Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Con Ranaulo a Sciacca, per ridare vita a Samonà

di Paolo G.L. Ferrara - 2/10/2002


Se l'obiettivo era quello di dare vita ad un dibattito propositivo sul destino del teatro popolare di Sciacca, abbiamo fatto centro.
L'idea di progetto, presentata sabato 28 settembre al Sindaco e alla Giunta comunale, ha sortito effetti imprevisti, primo fra tutti la presenza di molti cittadini interessati alla vicenda.
Fermiamoci su quest'ultimo punto: è parso chiaro che la "questione teatro" non è esclusiva degli addetti ai lavori, tutt'altro, e ciò basterebbe a decretare il successo dell'incontro. La città vuole il teatro ed è, soprattutto, decisa a combattere per la messa in funzione della struttura.
Gli argomenti posti in campo vanno oltre la questione puramente linguistica dell'architettura (del progetto ne parleremo in un articolo specifico, corredato da immagini), e colpisce direttamente la questione sociale. Il teatro di Samonà non è mai stato ben visto dai saccensi, poichè lo hanno sempre considerato un oggetto, ancor prima che inutilizzabile perché sovradimensionato, deturpante la zona delle Terme, causa la sua espressione linguistico-spaziale. A ciò si è aggiunto lo stato da "incompiuta" che dura da venti anni e che ha fatto sempre più distaccare i saccensi dall'opera di Samonà, nonostante il pregio architettonico della stessa. Degli sprechi, della cattiva amministrazione, delle lungaggini burocratiche, il teatro ne era diventato il simbolo.
Ero dunque convinto che la gente fosse restia a prendere in seria considerazione il problema. Sabato scorso ho potuto ricredermi: si vuole che la struttura ci sia, ovvero che funzioni, che serva la città, che la valorizzi. Altro che abbattimento.
Indiscutibilmente, il progetto presentato ha creato le basi a questo entusiasmo perché centra perfettamente i problemi e li risolve in modo assolutamente brillante. Il tutto, sia chiaro, oltre la pura estetica (siamo oltre il "bello o brutto").
Rendere polifunzionale l'attuale struttura vuota del teatro è la chiave di volta del problema. Difatti, se davvero il presidente della regione Cuffaro crede che terminare il teatro secondo la sua funzione originaria possa dare dei frutti, beh, si sbaglia. E credo che lo sappia benissimo.
Attenzione, desidero precisare che antiTHeSi non ha alcuna intenzione di farne una questione politica. Il nostro ruolo è semplicemente quello di collante tra architetto ed amministrazione, ma sempre pronti a criticare, se necessario, le loro scelte. Dunque, quello che auspichiamo è semplicemente il buon senso da parte degli amministratori. Un buon senso che può essere dedotto dalla concezione che Ranaulo ha dato al suo progetto: la sola funzione di teatro non potrà mai garantire la sopravvivenza della struttura. Dopo l'incontro del 28 settembre, la palla è ora nelle mani della politica e ci auguriamo che l'avere smosso le acque stagnanti possa portare ad una risoluzione veloce del problema. Il Sindaco Cucchiara ha mostrato grande interesse e disponibilità verso la proposta di Ranaulo, così come il Sen. Accursio Montalbano e l'On. Stefano Cusumano, entrambi parlamentari di Sciacca.
Tutti d'accordo che la struttura attuale debba essere convertita polifunzionalmente, fermo restando che la funzione "teatro" abbia comunque priorità sulle altre attività eventuali.
Sciacca sta vivendo un momento molto favorevole sul piano delle operazioni per renderla il terzo polo turistico della Sicilia (Sviluppo Italia ed il Gruppo Forte sono già attivi), e va dato atto al Sindaco Cucchiara di avere compreso appieno che la messa in funzione della struttura dei Samonà potrebbe essere un valore aggiunto allo sviluppo turistico della città.
Cosa succederà è per noi impossibile dire, visto e considerato che la partita si gioca tra due squadre agguerrite, Regione Sicilia e Comune di Sciacca, che, a parere nostro, dovrebbero cercare di essere sinergiche nel portare avanti una questione che, prima che i loro equilibri politici, riguarda i cittadini ed il futuro della città.
