Giornale di Critica dell'Architettura

7 commenti di Enrico Malatesta

Commento 695 del 16/03/2004
relativo all'articolo Ponte sullo Stretto. Contrordine: Unione Europea a
di la Redazione


Cara Antithesi,
la realtà supera non "la", ma "ogni "fantasia.
E quindi anch'io voglio abbandonarmi al delirio delle ipotesi.
Se i pazzi sanguinari vendicatori del nulla di Al Qaeda - o chi per loro - non avessero sterminato in un solo minuto duecento innocenti lavoratori, donne, uomini e bambini spagnoli , identici a quelli morti sotto i bombardamenti in Iraq e Afghanistan di Bush e Blair, se Aznar non fosse stato quindi sul punto di essere spazzato via dalla nemesi popolare, avrebbe la combriccola dei governi europei di destra (mascherati o meno da sinistra) disperatamente inserito tra i suoi ultimi colpi di coda anche l'oltraggio mafioso del Ponte sullo Stretto?
E' altamente probabile che Berlusconi e soci in Siclia siano stati eletti con una maggioranza di voti della Mafia: non ci sarebbe proprio quindi niente da stupirsi se qualche piccolissimo favore venisse restituito. (Fate voi i conti, con il "pizzo" vigente sui lavori pubblici, e non, di almeno il 10%.)
Gli alleati di qua e di là dall'Atlantico, chiudono un occhio, anzi due.
Sono la società civile e l'intellighenzia che dovrebbero smetterla di associarsi alla moscacieca.
Dovremo ringraziare Al Quaeda se questo succederà?
Enrico Malatesta
P.S.
E' stato rinvenuto ieri nel deserto dell'Arizona un meteorite, probabilmente proveniente da un lontanissimo passato, recante questa iscrizione.
Progetti: il ponte sullo Stretto di Messina
da Domus 850 luglio/agosto 2002
di Roberto Gamba

Il fascino per la realizzazione di un’opera monumentale si manifesta soprattutto nei bambini: l’impresa costruttiva sviluppa nelle loro menti, con l’idea del progresso tecnologico, uno spirito di positività, che sembra ad essi possibile solo con la concretezza del costruire. Molti hanno conservato dall’infanzia il desiderio di veder compiuta una delle più grandiose, possibili opere dell’uomo: il ponte, a campata unica, per il collegamento stabile tra la penisola italiana e l’isola di Sicilia.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri dell’attuale governo italiano ha annunciato con grande clamore, nelle passate settimane, che c’è, da parte sua, l’intenzione di por fine al trentennio di incertezze per quest’opera pubblica.

Lo scorso anno, Guido Gentili, editorialista del Corriere della Sera, ha già scritto un libro (L’incompiuta: dalle dighe mobili al ponte di Messina – storie di un paese ‘bloccato’), che sembra mettere sotto accusa l’indecisione della nostra classe dirigente: ma che anche rivela quanto sia irrazionale voler approvare a tutti i costi “leggi scorciatoia”, per compiere opere per le quali o i soldi non ci sono, oppure le analisi preventive non hanno sancito completamente la fattibilità. È del 1971 la legge che ha promosso l’attuazione del Ponte, da allora si sono susseguiti annunci, progetti, pareri positivi e negativi, ma la promessa dell’onorevole Berlusconi non può significare una completa garanzia per il completamento dell’opera: dal momento che la previsione di inizio lavori va al 2004 e la fine al 2010, come potrà essere solo suo il merito costruttivo? Come potrà il Governo da lui diretto durare così a lungo? Non c’è il rischio di andare a costituire un’ulteriore caso di incompiutezza, da rilanciare ai governi successivi?

