Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Candido ed (un altro) sogno fatto in Sicilia (?)

di Paolo G.L. Ferrara - 27/10/2002


Non è azzardato dire che la decisione della Regione Siciliana di concedere all'iniziativa privata, quale bene demaniale, il Teatro Popolare di Sciacca, sia stato un "colpo di scena". Ed in effetti, considerando che, per ben tre volte nell'arco degli ultimi cinque mesi, il Presidente Salvatore Cuffaro aveva ribadito la ferma intenzione di finanziare il completamento dell'opera, la sorpresa non è mancata.
Cosa ci sia dietro la repentina decisione è difficile sapere ( ma forse, essendoci di mezzo la politica, sarebbe più appropriato dire "è difficile capire").
Comunque sia, poco male: così è deciso, ed è bene iniziare a capire che direzione assume ora il destino dell'opera di Samonà e chi ne sarà la guida.
Difatti, il pericolo maggiore è che il tutto si trasformi in un "lavarsene le mani" da parte degli amministratori. Da una parte, la Regione amministrata dal centro-destra che, compresa l'entità del problema che si sarebbe posto in merito alla gestione della struttura una volta ultimata nella sua destinazione originaria, decide di disfarsene (della struttura e del problema), quasi a volersi pulire la coscienza di un danno iniziato venticinque anni fa. Operazione che però, dovesse avverarsi tale ipotesi, non sarà facile, poiché in Sicilia difficilmente si può giocare allo scarica barile politico (per capirci, quello del tipo "non è colpa nostra...il problema lo abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione"), visto e considerato che ha sempre governato la DC e che Cuffaro e la sua Giunta ne sono una costola.
Sull'altra sponda, l'Amministrazione comunale di Sciacca, di centro-sinistra, che prende a pretesto la questione Teatro per potere additare alla rivale politica (la Regione, appunto) il problema dello stato di abbandono dell'opera. Sull'onda di tale obiettivo, il sindaco Cucchiara si batte affinchè la Regione dia il via libera alla sua amministrazione di potere gestire direttamente la struttura. Ma, in realtà, spera che la Regione non ceda e che, anzi, finanzi l'opera e si trovi successivamente in difficoltà per la sua gestione, la qualcosa sarebbe attaccabilissima politicamente. Ma se così fosse, la recente decisione della Regione si è trasformata in una sorta di gol in contropiede e, con la palla a centrocampo, il Sindaco si trova a dovere gestire l'azione per rimontare e vincere la partita "politica": impegnarsi a fondo per mettere in funzione la struttura.
Questa la peggiore delle ipotesi, con il teatro che resterà lì, nella sua veste di forziere virtuale dello spreco del denaro pubblico.
Ma vogliamo essere ottimisti e credere nell'impegno concreto di chi amministra. Del resto, visto l'interesse e l'impegno del Sindaco Cucchiara in merito alla vicenda, siamo fiduciosi che la politica sia -finalmente- davvero decisa a darsi da fare attivamente.
D'altronde, se la questione è stata riaperta dal convegno dello scorso maggio e dal progetto che Gianni Ranaulo ha presentato un mese fa alla città, come non esserlo? Ammetto però che lo sforzo per convincermi di ciò è notevole, perché dietro i proclami e le dichiarazioni politiche c'è sempre qualcosa che mi sfugge.
Nell'ultima settimana, il Sindaco Ignazio Cucchiara e l'Assessore regionale alla presidenza David Costa hanno duettato a distanza, a mezzo dichiarazioni sui nuovi sviluppi.
Cucchiara dichiara che "...le notizie riguardanti la dismissione di parte del patrimonio immobiliare regionale, con esplicito riferimento allo stesso teatro Popolare di via Agatocle, vanno nella direzione da tempo intrapresa da questa Amministrazione : il coinvolgimento degli imprenditori privati".
David Costa risponde che "...il teatro di Sciacca non risulta incluso tra i beni da dismettere, ma tra quelli da valorizzare [...] La Regione intende dare una svolta alla politica di gestione del patrimonio immobiliare, accelerando le dismissioni dei beni di nessun pregio né utilizzabili per fini istituzionali e tentando di attrarre investimenti privati, il più consistenti possibile, per la valorizzazione del patrimonio di pregio,non alienando, quindi, i gioielli di famiglia. Occorreva, però, iniziare con un sondaggio concreto dell'interesse che tale iniziativa era in grado di determinare nei settori economici interessati".
E per sondare, la Regione decide di includere, tra i beni in dismissione, anche il Teatro Popolare. Nel suo sito internet si legge oggi del teatro quale "...Immobile non destinato alla vendita, ma a progetti di valorizzazione". Ma una settimana fa, questa frase non c'era...e la dichiarazione di Costa appare un'operazione abbastanza anacronistica, che potrebbe sottintendere un ripensamento da parte della Regione, un'affannosa corsa per recuperare l'errore, anch'esso in parte politico.
Che tutto ciò sia aria fritta e che le semplici dichiarazioni lascino il tempo che trovano è abbastanza palese, nel senso che non è più tempo per le parole e che "il fare" s'impone quale unica via per dare dignità all'opera di Samonà (e, di riflesso, agli stessi politici).
Primo passo, fare chiarezza sulla situazione: chi gestisce? chi decide? chi avrà il compito di cercare i privati? e su che basi deciderà i partners? che destinazione d'uso avrà, teatro o altro?
Se la struttura non è destinata "...alla vendita, ma a progetti di valorizzazione", allora si bandisca un concorso internazionale di progettazione per il suo riuso, che metta in campo forze propositive e che faccia conoscere il Teatro Samonà. Ma che sia un concorso che vada oltre la semplice vernice sotto la quale ci sta il marcio, ovvero, non lo si usi per far finta di essere attivi in merito al problema.
Non un concorso d'idee, ma di fattibilità.
Si preferisce terminare l'opera così come progettata da Samonà? Benissimo, soprattutto perché si darebbe vita ad un'architettura di altissimo pregio. C'è però da dire che quest'ultima strada, vista la decisione della Regione, assume le sembianze di un percorso difficile, in quanto sarà improbabile trovare un solo gestore di una struttura così sovradimensionata. Di questo aspetto sarà fondamentale che le Istituzioni analizzino e capiscano i risvolti. Nel contempo, si attivino nel cercare possibili finanziatori privati, e lo facciano oltre il semplice inserimento nel sito internet, dimostrando che hanno davvero a cuore la questione.
Certo, quando si scrive su questioni siciliane si rischia sempre di fare una figura "donchisiottesca" e la cosa non è sicuramente piacevole. Ma l'azione della critica non può esentarsi dal combattere attivamente per raggiungere gli obiettivi che le competono: valorizzare l'architettura, ma sempre e comunque in rapporto alle questioni sociali.
Noi di antithesi abbiamo dedicato impegno e tempo sulla vicenda, ma non abbiamo ancora raggiunto alcun risultato tangibile e se il teatro non dovesse essere completato, avremmo fallito anche noi, ineludibilmente. Ma molto meno degli amministratori, ed in buonafede.

"Qui si sente che qualcosa sta per finire e qualcosa sta per cominciare: mi piace vedere quel che deve finire" - risponde Candido alla madre che vorrebbe portarlo via da Parigi e condurlo con sé in America.
"Hai ragione, è vero: qui si sente che qualcosa sta per finire, ed è bello...Da noi [in Sicilia] non finisce niente, non finisce mai niente" - conferma, camminando per le vie di Parigi, Don Antonio.



(Paolo G.L. Ferrara - 27/10/2002)

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