Importante sarà il ruolo della cultura ufficiale, sì, proprio di quella che è "stata muta" per venti anni e che si è svegliata solo dopo che, al convegno "Conversazioni di architettura in Sicilia", noi di antiTHeSi, ponemmo con forza il problema teatro e Ranaulo parlò concretamente della possibilità di donare al Comune una sua idea progettuale.
La cosa, di per sé, è significativa dello stato di mutismo generale, se è vero, come è vero, che il fermento propositivo sull'opera abbandonata è nato dall'iniziativa di una piccola rivista qual è antiTHeSi; c'è da chiedersi dove sia stata la cultura ufficiale (soprattutto quella siciliana) in questi venti anni e perché non si sia fatta sentire quando Casabella (nel 1982) pubblicò la falsa notizia del "teatro pronto a funzionare".
Lo scorso agosto, firmando un appello congiuntamente a docenti universitari, l'arch.Giacomo Leone ha chiesto al persidente Cuffaro che il Teatro sia completato secondo il progetto originario dei Samonà.
Lecito che Leone si schieri secondo le sue idee, ma resta il fatto che anch'egli è "stato mutu" in tutti questi anni e che, invece di contattare chi, con grande cortesia, lo coinvolse quale relatore al convegno di Sciacca per discutere proprio i problemi e i significati dell'architettura negata, ha preferito schierarsi contro, supportato da nomi prestigiosi (o, quantomeno, noti).
Ecco il punto : "schierarsi contro", piuttosto che lavorare uniti per contribuire alla risoluzione del problema, è pericolosissimo, perché rischia d'innescare una diatriba tra le diverse posizioni della critica, che non farebbe altro che favorire eventuali giochi politici degli amministratori.
Dunque, la vicenda dell'appello veneziano la considero semplicemente una caduta di stile, senza alcun senso critico costruttivo. Leone avrebbe dovuto semplicemente sforzarsi di ricordare il nome "antiTHeSi", contattarci e chiederci notizie rispetto l'iniziativa dell'arch.Ranaulo.
Comunque sia, la realtà è che Ranaulo, a Sciacca, non si è parlato addosso ma ha fatto un gesto che molti altri architetti dovrebbero fare, soprattutto quelli che predicano bene alle conferenze, ma razzolano male al momento di fare qualcosa di concreto.
Il recupero polifunzionale della struttura apre numerose prospettive positive e la nostra proposta progettuale non intacca assolutamente il messaggio lingusitco-spaziale dei Samonà. Piuttosto, ne sfrutta le potenzialità, dandogli vigore e rendendolo contemporaneo. La proposta fatta può esserci perchè c'è il progetto Samonà, perchè su esso è studiato e da esso nasce.
Siamo andati a Sciacca per far intendere che le parole spese al convegno dello scorso maggio non erano di forma, ma di sostanza. Un personale ringraziamento a tutti quelli che hanno assistito e partecipato attivamente alla presentazione del progetto di Ranaulo, perché hanno dato vita ad un dibattito proficuo, che è ciò che la cultura chiede per potersi dire attiva.
Qualche intemperanza fuori luogo è venuta dall'architetto locale Pietro Alberto Piazza che, nonostante sia arrivato a conclusione del dibattito, non assistendo così all'esposizione del progetto e fraintendendo quanto cercavamo di dire in merito alla riunificazione tra architettura ed urbanistica (intendendo viceversa che noi auspicassimo la fine dell'urbanistica), ha decisamente posto il veto sul progetto Ranaulo in nome dell' "identità" del luogo. Ma di quale "identità" parlasse (il teatro? il contesto del teatro? la città nella sua totalità?) non è stato possibile capire: alla mia domanda ha risposto con ironia inzuppata di "superiorità culturale", tipica di chi rappresenta un potere culturale (Piazza credo sia docente a Palermo) che non ammette alcuna interferenza, quel potere che ha castrato la crescita storico-critica italiana. Comunque sia, antiTHeSi sarà bel lieta di ospitare l'arch. Piazza nel caso volesse avere il piacere di illustrarci compiutamente i suoi pensieri.
Detto ciò, quel che importa è che da Sciacca è arrivato un grande esempio di civiltà: progettisti, cittadini, commercianti, artisti teatrali, amministratori, si sono confrontati pacatamente e costruttivamente.

(Paolo G.L. Ferrara - 2/10/2002)

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