Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Nonsolomoda, anche idiozie

di Paolo G.L. Ferrara - 14/2/2003


La scorsa domenica sera facevo zapping e, tra il gol preso dal mio Milan e lo Speciale TG1, mi è capitato di seguire un servizio sui musei, trasmesso da "Nonsolomoda", su Canale 5: orribile e senza contenuto.
Tra le tante idiozie, hanno imperato domande/affermazioni quali “…il museo-spettacolo ha già chiuso la sua epoca”, riferendosi ad architetture quali il Guggenheim di Bilbao e il Jewis Museum di Berlino.
In termini spicci, il servizio mirava ad avvalorare l’ipotesi che la crisi dei musei -ovvero dei pochi visitatori che li frequentano- debba ricondursi alla fine dell' effetto "architettura-spettacolo".
Il ragionamento è senza alcun costrutto: infatti, se è vero che nei musei c’è crisi di pubblico e che, ad esempio, il Guggenheim di Koolhaas ha temporaneamente chiuso i battenti, sarebbe quantomeno umiliante per l’arte se fosse avvalorata la tesi che il pubblico va nei musei solo per l’effetto "architettura-spettacolo" e non per fruire delle opere esposte.
Significherebbe che la crisi è da individuare nella qualità delle esposizioni, e non dell’architettura.
I fatti sono noti: Thomas Krens -deus ex machina dei Guggenheim- ha tagliato il budget del 40% ed ha dovuto -temporaneamente- chiudere il Guggenheim di Las Vegas per mancanza di fondi (metà del personale è finito in cassa-integrazione). Il tutto non certo per colpa dell’architettura-contenitore e dei suoi fallimenti.
Sarebbe interessante sapere chi, nella redazione di Nonsolomoda, si occupa di scrivere i testi dei servizi sull’architettura, e chiedergli/le lumi. La diffusione di certe notizie è solo un danno per l’architettura e trasuda d’ignoranza.
Difatti, che senso ha identificare e ridurre i musei di Bilbao o di Berlino ad edifici-spettacolo? Scherziamo?! Si tratta dei capisaldi dell’emancipazione del linguaggio dalle costrizioni castranti dell’accademismo neorazionalista, edifici che hanno rivoluzionato i concetti spaziali dell’architettura.
Caso mai, se ne dovrebbe discutere criticamente, e non certo assimilarli ad un circo equestre.
Per quanto possa sembrare esagerato attaccare Nonsolomoda, il caso non va trascurato, perché se è vero che la cultura architettonica ha ben altre e pretigiose sedi dove svilupparsi, altrettanto vero è che la disinformazione al grande pubblico, all’utente neofita, è dannosissima, poiché ne condiziona le scelte.
E' grave che la televisione e gli altri mass media trascurino da sempre l’architettura, e lo è ancora di più se “Nonsolomoda” può dirsi l’unica trasmissione che se ne occupa frequentemente.
Ma c’è chi ne gioisce, come Claudio Scalas che, su Archilink, scrive di Nonsolomoda: “…è una piccola finestra che si apre sul mondo dell'architettura, praticamente assente dal palinsesto televisivo (...purtroppo? ...per fortuna?) e l'elemento che viene messo in primo piano è come questa faccia costume e informazione”.
L’entusiasmo di Scalas è sintomatico: non importa in che contesto, non importa se in modo superficiale, basta che di architettura se ne parli.
Ma è oltremodo sbagliato: programmi quali Nonsolomoda, quando s’interessano di architettura, sono paragonabili ai “guaritori-santoni” televisivi: fumo negli occhi.
Si potrebbe obiettare che Nonsolomoda non ha certo la pretesa di “fare cultura”. Appunto. Allora si occupi solo di ciò che "è", ovvero una trasmissione finalizzata alla diffusione di notizie glamour, che facciano tendenza, che condizionino i cervelli degli spettatori verso il mondo della ricchezza e dello sfarzo.
Che le trasmettano pure, ci mancherebbe! Che facciano i servizi sulle modelle anoressiche, sugli stilisti di tendenza e sull’ultima auto da sogno immessa sul mercato, ma abbiano la compiacenza di non nominare neanche gente come Gehry, Libeskind e Koolhaas, e tutto quanto concerne l’architettura. La cultura è cosa seria, non è moda. O la si fa, oppure si sta zitti.
Non è importante di cosa si parla, ma "come" se ne parla. E non basta ammantare questo tipo di servizi con le interviste all'Arch. Stefano Boeri e al Presidente della Biennale d’Arte di Venezia, Francesco Bonami.
Oltre le parole di quotati personaggi, quel che resta è il messaggio tipicamente "in stile" alla citata trasmissione: "...il glamour non è più di questa architettura...andiamolo a cercare da qualche altra parte". Il più è che il gregge dei pecoroni è numerosissimo.

(Paolo G.L. Ferrara - 14/2/2003)

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Commento 7269 di tina rusciano del 06/06/2009


