Giornale di Critica dell'Architettura

6 commenti di Filippo Tanzi

Commento 8002 del 13/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Se parliamo di Gehry io personalmente mi trovo un pò preso in contropiede: non capisco se è un gran genio o un gran paraculo. Mi spiego: indubbiamente edifici come il museo di Bilbao, l'auditorium Disney di Los Angeles (che ho visitato) o il museo Vitra sono capolavori di dinamica spaziale, invitano a muoversi, a percorre gli spazi, ad esplorare, a vivere insomma l'edificio come un'esperienza totalizzante, semplificando direi che sono generatori di curiosità intellettuale. E dinanzi ad un capolavoro è inutile chiedersi se la metodologia progettuale che lo ha originato sia più o meno "ortodossa"...chi se ne frega?!
Il punto è che gli edifici di Gehry non sono mica tutti capolavori e qualche domanda sul modo di progettare, a partire dagli schizzi e dai cartoncini intagliati dai suoi assistenti mentre lui seduto dice "qui taglia, qui metti, qui incolla" è legittimo farsela. Ma io non so rispondere, posso solo dire che pesonalmente ritengo, ed è un'idea opinabilissima, che a Gehry della gente e dello spazio non gliene freghi un granché (come sosteneva De Carlo) e che piuttosto la sua ricerca sia scultorea, sia cioè finalizzata ad ottenere dei contenitori fortemente personalizzati, che antepongono la forma finita alla funzione ed alle necessità dei fruitori. Poi capita che a volte le due cose convergono ed allora i risultati sono oggettivamente sublimi. Ma noto questo scollamento...sarò io che non lo capisco fino in fondo. Il suo ultimo progetto per il memoriale Eisenhower a Washington mi ha deluso, sembra un ritorno al post moderno, ad un classicismo privo di senso. E allora Gehry chi è? Sicuramente gli va riconosciuta una non comune onestà intellettuale quando ammette che se Mendelsohn avesse avuto i suoi mezzi ed i suoi computer avrebbe già fatto negli anni '20 del '900 quello che oggi sta facendo lui.


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Commento 7994 del 12/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Che vuol dire "non c'è altro?", Marrucci? Premesso che il mio mestiere non è quello di recensire libri, credo di aver comunque scritto il primo post che affronta seriamente ciò che Saggio ha trattato nel suo testo, invece di polemizzare senza averlo letto sono entrato nel merito degli argomenti...il resto non mi interessa molto, anzi mi puzza un pò di snobbismo intellettuale.
Se rileggi meglio quello che ho scritto, infatti, vedrai che ho sottolineato lo sforzo, secondo me riuscito, dell'autore di individuare un filo conduttore nella ricerca architettonica in un arco temporale lungo un secolo, che lega le innovazioni maturate in seguito alle rivoluzioni tecnologiche di inzio '900 alla rivoluzione informatica del ventunesimo secolo. Quali saranno gli scenari del domani nessuno può saperlo, non disponendo di sfere magiche di cristallo, ma Saggio individua alcuni edifici "pionieristici" progettati secondo una logica compositiva fortemente influenzata dai mezzi informatici, (mediateca di Sendai ed altro), offre una panoramica sulle ricerche interdisciplinari che coinvolgono l'architettura contemporanea e questo credo che sia un merito del libro. Mica ho scritto, nel mio post, che queste nuove metodologie mi convincono appieno, in realtà non l'ha scritto neppure Saggio. Ma ciò non toglie che siano adottate massicciamente da giovani architetti e che in futuro, probabilmente, vedremo sorgere edifici che, in qualche modo, si interfaccieranno attivamente con le persone offrendo notizie in tempo reale e si autoregoleranno dal punto di vista energetico, o che ne so...
Se ne può parlare di queste cose oppure offendiamo qualche polverosa ortodossia?
Poi per farsi un'idea più approfondita uno potrebbe anche comprare (o farsi prestare) il libro, leggerlo e poi scrivere a ragion veduta cosa ne pensa, senza affidarsi solo ai commenti di chi, come me, non fa il critico. Sempre che l'argomento interessi...



