Giornale di Critica dell'Architettura
Diritto di Replica

Escusatio non petita...

di Paolo G.L. Ferrara - 29/1/2003


L'articolo è stato modificato su esplicita richiesta di una delle persone citate nella stesura originale, la quale non ha ritenuto attinente l'avere legato la questione da lui sollevata a quella del Master In/Arch.
Ovviamente non sono per nulla d'accordo, ma prendo atto della legittima richiesta e ripropongo l'articolo con le modifiche necessarie


Vorrei esprimere a Massimo Bilò -coordinatore di segreteria dell'INARCH e Presidente della struttura operativa che attuerà materialmente il Master- le mie perplessità sul suo intervento durante la presentazione del Master. Intervento pubblicato da architecture.it e che antithesi, a differenza di quanto avvenne per il lancio dell'evento, non ha avuto il piacere di ricevere per poterlo mettere on line. La spiegazione si rintraccia tra le parole di Bilò che, dopo avere sottolineato che alle critiche affettuose e costruttive avrebbe risposto con interesse "...chiedendo di aiutarci e di valutarci con più argomenti alla fine del lavoro", ha espressamente commentato le critiche non affettuose "...che mi sembrano tanto strumentali quanto pelose - mosse come sono da antipatie personali, gelosie accademiche o inconfessabili interessi di bottega - risponderemo in altri modi".
Per quanto Bilò non ci abbia citati specificatamente, il messaggio non poteva essere che diretto a noi, perché da noi e da Mara Dolce è nato il "caso". Bilò è chiaro: noi di antiTHeSi e, presumibilmente, Mara Dolce ci muoviamo rispetto antipatie personali, gelosie accademiche e inconfessabili interessi di bottega.
Ma c'è qualcosa che non quadra: anche il Prof. Antonino Saggio ha sollevato il problema ma forse che, essendo persona difficilmente attaccabile nei contenuti di quello che dice, la sviolinata di Bilò sia stata d'obbligo? Eccola:"...la nostra iniziativa intende affiancarsi senza confusione di ruoli alle attività didattiche delle facoltà universitarie, dove operano eccellenti docenti in corsi apprezzati".
Si raggiunge così il massimo dell'incoerenza: Saggio è stato tra i primi ad attaccare duramente per la questione borse di studio mancanti ma, si sa, quando il nemico è più forte è meglio farselo amico...
Dal canto nostro, respingiamo le accuse ed invitiamo Bilò a dimostrare ciò che ci imputa.
Nel frattempo, constatiamo che la questione borse di studio ha colpito nel giusto a tal punto che, invece di rimediare, Bilò attacca senza contenuti chi l'ha messa in evidenza, non trovando di meglio che esprimere "...un rammarico: è quello di non aver potuto mettere in gioco qualche borsa di studio per persone particolarmente meritevoli. Ma l'INARCH è un ente senza fini di lucro che si autofinanzia; ogni piccolo obiettivo richiede grandi sforzi e dedizione. Questo non significa, tuttavia, che non potremo migliorare in seguito e allargare lo spazio di accesso, come desideriamo".
Scusi Bilò, ma che c'entra "l'ente senza fini di lucro" con le Borse di studio? Avete o non avete degli sponsors? Avete o non avete chiesto circa € 4.000,00 a ciascun partecipante? Vuole forse dirci che l'In/Arch ci rimetterà?
Caro Bilò, non abbiamo contestato nulla che fosse un fatto personale, soprattutto non abbiamo nulla contro i docenti (men che meno l'invidia accademica. Ne siamo fuori da queste idiozie), bensì la mancata possibilità d'accesso al master da parte di chi non può permettersi la cifra richiesta. Non avete fatto un torto solo a questi ultimi, ma anche a Bruno Zevi e allo spirito con cui fondò l'Istituto. E se ci siamo indignati, la cosa dovrebbe fare piacere proprio ai docenti impegnati nel master: significa che avremmo voluto che anche ai disagiati venisse data l'opportunità di seguire un Master di sicuro interesse.
Ho saputo che l'In/Arch ha serie intenzioni di querelarci per gli articoli pubblicati -e l'ho saputo direttamente da una persona coinvolta nell'organizzazione.
Attendiamo, impauriti, piagnucolanti e timorosi di avere perso un'altra occasione di entrare "nel giro che conta". Che squallore...:è la seconda volta che mi sento dire che "antithesi ha perso un'occasione...", ovvero che abbiamo bruciato la possibilità di essere coinvolti attivamente nel sistema della critica architettonica. Questi ricattucoli, che si basano sul nostro presunto arrivismo, mi fanno semplicemente nausea.
Ribadisco per la millesima volta che non c'interessa il potere, sotto qualsiasi forma si celi e si sveli.
L'In/Arch ha sbagliato gravemente e sarebbe stato molto più semplice prenderne atto e scusarsi rimediando alla questione "borse di studio".
Avevo proposto di potere avere on line le lezioni che si svolgeranno durante il Master, per metterle a disposizione di tutti. Ovviamente so bene che non sarà possibile averle in tempo coincidente con lo svolgimento dello stesso, ma potrebbe essere possibile metterle a disposizione dopo alcuni mesi dalla sua conclusione. Non è detto che la rivista on line ospitante debba essere antiTHeSi; piuttosto, importa che la pubblicazione venga fatta.
Giro la richiesta direttamente a Bilò e attendo.