Che manchi una cultura architettonica, anche tra gli "addetti ai lavori" non è una novità. Manca spesso tra i cosiddetti cultori della materia quando questi si limitano ad una seppur fruttuosa, critica di quanto fatto da altri, perché la conoscenza serve per elaborare nuove realtà o migliorare quelle già esistenti. Utilizzare quanto si è appreso solo per condannare qualcosa o qualcuno è un processo incompiuto di miglioramento potenziale dell' oggetto della nostra critica. Occorre essere propositivi, utilizzare la propria cultura ed esperienza personale per innescare un processo migliorativo senza temere di eccedere troppo di presunzione.
Manca una cultura architettonica tra coloro che detengono l' impalcatura economica e dirigenziale di aziende di piccole e medie dimensioni che non riescono a comprendere l' importanza di rinnovare nella struttura e nella forma le proprie sedi amministrative, i propri laboratori, officine, stabilimenti, e lì dove lo fanno, l' unico scopo che li anima è un rinnovamento del loro profilo aziendale atraverso una rinnovata "immagine architettonica". Appartiene a tempi ormai remoti l' intento di un mecenate dell' industria italiana, di nome Olivetti, che vedeva nell' architettura, o meglio, nella ricerca architettonica, un potente mezzo di miglioramento delle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti, non solo nei luoghi di lavoro, che dovevano esser più sicuri, più luminosi, in sostanza più confortevoli, ma anche dei luoghi del vivere quotidiano, come le case in cui i suoi operai avrebbero abitato.
Eravamo in un periodo in cui il dibattito culturale intorno al tema dell' housing sociale era molto acceso, è vero, ma erano anche i tempi tortuosi della ricostruzione post- bellica!
Ciò dimostra che l' architettura può anche avere un minimo di vita autonomia rispetto al contesto economico ma non rispetto al contesto sociale, di cui ne è una delle espessioni più palesi.
E in quella che è stata battezzata come la "società dell' immagine, dell' estetismo", è naturale che un programma come nonsolomoda si limiti ad analizzarne i soli contenuti estetici dell' architettura, è comprensibile, ma non giustificabile.
Spetta agli "addetti ai lavori" educare, con i mezzi in loro possesso, i più alla cultura architettonica, ad un modo di costruire che non sia solo forma e non sia solo funzionalità, ma l' una espessione dell' altra.
Per la maggior parte delle persone "profane" in materia, progettare una casa vuol dire scegliere i rivestimenti esterni ed interni, arredarla; in maniera differente dalla loro estrazione economica e cuturale, ma è difficilissimo far comprendere loro che una casa non è "ciò che ci mettiamo dentro", ma l' insieme dei suoi componenti strutturali, impiantistici, le caratteristiche del suo involucro etc...
Ma non è colpa loro, e non è colpa neanche dei produttori televisivi se non esiste ancora un programma che affronti seriamente l' architettura, in tutte le sue tematiche.
Chi lo seguirebbe? Un pubblico di nicchia, ancora più in penombra di quello che vanta Fabrizio Pasquero e non avrebbe senso.
In primo luogo perché le esigenze di una televisione commerciale, seppur in "terza serata" non coincidono con quelle di un esiguo salotto di interessati, ma soprattutto perché non è così che si diffonderebbe la cultura del "buon costruire", chiaccherandone tra pochi colti o dicenti tali.
Biosogna somministare dapprima l' architettura a piccole dosi, moltiplicando le rubriche all' interno anche di altri programmi, in altre riviste anche non specialistiche, anzi soprattutto.
Il fatto che quelle riviste e quei programmi televisivi (come lo stesso nonsolomoda) abbiano un "taglio" non stettamente architettonico non vuol dire che debbano puntare verso il basso in temini qualitativi, la semplificazione non deve mai coincidere con uno svilimento.
Senza poi avere la pretesa di argomentare architetture da "archistar", spesso lontanissime da qualsiasi nostro concittadino o cercare solo architetture che abbiano anche particolari pregi artistici.
Roberto Pane scriveva: "l' architettura è arte quando lo è, cioé assai raramente".
E' proprio i parametri con cui valutare una buona architettura su cui bisogna focalizzarsi: compatibilità, sostenibilità, rapporto con il contesto, qualità strutturale, sicurezza, fruibilità degli spazi interni e dei percorsi esterni, etc....
Piccole dosi, ma quotidiane (o più o meno) e di qualità: vera.

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Commento 6387 di riccardo del 25/08/2008


Credo che con tutto quel poco che la televisione dice e con scarsa credibilità non sia male, anche se in contesto glamur parlare di "arte" , l' archittettura simo sicuri che sempre lo sia? C' è buon gusto e cattivo gusto, dipende dai punti di vista. oggi di architettura se ne parla, credo, solo all'università, quante persone comuni guardando un comune programma, ben confezionato, possono apprendere, interessarsi a qualcosa di bello e edificante. Nonsolomoda si occupa di tendenze e bellezza e se l'architetturza non è di tendenza, beh... ce ne siamo accorti tutti. Quanta povertà nelle nostre città. Si lasci perdere Nonsolomoda se non piace, ognuno fa il suo lavoro, lei credo abbia un pò perso tempo per fare una critica superflua su un qualcosa che considera superfluo eppure suppongo sia un architetto! L'architettura è arte, il bello lo è da molto prima.
Riccardo Barracu, Docente di architettura,universita di Alghero

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Commento 1802 di Stefano Tesotti del 05/02/2007


Mi chiedo quale sia "l'amara verità che coglie (o da cui è colto?) il sig. Schintu" il quale ci fornisce una definizione dell'arte e dell'opera d'arte parziale e insoddisfacente, incentrando il suo valore sulla novità e facendo carta straccia di tutti gli altri parametri estetici necessari per un giudizio quanto meno pertinente. Così facendo vizia il resto del suo ragionamento poichè, a mio avviso, ha dato assodate delle premesse che non lo sono. Infatti per il sig. Schintu ("...le opere d'arte...oggi sono di moda, domani sono passate, belle ma non più interessanti come lo potevano essere all'inizio") e per molti come lui, la bellezza è un requisito necessario ma non sufficiente affinchè un'opera d'arte possa dirsi "interessante" (sino a non molto tempo fa lo sarebbe stato). Posto che dopo le avanguardie storiche ciò che rende un'opera "interessante" varia di volta in volta e ha senso solamente se preventivamente contestualizzato (e non necessariamente la "bellezza" così come le intende il sig. Schintu ha un valore discriminante), il fatto che un'opera d'arte (o d'architettura) non sia più interessante agli occhi di coloro che ricercano solo la novità è un problema di questi ultimi e del loro approccio approssimativo e non certo dell'opera d'arte (o d'architettura) la quale, da par suo, non mostra nessuna insofferenza all'idea di essere continuamente reinterpretata. Anzi.
Il fenomeno dell'assuefazione percettiva, che dalle parole del sig. Schintu parrebbe un male incurabile innato di ogni opera d'arte (e semmai lo è di ogni osservatore annoiato), interessa la vita umana nel suo complesso e non è una prerogativa dell'esperienza estetica. Compito della critica è proprio rinnovare il campo semantico incentivando nuove "esecuzioni" dell'opera d'arte. Per il sig. Pacciani "l'amara verita che coglie il sig. Schintu è che oggi anche l'architettura, soprattutto quella contemporanea, è intesa come oggetto di consumo e non d'uso"? Benissimo. Ma il consumatore oltre che una miriade di diritti ha anche il dovere di informarsi. Solo così avrà il potere di criticare e capire (o viceversa) e "consumare" consapevolmente. Chissà che prima di avviare le opere d'arte (e d'architettura) allo smaltimento differenziato non si riesca a rigenerarle fino allo disfacimento semantico...

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Commento 1784 di Silvio carta del 02/02/2007


Egregio Schintu, lei afferma una verità a cui sarebbe bello credere, ma, personalmente, ho seri dubbi, dicendo "Se avessimo l David di Michelangelo davanti a casa, è una bellissima opera d'arte, non c'è dubbio, ma dopo un pò ci annoierebbe e passerebbe inosservata". Si è mai domandato qual'è uno dei motivi per i quali andiamo a vedere i vari siddetti David? Suggerisco, perchè hanno dello "straordinario", da un punto di vista autopoietico; immaginiamo quindi quanto ci gioverebbe "metabolizzare" opere d'arte nelle strade delle nostre case. Cosa che, purtroppo, è molto piu' lontana di quanto possiamo vedere. Se ci abituassimo allo straordinario, esso cesserebbe di esserlo, noi, saliremmo, per cosi dire, di livello estetico, cercando altri strordinari...

