centauro il cui nome ha adesso Trulli....ma forse no visti i risultati di quest'ultimo.
Se lui (Eero)dice che attinge al passato, per introiettarlo nel presente e proiettarlo nel futuro non si può che credergli e soprattutto rimanere a bocca aperta di fronte all'indiscutibile bellezza e soparattutto espressività e suggestione delle sue opere.
Una figura come questa, con opere compiute di tal calibro, non può che generare mitomania verso la quale, lo ripeto, non mi parete davvero immuni, nè tu, nè Zevi.

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Commento 5417 del 07/07/2007
relativo all'articolo Senza parole
di Paolo G.L. Ferrara


Egregio Ferrara,
Ci risiamo,
non sono convinto che l'architettura sia il frutto della "reale preparazione",(sono laureato, quindi ce l'ho), così come non sono convinto che un giurato dotato di una tale "reale preparazione" sia in grado di valutare meglio un progetto, sia nella posizione di non cedere (di fronte alle lusinghe di tanti "bei"progetti) a condizionamenti o seduzioni!
Non so dire quali siano le componenti oggettive di un progetto che andrebbero valutate, ciò che voglio dire è che sento l'esigenza (difficilmente soddisfacibile) di un giudizio che possa essere espresso da persone "particolari" su elementi oggettivi, razionali, misurabili, insindacabili (come spesso si legge sui bandi), pur essendo io dell'idea che l'architettura sia si un fatto culturale, ma culturale nella misura in cui cultura è strumento per l' affinamento della propria sensibilità espressiva ed artistica, è comprensione "razionale"(quando accade) delle inconsapevoli ragioni del proprio intuito.
E' così che io voglio fare e che faccio l'architetto, coerentemente con la mia preparazione che, francamente, non so dire se sia o non sia "reale", mi ha fruttato 110 e lode all'università (senza CEPU, allora ancora non c'era)..., dopo anni di autodidattismo, di sangue amaro e di corse dietro a tizio e caio. Forse è solo un bluff, come lo sono i pettorali carichi di lustrini e madaglie degli attuali militari, sbandierate in occasione dell'ultima festa della repubblica, medaglie che non aveva nemmeno mio nonno che ha fatto due guerre.
Non amo fare citazioni, non le so fare, questo fa di me un architetto immeritevole?
è questo che intendi quando dici che ciascuno dovrebbe parlare del proprio progetto e instaurare un dibattito? stare li a sciorinare la propria eloquenza?
cambierebbe poco secondo me, l'avrebbero vinta gli affabulatori più abili come te, che al disegno antepongono le parole, con le quali è possibile attribuire un significato qualsiasi così come il suo esatto contrario ad un qualsiasi segno.
Francamente, la mia impressione è, ancora, che se ne faccia una questione di appartenenza: in una moltitudine di laureati chi ha più diritto a fare o parlare di architettura? quelli che hanno la "preparazione reale" (pomata per le emorroidi sovrane) e, tra questi, tu metti naturalmente te stesso (bando alla falsa modestia)!
Alla fin fine il tuo presunto atteggiamento liberale non è diverso da quello che tu presumi essere il mio (illiberale).
Di contro posso dire, e per inciso, che io antepongo il disegno e il disegnare, il pensare e ripensare attraverso il disegno (a mano, anche se è passatista, o con il computer), la pratica del fare, al parlare e allo scrivere (occasioni professionali permettendo), forse perchè ho maturato o sto maturando via via l'idea che l'architettura sia un fatto di tempo dedicatole, di pazienza e di tentativi.(se non sbaglio qualcuno l'ha anche scritto e io condivido, ma non per aver mandato a memoria la tal frase o il tal concetto, bensì perchè lo sto constatando con la pratica del fare)
Ed è forse proprio in questo che l'architettura si differenzia dall'edilizia: per la cultura, sinonimo per me dell'acquisire sempre maggior conoscenza e quindi sensibilità oltre che, per il prezioso tempo la cui quantità consente di ottenere l'accuratezza necessaria a esprimere tale sensibilià.
Non comprendo il conflitto classista tra classico e anticlassico, francamente trovo che questa contrapposizione oggi non abbia grandi chances di scaldare gli animi, è anacronistica!
è vero, alcuni critici e storici hanno attribuito all'attingere al classico nei vari casi in cui è avvenuto, un atteggiamento involutivo, tipico di una società che guarda al passato sia pure per rifondare, in modo anche discutibile e assolutistico, il proprio presente.
Non voglio esprimermi riguardo a questo, dico solo che classico e anticlassico individuano due modi diversi di esprimersi, ad esempio, in architettura.
L'esprimere architettura (beninteso pur sempre moderna) attualmente, può avvenire e di fatto avviene, nell'uno o nell'altro modo, oppure addirittura, dico un 'eresia,arrivando a rendere compresenti i due modi. Ne faccio semplicemente una questione di sensibilità, e parlo di sensibilità individuali.
Ma, tento un approccio generale.
Tu citi Saarinen (Eero), forse era meglio parlare di Jarno Saarinen, centauro il cui nome ha adesso Trulli....ma forse no visti i risultati di quest'ultimo.
Se lui (Eero)dice che attinge al passato, per introiettarlo nel presente e proiettarlo nel futuro non si può che credergli e soprattutto rimanere a bocca aperta di fronte all'indiscutibile bellezza e soparattutto espressività e suggestione delle sue opere.
Una figura come questa, con opere compiute di tal calibro, non può che generare mitomania verso la quale, lo ripeto, non mi parete davvero immuni, nè tu, nè Zevi.
Dopodiche, daccordo, dopo che lui l'ha detto e c