L’entusiasmo attuale si basa soprattutto sugli aspetti finanziari: si coinvolgerebbero i privati nella costruzione e nella gestione dei pedaggi, ma in campo le cifre appaiono poco chiare (oltre che talmente elevate da risultare incontrollabili). Quanto costerà definitivamente l’opera e a che prezzo l’utente automobilista, o il trasportatore ne potranno godere? L’intervento necessario e probabile di capitali extra-continentali non parrebbe suscitare entusiasmo negli imprenditori nazionali; inoltre attirerebbe piccoli e grandi interessi dell’ambiente mafioso, soprattutto per subappalti e forniture.
“Il Ponte sullo Stretto è ancora un modello di non sviluppo, perché non sviluppa le forze locali, nega altre priorità sul terreno delle politiche sociali, dove urgono invece servizi diffusi e capillari; distrugge una risorsa dell’ambiente: la bellezza”, afferma Osvaldo Pieroni, docente di sociologia all’Università della Calabria nel suo saggio Tra Scilla e Cariddi - il ponte sullo Stretto di Messina: ambiente e società sostenibile nel Mezzogiorno (vedi Domus n. 833). Il ponte deve essere criticato proprio a partire da aspetti che, apparentemente, non riguardano la sua fattibilità. C’è in primo luogo da considerare cos’è diventato il vivere civile nelle regioni del Sud d’Italia, paurosamente segnate da cronica carenza d’acqua, inefficienza nei servizi sanitari, insicurezza, arretratezza in ogni tipo di struttura pubblica. In questi territori proprio l’ambiente e il paesaggio sono la principale risorsa, capace di far ‘migrare’, verso il Sud nei mesi di vacanza, intere popolazioni dal Nord, ove insieme incerto e irrefrenabile

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Commento 684 del 02/03/2004
relativo all'articolo Domus 866: il Solid sea e la Solid architecture
di Paolo G.L. Ferrara


Cari Lazier e Ferrara,
meno male che c'è Antithesi! - per parafrasare Giorgio Gaber e il suo Riccardo ("che sta solo e gioca al biliardo").
Siete aperti, democratici, forse soli; giocate di sponda dando spazio a riflessioni utili e ad occhi ben aperti.
Almeno non censurate - con il perbenismo e l'ipocrisia piccolo borghese - il disagio generato da chi mistifica e specula sulle miserie altrui.
Sì, mi ero ripromesso di tacere per un po', di lasciar decantare la critica alla Domus di Boeri: ma ecco che i commenti (sinceramente addolorati mi pare) ma soprattutto le informazioni date dal giornalista Taccone fanno riemergere gli imbarazzanti retroscena dell'operazione Solid Sea.
Scusate, ma la narratività dell'arte non c'entra un fico secco con la manipolazione mediatica a scopo autopromozionale.
Taccone smaschera realmente i trucchetti di Boeri/Deteheridge, la loro provinciale lobby lib/lab all'assalto del nulla.
Boeri smentisce sè stesso, come il miglior Berlusca. La sua impreparazione giornalistica, la confusione visiva e testuale in cui ha gettato Domus, l'ombra di Koolhaas (degnamente rappresentata da Kayoko Ota che dello studio Koolhaas è socio a tempo pieno) incombente sulla rivista, ne fanno finora la caricatura (Manga?) dell'intellettuale di sinistra.
Cordiali saluti,
Enrico Malatesta

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Commento 622 del 03/02/2004
relativo all'articolo Delitti perfetti e riviste perfettibili
di Maurizio De Caro


Caro Ferrara,
la ringrazio della precisazione e sono onorato della sua richiesta.
Le scriverò volentieri un articolo più circostanziato, magari con qualche piccolissima considerazione generale.
Abbia ancora i miei saluti e auguri per il sito, specialmente se si terrà lontano dai vizi nazionali.
A presto
Enrico Malatesta

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Commento 620 del 03/02/2004
relativo all'articolo Delitti perfetti e riviste perfettibili
di Maurizio De Caro


