Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Next?

di Sandro Lazier - 9/9/2002


La prima impressione che viene dalla visita alla ottava biennale di architettura è quella di assistere al definitivo dissolvimento di ogni velleità accademica, dal rimasticamento storicista alla falsificazione postmoderna. Senza pre e post, piaccia o non piaccia, la modernità (quella delle tanto diffamate avanguardie) ha vinto e si propone con la forza del contrassegno espressivo. Il che, di per sé, non è una novità assoluta. Lo è da noi, in Italia, dove, dopo la virtualità della scorsa edizione che ha insinuato in molti il dubbio dell’utopia, si ha prova concreta della consistenza dei progetti e dei cantieri. Punto e a capo.
Detto questo restano i ma e i forse. Restano le considerazioni che, se non vivessimo in un paese nel quale l’indifferenza e l’ignoranza verso l’arte e l’architettura sono inversamente proporzionali al numero di monumenti che la storia ha consegnato, dovrebbero svelare le intenzioni degli organizzatori ai quali va riconosciuto l’impegno per il robusto e consistente materiale proposto.
I ma riguardano la prudenza con cui si è voluta addomesticare la condizione di disagio creativo che ha infuso e continua a ispirare le architetture più attuali. Il malessere è evidente, coinvolgente, appassionante e sicuramente fertile. Ma sta nei progetti e nelle architetture più che nel modo con cui sono esposte. Il racconto che le tiene insieme è disunito, cerimonioso, addirittura conciliante, come se si volesse propinare bile dentro uno sciccoso bicchiere di cristallo. Questo certamente irriterà i tromboni del bel paese, perché li priverà del collettivo turbamento al quale, dalle pagine dei più prestigiosi giornali nazionali, hanno spesso fatto ricorso per resuscitare il peggiore dei sensi del pudore. In fondo, se adeguatamente digerite, anche le forme “stortignaccole” non mordono più di tanto e tolgono al sicofante almeno i bocconi più gustosi, costringendolo perlomeno a cercare argomenti di sostanza.
E di sostanza avrebbero modo di parlare, perché non si espongono torri come lampade da tavolo, cubotti sponsorizzati per disagiati fichetti e, soprattutto, non è lecito resuscitare la tipologia per rendere la vita facile ai veneratori del catalogo.
Ma di altra sostanza vorrei parlare. Next, che è il titolo della mostra, non mi piace. Non mi piace perché questa è una mostra prudente, che frena, che non accelera, proprio per i motivi che ho detto prima. Se il dopo dell’architettura è questo ci dobbiamo aspettare lunghi anni di cauta assimilazione, di prudente camminata verso un rinnovato perbenismo culturale e sociale, di una replica stravista della pausa dopo la tempesta, e tutto questo, onestamente, non mi piace. Stiamo a mezzo di un fiume in piena e non mi pare il caso di sedersi per mostrare agli sfamati che tutto è come prima.
Tra l’altro, oggi, è l’undici settembre e il cinismo che viene alla memoria rinnova i propositi dell’anno scorso verso un impegno parecchio distante dal conforto dei salotti del buon gusto.
Questo impegno, questi propositi, in biennale non ho visto.


(Sandro Lazier - 9/9/2002)

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2 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 185 di enricogbotta del 14/09/2002


Riferimento: commento n°183
13/9/2002 Sandro Lazier risponde:
>Caro enricogbotta.com
>Non sono del tutto convinto che lei abbia letto quello che ho scritto. La >sua veemenza nel mandare tutto al macero probabilmente non le ha >concesso di riflettere a sufficienza.

Cosa le fa pensare che non abbia letto quello che ha scritto? Il fatto che non credo che lei abbia ragione a dire che ci siano "belle" architetture esposte alle corderie? Se avessi letto sarei stato di un'opinione diversa? Riflettere su cosa, sul fatto che evidentemente cio' che lei ritiene "bella" architettura e' a stento architettura dal mio punto di vista?

>(SL) Quindi ripeto: in biennale ci sono ottime architetture (altro che stato >penoso e altre generiche considerazioni che lei dice);

Bene, sara' cosi' gentile da indicarle, visto che evidentemente questi splendori mi sono sfuggiti...