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Commento 5401 del 30/06/2007
relativo all'articolo Senza parole
di Paolo G.L. Ferrara


Caro (consentimi un tal grado di confidenza) Paolo Ferrara.
Io mi sento molto ignorante, non vi è giorno che il confronto con gli altri, le letture, l'ascolto di televisione o radio non mi persuada della mia ignoranza, della mia inadeguatezza.
Io sono architetto, (laureato a Venezia col massimo dei voti..) cerco di mettere l'anima ma non so se cio che produco può a buon diritto esere definito architettura.
In questo articolo tu auspichi un mondo di virtuosi, una società di persone vaccinate contro l'accidia e la pigrizia.
Il tuo articolo è datato ma è proprio di recente, con l'attuale governo, che mi pare sia di sinistra...sempre che oramai faccia differenza, che ho sentito un certo Prodi parlare di lotta contro i clientelismi, di meritocrazia, di far spazio ai giovani (speriamo fino ai 99 anni).
Ma, vorrei dire, lo ritieni davvero possibile?
E' realistico che ad un concorso per il quale arrivano un centinaio, se non il doppio, di proposte non si favorisca l'uno o l'altro in base a clientelismi?
non è forse pur sempre "clientelismo" che un giurato dia il suo punteggio ad un progetto redatto in modo da incontrare i suoi "gusti"?
Oppure, formulo in altro modo, è forse meritocratico che un progetto venga deprezzato rispetto ad un altro che incontra più la filosofia del tal giurato o giurati?
Come al solito ne faccio una questione di appartenenza, la quale appartenenza, presente o assente, genera, secondo la mia modesta opinione, pigrizia nel giudicare e, seppure non premeditato, "clientelismo".
Una commissione dovrebbe essere virtuosa a tal punto da saper appprezzare le qualità "oggettive" di un progetto , dovrebbe probabilmente fare lo sforzo sovrumano di superare i preconcetti delle proprie categorie estetiche (supposte come giuste) per cercare di capirne i pregi razionalmente oggettivi.
Considera che, sempre più frequentemente, le commissioni non sono rese note, perlomeno non ai comuni mortali.
Per dirla più semplicemente o banalmente: se tu fossi giurato e ti capitasse sotto gli occhi un progetto oggettivamente pregevole ma "classico", tu ,quale anticlassico, lo faresti vincere?
è una domanda semplice.

