Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Quando la setta fa male. Chiacchiere di cemento

di Giammarco Aulino - 6/6/2002


Dall'Arch. Giuseppe Marciante riceviamo l'articolo scritto da G.Aulino su ControVoce, settimanale di Sciacca. Visto che riguarda anche i temi discussi durante il Convegno dello scorso maggio, lo pubblichiamo.Antithesi accoglie tutte le opinioni, anche quelle contrarie alla linea del giornale o discordanti dalle nostre. Opinioni alle quali usa ribadire. Lo faremo anche in questa occasione.

Da alcuni giorni mi sento spesso con gli architetti; no, non sto costruendo una qualsiasi casa, né una villa, né tampoco una reggia. Il fatto è che dopo aver pubblicato un servizio sulla mostra concorso realizzata a Sciacca, alcuni professionisti si sono risentiti, tanto che abbiamo anche pubblicato una loro lettera.
Ma il problema non è questo; il problema è che ci siamo risentiti, con ambedue le parti del conflitto ideologico e che ho notato come sia vivo il dibattito su certi temi. A questo punto il problema si divide in due: uno, quello che c'è un dibattito sui temi che riguardano l'urbanistica e l'architettura in genere, due, che è difficile farli parlare, farli scrivere per portare a conoscenza del resto della città la problematica e le sue possibili soluzioni. Inoltre, ho sentito una certa intolleranza verso le critiche, ancorché provenienti dalla stessa categoria.
E allora dico: se l'architettura è realizzare progetti per case di campagna e casermoni da palazzinari, pazienza, niente da dire, ma se invece l'architettura è metafilosofia, è progettualità al servizio della società, è rendere vivibile gli enormi agglomerati urbani del nostro tempo, allora sarebbe bene parlarne tutti assieme, addetti ai lavori e non.
Perché in fondo, chi poi si trova a vivere in una città come Sciacca, dove magari viene fatto un qualsiasi intervento di recupero o modificazione del centro, sia storico che non, sono i cittadini e non gli urbanisti e gli architetti. La maggioranza siamo noi, i non architetti, e noi dobbiamo giudicare il lavoro che i signori urbanisti ci vogliono propinare. E sì, perché sembra che la materia sia dominio solo degli esperti e loro si scontrano su questo o quell'aspetto, salvo poi mollarci una piazza o un teatro che a noi, semplici cittadini, non va per niente bene.
Addirittura ho sentito qualcosa sull'ultima assemblea, congresso, meeting, convention e qualsiasi cosa era che si è tenuto a Sciacca, sempre organizzato dagli architetti. Va bene che c'erano professionisti da tutte le nazioni, va bene che sono addetti ai lavori, ma chiedere il completamento del teatro Samonà, no, questo no.
Ecco perché sono contrario alla chiusura delle categorie: perché, spesso, non si rendono conto, chiusi nelle loro stanze a parlare di cose tecniche, che il mondo attorno a loro va cambiando. Per esempio il completamento del teatro Samonà non va chiesto, anzi, in un rigurgito di buon senso, dovrebbero chiederne l'abbattimento.
Inutile dire qui perché non è possibile completare questa cattedrale nel deserto. D'altronde proprio pochi giorni fa si parlava con un signore a proposito dei soldi che arrivavano a Sciacca in tempi di prima repubblica. Solo che per far campare dieci famiglie di nobilissimi operai edili, la nostra città si ritrova oggi con dei veri e propri aborti di opere pubbliche, tipo il teatro Samonà, lo stadio da serie A, le piscine, ed altro; tutta roba che non può nemmeno essere utilizzabile, anche se finita. E oggi abbiamo anche quelli che ci lavoravano che si ostinano a non cambiare mestiere e che aumentano la disoccupazione.
Cosa abbiamo costruito per loro e per le loro famiglie? Illusioni di continuare a fare i carpentieri vita natural durante, e poi disoccupazione. Invece di progettare un teatro di trecento posti, completarlo e farlo funzionare impiegando almeno due tre o anche più unità lavorative. La verità è che chi ci ha goduto sono stati gli intrallazzatori da prima repubblica; prendete il teatro Samonà: non è più neanche quello che gli studenti di architettura ammirano sui testi: è stato snaturato perché con una lucrosa variante in corso d'opera si è portata la capienza da 800 posti a 1.200 con la creazione della cosiddetta galleria, alla faccia dell'acustica, delle scale esterne come se fossero ballatoi da case popolari, e alla faccia che per trovare 800 spettatori dovremmo dare circa 500 biglietti gratis! Ma l'importante era che la variante in corso d'opera fosse abbastanza lucrosa: un pò di lavoro per gli operai e fiumi di soldi agli intrallazzatori!
Ebbene, signori architetti: avrete capito, non è la prima volta che lo diciamo, che il teatro non è gestibile e che spendere altri soldi è completamente inutile. Mettetevi l'anima in pace e gridate con noi: abbattetelo!
Non sono un professionista dell'urbanistica e nemmeno dell'architettura ma so cosa serve a chi fa cultura in un posto come Sciacca: un teatro da trecento posti al massimo, con i camerini e quanto serve per fare dignitosamente teatro e spettacoli culturali. Il resto sono solo chiacchere da barbiere, senza offesa per la professione che era anche di uno dei miei nonni. CV


(Giammarco Aulino - 6/6/2002)

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