(Paolo G.L. Ferrara - 29/1/2003)

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Commento 272 di enricogbotta del 31/01/2003


IL POTERE LOGORA CHI LO CERCA
Mi sembra che gli sviluppi della vicenda del master di architettura digitale organizzato dall’In-Arch stiano portando la discussione verso un tema che sta diventando a mio avviso sempre più importante: cioè la costruzione (o sarebbe meglio dire i tentativi di costruzione) di nuove nicchie di potere.
I centri “storici” del potere (e con questo intendo la capacità di influire sul successo o meno di individui o indirizzi culturali) sono sempre state le università. Operando una semplificazione, si può dire che però che con l’avvento di internet la centralità del potere accademico si sia incrinata.
Dal momento che uno dei principali strumenti per il mantenimento del potere universitario è sempre stato l’accesso alla stampa ed alle case editrici, è evidente che il nascere di internet ha reso molto più facile per chi fosse escluso da tale meccanismo di costruirsi canali alternativi.
E’ stata questa la storia di architettura.it, ma anche di casa’emmerda rivista che lanciai nel ’96 e rimase on-line per brevissimo tempo, e di tutte quelle che sono venute dopo. Il problema all’inizio (parlo degli anni ’95-’96) era il contenuto, cioè fondamentalmente come fare per differenziarsi dalle riviste tradizionali (casa’emmerda fa chiaramente il verso a casabella di cui voleva essere una rilettura parodistica). L’atteggiamento all’epoca era principalmente polemico (es. La Cucina di Harpo, rubrica su arch’it). Mancava però un contenuto in grado di dare maggior indipendenza ed eliminare il ruolo di referente giocato dalle riviste su carta.
Ecco che arriva l’architettura digitale, il contenuto che mancava. Giustamente incommensurabile con gli schemi critici adottati normalmente, metteva al riparo da qualsiasi possibilità di confronto. A quel punto si aveva un mezzo non controllato dal potere accademico, cioè internet, ed un contenuto incommensurabile, cioè sicuro, cioè l’architettura digitale (qualsiasi cosa si intenda con questo termine). Mancava solo una cosa il pubblico, il consenso.
Pubblico che comincia ad arrivare alla fine degli anni novanta a fronte del successo internazionale di “architetti digitali” come Greg Lynn, Asymptote, Van Berkel, Oosterhuis, Nox, MVDRV, etc., e la rilevanza di scuole come Architetcural Association e Columbia University che hanno spinto fortemente (e cissà perché) il digitale.
Questo nuovo sistema di potere, ancora in fasce sia chiaro, si è ormai configurato agli occhi dei più come qualcosa di decisamente diverso dalla cosiddetta accademia. Forse a causa della sua “freschezza” si è portati ad accreditargli simpatia e a pensare che infondo sia il bene, libero e democratico, contro il male, esclusivo e autoritario, dei professori universitari.
In realtà non si tratta di cose diverse, e il caso del master dell’InArch (ma vorrei ricordare che questo non è il primo caso di iniziative discutibili di cui l’InArch si rende protagonista, è di qualche anno fa infatti l’idea di pubblicare progetti su internet previo, ovviamente, pagamento. Iniziativa chiamata “progetti in rete”, su cui si sviluppò una bella discussione sul gruppo di discussione it.arti.architettura, reperibile su google groups), questa vicenda dicevo, giustapposta allo scambio di corrispondenza tra me e Roberto Silvestri riguardo ad una certa sua condotta scorretta, rivela come in realtà entrambi gli atteggiamenti, così apparentemente diversi, abbiano finalità identiche: costituire un sistema di potere tale da poter determinare il successo di un individuo o di un indirizzo culturale al fine di sfruttarne possibili vantaggi economici. Tutto qui.
Nel caso di Silvestri il potere in gioco è il più classico dei poteri accademici italiani e cioè Paolo Portoghesi, e della sua estensione fisica Marco Casamonti.
Portoghesi e Casamonti hanno una (se non ho perso il conto) rivista ciascuno, sono professori all’università. Questo gli ha permesso di sviluppare una rete di “amici” che fanno i turni in giurie di concorso, organizzano mostre o master a pagamento in cui invitano altri “amici” e a cui la gente si iscrive abbindolata dalla fama dei nomi presenti (fama in realtà auto-attribuita da critiche favorevoli che gli amici si scambiano a vicenda, o premi che gli amici si attribuiscono in occasioni di biennali o quant’altro, esemplare l’inclusione di Paolo Zermani da parte di Paolo Portoghesi nel suo libro intitolato emblematicamente “I Grandi Architetti del Novecento”).
In alcune occasioni questo scambio di favori potrebbe uscire dalla legalità, ma è evidentemente un rischio che vale la pena correre. Conseguenza di questo rilassamento dei costumi, chiaramente mutuato dai ben più sofisticati meccanismi della politica o della massoneria, è la totale inosservanza di livelli anche solo minimi di decoro e di correttezza.
Correttezza che se non fosse mancata avrebbe sicuramente fatto si che l’architetto Roberto Silvestri, vincitore con Marco Casamonti di uno dei dieci pr

