Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Rinaldo

Commento 6693 del 07/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Ma ve lo immaginate voi Le Corbusier costretto a perdere tempo a vincere le gare? Era o no un genio apprezzato da tutti? Questo bastava. E sapete cosa abbiamo perso quando i suoi progetti non sono andati avanti. Questi di cui si parla sarebbero la rivoluzione per la storia dell'arch.
Volete appesantire il lavoro di un grande intellettuale con superabili insulse formalità? Fate pure ma non sapete cosa ci perdiamo. E sarà una noia immensa.
Auspichaimo invece tutti insieme una legge che dia alle grandi personalità una via preferenziale!

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7/1/2009 - Sandro Lazier risponde

Scusi Rinaldo, ma lei è un provocatore o crede veramente alle stupidaggini che sta scrivendo? Perché ci espone le sue tesi nell'anonimato?

Commento 6687 del 06/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


La sua è una esagerazione. Senza gente come Marco cosa ci sarebbe in questa Toscana e in questo Paese?
Sa cosa è la genialità?
Non si arrabbi, ma è come il coraggio o ce l' hai o no.
Le relazioni non sono malaffare, uno scambio di favori cosa sarà mai? Così vanno le cose in Italia con leggi equivoche.
Pensi a chi può vincere un concorso se non si fa un po' di attenzione? Se non c'è una commissione di grandissimi.
Tutti proprio tutti fanno in questo modo. I grandi sono grandi.
E allora nei concorsi a inviti? Chi dovrebbe decidere?
L'architettura non può essere delegata a pasticcioni senza una cattedra o riconoscimenti di riviste. E' una forma di autotutela anche nel suo interesse.
Rassegnatevi.
Si farà una legge che tutela i grandi architetti, ne sono certo, e così la smettiamo di cincischiare e di dileggiare.
Guardi che non tutti fanno i notai in Italia. E i medici che contano non sono forse figli di medici nelle università? E nelle univ. non si entra per finti concors?

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Commento 6686 del 06/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Che spiacevole leggere parole tanto odiose. Non vi rendete conto che Marco ha fatto tutto per amore dell’architettura. Se non si mette un freno all'arrembaggio degli incompetenti, il progettista può essere uno che non ha a cuore la bellezza e vi lascio immaginare. Sono pochi quelli come lui dediti interamente alla fatica quotidiana della professione, una vera missione a vantaggio dei giovani. Senza vacanze e soste.
Il suo rammarico è certo questa antipatica incomprensione di chi non sa.
Sappiate che molti dei nomi noti sono costretti a fare così, le relazioni solide sono l’unica strada, per questo servono mezzi come riviste e alleanze. Non siate fuori dal mondo.
Basta con le invidiucce. Sappiate che i grandi progettisti del nostro Paese hanno espresso solidarietà a lui confermandogli la stima per il lavoro eccellente.

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6/1/2009 - Paolo GL Ferrara risponde

Gentile Rinaldo, ho espresso la mia opinione nell'articolo "Regalo di Natale" e, da parte mia, come avrà letto, la fiducia nell' "uomo Casamonti" c'è. I lettori di antiTHeSi sono liberi di assumersi le responsabilità di ciò che scrivono.
Piuttosto, non credo che ci sia odio ma, piuttosto, tanta rabbia in chi ama l'architettura altrettanto a Casamonti ma, a differenza sua, non si è mai sporcato le mani. La fatica quotidiana è di chi, per davvero, deve cercare di lavorare per mantenere la famiglia e non per avere successo a tutti i costi. Le relazioni solide, come Lei le chiama, non possono giustificare il malaffare. A proposito: non sono per nulla invidioso di chi è stato in galera. Casamonti è, lo ripeto, innocente sino a prova contraria (sentenza), ma credo che ciò che egli stesso ha confessato non sia invidiabile.
I grandi progettisti sono solidali? bene, anche noi lo siamo, ma solo umanamente. Il rammarico di Casamonti dovrà essere solo quello di non approfittare di questa disavventura per potere cambiare. Comunque sia, sono stato il primo a scriverne e mi assumo le responsabilità di ciò che ho scritto. Spero solo che Casamonti abbia compreso appieno le mie parole: se lo ha fatto, dovrebbe esserne contento.