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Commento 1765 di andrea pacciani del 29/01/2007


L'amara verità che coglie il sig. Schintu è che oggi anche l'architettura, soprattutto quella contemporanea, è intesa come oggetto di consumo e non d'uso; su questo equivoco ormai diffuso anche tra i progettisti si fonda il declino della disciplina ridotta a design e il distacco con l'utente finale delle opere.....

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Commento 1764 di Vilma Torselli del 27/01/2007


Ma quando mai, sig. Schintu, le opere di architettura si comportano come abiti usati, che passati di moda si mettono da parte e che ogni tanto rispuntano dagli armadi in odore di vintage? E se un ‘tipo’ di architettura ‘stufa’, che facciamo, la ripieghiamo per bene e la mettiamo in naftalina in attesa di riciclo?
Il sillogismo “se i musei sono loro stessi delle opere d'arte, è inevitabile che dopo un pò stufino”, seppure umoristico, lascia veramente sconcertati, anche perché poi, imperterrito, ribadisce “quel tipo di museo dopo un pò stufa, sicuramente tornerà in auge tra un pò di tempo, tutto è un ciclo e riciclo….”.
Come mai non ci dice niente dei saldi?

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Commento 1729 di Sergio Schintu del 21/01/2007


Per caso ho letto il suo articolo su NONSOLOMODA, devo dire che io sono un accanito e sfegatato fan del programma, ne faccio quasi una malattia, è un appuntamento irrinunciabile per chi come me non sopporta i programmi spazzatura.
Il discorso dei musei-arte loro stessi fila.
L'arte, le opere d'arte sono un ciclo e riciclo, oggi sono di moda, domani sono passate, belle ma non più interessanti come lo potevano essere all'inizio.
A questo punto se i musei sono loro stessi delle opere d'arte, è inevitabile che dopo un pò stufino, inevitbilmente arriveranno all'apice e poi caleranno d'interesse, come tutte le opere d'arte.
Se avessimo l David di Michelangelo davanti a casa, è una bellissima opera d'arte, non c'è dubbio, ma dopo un pò ci annoierebbe e passerebbe inosservata.
Pensate al Guggheneim di Bilbao, quella città si è indebitata per avere quel museo, lo hanno costruito, nel giro di due anni si sono ripagati i miliardi didebiti e Bilbao come per magia è apparsa sulle cartine geografiche..
Ma quel tipo di museo dopo un pò stufa, sicuramente tornerà in auge tra un pò di tempo, tutto è un ciclo e riciclo ..w Nonsolomoda

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Commento 1412 di Silvio Carta del 20/09/2006


Rileggendomi riconosco che mi piace di piu il termine struttura di speculazione, e qui ritorno dunque all'aspetto strumentale della questione. Mi si perdoni il maldestro paragone: l’architettura come una donna, c’e` chi la usa, chi la violenta, chi la contempla, chi la ama e basta, tenendosene alla larga, chi non l’ha mai vista e crede di conoscerla, chi ne ha quante ne vuole, chi non riesce a raggiungerla. Distinguo, e semplifico, in due categorie: chi e` consapevole di quello che fa, e chi no. La delusione nasce da una aspettativa a cui e` mancato un degno seguito. C’e` chi l`architettura la usa per fare i soldi, chi per sognare e non pensare alla realta’ che ha di fronte, chi ci vede una dolce pausa lungo una estenuante corsa verso la sopravvivenza. Ritengo che il piu grande sforzo che noi, nonGioPonti, possiamo fare ora sia guardare in faccia alla realta’ ed avere il coraggio di distinguere la realta’ dal sogno, la verita’ dalle fandonie. L’ architetura e` usata oggi in tutto il mondo come non si era mai fatto nel passato (o, almeno, non cosi` manifestatamente) ossia per fare i soldi, per far muovere capitali; e’ in sostanza uno strumento di investimento, come tanti altri. Questo e due sogni nelle menti romantiche ancora vive. Preso atto di questo, resta chi al mondo ne e`consapevole, e chi invece, resta nella mera illusione che prima o poi qualcosa cambiera’, o meglio.. tornera’ come prima, come quando nelle grigie sere di autunno si sognava sopra una pagina della Bauhaus e si sognavano I valori dell’ architettura, I grandi architetti.
L’ architettura, se di essa si puo ancora parlare, e` in mano a noi, non ai morti. Da loro possiamo solo imparare, non aspettare le risposte ai nostri problemi. Non possiamo dar nulla, se non a chi ha gia’.
Si e` mai chiesto la differenza tra un progetto ed una architettura?
Cordialita’.

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Commento 1399 di m.marchesini del 13/09/2006