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Commento 270 di Mara Dolce del 31/01/2003


Vorrei candidarmi ad essere querelata dall'In/Arch.
Sono sicura che ci divertiremo tutti moltissimo.


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Commento 269 di Antonino Saggio del 30/01/2003


La discussione sui Corsi dell'InArch è stata innestata, a quanto ne so, da un commento sulla mia Home page del 12 dicembre 2002 titolato "Nelle rete si acquista credibilità solo se si dà (e non si prende)"
Oggi si trova qui
www.citicord.uniroma1.it/saggio/Avvenimenti/Giovedi/Giovedi.htm

L'idea che qualche membro dell'InArch ventili una querela è, per me, incredibile e frutto certo di un'idea singola e soprattutto singolare.
In ogni caso ritengo che 'Antithesi' abbia portato avanti anche in questa occasione una linea di critica trasparente e costruttiva attraverso gli scritti dei suoi direttori e abbia dato uno spazio legittimo alle opinioni dei lettori come è sua abitudine.

Sarò felice di essere chiamato in qualunque occasione a dimostrare la serietà, la correttezza e l'utilità pubblica di 'Antithesi' che, appunto, ha guadagnato una solida credibilità in rete perchè molto ha già dato e nulla preso.

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Commento 268 di Gianluigi D'Angelo del 29/01/2003


non ho capito bene cosa c'entri Botta VS Silvestri con il master inarch... Enrico G. Botta secondo me non ha fatto niente di male nello scrivere ad alcune redazioni di riviste digitali per esprimere una sua opinione riguardo il titolo di un articolo di un quotidiano.. voi non avete mai scritto a nessun giornale per denunciare qualcosa.. per me questo è un modo per interagire con i lettori e farli partecipare... non ci vedo niente di diabolico francamente... anzi può essere visto come segno di stima e di legame verso una "testata". sul master inarch è inutile prendersi in giro... la mancanza di borse di studio è stata una scelta, perchè se avessero voluto, non serviva scavare nei fondi Inarch per trovare i soldi necessari ma alzare di 200 euro l'iscrizione a quelli che pagano, d'altronde chi decide di spedere 4000 euro non ci ripensa a 4200. Non credete?

un saluto Gianluigi

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29/1/2003 - Paolo G.L.Ferrara risponde a Gianluigi D'Angelo

Caro Gianluigi, la nostra linea è chiara: pubblichiamo e discutiamo se abbiamo elementi per farlo. Se Botta fosse stato coerente, avrebbe dovuto richiedere la pubblicazione delle sue certezze sul caso Silvestri. A proposito: doveva essere una questione tra addetti ai lavori? Ok, ma chi ha deciso di pubblicare qualcosa sull'argomento? Eppure tutti sapevamo e tutti abbiamo lasciato cadere la cosa. Mi spiace, ma non accetto che mi si dipinga come chi fa dei distinguo su chi attaccare (arch. Palumbo) perchè senza potere e chi non attaccare (Portoghesi, Casamonti) perchè con potere.
E' da questo episodio che è scaturito il legame tra Botta e master In/arch, perchè anche lì ci sono stati episodi poco piacevoli nei confronti di antithesi.
Paolo

 

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