Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Piano e il Nuovo Piano di Legnano .

di Andrea Tartaglia - 7/5/2001


Premessa

Alcune settimane fa, durante la presentazione del nuovo P.R.G. di Legnano presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Milano, il progettista incaricato della redazione del piano affermò che il progetto preparato da Renzo Piano per l'area denominata Ex-Cantoni era stato recepito nel nuovo P.R.G. senza alcun dubbio o dibattito perché, trattandosi di un progetto di R.P, non poteva non essere di qualità.
Anche una giuria di indubbio valore e prestigio (in cui si trovavano solo due suoi committenti) alcuni anni or sono riconobbe che R.P meritava il Nobel o meglio l'Oscar dell'architettura, cioè il premio Pritzker.
Lo stesso Governo italiano ha riconosciuto il valore di R.P. chiedendogli di indicare le linee guida per l'ospedale del futuro e R.P. ha risposto, non solo riuscendo dove prima di lui tutti avevano fallito, trovando cioè una soluzione definitiva; ma contemporaneamente è anche riuscito a risolvere il degrado delle periferie (forse in questo è stato aiutato dall'esperienza fatta con il Comune di Milano che, dovendo cercare un architetto profondo conoscitore delle periferie per riqualificare la zona di Ponte Lambro, ha trovato in R.P. la risposta a tutti i problemi).
Tutti questi atti di stima hanno fatto si che io abbia sempre considerato esagerate le affermazioni di tutte quelle persone che mi dicevano che R.P aveva costruito a Lecco un complesso edilizio che era riuscito a deturpare un'area il cui valore era gia nullo, o di quelli che mi dicevano che forse la Banca di Lodi avrebbe fatto meglio a dire che il progetto per la sua nuova sede era stato fatto da un buon geometra.

Azione

Quando il 6/4/01 ho ricevuto un invito per andare in uno spazio espositivo in via dell'Aprica a Milano a vedere il progetto di R.P. per la nuova sede del "Sole24ore", mi è sembrata un'occasione da non perdere.
Quello che ho trovato ha però fatto sorgere in me qualche dubbio sul reale valore del progetto.
Partiamo dall'interno: i luoghi del lavoro sono spazi caratterizzati da una ripetitività e regolarità quasi angosciante che è una via di mezzo fra una carrozza ferroviaria e un braccio del carcere di San Vittore e dove l'utilizzo di tamponature esterne completamente vetrate ed indifferenziate non sembra sufficiente a dimostrare una ricerca di qualità ambientale e spaziale. Certamente, è anche possibile, come mi fu subito fatto notare da una mia arguta amica, che al committente non interessasse minimamente il comfort dei suoi dipendenti durante il lavoro.
Bisogna tuttavia ammettere che i volumoni di vetro fanno sempre la loro figura, come dimostra, fra i tanti esempi, l'importante concorso recentemente aggiudicato a Torino per il nuovo centro culturale, ed inoltre rendono percettivamente ancora più ampie le già larghe via Monte Rosa e via Tempesta. Ma mi chiedo: perché, per il fronte che si affaccia sull'edificio appena ristrutturato sempre per il "Sole24ore", dove si realizza anche una nuova stretta via di collegamento con p.le Zavattari, R.P. ha abbandonato la facciata continua in vetro, a favore invece di una riproposizione compositiva della logica alla base dei prospetti dell'edificio esistente? In questo modo ha voluto forse ricreare uno spazio pubblico simile a quelli che si sono venuti a formare fra i suoi edifici a Potsdamer Platz, e cioè buie e strette viuzze dove nelle calde giornate di sole i pinguini possono trovare un habitat a loro confortevole o ha pensato al più caratteristico centro storico di Genova?
Mi è stato nuovamente fatto notare che la collinetta verde che penetra nella "U" realizzata dai nuovi edifici è sicuramente un'idea valida. Tutto ciò è vero, ma può essere un parcheggio interrato con copertura a verde l'elemento più significativo e valido di un progetto di architettura?
Certo che anche l'idea di riempire con acqua il nucleo centrale di quella grande rotonda che è p.le Zavattari è sicuramente piacevole, come dimostra l'analoga scelta fatta anche da Gae Aulenti per p.le Cadorna, ma non era proprio possibile fare qualcosa di meglio?
Questo progetto, più che figlio di un grande architetto che si dedica anche al design, sembra nato da un grande designer che si è voluto dedicare anche all'architettura, tanto la cura e lo studio dei particolari si perde poi nella prevedibilità dell'insieme spaziale e architettonico (prismi di vetro, tubi vetrati sospesi di collegamento, monoliti che contengono i collegamenti verticali, la copertura che "vola" nell'aria …).
E' anche vero che, come mi è sempre stato fatto notare, meglio un progetto come questo che senza infamia e senza lode si inserisce nel tessuto urbano, piuttosto di una nuova bruttura da aggiungere alla lista delle recenti realizzazione nel tessuto urbano di Milano.

Ma è accettabile che R.P., quando i suoi incarichi non derivano da concorsi internazionali, si limiti a proporre dei progetti il cui contenuto mediocre potrebbe essere figlio di un qualsiasi tecnico abilitato o di una società di ingegneria senza anima?

Conclusione

Ti prego R.P. fai qualcosa da grande architetto quale sei!


(Andrea Tartaglia - 7/5/2001)

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