Caro Ferrara,
a questo punto temo sia proprio impossibile intendersi, ma provo ad esprimermi ancora più chiaramente: il progetto Solid Sea non è un progetto qualsiasi, ma il cavallo di battaglia (o di Troia) con cui Boeri cerca di inserirsi nel circuito dell'arte contemporanea.
Poichè il progetto, vecchio di due anni, non riscuote molto successo mediatico, Boeri se lo pubblica da solo su Domus. Chiaro?
Quanto poi al paragone con Pagano e Casabella è semplicemente fuori luogo. Boeri sta a Pagano come Franco Franchi sta a William Shakespeare.
Comunque la prego di considerare chiusa questa querelle, evidentemente qualche germe del berlusconpensiero in merito al conflitto di interessi deve aver contagiato anche Antithesi.
Pazienza, rimane pur sempre il più lucido Prestinenza, che almeno non chiosa ogni lettera che pubblica.
Cordiali saluti e auguri,
Enrico Malatesta

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3/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Ha ragione: non ci si intende. La invito a scrivere direttamente a Boeri.
AntiTHeSi malata di berlusconismo? Oddio, questa è davvero la più grossa cantonata che Lei potesse prendere. Niente da aggiungere, se non che La invito a scrivere un articolo per antiTHeSi in cui, con il giusto peso critico, possa smontare il Domus/Boeri, evidenziandone le lacune che vi ha rintracciato. Aspetto con piacere.
Cordialità

Commento 615 del 01/02/2004
relativo all'articolo Delitti perfetti e riviste perfettibili
di Maurizio De Caro


Caro Ferrara,
rispondo a lei, se non le dispiace, in quanto presumo che il suo sito rappresenti un luogo di mediazione o - per usare un termine più circense - di "arena " dove si confrontano le diverse opinioni.

Noto che sia lei che De Caro glissate elegantemente sulla questione del "conflitto d'interessi" di Boeri - che prima si pubblica il suo progetto "Solid Sea" poi, socio in affari di Koolhaas con cui lavora ad altri progetti molto importanti, gli lancia un bouquet di roselline con un simpatico fumetto, tutto nello stesso infausto numero di Domus.
Invece io (e forse altre due o tre persone in Italia) continuo a credere che a un direttore di riviste si addica una certa obiettività, o almeno il rispetto delle regola per cui non si pubblicano i progetti propri (o dei propri soci) sulle riviste che si dirigono. Quando Bellini cominciò a farlo, un po' troppo, la cosa non piacque affatto all'Editore di Domus, che lo sostituì abbastanza velocemente con il noioso, ma almeno corretto, Vittorio Magnago Lampugnani.

Boeri sarà forse, come crede De Caro, il nuovo Messia dell'Architettura, e le masse adoranti si strapperanno dalle mani ogni mese la rivista che temporaneamente dirige: ma sicuramente (da come si è comportato alla sua prima uscita) è anche l'ultimo arrivato di una lunga sequenza di furbi che usano i media - che posseggono o che diriigono - per l'interesse personale loro e dei loro amici. Niente di nuovo, dunque,
altro che "coraggio di mettere in discussione".

Continuo a pensare che con questa direzione Domus cadrà in un triste oblio, da cui forse la risolleveranno ogni tanto gli uffici di pubbliche relazioni: materia di cui peraltro Boeri è un vero esperto.

Cari saluti

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1/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Mi perdoni, ma davvero non capisco la questione del conflitto d'interessi.
O, per meglio dire, a me non interessa come Boeri gestirà Domus, ma il prodotto che ci darà. Pensiamo un pò all'ostracismo che Pagano fece a Terragni su "La Casa bella". Condanniamo Pagano perchè in quella fase assoluto "piacentiniano"? buttiamo nel cesso tutto quello che ha rappresentato?
Ora, Boeri pubblica su Domus quella che ritiene essere una ricerca importante (Solid sea) e noi lettori possiamo dargli meriti o criticarlo, ma non possiamo affermare che sia solo questione d'interessi.
Ripeto: comprerò i prossimi numeri di Domus e, se lo riterrò opportuno e giustificato, saprò essere critico, o meglio, continuare ad esserlo, perchè il mio articolo tale voleva essere, e non è certamente improntato alla gioia esultante che può provocare l'arrivo di un Messia...anzi.
La saluto cordialmente

PS. Su Bellini: credo che De Caro potrà risponderLe meglio, visto che ci lavora fianco a fianco.

