Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Premiata Ditta Accademismo & (Dal) Co.

di Paolo G.L. Ferrara - 26/3/2002


L'architetto Tomaso Monestiroli ha vinto il concorso per il Planetario di Cosenza.
La giuria era presieduta da Francesco Dal Co.
Nella stessa Cosenza, l'architetto Marcello Guido sta realizzando, all'interno del centro antico, un intervento che può di diritto definirsi una conquista della modernità: tagliati di netto i legami con le operazioni reverenziali verso il passato, Guido crea sinergia tra conservazione e progettazione ex novo. Progettare integrando la conservazione è sicuramente compito arduo ma è, allo stesso tempo, espressione di vitalità del progettista che, esercitando logica ed intuizione, colloca il proprio intervento in ambito etico.
La capacità di andare oltre la "memoria" museificata consente di rivitalizzare la stessa, quasi a darle accezione di contemporaneità.
Parlerò in altra sede dell'intervento dell'arch. Giudo (e delle opere di Franco Pedacchia, un altro architetto che ha molto da dire), ma già da ora posso anticipare che tutto quello che scriverò sarà diametralmente opposto a quanto Francesco Dal Co ha avuto modo di esprimere al proposito.
Difatti, proprio in occasione del concorso per il Planetario, Dal Co ha avuto modo di visitare l'opera di Guido e di restarne scandalizzato. Oddio, anche chi non sa di questa sua visita in loco, non avrebbe problemi ad intuire i pensieri di Dal Co, visto e considerato che lo si deduce osservando il progetto vincitore del Planetario, castrante e tetra architettura che Cosenza avrà tra le sue membra.
Castrante e tetra: vediamone i perché.
Una sfera pura ingabbiata in un recinto quadrato. Il massimo della contraddizione: la sfera rappresenta il solido geometrico libero di muoversi in qualsiasi direzione; il recinto cubico è la quintessenza della rigidità, della staticità, della immobilità.
Che ci fa una sfera dentro un recinto? Ci fa la figura della libertà castrata alle radici. Siamo all'accademismo puro, alla scenografia classicista, quella che rappresenta il torpore mentale e temporale del progettista e del messaggio che vuole trasmetterci. L'interpretazione Beaux-arts, purificata dai filtri del razionalismo più estremista, è espressa "felicemente" nel progetto di Monestiroli.
Né più né meno di un monumento-oggetto, autocelebrativo e gerarchico, a tal punto da arrivare a connotare la sfera quasi avesse un prospetto principale: grazie al recinto, che ha l'ingresso principale in uno dei suoi lati dando così vita alla facciata principale e coinvolgendo in tale struttura gerarchica la stessa sfera.
L'intenzione di permeabilità della struttura cubica, che le linee perimetrali dei rettangoli giustapposti e tagliati diagonalmente vorrebbero soddisfare, vengono a mancare del loro senso logico per la presenza del basamento rigido, un muraglione che trasforma la permeabilità in una vera e propria gabbia.
Il basamento monolitico toglie qualsiasi aspirazione alla libertà della sfera.
Ho visto gli altri progetti e quasi tutti non sfioravano neanche lontanamente tale perentorio gesto di dominio e di rigido controllo.
Cosenza ha sicuramente perso un'occasione per dare vita ad un edificio che continuasse l'interazione tra la struttura quadridimensionale del suo centro antico e la nuova architettura.
Ma Cosenza ha scelto i membri giudicanti il concorso del Planetario, dunque non è esente da colpe.
Emerge prepotentemente il problema delle giurie dei concorsi di architettura ed il notevole peso che esse hanno nel percorso che conduce alla modernità.
Difatti, sono esse a decidere quali progetti debbano vincere e fin quando continueremo a chiamare membri sì di chiara fama ma accademica, qualsiasi discorso sulle possibilità di rientro dell'Italia nel dibattito internazionale sarà tempo perso e i convegni vari resteranno pura demagogia.
E'abbastanza ironico che Cosenza si vanti degli stretti legami con Bruno Zevi e poi lasci che le giurie vengano formate da personaggi che remano contro l'espressione dei valori della modernità.
Proposta: che si chiami pure chi si vuole ma cambiamo le modalità delle riunioni a porte chiuse.
La giuria si riunisce e discute in un'assemblea aperta a tutti i partecipanti. Chiaro, questi ultimi senza il diritto di potere intervenire o ingerire, ma quantomeno potranno ascoltare le motivazioni e soprattutto i criteri con cui esse vengono date.
Impossibile? Si perderebbe troppo tempo? Si creerebbero situazioni imbarazzanti?
Scuse, solo scuse.
Le giurie sono formate da membri ben pagati che hanno il dovere di dedicare all'esame di giudizio tutto il tempo che serve. L'imbarazzo non può fare parte di questa disciplina. Chi ha il coraggio di dire ciò che pensa lo deve fare pubblicamente; chi tiene di più a mantenere i buoni rapporti diplomatici perché il "...non si sa mai...un giorno tocca a te, un giorno a me...", deve essere posto fuori qualsivoglia contesto culturale. La cultura è una cosa seria; gli interessi personali no.
Ai concorsi anonimi non ci credo; sono un pò come gli esami di dottorato: entri in aula, vedi persone che conosci e che sai essere assistenti di membri della commissione, anche se fanno finta di non conoscersi; poi, casualmente (!), a vincere sono proprio loro.
Facciamo i concorsi palesi, ma ove tutti i candidati siano presenti al momento di esaminare le loro proposte. Sai che ridere...
Chi legge si chiederà che riferimento ci sia tra tutto il discorso sulle giurie e la vittoria di Monestiroli a Cosenza. Chiarisco: non sto facendo alcun riferimento ad eventuali accordi pre-concorsuali nel caso specifico. Non ci sono prove o sospetti. Voglio solo sottolineare quanto scontato sia -quantomeno da un punto di vista di scelte linguistiche- il risultato di un qualsiasi concorso italiano già a partire dai nomi dei membri di giuria. Ed allora, perché non comporle in modo eterogeneo? Potrebbe essere un momento culturalmente importante mettere a confronto e sentire discutere personalità di pensiero diverso.
E sarebbe l'unico modo per mettere con le spalle al muro clientelismi vari. Personalmente, spero che succeda qualcosa, non so, una petizione popolare, affinchè non nasca mai il Planetario progettato da Monistiroli. Nel caso contrario Cosenza avrà il suo bel mausoleo, di cui quasi tutte le città italiane non resistono a dotarsi.
Ma le speranze sono al lumicino ed allora non ci resta che ingoiare amaramente questa ulteriore prova di forza e di vitalità della Premiata Ditta Accademismo & Co.


(Paolo G.L. Ferrara - 26/3/2002)

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