Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Enrico G. Botta

Commento 1344 del 06/08/2006
relativo all'articolo Viva Bersani!
di Sandro Lazier


Sugli interventi di Bersani sulle professioni ammetto di avere le idee confuse. Se da un lato plaudo ad una maggiore liberalizzazione della professione, temo anche la demagogia di fondo che muove le scelte del legislatore. In particolare l'idea che le professioni siano caste supeprivilegiate che spremono il pubblico. Le professioni si distinguono dall'artigianato e dal commercio per il fatto che offrono servizi qualifica e che hanno un'influenza profonda sulla qualita di vita e la sicurezza del pubblico. Per questo devo essere regolamentate in modo diverso e per questo hanno costi diversi. Il mercato nell'ambito delle professioni funziona sino a un certo punto. Nel caso degli architetti non funziona per niente bene.

Mi permetto di non condividere in nulla idea di architetto promossa da Sandro Lazier. Come ho già avuto modo di far notare in passato l'archietto non e' un semplice operatore intellettuale senza responsabilità come un pittore o uno scrittore. L'architetto ha responsabilità dirette che riguardano il benessere e la sicurezza del pubblico, ed e' il bene pubblico che va tutelato non la liberta di espressione dell'architetto. Questo concetto banale, che fonda la definizione della professione di architetto ad esempio negli USA, viene assolutamente negato nel momento in cui si assoggetta la professione alle sole regole del mercato.

Riguardo le tariffe minime, mi permetto di sottolineare come esse costituiscano una tutela per i piccoli che vengono messi al riparo da un mercato tariffario potenzialmente selvaggio.

Faccio un esempio: un piccolo studio che si occupi di progettazione puo' tramite la tutela delle tariffe minime sopravvivere. Nel momento in cui questa tutela mancasse si troverebbe a dover competere magari con società che offrono servizi di progettazione a costi infinitesimali perche magari sono poi coinvolte nella costruzione o nelle forniture... e a questo punto il piccolo studio perde la sua indipendenza, viene risucchiato dalla società con due risultati: lo svilimento dell'opera intellettuale che verrà valutata come economicamente insignificante, e due porterà inevitabilmente ad un appiattimento in quanto, essendo interamente soggetti a regole di mercato, i costi di progettazione dovranno essere super contenuti e di conseguenza nessuno perderà tempo a invetare cose nuove, ci si limiterà a ripetere soluzioni collaudate.

Detto questo, non significa che per avere tutele e garanzie sia necessario mantenere in piedi gli ordini professionali, soprattuto nella loro obbligatorietà. Piuttosto e' necessario alzare la qualità dei servizi, e quindi avere dei programmi di formazione permanente per gli archietti, dare garanzie al cliente tramite l'approntamento di contratti chiari e garantiti, e garantire la preparazione professionale tramite un sistema di controlli da parte di terzi su: università, praticantato, esame di stato e sorveglianza sulla pratica professionale.

In questo modo si fa l'interesse del cleinte e del bene pubblico in generale, non aprendo le porte alla legge della jungla.

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6/8/2006 - Sandro Lazier risponde

Credo che anche l'artigianato e il commercio offrano servizi qualificati e influenzino profondamente la qualità di vita e la sicurezza delle persone. Anzi, sicuramente lo fanno più degli architetti e lo strumento che li costringe – o costringerà, visto che siamo in Italia ed il libero scambio è ancora una sorta di utopia – è esclusivamente la concorrenza in regime di libertà. La qualità, per essere promossa e tutelata, non è una generica religione con tanto di preti e supplenti che ne diffondono il verbo, ma ha necessità di confronto e concorrenza non solo sul piano mercantile. Quello intellettuale mi sembra molto più importante e fecondo per l’umanità le che sta così a cuore.

Commento 1343 del 06/08/2006
relativo all'articolo Ravello: do, re, mi, fa, so, la, si...pit, put...
di Paolo G.L. Ferrara


Finalmente si e' fatta un po' di chiarezza sull'episodio, spero definitivamente concluso, dell'auditorium di Ravello. La giunta Amalfitano cosi come l'ormai ex (a quanto ho capito) presidente della Fondazione avevano una forte connotazione politica (che spiega anche la ritirata dei verdi e di legambiente, guardacaso ora tutti al governo), e le decisioni prese in baraba alle regole facendosi forti di protezioni politiche e' normale che quando il colore della giunta cambia vengano affossate. In questo caso, se mi e' concesso, giustamente.

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