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Commento 1480 del 22/11/2006
relativo all'articolo Sulla riforma dell'ordinamento professionale
di Alberto Scarzella Mazzocchi


...Se invece è di livello tecnico\progettuale, al fine di garantire alla committenza che il prodotto finale avrà le caratteristiche richieste e al costo preventivato, la richiesta assume un aspetto diverso ed accettabile...
non è da escludere che una ottusa garanzia del non andar oltre i costi preventivati così come delle presenza delle sole caratteristiche progettate a priori, in se stesse, impediscano la possibilità della creazione di un'opera che abbia in se i valori aggiunti dell'intuizione (difficimente preveniviabile), cioè un opera che si possa a buon diritoo definire architettura.
La sensazione è che si voglia dare una sorta di avanzamento di carriera: ciò che una volta erano i geometri(duri a morire peraltro) ora saranno gli architetti, preposti a produrre un'edilizia di mediocre qualità, ma nel rispetto delle norme, delle prestazioni e dei preventivi ottusamente previsti in sede di progetto.
Ma questo è il fin troppo prevedibile frutto di un paese che deve piazzare e garantire il lavoro a tuti i suoi sudditi.
E siccome oramai la laurea è sempre più ad appannaggio di tutti, (ti abbonano gli esami persino se dimostri esperienza lavorativa attinenteal corso di laurea, pubblicizza CEPU) si ha buon gioco a svilire la professione della creatività per antonomasia, l'architetto.

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Commento 1463 del 13/11/2006
relativo all'articolo Carnevale a Piazza Armerina: la carrozzata 'Villa
di la Redazione


Cio che l'Architetto Andrea Pacciani afferma può essere condivisibile per certi aspetti: le teorie sul restauro si sprecano, al punto che l'unica via percorribile, dal mio punto di vista, è quella che, oggi come oggi, fa più paura, quella che non demanda all'una o all'altra tranquillizzante teorizzazionie assolutistica, che non si affida alla scienza come foriera di tutte le risposte giuste perché, appunto scientifiche, ma quella che sia affida alla sensibilità percettiva, espresiva e culturale di un architetto, nella fattispecie l'architetto Franco Minissi.
Sembra incredibile che i tempi contemporanei, eredi di tanta passata ricchezza (frutto della intuizione), non siano, di fatto, in grado di apprezzare la ricchezza non materiale, non misurabile non monetizzabile.
E se l'opera del Minissi per la villa romana , certamente un'opera funzionale oltre che architettonicamente certamente apprezzabile, vista l'indecente incuria che le è stata riservata, potrebbe essere sostituita da altra opera MODERNA e egualmente, se non più sensibile, (e non certo dalla porcata di Sgarbi e co), lo stesso non si sarebbe potuto certo dire per la basilicale di Mazara del Vallo, un'opera di gran bellezza per la quale, signor Pacciani, sì, si sarebbe dovuto procedere a un restauro; ma non un restauro secondo le teorie di tizio piuttosto che di caio, o secondo le tendenze del tal sovrintendente, ma un restauro che, preso atto della giustezza dell'idea, ne riproponesse lo stesso lirismo se non più alto! magari usando materiali più durevoli o più garantiti
invece, a proposito di reversibilità, qualche sprovveduto ha pensato bene di tramutare quella delicata opera in una colata di cemento...intonacato di bianco.

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Commento 1429 del 03/10/2006
relativo all'articolo Viva Bersani!
di Sandro Lazier


Maledettamente daccordo con il sig. Diego Bortolato!

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Commento 1402 del 15/09/2006
relativo all'articolo L'imbroglio della 'formazione permanente'
di Beniamino Rocca


RIVOLTANTE!
ma, a conferma di quanto gia constatato (fino ad ora 0 commenti), agli architetti italiani va bene così!

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Commento 1394 del 09/09/2006
relativo all'articolo Nonsolomoda, anche idiozie
di Paolo G.L. Ferrara


