Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Tino Vittorio

Commento 7100 del 15/04/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Per Lazier,
C'entrano e non centrano. Io non c'entro, non sono del ramo, ma vorrei centrare il bersaglio. I piani regolatori li fanno gli urbanisti, vale a dire i portatori dei saperi e dei bisogni qualificati della città (inclusi i farmacisti ed esclusi quegli ingegneri che ritengono sia urbanistica l'elenco delle circolari e delle leggi e dei decreti, il calepino-bignami della giurisprudenza edilizia). Le case le fanno gli architettii secondo le loro convinzioni? Non ne sono convinto. Sono convinto che ognuno ha le sue convinzioni che non surrogano competenze. Lei, architetto, deve fare la casa che piace a me, secondo le mie convinzioni, le leggi e i materiali costruttivi più sexy e che l'architetto deve conoscere (e sopportiamo che non conosca l'Eneide)nella lingua di Virgilio). E non pensi di sedurmi solo perchè sbrizzia qua e là termini à la page, nomi da namedropper o citazioni da Terenzio. Firmato : Out of the blue (caduto dal cielo)
Per Marrucci.
Paesanamente ricordo a lei che sull'identità la bibliografia adeguata la trova in saperi quali la storiografia e la psicanalisi. Lei non è l'uno nè l'altro. So che è un architetto di polisapienza. Sarà, anche,il contrario del paesano Lei e allora provi a dirmi quale fotogramma della sua vita dal primo giorno ad oggi è quello della sua identità. L'identià nel mio paese si definisce alla fine e non all'inizio. All'inizio c'è un trauma,nel mezzo mille e mille punti e fatti e amori e dolori risate, panini e birra, alla fine si tirano le somme, si congiungono i punti e si forma l'identità. Alla fine del mio paese, mio caro metropolitano. Qualcuno ha scritto che la fine (l'identità) è la perfezione dell'origine. Può essere questa definizione un compromesso accettabile?

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15/4/2009 - Sandro Lazier risponde

Vedi commento 7104

Commento 7096 del 15/04/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Non vorrei ricominciare dall'uovo, ab ovo, ma sarebbe il caso di chirarire i fondamentali, gli elementi elementari. Una casa la costruisce un architetto sul terreno del proprietario. L'architetto non stabilisce il dove , delibato dal sismologo o dal geologo, ma il come. Il come e non il perchè. Insomma l'architetto non è un filosofo, non è uno psicologo, non è un letterato, non è un grammatico, non è tante altre cose surrogate dall'architetto che non vuole o non sa essere architetto. In questo forum si parla di Joyce, di Baudelaire, dell'Impero Ottomano. Io non sono del ramo. Ma quale titolo ha un achitetto per parlare meco di filologia romanza o di Hegel o di Spinoza o di Polibio? Ancora: ieri l'onorevole Anna Finocchiaro, da me amata, sosteneva a Ballarò che bisogna ricostruire L'Aquila non soltanto nello stesso sito terremotato ma anche con lo stesso vicinato, in modo tale che, stendendo i panni alla finestra dal proprio davanzale, il terremotato sopravvissuto possa incrociare lo sguardo familiare (ferocemente familiare?) del vecchio vicino. Infatti, ad ogni trasloco ad ogni cambio di residenza o di domicilio ci si porta appresso tutto il condominio, cani gatti ed uccellini compresi. Inoltre: io non sono del ramo ma mi sento anarco-individualista, ho un terreno su cui costruire una casa. Mi rivolgo ad un architetto che avrà convinzioni di Sinistra (come Fuksas o come Gregotti che costruisce per gli operai allo Zen palermitano cimiteri concentrazionari ma che si guarda bene dall'abitare lui - che ci tiene a dirlo- non è operaio). Mi rivolgo, dicevo, ad un architetto di Sinistra che -invece di progettarmi una casa secondo le mie esigenze spazio-cromatico-censitarie - mi fa prediche politiche, pensando di essere in salotto fra colleghi filosofi, economisti, sociologi, linotipisti ed un pò farmacisti. Che si fa? Chiamo il medico? o Camus?

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Commento 5474 del 06/08/2007
relativo all'articolo Architettura: la Sicilia torna ad essere 'bedda'
di Paolo G.L. Ferrara


Il mio amico Maurizio mi ha chiamato in causa sulla questione del waterfront.. Ma leggendo l'articolo di Paolo Ferrara pensavo alla grandezza e alla qualità del potere mafioso che è riuscitao a mettere sotto scacco tutta la grande architettura italiana operativa a Palermo, ma sofferente. Riflettevo sul sindaco di Palermo Ciancimino, geometra, e mi sono convinto della tesi di Ferrara. Che geometra quel Ciancimino! Ma nessuno ha spiegato a Ciancimino che la speculazione edilizia poteva essere ingentilita e coonestata nei salotti buoni con una bella spruzzatina di architetti, tanti ,sexy ed ammanigliati nella furba città di Palermo? Ed in altre città d'Italia quale mafia ha sostenuto l'inconsistenza degli architetti italiani.?
P.S. Non sono architetto, ma vado in giro per il mondo.

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