Giornale di Critica dell'Architettura
Design

Contro-contro design

di Gianni Marcarino - 15/9/2002


Philippe Starck ha disegnato, o forse solo ridisegnato,una serie di elementi per bagno, prodotti in gran serie dalla Duravit e destinati, ovviamemente, ai grandi numeri, alla gran distribuzione, alle forniture. Il prezzo di questi accessori deve essere per sua natura contenuto ed il lavoro di un designer di fama e qualità come Starck è quello di dare dignità estetica a prodotti normalmente abbrutiti dalla presunzione di dare fogge “classiche”, in stile, senza peraltro usare ironia o cattiveria a prodotti di largo consumo popolare: insomma il kitsch.
Non che debba esistere a tutti i costi una sorta di pulizia formale solo perché il prodotto non è frutto di sofisticate ricerche tecnico-estetico-filosofiche, ma come ha insegnato molta arte contemporanea il valore dell’oggetto parte dalla volontà comunicativa dell’autore.
Ora, leggendo le dichiarazioni riportate su riviste di settore, Starck si dedicherebbe al controdesign, al prodotto dal prezzo basso: basta oggetti costosi e sofisticati per ricchi decadenti!
Sorge il dubbio, allora, che i prodotti pensati dai guru del design, prodotti da aziende di dimensioni relativamente piccole, anche se famose, dopo aver fatto ricerca e speso in proprio, e rivenduti ad una piccola fascia di temerari ed avventurosi clienti, abbiano (a parte le royalties pagate ai progettisti) una colpa morale da espiare; a quando un girotondo intorno una sedia di Driade?
Sorge, però, anche il dubbio che siano ambiti diversi, mondi e paradigmi diversi non confrontabili: esiste un design di ricerca che, come avanguardia, non può che essere affrontato con determinati numeri e costi (ameno di non obbligare per legge le persone all’acquisto in massa) ed esiste certamente la possibilità di produrre a prezzi contenuti prodotti ad alta rotazione di consumo con un buon design.
Credo sia comunque questione di verità ed onestà intellettuale e sociale, in ogni caso e non tanto questione ideologica,di design democratico o controdesign. Urgerebbe chiarimento del pensiero (debole?) starckiano.

(Gianni Marcarino - 15/9/2002)

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Commento 195 di Angelo Errico del 28/09/2002


Mi laureavo cinque anni fa al Politecnico di Milano, design (ne ho 37 oggi), mi sono iscritto nell'84 e sono cresciuto nei rinomati anni del benessere.
S'imparava la filosofia della progettazione, il Bauhaus, Gropius, il funzionalismo tedesco... la Kartell invitava gli studenti negli stabilimenti che frequentavano il corso con la Castelli Ferrieri, e si respirava un'aria di entsiasmo creativo; c'era anche Castiglioni che dei suoi oggetti ha fatto oggetto d'interi stage nel mondo, con i quali riesce a vivere di rendita. Enzo Mari ci esortava all'object trouvé.
Tra la banalità di una deformazione interpretativa della forma e l'essenzialismo di un oggetto, abbiamo creduto noi ex studenti, di essere stati così unti da un olimpo di divinità, sulla capacità acquisita di creare con la ci maiuscola, la forma delle cose e della loro essenza, e realizzare un progetto a più vasta portata, andando consapevolmente a modificare lo stile di vita, con lo stile delle cose nuove e di nuovi materiali.
Non ci avevano detto però che piove solo sul bagnato.
Nel frattempo si enfatizzava una realtà di benessere sociale oinvolto masse intere,nello sfoggio e nell'apparire. La griffe, la firma, erano il marchio sociale del marchio di garanzia, di un qualcosa di qualità, autentico, e poi soprattutto, costoso.
Quanto il marketing sia necessario per vendere a folle deliranti, un orologio di plastica, lo sapevano i miei insegnanti all'epoca. Probabilmente però, non c'era quel tenore economico che potesse far compiere il balzo dall'esclusività dalla produzione artigianale per pochi, alla produzione industriale per ancora pochi. Con gli anni '80 questo è finalmente successo.
Fermo restando che condivido il design semplice e contemporaneo, più coerente ed adeguato alla nostra epoca e alle nostre necessità, quel valore aggiunto che tanto piace agli acquirenti per essere esclusivisti (quelli che conservano gli spazzolini da denti come qualcuno ha scritto) serve soltanto per tenere il regime di mercato stretto stretto a pochi eletti, come Stark, che in fondo in fondo, se la suonano e se la cantano a loro piacimento.
In certi casi, certi oggetti potrebbero essere pensati da studenti anonimi, ma ciò renderebbe più che l'oggetto anonimo e banale, il fruitore tale, e in un'epoca come questa , oramai politeista, non è più il santino a gratificare i sogni e le speranze della massa, ma proprio quelle divinità come Stark (ma non ce l'ho con lui in prima persona).
Allora la domanda provocazione è: ma c'è proprio bisogno di dare rilevanza a quanto oggi Stark dice contraddicendosi con quanto asserviva in passato? La risposta da parte mia è: si, se il non senso alberga (certamente alberga) nelle nostre abitudinarie azioni quotidiane.
Angelo Errico