Signor Carta,
non è la mia visione edulcorata, è la visione di Gio Ponti.
Ora, a lui è andata bene, alla sua generazione mediamente meglio che alla nostra di sicuro,ed ora basta, ora ciò che lui diceva è edulcorazione, è mediocrità, perchè è tutto maledettamente più complicato!
ora che abbiamo tutti i mezzi, che il messaggio di Giò Ponti, come quello di tanti altri grandi, è arrivato a colpire la sensibilità delle "masse" (e parlo di architetti, cioè di laureati, cioè di gente che ha studiato e che studia), ciò che serve, ciò che è necessario, è tutt'altro, è ciò che non si capisce, ciò per cui bisogna sondare l'insondabile!
è tutta una questione di numeri signor Carta, di numeri e nient'altro!
ma poi che vorrebbe dire quando afferma: "vorrei semplicemente sottolineare l`aspetto speculativo della questione. Con molta probabilita', e` proprio questa visione edulcorata ed edulcorante della architettura sulla società che genera poi delusione", che si vuol attribuire all'architettura dei ruoli che non ha? che la si carica di eccessiva importanza? si spieghi per favore, e argomenti cio che afferma.
Vede sig, Carta la mediocrità diviene un imposizione ricattatoria, di fronte ad una offerta "consistente" e, sottolineo, mediamente buona, vi è una domanda scarsa e spesso fatta di occasioni mediocri e ancor piu spesso solo a scopo "propagandistico", magari a favore di quegli stessi architetti e/o politici e/o amministratori, che si prestano a far parte di certi "sistemi", a costruire artificiosamente tale domanda che non avrebbe, apparentemente, ragione concreta di esistere.......
Il tutto per far parlare di se, per vedere il proprio nome pubblicato, per far pubblicità alla propria rivista, per far parte di una o quell'altra nomenklatura....
La mediocrità stà nella non serietà, nel non andare fino in fondo, nel far perpetrare simili sistemi da "catena di S.antonio", quei sistemi cioè che ti illudono di lavorare per poi disilluderti facendoti scoprire che stai solo ....scrivendo degli indirizzi sulle buste, che arriveranno a gente alle quali si chiederà di scrivere altrettanti indirizzi su altrettante buste.....etc.
Ma tutto questo vuol forse dire che fare architettura non serve? che è edulcorazione pensare che essa potrebbe essere protagonista nel migliorare le sempre più "gradevoli" citta paesi e campagne? forse che a lei piacciono così come sono? a me no! ma si sa, a tutto ci si abitua e magari, a forza di studiare, arriveremo a pensare, e in parte qualcuno già lo sostiene col suo research "accademico", che essere cinici è la norma, è civile, che il marasma edilizio, lo sprawl urbano è bello, che i capannoni disseminati sul teritorio sono come cattedrali (ma quante ce n'è), che la campagna ridotta sempre più in lacerti pasolinianamente zozzi è poesia pura!
Lei studia per amore della cultura, per conoscere, per capire, bene, belle parole che condivido in pieno, a parte il fatto che con quest'affermazione non si fa altro che ricadere in un altro...mediocre luogo comune, quel luogo comune che ci vuole tutti laureati e studiosi per amore dello studio. Ma basta!
io ho studiato per fare l'architetto, e di raccontare dei miei virtuosismi intellettuali non mi importa un fico!!

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Commento 1398 di Silvio Carta del 13/09/2006


In risposta a quanto detto da M.Marchesini, vorrei semplicemente sottolineare l`aspetto speculativo della questione. Con molta probabilita', e` proprio questa visione edulcorata ed edulcorante della architettura sulla societa' che genera poi delusione, insoddisfazione , frustazione. Vi e` poi un conto che non quadra: se e` vero che siamo di fronte a corse alla mediocrita', a svendite, allora perche' tante delusioni in amore? Dovremmo essere contenti di aver trovato una soluzione, una strada, invece, con evidenza, il problema e` diametralmente opposto. L'inattivita', una mediocrita' nel pensare, piuttosto che nell' agire. Schiacciati in partenza da un nemico le cui ombre ci paiono troppo alta e giganti. C`e` chi dell'architettura ne fa una religione, chi un business, chi invece.. un fatto poetico ed astratto, edulcorandosi. C`e` poi, in ultimo, chi non studia per un futuro migliore, ne per frustrazione, ma per semplice amore della cultura, del conscere, del capire, e a questi, la vita, sempra un peletto piu eterna, almeno per un istante.
Cordialita'.

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Commento 1395 di m.marchesini del 12/09/2006


Gio Ponti scriveva: "l'architettura è facile".
Con queste cristalline... e inequivocabili parole, voleva intendere che essa, l'architettura, è un fatto di intuito, di ispirazione, di ARTE.
Bei tempi i suoi, bell'animo il suo.
Tempi in cui vi era ancora una gran fiducia è un atteggiamento positivo verso il presente e il futuro e non l'attuale lincobente cappa di catastrofismo, di paranoico sospetto verso tutto e tutti, di totale sfiducia verso ogni istituto, verso ogni disciplina, non questa involuzione che ci vede racchiusi a riccio a meditare, a rimurginare a costruire assurde congetture intellettualoidi e sterili.
Ricercare la verità...ma io sono architetto, la mia verita, la verità, io la voglio esprimere con l'architettura e non producendo sbrodolose pubblicazioni, non facendo sfoggio di bel scrivere e bel parlare, non mostrando la mia inutile erudizione!
voglio progettare, voglio sperimentare le mie intuizoni fregandomene altamente se sono inferiore a un ghery, se gli sono alla pari, se vedo più in la di lui e voglio farlo attraverso i progetti, attraverso più occasioni temporalmente vicine, che mi mettano in grado di progredire la mia visione, di correggere gli sbagli, ti calibrare meglio il tiro, di far sedimentare bene gli elementi giusti nella memoria del disco fisso del mio cervello! voglio lavorare, progettare e costruire, non scrivere.
Voglio maturare, il mio linguaggio, la mia architettura la mia vita.

Ma questo periodo storico, questo paese di merda , ha prodotto generazioni di sbandati, laureati e quindi carichi di aspirazioni e di cose da dare, come Gio, ma che corrono il serio rischio di andare perdute! perche queste cose sono troppe, l'offerta e tanta e la domanda e poca, vi è un cinismo imperante, vi è una corsa all'impazzata alla mediocrità, al ribasso, allo svendersi peggio delle puttane.
Nel frattempo è gia tanto se si può far conto su un lavoro decente ogni tre quattro anni, quando hai già perduto la memoria delle traversie del precedente, degli entusiasmi e delle delusioni.
Non vi è progresso, non vi è sedimentaione, maturazione, solo precarietà, ancora, anche qui!
Amaro sfogo lo scrivere, lo studiare, lo si fa investendo per un futuro migliore...ma la vita è una sola ed è adesso!

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Commento 1394 di Christofer Giusti del 09/09/2006