Commento 610 del 30/01/2004
relativo all'articolo Delitti perfetti e riviste perfettibili
di Maurizio De Caro


Cara Antithesi,
ho piacere che il mio intervento abbia contribuito a smuovere un po' il clima stagnante e melenso creato da interventi/sviolinata come quelli di De Caro, che suppongo presto scriverà per Domus, visto che di fatto si candida come miglior corifeo di Boeri: che forse si meriterebbe di meglio che le sviolinate, dato che nessuno ha mai detto che non sia preparato e competente in materia di problematiche urbanistiche (soprattutto le più trendy ) e che le sue posizioni non meritino considerazione.
Nessuno contesta a Boeri stesso il dirtitto di esprimere certe sue idee.
Il problema è da una parte di ordine professionale (non sa fare riviste, e si vede) e dall'altro di ordine squisitamente etico e deontologico.
E' giusto che un direttore piazzi nel primo numero - o anche negli altri - della rivista che dirige un proprio lavoro (Solid Sea), con tanto di strillo in copertina? Direi proprio di no.
E le informazioni sulle tante connection di Boeri non sono gossip, sono informazioni che circolano liberamente, basta volerle leggere. E' un dato di fatto che nessun altro architetto italiano sotto i cinquanta anni parteciperà al concorso per la riurbanizzazione dell'area storica della Fiera di Milano.
Per il Signor D'Angelo, ritengo che Valle sia stato un architetto che ha solo fatto bene il suo lavoro - come ce ne sono stati tanti in Italia - semplicemente con un ego un po' più forte.
E due morti , per quanto importanti (Valle e Price), in un solo numero fanno pagine dei necrologi, non rivista d'innovazione.
Inoltre, non vedo in giro questo gran pieno di riviste "alla Sudjic".
C'era Domus, direi che ora non ce ne sono altre. E un po' di rispetto, se non nostalgia, per un architetto che ha realizzato tra l'altro una Biennale di Architettura molto importante (anche per gli interessi di categoria) non guasterebbe.
Ma non mi stupisco, gli italiani hanno la memoria cortissima e lo sport nazionale rimane saltare sul carro del vincitore del momento. In un paese che ha eletto e tiene in vita con l'ossigeno il cadavere politico di Berlusconi - in attesa di un nuovo padrone, magari di sinistra - cos'altro aspettarsi?
Ugualmente però, ogni italiano - o straniero - è anche libero di comprare e leggere la rivista che più gli piace. Io Domus non la comprerò più, e penso che molti altri faranno altrettanto.

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30/1/2004 - Maurizio De Caro risponde

E' proprio così :voglio essere il corifeo di Boeri,caro Malatesta perché tra chi sceglie di agire e di rischiare abbandonando tendenze alla Sudjc (Dio, Berlusconi o l'Ulivo ci liberino da Biennali e/o riviste d'avanspettacolo) ferme al "madamina il catalogo è questo" preferisco la strada, il mare, le tempeste e qualcosa che manca alla critica italiana: il piacere del rischio e il godimento del complimento leale.
Sono l'ascaro di Boeri? Forse perché sono stufo delle analisi tristemente complicate che vogliono divenire complesse, e quella Domus (che Lei, e si limiti a parlare nella certezza del singolare, non comprerà più) ha il coraggio di mettere in discussione come in uno psicodramma collettivo perfino quelle dell'olandese volante. Domus è adesso, e basta.
Questo non può essere per tutti. Non scrivero per Domus ma non voglio togliermi l'abitudine di giudicare e scrivere positivamente (lontanissimo dalla piaggeria) e non mi capita spesso, per questo, comprerò il prossimo numero di Domus.
cordialmente