Egregio G.L.Ferrara,
per certi versi e pur esendo io stesso architetto, non riesco a dar torto al sig. Massimo Davoli.
Non perchè mi importi alcunchè di NonsoloModa, che non guardo mai (non per snobbismo) e che mi è capitato di vedere sporadicamente e per puro caso, piuttosto perchè questa necessità di trovare degli astrusi contenuti culturali mi appare quantomeno forzata!
Probabilmente è vero! in italia ci sono troppi dottori e tra questi, troppi vogliono fare ricerca col complesso di dover legittimare se stessi. Si impegnano nei dottorandi inseguendo non si sa quali insondabili e sempre più imperscrutabili (ai più) verità! l'imperscrutabilità delle verità sembra sia direttamente proporzionale al numero dei dottorandi ricercatori che siano, ossia, per chiarire meglio il teorema: piu il "mercato" è saturo di dottori ricercatori (ufficializzati dalle università, si intende) piu la verità diviene di difficile comprensione per i comuni mortali, più diviene macchinosa e quindi bisognosa di "studiosi" per la sua "decodificazione".
Scherzi a parte (o no?) ritengo che gli indirizzi figuarativi di un O. Ghery, una Zaha Hadid, un libenskid, proprio perchè in opposizione, per usare le sue parole, alla figurazione razionalista sfocino inevitabilmente in una preponderante componente di spettacolarità, laddove per spettacolarità si intende il fatto che tali architetture abbiano un'mmediata presa sul lato emotivo, viscerale, ansiogeno e assai poco sulla componente razionale.
Si potrebbe ritrovare lo stesso rapporto, con le debite differenze, tra l'architettura rinascimentale, la cui bellezza era il frutto della "divina propozione" e l'architettura del barocco la cui innegabile bellezza era soprattutto dovuta alla spettacolarità, all'emotività.
Ma la cosa che mi chiedo a questo punto e questa: un O. Ghery, una Zaha Hadid, un Libenskid etc, quando progettano, davvero hanno la piena coscenza dei contenuti culturali dei loro progetti? davvero si può supporre che abbiano coscenza di fare architettura d'avanguardia, culturalmente elevata, nel momento stesso in cui la fanno e senza demandare ai posteri il giudizio sulla giustezza e appropriatezza culturale del loro operato?
non credo.
A questo punto mi domando perchè l'architetto non faccia l'architetto, ossia PROGETTI e COSTRUISCA, con coscenza, con onestà, secondo la propria cultura perennemente in fieri, ma anche secondo il proprio intuito e la propria sensibilità, insomma faccia proprio tutto quello che in stò paese non si riesce a fare anzichè indugiare troppo e solo nello studio e nelle teorizzazioni!

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Commento 1366 del 15/08/2006
relativo all'articolo Sull'idea di complessità
di Sandro Lazier


Eppure, sig. Lazier , per quanto ingenua sia la mia visione, dovrebbe essere proprio cosi! in che modo altrimenti si esprimerebbe da architetto, lo spirito del proprio tempo se non proprio attreverso il mezzo espressivo dell'architettura?
Diversi sono gli architetti che ora amiamo citare a esempio, a guida, a modello, e che sono riusciti a tradurre pensiero filosofico o scentifico a loro contemporanei in architettura espressione del loro tempo!
Le corbusier, Mies vanderhoe, Wright, per citare, magari a sproposio, i più incensati.
e se penso a Le corbusier mi ritornano alla mente le letture dei suoi scritti e soprattutto la vitalità, la freschezza, e talvolta l' ingenuità che li caratterizza, l'ingenuità di colui che si avventura in un modo nuovo di fare l'archiettura, un modo che reinventa, ridisegna, ripensa la città, la casa, la stanza, la finestra ponendoli a espressione di architettura del suo tempo.
Dunque il genio Le Corbusier era un ingenuo? uno che credeva di poter travasare scienza e filosofia direttamente nell'architettura? tapino!
Ma il busillis sta tutto qui, nel saper esprimere in modo compiuto in termini figurativi la filosofia o la scienza, insomma il pensiero del proprio tempo, altrimenti che ci stiamo a fare? lo afferma lei stesso.
mi scuserà se non faccio altro che ripetermi nell'intento di far chiarezza anche a me stesso.
D'altro canto, tornando ai frattali, si potrebbe sostenere che, tra i miliardi di soluzioni spaziali a forma di brioche (o di altro) che il computer potrebbe snocciolare a soluzione di un medesimo problema, potremmo ritrovarvi esempi di estrema bellezza come casa tugendhat, piuttosto che un palazzetto ecclettico o villa Barbaro a Maser, oppure, ancora, la casa dell'arch. Lazier, insomma senza riguardo a logiche diacroniche o sincroniche e senza alcun interesse, quindi, per l'apparteneza o meno alla contemporaneità. A meno che contemporaneità non significhi il tutto possibile, il caos nel quale ciascun individuo, se architetto proporrà, la propia soluzione di ordine e di bellezza (comprese le sue, sig. Lazier).