Egregio G.L.Ferrara,
per certi versi e pur esendo io stesso architetto, non riesco a dar torto al sig. Massimo Davoli.
Non perchè mi importi alcunchè di NonsoloModa, che non guardo mai (non per snobbismo) e che mi è capitato di vedere sporadicamente e per puro caso, piuttosto perchè questa necessità di trovare degli astrusi contenuti culturali mi appare quantomeno forzata!
Probabilmente è vero! in italia ci sono troppi dottori e tra questi, troppi vogliono fare ricerca col complesso di dover legittimare se stessi. Si impegnano nei dottorandi inseguendo non si sa quali insondabili e sempre più imperscrutabili (ai più) verità! l'imperscrutabilità delle verità sembra sia direttamente proporzionale al numero dei dottorandi ricercatori che siano, ossia, per chiarire meglio il teorema: piu il "mercato" è saturo di dottori ricercatori (ufficializzati dalle università, si intende) piu la verità diviene di difficile comprensione per i comuni mortali, più diviene macchinosa e quindi bisognosa di "studiosi" per la sua "decodificazione".
Scherzi a parte (o no?) ritengo che gli indirizzi figuarativi di un O. Ghery, una Zaha Hadid, un libenskid, proprio perchè in opposizione, per usare le sue parole, alla figurazione razionalista sfocino inevitabilmente in una preponderante componente di spettacolarità, laddove per spettacolarità si intende il fatto che tali architetture abbiano un'mmediata presa sul lato emotivo, viscerale, ansiogeno e assai poco sulla componente razionale.
Si potrebbe ritrovare lo stesso rapporto, con le debite differenze, tra l'architettura rinascimentale, la cui bellezza era il frutto della "divina propozione" e l'architettura del barocco la cui innegabile bellezza era soprattutto dovuta alla spettacolarità, all'emotività.
Ma la cosa che mi chiedo a questo punto e questa: un O. Ghery, una Zaha Hadid, un Libenskid etc, quando progettano, davvero hanno la piena coscenza dei contenuti culturali dei loro progetti? davvero si può supporre che abbiano coscenza di fare architettura d'avanguardia, culturalmente elevata, nel momento stesso in cui la fanno e senza demandare ai posteri il giudizio sulla giustezza e appropriatezza culturale del loro operato?
non credo.
A questo punto mi domando perchè l'architetto non faccia l'architetto, ossia PROGETTI e COSTRUISCA, con coscenza, con onestà, secondo la propria cultura perennemente in fieri, ma anche secondo il proprio intuito e la propria sensibilità, insomma faccia proprio tutto quello che in stò paese non si riesce a fare anzichè indugiare troppo e solo nello studio e nelle teorizzazioni!

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Commento 1393 di Massimo Davoli del 07/09/2006


Mah ... che la televisione sia deludente, che nonsolomoda non sia perfetto ... mi sembrano banalità... ma difendere a spada tratta il mondo dell'architettuta e degli architetti, questa si che è un'idiozia.... con l'architettura non si scherza.... dice lei... beh Si faccia un giro per le città e dia un voto alle case che hanno costruito gli architetti (che poverini sono poco..... anzi... pochissimo pagati) nei tempi "contemporanei"... quelli si che sono idioti in libertà... ci sono troppi dottori e dottorandi. Almeno nonsolomoda senza usare "i canoni" di praticamente tutte le testate di qualsivoglia canale ci mostra delle cose belle che certo non mi posso permettere, ma che esistono e sono la testimonianza del "bello" naturalmente per chi non e' troppo "superiore" o rappresentante di qualche dinastia di genii.
Con certi nomi non si scherza? Boh, forse... ma se pensa che tra i geniacci che ha citato non ci sia qualche "testina" si guardi i pocci di Santiago Calatrava e altri, o magari si legga gli articoli di superprofessionisti come la Palombelli e company e vedrà che apprezzera' nonsolomoda come uno dei migliori programmi che sono in circolazione (ce lo stanno copiando in europa spagna... francia... - - - ). Comunque mi scuso e mi scusi ma credo che "sputare" su nonsolomoda sia come sparare sulla croce rossa .... poi mi chiedo: se massacrano i programmi migliori che cosa ci rimane?

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Commento 896 di Francesco Bertuletti del 10/05/2005


Un cordiale saluto a tutti coloro che leggeranno queste mie righe.
Mi sono imbattutto su questo sito ed ho letto con stupore l'intervento riferito al programma nonsolomoda dove con garbati riferimenti, si sostiene che occuparsi di architettura in un programma dedicato al concetto di esteriorità e di glamuor sia un errore, inoltre occuparsene in modo incompetente.
Bene, mi trovo in completo disaccordo. L'archittettura, come l'arte in genere, deve superare da sola le criticità e le obiezioni che vengono mosse dalla società. Ciò che è stato evidenziato, non voleva in nessun modo sminuire le qualità architettoniche e concettuali, ma anzi, riflettere sull'opportunità, oggi, di realizzare cattedrali architettoniche dedicate ad un filone sociale sempre più elitario e che equindi non coinvolge pubblico e curiosi. L'architettura non potrà mai, a differenza dell'arte stessa, navigare e percorrere strade lontane dall'esigenza sociale e culturale del popolo e quindi se ne dovrà tenere conto in futuro.
Un flash su Nonsolomoda. In alcuni casi leggero e poco ficcante, ma concedete una piccola finestra su un mondo che viene letteralmente abbandonato e tale programma, ha il minimo pregio di elencarci e farci sbirciare tra le pieghe di eventi, mostre e iniziative. Positivo.

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Commento 764 di Luca Rampazzi (ch) del 19/07/2004


Conosco da poco questo sito e lo trovo molto carino dal lato colloquiale poiche ci si puo scontrare con altre idee. Ma per quanto riguarda i testi, parlate tutti come tuttologhi... come puoi pretendere di mostrare la vera faccia del mondo artistico in televisione, quando gia nel mostrare il nostro lavoro al cliente teniamo conto di non potere dire tutto il nostro operato! Se si cerca la cultura bisogna unicamente leggere e discutere e sapere che MAI sapremo tutto... per esempio tu non tieni conto che devono vendersi a un publico universale. Se tutti fossero amanti di questo genere di cose non pensi che nonsolomoda sarebbe trasmesso in prima serata? e se leggi i titoli di coda capirai che anche loro ne risentono di queste ristrezioni...
Comunque gli argomenti sono belli.
Resto in attesa di una risposta.

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Commento 369 di Vilma Torselli del 14/07/2003


A proposito del dialogo Fabrizio Leoni - Paolo Ferrara sul molto dibattuto argomento Nonsolomoda ecc...,, qualcuno mi spiega se mi sono persa qualcosa, oppure è uno molti dei casi in cui chi mal comprende peggio risponde (senza offesa per nessuno)?