Commento 606 del 25/01/2004
relativo all'articolo Domus 866: il Solid sea e la Solid architecture
di Paolo G.L. Ferrara


Cari Ferrara e Prestinenza Puglisi,
quanto tempo sembra ormai passato dall’annuncio della nomina di Stefano Boeri a nuovo direttore di Domus e da quel lucido editoriale con cui Ferrara metteva in guardia - soprattutto i giovani - da facili entusiasmi! Le reazioni al numero di gennaio della rivista, sia su Antithesi che nella newsletter di Prestinenza, francamente mi sembrano di un’eccessiva indulgenza da parte vostra anche se, nel caso di Prestinenza, con l’attenuante della provocazione. Non si era mai visto un direttore - Boeri - che chiede al direttore di un altro mezzo di comunicazione - Prestinenza - di esprimere pubblicamente un parere sulla propria rivista! Con l’uscita del primo numero della nuova gestione, mi sembrano comunque ancora più misteriose le ragioni per cui - fra tanti bravi architetti/critici italiani under 50 che animano la discussione in architettura (Ciorra, Molinari, Brandolini, Garofalo, Irace... voi stessi) - proprio Boeri è riuscito ad arrivare alla direzione della più importante rivista italiana d’architettura. Ma per farne che? Intanto Boeri si direbbe molto preoccupato di ricevere e restituire favori. Ad esempio, le sue apparenti simpatie di sinistra non gli impediscono di scrivere regolarmente sul quotidiano della Confindustria Il Sole 24 Ore, dove lo sostiene l’amica Anna Detheridge. Ed ecco che questa famosa esperta di urbanistica e architettura con una mano scrive un editoriale di scarso interesse sul primo numero della "nuova" Domus e con l’altra, appena uscita la rivista, ne fa un bel panegirico sul domenicale del Sole 24 Ore: un vero modello di obiettività e deontologia professionale! Anche Boeri deve avere un’idea estremamante vaga di cosa sia la deontologia, visto che non s’intende per nulla di riviste, non ne ha mai fatte e lo dichiara pubblicamente, civettando con Prestinenza sul proprio essere "dilettante": c’è da prenderlo alla lettera, rilevando nella nuova rivista una grafica decisamente sciatta, la mancanza di edifici significativi, foto amatoriali, testi lunghissimi in puro architettese, culminanti in un pasticciato servizio su Barcellona: che se diventasse così triste come la prospettano le pagine di Domus, sarebbe meglio evitare anche di visitare. Come grande novità del design, i piccoli elettrodomestici del solito Jasper Morrison, già strapubblicato in ogni rivista d’arredamento del globo. In generale, non ho trovato un’immagine o dei disegni da cui poter veramente capire le architetture: in particolare, mi è sembrato davvero imbarazzante il "soffietto" a Koolhaas, per l’Ambasciata Olandese di Berlino, che scimmiotta i fumetti di Restany per la Domus anni Ottanta di Mendini. Come è esilarante l’attacco del "coccodrillo" sul povero Gino Valle, scritto da Cino Zucchi che ricorda quando da giovane, negli Stati Uniti, "cadde dal pero" sentendo parlare di Valle: che lui, studente italiano di architettura, non conosceva! A parte tutti questi segni evidenti di incompetenza, mi sembra invece che la grande pensata di Boeri sia quella di sviluppare su Domus alcuni "temi", furbescamente un po’ sociologici. Quali siano (saranno?) si indovina facilmente: sono tutti già stati ben sviluppati nei suoi ripetuti interventi, un po’ ovunque, al rimorchio di Rem Koolhaas, cui ha spianato la strada in Italia per tutti questi anni. A cominciare dalle mappature delle sfortune planetarie - quintessenza dell' ultima, grottesca mostra di Koolhaas "Content" che ho visto, pentendomi poi, alla NationalGalerie di Mies a Berlino (che combinazione, l’assistente a Domus alla Direzione di Boeri, Kayoko Ota, è proprio il curatore di quella mostra...) - non c’è espediente propagandistico inventato da Koolhaas che Boeri non vada ripetendo quando e come puo’. Questo spiega forse anche perchè, tra le tante versioni che hanno circolato sulla nomina di Boeri a Domus una delle più diffuse faceva capo proprio a Koolhaas. Lui, il più mediatico teorico dell’architettura contemporanea, interpellato per la direzione avrebbe dichiarando l’impossibilità di fare il direttore di una rivista, anche così prestigiosa come Domus. Poi le versioni si confondevano: Koolhaas ha candidato Boeri come apprendista direttore? O semplicemente è stato preso un rampollo della solida borghesia milanese al posto di un populista olandese ed eccentrico? Fatto sta che Boeri ce l’ha fatta a raggiungere uno dei suoi obiettivi più desiderati. Mi domando però come riuscirà, visti i suoi già tanti impegni didattici tra IUAV, Domus Academy e Berlage Institut, a fare anche la rivista e allo stesso tempo a sostenere la gestione di uno studio di architettura e urbanistica molto ben avviato. Certo, non c’è niente di male a frequentare sistematicamente i salotti, da quello di Miuccia Prada (che guarda caso ha come angeli custodi in architettura Herzog, De Meuron e - ovviamente - Rem Koolhaas) a quello della miliardaria di sinistra Milly Moratti: che plaude giuliva al progetto di Boeri per un fantomatico "Quinto Anello" per lo stadio

