Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di D.n

Commento 63 del 02/03/2002
relativo all'articolo Il linguaggio dell'architettura
di Sandro Lazier


Riferimento: Commento 68
Dov'è la vera architettura? Chi sono gli autori della vera architettura?
Sono poche le volte in cui si rimane piacevolmente sorpresi.
Le "nuove architetture", soprattutto in Italia, sono sempre più legate al mantenimento e alla salvaguardia di ciò che gia esiste.
L'operato che spesso viene richiesto ai professionisiti, deve essere, in molti casi, del tutto impersonale, soprattutto negli interventi di recupero, ristrutturazione ecc. Probabilmente e' un anomalia dei nostri tempi ma tanto piu' un architetto ha intime capacita' creative e tanto meno riesce ad esprimerle.
La figura dell'architetto ha perso quasi totalmente la sua identità creativa, orientandosi sempre più verso quella di tecnico specializzato. Ormai sono pochi i fortunati che riescono "liberamente" a esprimere il proprio linguaggio, a dare allo spazio una sua identita', un suo ruolo.
Soprattutto le nuove generazione di architetti, hanno scarsissime possibilita' di far sentire la propria forza e il proprio pensiero.
Sembra quasi un paradosso, ma i giovani italiani che mediamente trentenni escono dal mondo "fantastico" delle facoltà di architettura, che per preparazione culturale non hanno niente da invidiare ai colleghi europei, probabilmente non riusciranno mai a fare veramente gli architetti. Architetto, non vuol dire aprire il proprio studio con tanto di targhetta, barcamenandosi in lavori di scarso valore, ma prendere coscienza del vero ruolo che questa figura ha nella societa'. Se dobbiamo attingere dal passato, guardiamo l'importanza che l'architetto ha avuto, rendiamo a questa professione la dignità che merita.
La soluzione non è quella di "fuggire" verso preusunte mete migliori, ma quella di raccogliere coraggio, e di "lottare" affinchè il pensiero di questa nuova generazione di architetti italiani emerga.
Ci sono alcuni tentativi di rilanciare l'architettura italiana, che ormai da troppo tempo è sommersa, ma sono pochi e spesso non sono efficaci.
Probablimente ci vorrà ancora del tempo, forse sarà un utopia, ma dobbiamo riportare attenzione sulle nostre potenzialita' e rilanciarci a livello internenazionale.

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2/3/2002 - Paolo G.L. Ferrara risponde

Il problema c'è, indubbio. Quel che manca è la difficoltà di capire che di passato si può vivere anche attualizzandolo. Abbiamo un sottosegretario ai Beni culturali che sciorina preparazione architettonica e sprizza sentenze da tutti i pori. Ma non è Sgarbi il problema: lo sono gli stessi architetti, i critici, gli storici. Quanti hanno ed avranno il coraggio di rispondergli a tono, di smentirlo, di fargli fare figure barbine? Ecco, se ci sarà il coraggio di reagire pur sapendo che si corre il rischio di essere tagliati fuori, solo allora si potrà dire che si sta facendo il possibile per fare rientrare la cultura architettonica italiana nel contesto internazionale.
Il plauso va a quei pochi che non si prostrano e che dicono quel che pensano senza fare calcoli di convenienza. Tutto qui. Ma ci vogliono le palle, e che palle...!