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Commento 368 di fabrizio leoni del 13/07/2003


egregio Ferrara,
mi sono imbattuto sulle sue osservazioni per caso.
Certo, Nonsolomoda, trasmissione che guardo con divertimento e leggerezza, ha il piccolo pregio di alludere ad argomenti di architettura e ciò in sè non è sbagliato, vista l'assenza dell'architettura dai media italiani. Ma come lei mi pare dica, accomunando spazio architettonico a linguaggio architettonico e contenuto ad epidermide (cioè disciplina architettonica a fashion e glamour) accredita verso i distratti l'idea che un artefatto come un edificio di Gehry "scada" e passi di moda come un vestito di Dolce e Gabbana. E, così facendo, crea spazio per un certo umore accademico di segno oscuro che impedisce, in alcuni settori della nostra cultura (non in tutti per fortuna), la crescita di strumenti critici aggiornati ai nostri giorni.
In realtà, Gehry, e una certa scuola di Los Angeles, hanno radici sicure nella disciplina, nel mestiere, nella storia del lavoro degli architetti.
Come lei dice Gehry è Santa Monica. Ma cos'è Santa Monica (o per estensione Los Angeles) per qualche studente invecchiato o per qualche professore reazionario? Un luogo dove si va al lavoro in skate, un luogo dove tutti hanno i capelli blu? Certo che no, è il luogo dove lavoravano gli Eames, cioè l'industrial design più colto; è il luogo dove Neutra e Schindler coltivavano un raffinato razionalismo viennese nell'ambito di uno strepitoso innesto di cultura urbana ispanofana nello sprawl di una metropoli americana. E' il luogo di una cultura del costruire o dell'autocostruire che si basa meno sulla cura di un canone (che pure esiste, basta prendere un manuale di planning californiano) che su una visita da Home Depot, supermercato del semilavorato da dove attingere icone e metafore (e montanti two by four!) per trasformare i propri rendering in oggetti costruiti.
Al SCI-arc, scuola dalla quale esce la maggior parte dei collaboratori di Gehry, di Rotondi, di Moss etc, (cioè di quelli che materialmente sviluppano i progetti di tali architetti), dove ho passato un po' di tempo, c'erano lezioni di urbanistica come di dettagli esecutivi, si facevano maquettes come 3d al computer e video animazioni, c'erano workshop di saldatura dei metalli come di disegno dal vivo con la modella nuda che posa, corsi in cui si leggeva Tafuri e Foucault così come si costruivano prototipi in scala naturale. Cioè era, o meglio è, una vera Scuola Di Architettura. La cultura digitale, il cinema, la topografia, il clima, il fashion, il glamour sono alcuni tra gli ingredienti di una ricetta architettonica molto ricca e complessa che non può essere liquidata come un circo superficiale da stizziti richiami all'ordine.
Un'ultima piccola cosa: Frank Gehry è un simpatico signore in la' con gli anni, non credo che gli studenti o i giovani architetti dovrebbero assumerlo come un'architetto del futuro. Gehry vale come Giò Ponti o Rietveld, ovvero come un protagonista del suo tempo: uno di trent'anni dovrebbe guardare a cosa c'è più in la' o semplicemente cercare di aprire la propria via, il proprio modo di essere architetto. Dimenticavo: negli edifici di Gehry in genere c'è una grande qualità spaziale, cioè... è un piacere starci dentro.
Fabrizio Leoni-Politecnico di Milano

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13/7/2003 - Paolo GL Ferrara risponde a fabrizio leoni

Stizziti richiami all'ordine? No, per carità di Dio! Caso mai, vera incazzatura nel leggere quanta rassegnazione ci sia...se è vero che molti si accontentano di Nonsolomoda e delle sue comprovate idiozie. Io no.
Ripeto: la cultura è una cosa seria e se minimamente crediamo che architettura sia cultura, beh...

 

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Commento 405 di Mariopaolo Fadda del 09/07/2003


Caro Ferrara,
Sono un novizio del sito e con calma sto leggendo a ritroso vecchi interventi e leggo solo ora questo tuo articolo ed i relativi commenti.
Tu avrai ormai rimosso l’argomento e non volermene se lo riporto all’attenzione.
Capisco la tua amarezza, capisco la tua indignazione. Mentre le nostre idee, i nostri ideali, che sono le idee e gli ideali degli spiriti liberi e originali dell’architettura trionfano in tutto il mondo, in Italia, la palude del conformismo editorial-accademico, con codazzo di supporters, non ha altro di meglio da fare che sputarci sopra.
Tu ti lamentavi delle idiozie di una trasmissione televisiva ma hai visto cosa è capace di fare la gente avvezza alla disciplina? Roba da far accapponare la pelle.
Non mi era mai capitato di leggere in un sito di architettura in cosi poche righe tanto risentimento, disinformazione, pressapochismo, invidia verso Frank O. Gehry. Questo spettacolo di mediocrità compiaciuta e soddisfatta di gettare fango addosso ad uno dei migliori architetti viventi descrive alla perfezione il livello di bassezza raggiunto dall’architettura italiana. Wright, un’altro che ha sperimentato sulla propria pelle l’ostracismo degli invidiosi e dei cacadubbi, amava ricordare un vecchio adagio “Chi sa fa, chi non sa insegna”. Detto per inciso, Gehry fa solo quello che sa fare meglio: l’architetto. Non scrive, non elabora teorie nè tanto meno insegna. Invece in Italia sono tutti professori. E si vede!
Cosa abbiamo da replicare a chi la butta nella demagogia e nel moralismo più repellente (“Il Guggenheim di Bilbao e' stato anche glamour, ha fatto e fa tendenza nell'architettura , ha condizionato i cervelli degli spettatori-architetti verso il mondo della ricchezza e dello sfarzo, come sono le architetture di Gehry.”)?
Dio mio che “spreco finanziario”, che “glamour” l’edificazione di Stonehegen, delle piramidi egizie ed atzeche, della grande muraglia cinese, dell’Acropoli di Atene, del Campidoglio, del Palazzo della Signoria, di villa Adriana, di Piazza S. Marco, del casino di Stupinigi, della stazione di Firenze, del Guggenheim di New York!
“Edificio-città-territorio”? Caro Ferrara ma che dici? Qui siamo di fronte a gente pronta a redimere il mondo, a salvare l’umanità dallo sfarzo e tu replichi con quelle sciocchezze sovrastrutturali zeviane?
E i pizzettari (“Gehry... in "non solo moda"...ci sta come la mozzarella sulla pizza.”)?
Tu tiri fuori neintepocodimenochè Finsterlin! Diamine loro fanno le pizze e quindi conoscono la mozzarella non Finsterlin. Pur di imbrattare Gehry ricorrorno a tutto, anche alle... bufale.
“Gehry ha sempre cercato di fare il botto, lo scoop...”. Se questo fosse vero perchè ha raggiunto il successo professionale a sessant’anni suonati? La verità è che ha perso un sacco di incarichi pur di non tradire lo spirito delle sue opere. E lo si accusa di essere un esibizionista. Rivoltante.
“Ha sempre evitato qualunque tematica di contesto urbano...” Così Saggio a proposito dell’Edgemar Development a Santa Monica: "L'idea che risolve uno stimolante programma (negozi, uffici, un ristorante, un piccolo museo) e' lo scavo del blocco edilizio, come fa una forra in una massa tufacea. Dalla strada si dipartono due rigagnoli che si congiungono in una piazzetta interna dove arriva la rampa dal parcheggio e si aprono altri invasi, piazzette e vicoli formati dalla riabilitazione di alcuni fabbricati esistenti.” Ahi, ahi prof. Saggio anche lei si fa stregare dalle vuote esibizioni dell’ebreo-canadese-americano?
Vince il concorso per Walt Disney Concert Hall perchè è, a detta della giuria, quello che “comprende meglio lo speciale carattere urbano della citta'.” Meno male che nella giuria non c’erano pizzettari.
E se lui dice "...tutte le piccole case che ho fatto sono state metafore in miniatura delle città", c’è da credergli.
“Immagine vendibile, veloce”. Ci sono voluti 15 (quindici) anni, decine di versioni e feroci polemiche per completare la Walt Disney Concert Hall. Alla faccia del vendibile-veloce! Con la serietà che lo contraddistinque, in mezzo all’infuriare delle polemiche sulla Disney Hall, ha scritto nero su bianco “se sono io l’ostacolo, sono pronto ad andarmene”. Quanti di quelli che accusano Gehry di narcisismo avrebbero fatto lo stesso? Si accettano scommesse.
“... ha sempre evitato qualunque tematica di inserimento ambientale...” Il più squalificato dei soprintendenti italiani avrebbe scritto di meglio. L’Italia è culla e patria indiscussa degli “inserimenti ambientali”. Di che si lamentano i patiti dell’ambientamento?
“Vi siete mai chiesti come si vive negli spazi creati da Gehry?” No, non me lo sono mai chiesto, li ho vissuti. E ho avuto il privilegio di visitare gli interni della Disney Hall a marzo, a lavori quasi conclusi. La Hall verrà inaugurata ad ottobre. Tutti le riveste di moda e alla moda sono avvertite, che si preparino. Ci sono un sacco di bagni