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25/1/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Caro Malatesta, credo che sia corretto cercare di andare un pò più a fondo alla questione, in primis mettendo in risalto che la richiesta di Boeri a Prestinenza va interpretata quale un momento di confronto importante.
E' inusuale che un direttore si confronti e non credo sia corretto vedere in questo atteggiamento un modo per accattivarsi più pareri possibili, soprattutto se, come Lei dice, Boeri è già ben calato nel sistema... quello dei presunti "favori" di cui Lei parla, e di cui non so proprio cosa commentare, soprattutto se si tiene conto che i rapporti interpersonali non sempre sono sinonimo di clientelismo. Detto ciò, vengo a quanto mi riguarda. Io direttore di Domus? Suvvia! pur ringraziandoLa della fiducia, devo dirLe che la prima cosa che ciascuno di noi deve avere presente è il proprio limite: non sarei capace di fare il direttore di una rivista qual'è Domus, nè di nessun'altra. Ho antiTHeSi e mi basta. La deontologia di Boeri? Attenzione, perchè nessuno può mettere in discussione la deontologia di nessuno senza avere dati certi. Il fatto che Boeri non abbia mai diretto una rivista non significa nulla. Un direttore non è altro che sè stesso, dunque, così come Gregotti portava la sua vita professionale e culturale su Casabella, così come Pagano faceva su La Casa Bella, così come Zevi faceva ne L'architettura, cronache e storia, Boeri farà nella sua gestione di Domus, che non sarà per nulla facile proprio perchè molto ci si aspetta da un giovane direttore.
Sia chiaro che la mia non è una difesa a Boeri: lo conosco di "sfuggita" e nulla ho a che dividere professionalmente e, men che meno, a livello di partecipazione a Domus. Ripeto: la carta igienica non l'ho mai fatta, e mai la farò.
Se ho scritto il primo articolo in cui mettevo in preallarme e se ho scritto il secondo in cui mi rendevo partecipe di un tiepido entusiasmo, beh! non significa che non ce ne possano essere un terzo...un quarto...in cui Boeri possa essere criticato pesantemente. D'altronde, come Le dicevo, solo da antiTHeSi posso avere la libertà di dire tutto quello che penso, anche se dobbiamo imparare a "pesare" le parole, a saperci autogestire....come mi aspetto possa fare Lei nel suo prossimo intervento, andando a fondo delle questioni che più ci interessano, proponendo alternative costruttive. E, magari, mandandole direttamente a Boeri.