Tutti i commenti di Angelo Errico

 

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Commento 187 di maurizio zappalà del 22/09/2002


Porto con affetto e orgoglio (non posso fare a meno della mia vanità) l'ultimo bracciale-orologio per Fossil di Starck e conservo come reliquia gli spazzolini , oggetti del desiderio dei mie figli la mattina in bagno, e inizio la mia giornata spemendo un pompelmo nello strepitoso spremi-aggrumi di Alessi. Non capisco quale tipo di moralismo si voglia fare in questo articolo. Forse il solito senso di castrazione di chi soltanto sa criticare e non realizzare nulla di concreto? Starck è un grande ed ha rivoluzionato dei processi vetusti di rapporto design-produzione. Con quali interessi non mi riguarda e forse non ci riguarda. Poichè non sono diversi da quelli canonici tra creativo-committenza- realizzazione. L'importante per me è che ciò che ha fatto Starck è "arrivato", ha trasformato ed è utile e perchè no, a volte ,costa poco e altre costa tanto.
Di cosa stiamo parlando?!...

Tutti i commenti di maurizio zappalà

22/9/2002 - Gianni Marcarino risponde a maurizio zappalà

Sposo le Sue conclusioni. L'importante è fare, gli oggetti possono essere più o meno costosi, secondo le condizioni particolari che li fanno nascere e stare sul mercato. E' esattamente quello che volevo dire nel mio articolo, nel quale peraltro non metto in discussione la bellezza degli oggetti disegnati da Starck (questo meriterebbe un dibattito a parte). Lei commenta, parlando degli oggetti e dei suoi gusti personali, un tema che, appunto, non è stato affrontato.
La mia critica è rivolta al concetto di "design democratico o controdesign" per cui esistono oggetti che hanno valore etico in quanto costano poco ed altri che sono immorali causa il loro prezzo.
Non è un argomento di secondo piano; coinvolge l'atteggiamento di noi tutti verso le cose e verso le persone; riguarda il nostro fare quotidiano.
Possiamo scegliere di acquistare oggetti con costi molto diversi tra loro perchè ci sentiamo liberi di scegliere e giudicare il loro valore, oppure possiamo pensare che esistano "classi" di prodotti omologabili per costo e fascia sociale "adeguata" (questo è moralismo/classismo).
Mi ha stupito che un personaggio come Starck, che ha disegnato per aziende prestigiose prodotti di alta gamma, abbia in qualche modo lasciato intendere che esista appunto una scala di valori etico-morali tra prodotti molto diversi.
La funzione della critica non è solo quella di affermare "bello-brutto", di essere cattiva o deferente; dovrebbe fare ciò che Lei ritiene superfluo: indagare le idee, le teorie e vedere dove esse conducono, in particolare quelle di chi crea o condiziona le tendenze.
Non le pare un gesto di libertà, quanto quello di conservare le spoglie di uno spazzolino da denti?

 

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