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Commento 366 di claudio scalas del 04/07/2003


Chiedo scusa se torno sull'argomento, ma lo faccio in segno di pace.
1)Architettura=>Design
Trovo che il discorso si stia facendo abbastanza complesso (non il discorso tra noi due -chiariamo prima di creare malintesi- ma il discorso tra i "due" di questo primo punto. Le rivolgo una domanda che più volte il nostro docente del corso di Architettura e COmposizione Architettonica III rivolgeva spesso a noi studenti:
"Il Guggenheim di Bilbao è una scultura o un'architettura?"
Io mi chiedo, inventando un improbabile sillogismo:
"una scultura è architettura o design?"
Io penso alla mia quasi anziana madre che, alla vista del tanto citato Guggenheim -che ormai si starà rivoltando sulle sue fondamenta- probabilmente darebbe come risposta: bello, ma che cos'è?
Quello che dico è che la tendenza sembra quella di essere il più trendy possibile, in modo da fare copertina (non solo delle riviste specializate). Pensi ai ragazzi che consegnano la Nutella attraversando il ponte in bicicletta, o alla Megane Gale che pattina con disinvoltura sul Guggenheim (eccolo che torna!). L'architettura non è più architettura, diventa scenografia. Allora, torniamo ai miei sillogismi fasulli:
-Il Guggenheim è architettura; il Guggenheim è scenografia; l'architettura è -anche- scenografia.
E' questo che a me crea un pò di seghe mentali, se mi lascia passare il termine.
2)Se avessi letto nel suo testo la parola ignorante a me riferita allora avrei probabilmente pensato che mi stesse dando dell'ignorante.
Poichè non ho letto nulla di ciò, non mi è venuto quindi in mente di pensarlo. Il fatto che mi apostrofi come un ignorante (e lo faccio spesso) è perchè IO credo di essere un ignorante, in quanto sono tante, troppe le cose che non conosco e che cerco ogni giorno di imparare.
La reazione che mi ha provocato il suo articolo è stato, mi creda, tanto divertimento, soprattutto perchè non pensavo che potesse creare queste reazioni, e mi ha fatto piacere vedere che si sia creata attorno una piccola discussione. Se ho replicato è solo perchè, sentendo di essere stato tirato in causa, ho voluto controbattere la mia posizione. Tutto qua.

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Commento 364 di claudio scalas del 03/07/2003


Caro Paolo G.L. Ferrara, la ringrazio per aver letto il mio articolo e di averlo trovato così interesssante da sentire il bisogno di dire la sua al riguardo. Mi rincresce rispondere soltanto ora, poichè non ero a conoscenza di questo suo scritto, che ho scoperto facendo un giochino che mi diverte parecchio e che consiste nel scrivere il mio nome e cognome in un motore di ricerca per scoprire cosa c'è nel web a me collegato.
Finita questa breve interruzione volevo solo dire che se si prende una citazione, almeno la si prenda per intiero e non come fa comodo. Infatti chi avrà perso del tempo a leggere le idiozie che scrivo avrà letto la frase:
"Forse i servizi stanno più dalla parte del design che dell'aspetto architettonico (ma dov'è che finisce uno e comincia l'altro?) ma è una piccola finestra che si apre sul mondo dell'architettura, praticamente assente dal palinsesto televisivo (...purtroppo? ...per fortuna?) e l'elemento che viene messo in primo piano è come questa faccia costume e informazione."
che è ben diverso dal dire
"Ma c'è chi ne gioisce, come Claudio Scalas che, su Archilink, scrive di Nonsolomoda: "...è una piccola finestra che si apre sul mondo dell'architettura, praticamente assente dal palinsesto televisivo (...purtroppo? ...per fortuna?) e l'elemento che viene messo in primo piano è come questa faccia costume e informazione".
Pur nella mia ignoranza so distinguere una monografia di qualche famosa casa editrice da un TVshow, ma forse ha ragione lei, credo nel "non importa in che contesto, non importa se in modo superficiale, basta che di architettura se ne parli" poi sarà l'individuo che, alla base delle sue facoltà, sceglierà di guardare il dito o la luna...
Mi lasci almeno, nel mio piccolo, nella mia ignoranza e nella mia inesperienza, godere di questo 3-0 ottenuto nei commenti...

