Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Architettura a Sciacca: Conversazioni senza i progetti

di Franco Porto - 19/5/2002


La scommessa è vinta: l'organizzazione di un evento in una delle città più suggestive della Sicilia, ma anche tra le meno collegate, si è svolto con grande riscontro di pubblico proveniente da tutta l'isola e con l'approfondimento di tutte le tematiche previste. Non era facile invece convincere e coinvolgere la comunità del luogo, compresi gli addetti ai lavori, che ha preferito spiare dagli scuri socchiusi o dai servizi delle televisioni locali; eppure si parlava anche dei loro problemi, uno dei più irrisolti sicuramente il Teatro Popolare di Giuseppe e Alberto Samonà.
Sicuramente siamo riusciti ad accendere i riflettori su una delle Architetture incompiute dell'isola, tanto da far intervenire con promettenti promesse il Governatore della Regione Sicilia. Andremo oltre e organizzeremo appositi eventi in tutta l'isola, per far partire una vera campagna di denuncia, dimostrando cosa può fare l'impegno culturale, quale ruolo può avere la critica, quali possono essere gli effetti dirompenti, quali le ricadute su scenari sociali complessi.
La collaborazione di IN/ARCH Sicilia e la rivista Antitesi ha centrato l'obiettivo di mettere insieme alcuni tra i protagonisti che hanno, ognuno col proprio ruolo, formato una generazione di progettisti, hanno aggiornato le loro professionalità, hanno realizzato, hanno scritto, hanno discusso, hanno filmato ed osservato del fare Architettura in Sicilia.
Il Convegno non metteva in rassegna i progetti realizzati o quelli in fase di elaborazione che modificheranno le città siciliane nei prossimi dieci anni, (come si pensa di fare alla prossima Biennale di Venezia, su uno scenario mondiale), ma chi ha curato l'evento voleva intanto raccogliere le esperienze dei protagonisti e vagliare se attraverso il loro diversificato impegno esiste una geografia dei luoghi di Architettura al di là di quanto è riuscito ad emergere negli ultimi decenni nelle riviste specializzate e sui media.
Lo svolgimento delle Conversazioni ha sancito che nessuno aveva delle risposte, ma tutti si sono posti delle domande, ed è a queste che bisognerà dare un ordine di priorità e canalizzarle agli interlocutori di riferimento. Sono state individuate delle responsabilità per gli errori commessi, non sempre riconosciute dagli interlocutori presenti, per esempio la scarsa collaborazione tra le Istituzioni (a Sciacca si incontravano, per la prima volta, i Presidi delle due Facoltà di Architettura dell'isola), la scarsa influenza sul territorio della presunta qualità prodotta all'interno degli atenei, la poca collaborazione tra le Università ed il mondo professionale esterno, il mancato riconoscimento di esperienze non riconducibili a precise scuole di pensiero, quindi le colpe della politica, l'assenza di programmazione, l'incertezza delle regole, l'eccessiva burocratizzazione per la realizzazione delle opere.
Anche i progettisti hanno le loro colpe, soprattutto per essersi resi complici nel silenzio delle scelte, aspettandole o provocandole, nello squallido individualismo che li ha sempre caratterizzati, pensando di essere a turno dei privilegiati unici.
Se con il Teatro Popolare si è approfondita molto la tematica dell' Architettura Negata, con l'interessante contaminazione tra progettisti, critici e storici si è chiamata l'Architettura a Rapporto, ma è stato più facile per quella più recente, più fresca e con meno "inibizioni", che non si scoraggiano a confrontarsi con la produzione più ampia dei progettisti coetanei che operano in altre parti d'Europa, ma in Sicilia fare Architettura è più difficile.
Alcuni interventi sono stati le sorprese del Convegno, un uscire dall'anonimato ed una speranza di poter vedere a breve riconosciuto il valore della propria Architettura, realizzata nel silenzio e nell'indifferenza di critici e storici, spesso distratti.
Da adesso saremo sentinelle attente, perché ulteriori colonizzazioni pilotate non provochino ulteriori ferite nel già lacerato territorio isolano e si coaguli nell'IN/ARCH Sicilia tutto quel fermento creativo che esiste e che a Sciacca a tratti è affiorato, per completare un nuovo e definitivo Atlante dell'Architettura in Sicilia, per ripartire con tutte quelle azioni che possono essere utili a sollecitare la realizzazione di nuova Architettura, espressione della nostra contemporaneità e della nuova geografia dei luoghi di Sicilia, per essere presentate ed illustrate a quanti, e sono sempre di più, esterni alla realtà siciliana ne fanno una pressante richiesta.


(Franco Porto - 19/5/2002)

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Commento 137 di Domenico Cogliandro del 28/05/2002


Ora, io non so se termini come Architettura Negata (con le iniziali maiuscole) e Architettura a Rapporto, abbiano a che fare con quello che bisogna fare per Sciacca, al di là di tutte le ingerenze possibili, più o meno sottese. Il principio è un altro, sottilmente benaltrista come affermava Ugo Rosa, e mi pare fuor di dubbio: quel "coso" è là, e sta sul Casabella del maggio 1982. Non fosse per questi due dati, non esisterebbe nemmeno un caso Samonà. Visto che quel che ha fatto l'ha completato e quel che non ha fatto non è stato fatto.
Vogliamo sbracarci o sollevarci le maniche? I due gesti ammiccano a due comportamenti abbastanza distanti. Vedrai una mia proposta più ampia, sempre su Antithesi, scritta col senno di poi, che è fattiva, se si vuole. E, secondo me, insieme ce la si può fare.
Per quel che riguarda l'Atlante, invece, io starei attento.
Mi sovviene una facezia intorno all'orario ferroviario che sono solito dire, anche a me stesso se sono solo, quando entro in una stazione ferroviaria. Sai quando si è compreso che i treni arrivavano nelle stazioni con un ritardo imperdonabile? Dal momento in cui è stato stampato l'orario ferroviario. Il rischio dell'Atlante dell'Architettura in Sicilia è quello. L'Atlante è omnicomprensivo per sua condizione, non può escludere, non può tralasciare nulla. E' come fare la mappa dell'Impero in scala Uno a Uno, di borgesiana memoria. Ci sarà sempre un Umberto Eco, acuto e sottile, che starà lì a dire che, posta l'impossibilità pratica dell'oggetto, è anche necessario che la carta sia posta su un territorio perfettamente tondo. Una carta Uno a Uno dell'Italia sarebbe praticamente impossibile, per cartografi e per utenti, perché non appena si dovesse arrotolare cadrebbe certamente in acqua, vista la forma dello stivale. Sarà pure una interessante trovata editoriale, ma un oggetto che stabilisce cosa è architettura e cosa non lo è, perché questi mi paiono i presupposti, non si può certo chiamare Atlante. La storia è fatta di frammenti, e i frammenti, data la loro condizione, non stanno su un percorso lineare, eppure stanno sui topoi degli architetti: come escludere dal progetto di Ricci a Riesi l'immagine di certa centuria degli Iblei dipinta da Piero Guccione, dei muri a secco liminari alle strade collinari di contenimento del terreno, dei basamenti michelucciani, della cornice di paesaggio inclusa tra le colonne dei templi di Agrigento, oppure di certa architettura vernacolare siciliana dei primi del Novecento? Tutto è dentro quella architettura. Piuttosto sarebbe meno pretenziosa una Guida a Certa Architettura in Sicilia, nella quale sperimenterei anche una certa faziosità, che non guasta mai quando si vuol sottolineare cosa si ritiene architettura e cosa no.

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