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Commento 7990 del 10/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Ha ragione Marrucci, era proprio questo il mio intento: discutere insieme del libro, evitando però polemiche "esterne" rispetto agli argomenti trattati dall'autore.
Innanzitutto devo dire che spicca la volontà di Saggio di voler approfondire gli aspetti legati alla ricerca spaziale dei protagonisti principali del movimento moderno: le opere di Mendelsohn, Le Corbusier, Gropius, Mies sono analizzate a partire da un'analisi oggettiva delle dinamiche culturali, in senso lato, che le hanno generate. Il tutto intelligentemente contestualizzato rispetto alle condizioni politiche, alle speranze e alle conquiste tecnologiche del tempo vissuto dagli stessi progettisti. Lo stesso dicasi per le analisi suggerite riguardo alle opere di Wright, di Kahn o di Aalto, senza tralasciare le vicende personali che hanno indubbiamente contribuito a generare certe poetiche espressive, risposte differenziate a domande sempre nuove che, come in un nastro di Moebius, non hanno trovato fine e si sono ripetute mutando fino ai giorni nostri. Assimilando però, di volta in volta, input diversificati: ecco dunque che le intuizioni spaziali dei "pionieri" divengono bagaglio culturale delle generazioni successive che le amplificano, le smontano, le rifiutano, le perfezionano: alcune opere di Gehry, di Hadid, di Eisenman, ad esempio, sono portate come esempio per definire i passaggi, graduali in alcuni casi o bruschi in altri, verso interpretazioni (e dunque proposte) spaziali che hanno arricchito il dibattito architettonico e il panorama culturale alla fine del ventesimo secolo. Ma senza perdere il filo della matassa: l'evoluzione dei linguaggi significa ricerca introspettiva, assimilazione e interpretazione critica ad ampio raggio di svariate "condizioni al contorno" e deduzioni più o meno efficaci da offrire come alternative rispetto a soluzioni non più ottimali.
Concludendo il volume, l'autore si sofferma sull'importanza che l'universo informatico e le nuove frontiere della ricerca tecnologica in svariati campi hanno assunto nell'approccio progettuale di studi emergenti, di nuove generazioni di progettisti che si svincolano da metodologie compositive "classiche", ipotizzando l'avvento di una rivoluzione informatica che, al pari di quella industriale, finirà inevitabilmente per delineare gli scenari architettonici del domani.
Amen.

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Commento 7987 del 09/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Si figuri Lazier.
Il mio intervento voleva solo riportare il tema della discussione sugli argomenti trattati nel libro di Saggio, e non era assolutamente riferito all'articolo di De Batté, il cui giudizio positivo sul libro, d'altra parte, condivido appieno.

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Commento 7986 del 08/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Colgo una certa venatura polemica fine a se stessa nel suo intervento, caro Lazier. Faccio notare che:
a) ho già letto il libro
b) l'ho comprato prima di vederlo recensito su antithesi, trovandolo in una libreria e basandomi sulla "fiducia" culturale che accordo al suo autore, conosciuto tramite il vostro sito ed internet in generale
c) la mia puntalizzazione sul fatto che l'ho comprato era scherzosamente riferita alla polemica di Marrucci
d) di fare le recensioni dei libri non me ne può fregare di meno, anche se mi sono piaciuti, non credo di esserne neppure capace.
Volevo, col mio intervento, solamente contribuire ad una discussione su un testo che ho trovato chiaro, ben scritto, intelligente...tutte argomentazioni che tra i commenti sino ad allora pubblicati non avevo letto.
E lei, Lazier, specifica che: col mio intervento ho voluto dire "il nulla", che posso scrivere una recensione (???), ma che a voi dello storicismo e dello spirito del tempo non ve ne fotte niente...
Forse c'è stato un franintendimento.

P.S. le marchette le fanno, come è noto, le puttane. E se non le fanno per libri qualsiasi, ma per dei Signori Libri, allora si chiamano escort (è una battuta Lazier...).

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8/4/2010 - sandro lazier risponde

Devo aver frainteso (colpa dei commenti precedenti) e me ne scuso con la massima sincerità.
Avevo inteso il suo commento riferito ironicamente all'articolo di De Batté e non al libro di Saggio.
Sono pertanto molto felice che lo abbia apprezzato.
Spero vorrà perdonarmi l'impertinenza

Commento 7985 del 08/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Ottimo testo, l'ho letto con grande piacere. Rende immediatamente comprensibile l'approccio metodologico alla progettazione da parte dei molti architetti che hanno influenzato il dibattito del '900, fino ad arrivare ad esaminare le nuove correnti interdisciplinari che coinvolgono la ricerca architettonica di questi anni.
Un excursus storico e critico che mette in risalto la capacità degli architetti di assimilare e, in taluni casi, anticipare lo spirito del proprio tempo, in un'analisi organica e approfondita delle condizioni culturali (nel senso più ampio del termine) che hanno decretato il successo, o l'insuccesso, di opere e correnti di pensiero.

P.S. Io il libro l'ho comprato.

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8/4/2010 - Sandro Lazier risponde

Il libro l’ha comprato? Bravo Tanzi. Lo scopo dell’articolo era proprio questo: proporre la lettura di un libro e farlo comprare. In gergo una marchetta. Ma fatta non per un libro qualsiasi. Quello di Antonino Saggio è il risultato di un lavoro di dieci anni, che non solo va letto con attenzione; va digerito, poi ruminato per un tempo indispensabile e infine ri-digerito. Pertanto non si possono aspettare i tempi lunghi del metabolismo solo per rendere “…immediatamente comprensibile l'approccio metodologico” – come dire il nulla – ai puntuali critici del nostro giornale.

Difendo quindi con forza la passione che ha ispirato Brunetto De batté e la sua spontanea ammirazione per il testo di Saggio, letto di fretta e in poche ore.

Ps: - visto che ha comprato il libro, quando l’avrà letto, perché non ce la proporrà lei una curata ed esauriente recensione? Ma attento, che dello storicismo e dello spirito del tempo a noi non ci fotte un granché.