Saluti
claudio scalas

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3/7/2003 - Paolo GL Ferrara risponde a claudio scalas

Caro Scalas, delle citazioni se ne prende il succo. Comunque sia, non riesce davvero ad individuare il confine tra architettura e design?
Vede caro Scalas, mi spiace solo che Lei faccia intendere che le ho dato dell'ignorante. Su antithesi, è vero, attacchiamo duro, ma credo sempre senza andare oltre certi limiti. Tutti coloro che sono stati chiamati in causa hanno avuto la possibilità di replicare. Il più è, appunto, replicare con argomentazioni che smontino la nostra critica. E' solo questo l'obiettivo di antithesi. Ma pochi lo colgono (o lo vogliono cogliere).
cordialità

 

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Commento 306 di Federico Venturi del 12/04/2003


Ma perchè invece di prendersela tanto con la redazione di Nonsolomoda con intransigenza intellettualistica (i livelli di fruizione dell'architettura possono essere molti e quanti sanno guardare alle opere con maggior profondità di analisi hanno sicuramente la capacità di non lasciarsi impressionare da un programma televisivo) non comprende il vero problema sollevato da Nonsolomoda?
L'architettura è diventata oggi, in molti suoi esempi, espressione della società e della cultura dei consumi, e il "dibattito" che anima le riviste è centrato quasi unicamente su questioni formaliste. Architetture di cinque anni sono già vecchie e passate, questo è il risultato di un approccio consumista all'architettura, per cui non è più importante riflettere sui significati spaziali di un'architettura, sul ruolo della luce, sul programma distributivo e funzionale, sulla valenza sociale di un'archiettura, in breve sui contenuti (parola di cui Lei, fa un gran utilizzo) ma si giudicano solo gli aspetti figurativi bidimensionali dell'architettura, l'architettura fotografata, smaterializzata e resa virtuale.
Se il saggio Le indica la luna non guardi il suo dito senza capire

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12/4/2003 - Paolo GL Ferrara risponde a Federico Venturi

L’unica cosa per cui mi impressiona Nonsolomoda è la pochezza e l’inutilità, appunto, dei contenuti.
“Contenuti” che sono la base assoluta dell’architettura e che non trovano casa sicuramente nel consumismo di cui Lei parla. Mi dica, possiamo davvero stabilire come e quando un’architettura diventa vecchia? Crede davvero che se ne debbano giudicare solo gli aspetti figurativi? e che intendiamo per essi? Se facciamo un passo indietro (e dobbiamo farlo), scopriamo che tutti gli architetti citati (a sproposito) da Nonsolomoda -e ridotti a stilisti della costruzione- hanno assolute radici nel passato, a dimostrazione che l’architettura non diventa mai vecchia...nei suoi contenuti, appunto.
Rifletta un pò.
Cordialità

 

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Commento 288 di emil tatlin del 18/02/2003


Gehry sarà anche stato l'autore dei capisaldi dell’emancipazione del linguaggio dalle costrizioni castranti dell’accademismo neorazionalista (come dice Paolo GL Ferrara), fattostà che tutta la sua architettura è concepita per essere glamour, icona, immaginario... e in "non solo moda" a mio parere ci sta come la mozzarella sulla pizza.
Non mi sembra propro che abbia mai affrontato l'architettura nella sua complessità, ha sempre evitato qualunque tematica di contesto urbano, sociale, di inserimento ambientale...etc, etc, Gehry ha sempre cercato di fare il botto, lo scoop, di creare un'immagine che potesse essere mediatica, vendibile , veloce. E allora perche' scandalizzarsi se i rotocalchi parlano di lui?. Gehry crea immaginario piu' che architettura. In questo e' un maestro, non c'e' che dire. E' riuscito benissimo e con classe, ma a mio avviso e' molto riduttivo come architetto. Gehry i problemi urbanistici li risolve con i muri di cinta (vedi "la citta' di Quarzo" di Davis), crea nuvolette artificiali autonome ed autoreferenziali, che potrebbero essere li come altrove, rivolte a sud come a nord.
Vi siete mai chiesti come si vive negli spazi creati da Ghery? Come si lavora nei suoi uffici? Migliaia di pagine che ritraggono le sue architetture ma neanche una che risponda a queste domande. Ma in fondo e' giusto che sia cosi'. E' un'architettura costruita piu' per le riviste patinate che non per chi ci abita, che diventa un elemento secondario, di completamento. Ma proprio per questo per me rimane un architetto molto interessante. E' proprio nel suo essere glamour che Ghery scrive pagine importantissme per la storia dell'architettura contemporanea.

Tutti i commenti di emil tatlin

18/2/2003 - PaoloGLFerrara risponde a emil tatlin

Cos’è “contesto”? cos’è “inserimento ambientale”? cos’è “immagine mediatica, vendibile, veloce”?
Mi sa che anche Lei è perfettamente calato nel clima “nonsolomoda”, soprattutto quando dice che Gehry “crea immaginario più che architettura”. Attenzione: qualcun’altro -prima di Gehry- proponeva le direttrici nello spazio quali elementi che tendono a deformarsi sinergicamente alla resistenza dell’atmosfera: era H.Finsterlin, anni ’20 del XX secolo, “espressionista visionario” di architetture immaginarie. O almeno così era catalogata la sua opera dalla storiografia (quella accademica), almeno fino, appunto, a Gehry.
La vera novità rivoluzionaria del Guggenheim è proprio l’attenzione all’area di progetto, alla sua reintegrazione con la città. Se non si comprende e se non si parte da questo punto imprescindibile, inutile discutere.
Gehry e gli spazi interni: assoluta funzionalità. Siamo sullo stesso grado di chiarezza dell’impostazione delle funzioni propria di Erich Mendelsohn...ed ecco che lo ri-lega ad H.Finsterlin.
Gehry scrive pagine importanti proprio “nel suo essere glamour”? Ne scopra i rapporti con artisti quali Richard Serra, e tutti i pittori pop e vedrà che di “glamour” non c’è proprio nulla. Dopo, solo dopo, analizzi la sua casa a Santa Monica. E dopo, solo dopo, e con un pizzico di Boccioni, scopra i significati del Guggenheim.
Per esempio andando questo link coffeebreak/20001108

 

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Commento 287 di Mara Dolce del 16/02/2003


Il Guggenheim di Bilbao e' stato anche glamour, ha fatto e fa tendenza nell'architettura , ha condizionato i cervelli degli spettatori-architetti verso il mondo della ricchezza e dello sfarzo, come sono le architetture di Gehry. La promozione e la spettacolarizzazione di questo edificio cosi' com'e' stata concepita a suo tempo, e' anche la dimostrazione che la cultura a volte e' moda e non sempre cosa seria.
Nonsolomoda mi sembra il contenitore adatto.

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16/2/2003 - PaoloGLFerrara risponde a Mara Dolce

Dissento assolutamente dall'idea del Guggenheim da leggere oltre i suoi significati di reintegrazione edificio-città-territorio. Tutto il resto è "contorno", non commestibile.
Gehry "è" Santa Monica: lì arriva tutto il suo retroterra di esperienze in parallelo con l'arte; da lì ri-parte tutto. Ma non certo il glamour: quello è un'invenzione mediatica.

 

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