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15/8/2006 - Sandro Lazier risponde

A meno che contemporaneità non significhi il tutto possibile, il caos nel quale ciascun individuo, se architetto, proporrà la propia soluzione di ordine e di bellezza (comprese le sue, sig. Lazier)
Mi pare proprio di sì! E con questo direi argomento chiuso

Commento 1365 del 14/08/2006
relativo all'articolo Sull'idea di complessità
di Sandro Lazier


1“…o non sarebbe invece una sua personale interpretazione, filtrata dal suo modo di intendere l'architettura?”
Certamente si! A questo serve avere una propria visione del mondo. Se poi non coincide con quella dell’autore questo influirà sul giudizio conseguente, ma non muore nessuno.
"Le vorrei però far notare che la nostra percezione attraversa un, appunto, “panorama culturale” che interpreta i segni esterni in funzione delle nostre conoscenze. Le architetture si possono vedere oppure guardare".


Mi era sembrato di cogliere una nota di biasimo da parte sua per non aver saputo cogliere i contenti dei suoi progetti (in pratica vedo e non guardo, o forse ho una visione del mondo diversa dalla sua, ma detta cosi anche per me, oltre che per lei, suona quantomeno più gradevole).

2“l'architettura ha una sua propria cultura, fatta di secoli di storia, di scienza delle costruzioni, di "teorie evolutive", si può prescindere da tutto ciò volendo fare l'architettura?”
Certo che no! Ma la cultura che determina un’architettura non le è esclusivamente “propria”; è parte del suo tempo e delle conoscenze del suo tempo, compresa la scienza delle costruzioni che è parte della fisica come lo sono i frattali.


Vorrei allora ripetermi: in che modo i suoi progetti si fanno portavoce della coscenza del loro tempo, del nuovo "esprit nouveau"? i frattali: dove, concretamente ,se ne vede l'utilizzo nei suoi progetti? in che modo? che controllo potrebbe mai avere l'uomo nella modellazione con tali strumenti ad appannaggio dei soli calcolatori? e che dire dell'esecuzione di opere così concepite? quale, tra le casualmente infinite possibili, costruire? e perchè?

3“ritiene davvero di essersi liberato, nell'esprimere tale coscienza, di tutti i retaggi linguistici "convenzionali" dell'architettura?”
Non era mia intenzione liberarmi di niente. Cosa sono, tra l’altro, i retaggi linguistici convenzionali? A me è stato insegnato che l’architettura è fondamentalmente spazio. Cercare di capire cosa vuol dire uno spazio “complesso” presuppone un minimo di conoscenza della locuzione “complessità”. Di là in avanti ognuno pensi cosa vuole, inclusa la spocchia intellettuale. Ma non mi chiami professore, per favore.


Quello che intendo , forse impropriamente, per retaggio lingustico ha a che fare con il bagaglio di esempi spaziali, le loro articolazioni, coi singoli elementi: tetti, pareti, finestre, porte, del modo in cui si sono evoluti nella storia, del modo in cui alcuni esimi architetti piuttosto che altri hanno saputo evolvere o arricchire o involvere, del modo di intendere lo spazio: storicamente, ormai, sterometrico o neoplastico, scatolare e statico oppure dinamico coi muri che divengono setti traslati e sfalsati, o ruotati, libero in sezione o libero in pianta. di tutto ciò, di tutta questa casistica di esempi, di ricordi spaziali (per averli visti, per averli ridisegnati, per averli ricostruiti nella mente, per averli fotografati) se ne ha inevitabilmente un condizionamento, un retaggio (magari definirli convenzionali è effettivamente improprio). Credo che concepire uno spazio "frattale" o comunque non euclideo non potrebbe che prescindere da tutto ciò, e per quello che ho potuto vedere nel suo sito, nonostante i valori aggiunti che lei vuole attribuire, le sue architetture sono ancora assai legate a quello che io ho definito retaggi "convenzionali" e probabilmente, di conseguenza, sono assai poco complesse.