>(SL) ma, ad essere rigorosi, non mi ha convinto il modo con cui sono state >esposte. Non si discute il cosa ma il come.

Evidentemente il mio intervento era teso proprio a mettere in discussione il contenuto al di la' di una "forma" espositiva per altro "facile" per il visitatore comune. Esporre una schifezza in modo efficace aiuta senz'altro... anche se difficilmente tramutera' una schifezza in qualcosa di migliore...

>(SL) Grazie al cielo, oggi, si fa e si vede ottima architettura!

Secondo lei... Mi sembra che ogni tanto valga la pena ricordarle che "grazie al cielo" ognuno la pensa come vuole, lei compreso ovviamente...

>A disprezzarne o ignorarne il senso sono rimasti in pochi: quelli che in >questa vedono la dissoluzione del loro potere e privilegio e quelli che >d’architettura capiscono poco o nulla.
>Scelga lei dove vuole stare.
(Il manicheismo che le piace tanto non mi appartiene, visto che per quello che posso, cerco di restare in una categoria che si e' dimenticato di nominare e che magari non conosce, quella delle persone civili.
Vede, io non so di preciso chi le abbia fatto cosa per renderla cosi' rabbioso, ma cerchi di mettere le cose nella giusta prospettiva, l'architettura infondo non e' nulla di cosi' importante in confronto ad altre cose... ci rifletta.)

Diciamo che SECONDO ME l'architettura come disciplina si trova da molti anni priva di basi (qualsiasi esse siano state prima) e che questo provoca una forte instabilita' e l'incapacita' di sviluppo. Di fatto l'architettura diventa un po' architettura/scultura, poi un po' architettura/ingegneria, poi un po' "anything goes". Se lei la pensa diversamente avara' i suoi argomenti che sarei interessato a conoscere...

Tutti i commenti di enricogbotta

14/9/2002 - Sandro Lazier risponde a enricogbotta

“Cosa le fa pensare che non abbia letto quello che ha scritto? Il fatto che non credo che lei abbia ragione a dire che ci siano "belle" architetture esposte alle corderie? Se avessi letto sarei stato di un'opinione diversa? Riflettere su cosa, sul fatto che evidentemente cio' che lei ritiene "bella" architettura e' a stento architettura dal mio punto di vista?”
Me lo ha fatto pensare il fatto che lei non ha commentato il come, ma il cosa.

“Bene, sara' cosi' gentile da indicarle, visto che evidentemente questi splendori mi sono sfuggiti...”
Uno per tutti. Torni a visitare il padiglione russo.

“Esporre una schifezza in modo efficace aiuta senz'altro... anche se difficilmente tramutera' una schifezza in qualcosa di migliore...”
Mi spiace ma il pittore Duchamp le darebbe torto. Si può esporre un cesso in modo sublime e chi ne farà esperienza (del modo, ovviamente non del cesso) ne uscirà arricchito.

“Diciamo che SECONDO ME l'architettura come disciplina si trova da molti anni priva di basi (qualsiasi esse siano state prima) e che questo provoca una forte instabilita'...”
Evviva! Era ora di abbandonare la disciplina e la stabilità. L’architettura moderna è negazione della disciplina e della stabilità. Non ha bisogno di basi e rende inutile la ricerca del formalismo. Zevi insegna.

“Di fatto l'architettura diventa un po' architettura/scultura, poi un po' architettura/ingegneria, poi un po' "anything goes". Se lei la pensa diversamente avrà i suoi argomenti che sarei interessato a conoscere...”
Basta leggere quello che ho scritto con fatica proprio per mostrare come sia impossibile ridurre a categoria l’espressione.
Non se la prenda e non mi accusi di perfidia. Non ce l’ho proprio con nessuno e accetto le opinioni di tutti, quando sono sostenute da argomenti interessanti che nel suo scritto non ho trovato.