Perdoni l'involontaria (mia) spocchia

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14/8/2006 - Sandro lazier risponde

Vedo che insiste nel volerla mettere sul personale. Non l’ho invitata io a cercare nei miei progetti quei riferimenti alla “complessità” che lei cerca. Nemmeno ho la pretesa di portare questi progetti a modello di complessità tout court e tantomeno di frattali (Tra l’altro sono il primo a contestare metodologie automatiche di generazione di architetture al computer). Quindi, mi perdoni, mi sembra un po’ ingenua la sua necessità di misurare quanto scritto in un saggio per pura aspirazione di conoscenza con i progetti da me realizzati e generati sicuramente da un movente culturale di cui l’idea di complessità riguarda solo un aspetto marginale. E, questo aspetto, non deve forzatamente trovare sbocco formale nel progetto. Se lei non riesce a trovare nessuna complessità in quanto ha visto è un problema “di codice di lettura” come ho scritto nel saggio in discussione, e quindi suo e non certamente dell’oggetto di cui il codice è interprete.
Mi sembra, ripeto, un po’ ingenuo pensare di poter calare la conoscenza dei frattali in un nuovo formalismo, magari con le forme della “brioche” magari su un impianto spaziale tradizionale. Cosa che avviene abitualmente tra gli architetti attenti più alla forma che alla sostanza.

Commento 1363 del 14/08/2006
relativo all'articolo Sull'idea di complessità
di Sandro Lazier


"L’accusa che Salingaros fa agli architetti moderni è proprio quella di ignorare una cosmologia adeguata sul piano delle scienze naturali, deformando il lavoro in virtù di una conoscenza che egli ritiene insufficiente se non addirittura assente. Rispondere a tale accusa mi sembrava doveroso."
E sia, prof. lazier, è davvero difficile conoscere tutto di tutti, probabilmente ogni architetto che si ritenga tale dovrebbe conoscere tutto di qualunque suo collega che si dichiari tale, così come, tanto per essere anti specialistico, si dovrebbe rispolverare la figura di architetto come detentore di sapere enciclopedico.
Mi dica una cosa sig. lazier: se le proponessi una qualsiasi opera edlizia, che avesse una parvenza architettonica, delle valenze artistiche, lei, solo osservandola saprebbe ritrovarvi le ragioni d'essere, culturali, persino cosmologiche che l'autore ha posto in essere nel crearla? o non sarebbe invece una sua personale interpretazione, filtrata dal suo modo di intendere l'architettura?
ciò che io volevo dire è che l'architettura ha i suoi elementi grammaticali che sono quelli che lei stesso usa e dai quali non è in grado di prescindere (quantomeno non ancora) e che consentono di esprimere un linguaggio che, come tutti i linguaggi, è in continua e lenta evoluzione. Altra cosa è poi caricare tali elementi di significati che esulano dalla cultura propriamente architettonica e che sono, come tali, soggettivamente, o malamente, o per nulla interpretabili in base al grado di conoscenza o di intuito di ciascuno.
Insomma l'architettura ha una sua propria cultura, fatta di secoli di storia, di scienza delle costruzioni, di "teorie evolutive", si può prescindere da tutto ciò volendo fare l'architettura? essa vive di vita propria, e pur ritenendomi di mentalità aperta e non, come sono stato tacciato alcuni commenti fa, uno strenuo sostenitore del contestualismo e della tipologia, ritengo che qualsiasi forma espressiva abbia un suo corposo bagaglio linguistico e qualunque altra disciplina o coscienza del mondo si voglia esprimere attraverso la forma espressiva dell'architettura dovrà, in coscienza e per correttezza intellettuale, fare quantomeno i conti, come fa lei stesso, con tale bagaglio, o no?
Ma supponiamo di fare tabula rasa di tutto, ritiene che il modo in cui lei ha espresso la sua coscienza cosmologica sia davvero cosi palese? ritiene davvero di essersi liberato, nell'esprimere tale coscienza, di tutti i retaggi linguistici "convenzionali" dell'architettura? mi dica dunque dove comincia l'espressione dell'una e dove l'espressione dell'altra? e dove, un osservatore colto o incolto che sia, potrà oggettivamente cogliere distintamente l'una piuttosto che l'altra?

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14/8/2006 - Sandro Lazier risponde

Non deve prendersela con me per via della cosmologia. Ognuno, in fondo, ha la propria e non deve aversene a male.
Per il resto:
1 –
“…o non sarebbe invece una sua personale interpretazione, filtrata dal suo modo di intendere l'architettura?”
Certamente si! A questo serve avere una propria visione del mondo. Se poi non coincide con quella dell’autore questo influirà sul giudizio conseguente, ma non muore nessuno.
2 –
“l'architettura ha una sua propria cultura, fatta di secoli di storia, di scienza delle costruzioni, di "teorie evolutive", si può prescindere da tutto ciò volendo fare l'architettura?”
Certo che no! Ma la cultura che determina un’architettura non le è esclusivamente “propria”; è parte del suo tempo e delle conoscenze del suo tempo, compresa la scienza delle costruzioni che è parte della fisica come lo sono i frattali.
3 –
“ritiene davvero di essersi liberato, nell'esprimere tale coscienza, di tutti i retaggi linguistici "convenzionali" dell'architettura?”
Non era mia intenzione liberarmi di niente. Cosa sono, tra l’altro, i retaggi linguistici convenzionali? A me è stato insegnato che l’architettura è fondamentalmente spazio. Cercare di capire cosa vuol dire uno spazio “complesso” presuppone un minimo di conoscenza della locuzione “complessità”. Di là in avanti ognuno pensi cosa vuole, inclusa la spocchia intellettuale. Ma non mi chiami professore, per favore.

Commento 1362 del 14/08/2006
relativo all'articolo Sull'idea di complessità
di Sandro Lazier


Egregio Lazier,
ho letto il suo affascinante articolo e vorrei proporle alcune, forse banali, considerazioni:
daccordo, la complesità, il caos, la statistica le analogie con la fisica etc, ma tutto questo come trova adeguata applicazione espresiva nel progetto architettonico?
forse nell'utilizzo di un calcolatore che, utilizzando il frattale, modella lo spazio proponendomi infinite soluzioni spaziali per il medesimo problema? si rende conto?
non le sembra che tutto questo gran lavorio intellettuale sia indice di involuzione culturale? di crisi? che serva solamente a legittimare se stesso e a ribadire in grassetto che si, servono i ricercatori?
e non è forse vero che proprio a causa del vostro cospicuo numero (di voi ricercatori-professori), l'unico modo d mettere la testa fuori per vincere l'entropia, di legittimare la vostra stessa presenza, è quella di elucubrare teorie con legittimazioni intellettuali sempre più complicate (o complesse?) sia che richiamino Biagio Rossetti (riposi in pace) sia che vadano a parare a Bnard?
anche perchè se anche quello che voi proponete fosse l'attuale "Esprit-Nouveau" dell'architettura, quanti potrebbero realmente accedere e controllare simili mezzi esressivi?
indubbiamente tutto questo lavorio intellettuale, quest'accanimento cerebrale accuirà il vostro acume, attiverà le sinapsi ma cosa produce sul piano dell'architettura?
visitando il sito dello studio Lazier, mi si propongono dei progetti che si esprimono, ancora, con la geometria euclidea (rette, poligonali etc.), e cio che io constato è che si vuol caricare di alti-altri signiificati soluzioni progettuali che nel migliore dei casi sono riproponimenti di cose gia viste e riviste.
Come minimo vi è uno scollamento tra teoria e pratica.

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14/8/2006 - Sandro lazier risponde

Ho scritto questo saggio nel 2000 con lo scopo principale di capire. Il modo migliore per capire è provare a spiegare agli altri.
Capire significa allargare il proprio “panorama culturale” per farsi un’immagine del mondo che la nostra condizione di uomini occidentali ci fa sperare più prossima a quella che chiamiamo, forse scorrettamente, realtà.
L’accusa che Salingaros fa agli architetti moderni è proprio quella di ignorare una cosmologia adeguata sul piano delle scienze naturali, deformando il lavoro in virtù di una conoscenza che egli ritiene insufficiente se non addirittura assente. Rispondere a tale accusa mi sembrava doveroso.
Questo è il senso che volevo dare alla pubblicazione dello scritto.
Dopodiché ognuno può trarre le conclusioni che vuole. Le vorrei però far notare che la nostra percezione attraversa un, appunto, “panorama culturale” che interpreta i segni esterni in funzione delle nostre conoscenze. Le architetture si possono vedere oppure guardare.

Commento 1360 del 12/08/2006
relativo all'articolo Lottare disegnando. Disegnare scrivendo.
Qualch

di Marco Maria Sambo


Ringrazio l'autore per questo commento e antithesi per averlo pubblicato.

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