 

2 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 183 di enricogbotta del 13/09/2002


Se si facesse la Biennale ogni 10 anni, cioe' se si facesse una Decennale dell'Architettura di Venezia, forse si riuscirebbero a vedere delle novita'... puo' essere, infatti, che i tempi fisiologici dell'architettura siano incompatibili con mostre che si tengano a "soli" due anni di distanza.
A giudicare dalla mostra di quest'anno si potrebbe addirittura pensare che i ritmi fisiologici dell'architettura abbiano cicli trentennali, infondo il Centro Pompidou e' del '71. Il problema e' che la stragrandissima maggioranza dei progettisti presenti, noti e meno noti, progettano come trenta anni fa, o nei "migliori" dei casi, come 15 anni fa (Libeskind e Hadid e Eisenman...).
Insomma una mostra da ignorare e consegnare all'oblio.

Sullo stato penoso dell'architetura in italia ci sono pochi dubbi. Sullo stato penoso dell'architettura IN GENERALE sembrano esserci pochi dubbi. Le prototecnologie che si dice (ho sentito dire perche non l'ho visitata personalmente) abbiano dominato la Biennale di Fuksas forse sono veramente state un falso allarme: se l'evoluzione delle premesse e delle suggestioni della mostra di due anni fa si sono tradotte in cio' che vediamo ora ai giardini e all'arsenale, allora forse questi due anni non sono serviti per tentare di rendere tangibili quelle ricerche ma per stirare il periodo '85-'95 per altri dieci anni.

Io ho visto al massimo qualche facciata, sistemi tecnologici di facciate sia ben chiaro, cioe' cose su cui gli architetti dicono ben poco. E tutti anche piuttosto futili. Un'analisi seria dello stato dell'architettura su scala globale credo si debba porre il problema del ruolo in cui l'architetto, gli architetti, sono stati o si sono relegati. Ormai sembrano esserci solo degli scatoloni slegati da tutto in cui l'unico elemento "caratteristico" e' la pelle esterna, il piu' uniforme possibile, il meno costosa possibile, il piu' facile possibile.
Non c'e' niente di nuovo alla biennale forse perche non c'e' niente di nuovo nel mondo dell'architettura. Purtroppo, quel che e' peggio, e' che sembra non ci sia neppure l'intenzione, la volonta' o il desiderio di fare qualcosa di nuovo.
Non e' pessimismo, credo sia obiettivamente lo stato delle cose. Poi per alcuni questa situazione puo' essere vista come irreversibile e indurre a visioni catastrofiche oppure puo' diventare uno stimolo.
L'architettura e' da molto tempo incerta nelle sue basi disciplinari. Cioe' e' soggetta ad una forte crisi di identita' e negli ultimi 10-15 anni ha seguito il canto di molte sirene, l'ultima in ordine di tempo e' il digitale. Ammaliata al punto da essere pronta a sciogliersi in qualsiasi altra cosa "tirasse" sia come immagine che da un punto di vista puramente economico. Un futuro non "architectural" (leggere alla francese...) per l'architettura significa, credo, che l'architettura debba ritrovare una identita', non necessariamente quella di prima, e non necessariamente continuera' a chiamarsi architettura.
Quello su cui personalmente nutro forti dubbi e' la riduzione, perche' di riduzione si tratta, di cio che conosciamo come architettura a puro "fenomeno", cioe' l'abbandono alla sola ricerca della "sensazione" intesa sia come percezione che come "evento" tschumiano. Sarebbe come dire che l'arte puo' essere solo psichedelia.

Per non uscire dal tema direi che le biennali continuano a registrare questo profondo stato di spaesamento, e nel caso di Next, si aggrappa alla costruzione come ultimo elemento di realta' per una disciplina che diventa ogni giorno piu' vuota.

Tutti i commenti di enricogbotta

13/9/2002 - Sandro Lazier risponde a enricogbotta

Caro enricogbotta.com
Non sono del tutto convinto che lei abbia letto quello che ho scritto. La sua veemenza nel mandare tutto al macero probabilmente non le ha concesso di riflettere a sufficienza.
Quindi ripeto: in biennale ci sono ottime architetture (altro che stato penoso e altre generiche considerazioni che lei dice);
ma, ad essere rigorosi, non mi ha convinto il modo con cui sono state esposte. Non si discute il cosa ma il come.
Grazie al cielo, oggi, si fa e si vede ottima architettura!
A disprezzarne o ignorarne il senso sono rimasti in pochi: quelli che in questa vedono la dissoluzione del loro potere e privilegio e quelli che d’architettura capiscono poco o nulla.
Scelga lei dove vuole stare.

 

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